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venerdì 30 dicembre 2011

solo così








 


perché non ho bisogno di trucchi e orpelli e effetti speciali per stupirti

perché quello che sono è quello che mostro

perché mostro molto meno di ciò che sono

perché di me ho cura

perché non ho mezze parole o retropensieri

perché la chiarezza è sempre stata la mia forza

perché io non sono per tutti.

mercoledì 6 aprile 2011

Senza titolo 425




blood

 





è un passaggio profondo, che mi ha segnato molto. ne avevo parlato nel 2008 su un blog molto bello, l'unico blog non [solo] mio a cui io abbia partecipato.
mi piace, è mio, è qui.
ecco.


 










Apro un varco nello stomaco stando attento a non stracciare la pelle.



 



Incido una Y risalendo verso le cavità glenoidee, a destra e a sinistra.



 



Scosto i lembi e vedo dentro un Universo immobile e attendo il Caos.



 



Non lo aspetto a lungo: mi salta in mano il fegato accompagnato da un reflusso di bile come spinto con forza da mille omini piccoli e ignobili.



 



Si solleva lo sterno e mi scopre i polmoni, contratti e espansi sotto la cassa toracica.



 



                    Oh, il cuore.



 



Tutti corrono intorno al cuore: globuli rossi a iosa, i bianchi che montano di guardia armati di fionde cariche di piastrine, si allungano anche i villi verso il moribondo, l'esofago si stringe e neanche la saliva riesce a passare oltre.



 



Mi guardo le mani. Opera mia, questa vita. Plasmata con queste mani, afferrata e raggrumata fra le dita che si spostano gravi e incidenti sopra ogni cosa.



 



                    Che io segno. Io. Sempre. Segno.



 



Guardo le mani e sono mie. E le guardo mentre si avvicinano a questo enorme buco dal quale inizia a defluire sangue e qualcosa.



 



Si infilano dentro e scavano, scuotono, muovono e scompongono.



 



                    Mischiano dentro.



 



                    E si avvicinano al moribondo. Lo stringono.



 



Apri. Chiudi.



 



Apri. Chiudi.



 



                    Tum. Tum. Tum. Tum. Tum.



 



 



Ora sono pronto.




 



 



<<Sacrosantamente vero>> borbottò Fratellino. <<Nessuno vale i tuoi stivali. Neppure il maresciallo maggiore Edel. Sei il più bel soldato dell'esercito>>




 


.



.


 


di che cazzo stai parlando?: avermi dentro

domenica 30 gennaio 2011

Senza titolo 418



heart attack

 




e così ancora granelli di tempo mi scivolano fra le dita
e fastidiosi attimi in forma di gocce si fanno strada fino ai gomiti
e pietrine si infilano negli stivali chissà come
e parole tanto urlate quanto inutili si affastellano intorno

nel mio silenzio si inseriscono silenzi altri

la notte, per addormentarmi, torno indietro di qualche anno
come un film visto come piace a me, a rate

penso a te, che sei stato la vera svolta sentimentale
al freddo e ai passi lenti
alle visioni notturne e alle tante e mai troppe parole condivise
al tuo essere inconcludente
e disordinato
e bello di una bellezza straordinaria

penso a te con amore pur senza amarti
forse penso a te come amore, e basta

fra te e il disgusto c'è stato qualcosa in mezzo, ma roba che ricordo con sarcasmo
roba e sarcasmo, due cose che non ci piacciono
a noi

e mentre cerco di annoiarmi quanto basta per lasciare spazio al sonno
tu continui ad invadermi
così, senza far male, senza dare fastidio

ti inserisci anche lì, in quella storia che ti ho raccontato arrossendo
la prima che ti raccontavo, la prima volta che ti dicevo che c'era qualcosa, oltre te

e in fondo la miglioravi
perché il tuo disprezzo si univa al mio rendendolo docile
ammorbidendone la trama
sciogliendone i nodi
allontanandola
frammentandola


e così mi addormento
fra letti disfatti e tetti verdi e abbracci stretti
lasciandoti altrove
senza dolore
senza
 



 

sabato 15 gennaio 2011

Senza titolo 417



di cosa parliamo quando parliamo d'amore


 



...l'amore fisico, quell'impulso che vi spinge verso qualcuno di speciale, e anche l'amore per l'essere dell'altro o dell'altra, per la sua essenza, per così dire.
l'amore carnale e be', chiamiamolo pure con il suo nome, l'amore sentimentale, la cura e l'affetto quotidiano per l'altra persona.
ma a volte ho grosse difficoltà a fare i conti con il fatto che devo avere amato...




è un passaggio tratto da un libro di raymond carver.

ci ho riflettutto un solo secondo passando dalle parole de la canzone dell'amore perduto, appena sentita, e la connessione con questo libro è stata logica.


ogni volta che smetto di amare mi dimentico di avere amato.
di averne la capacità, la forza e soprattutto la voglia.
io non so cosa sia l'amore, se non amo.
quindi non ho mai amato.
un sillogismo semplice semplice, magari un po' forzato lo ammetto, ma tant'è.

facendo proprio un sacrificio -inutile- di memoria, credo che risalga a due anni fa l'ultima volta che ho sentito un dolore lieve, un fastidio sottile, il mal di vivere che induce l'amore.

ero impreparata, forse anche un po' stanca.

ci vuole un corso di preparazione, training autogeno, palestra e fiato, tanto fiato.
fino a che ci si rende conto di quanto sia tempo sprecato.
fino a quando ci si accorge di quanto il distacco sia la vera forza.

ora puoi arare e concimare quanto vuoi, nemico: qui non è terreno fertile.



vorrei dirti, ora, le stesse cose
ma come fan presto, amore,
ad appassire le rose
così per noi.


 

sabato 3 aprile 2010

Senza titolo 388




 



a meno che

 




quel giorno che mi sono persa nei suoi occhi ho avuto la sensazione palpabile che non mi sarei mai più realmente ritrovata senza.

era lì, era lì per me, era lì con me.
eravamo insieme.
eravamo noi.

e a niente sono valsi i giorni confusi e persi in un soffio perché non ci si può perdere davvero se non lì dentro.
me li porto addosso tutti quei momenti, così invadenti e invasivi da non riuscire a non parlarne con chiunque possa in qualche modo vincere almeno un po' la mia reticenza.

anche se non bastano le parole per spiegarlo.

 






 



ci sono domande alle quali non riesco a resistere.
perché, se fra un sorriso che scopre tutti i dentini e un rimprovero che sembra una carezza mi chiedi e tu come stai io no, io non so resistere.
e allora rimango immobile e in silenzio e, quando riprendo fiato, inizio a girare intorno alla domanda in parole concentriche fino a che non mi ripeti sì ma tu come stai e allora non posso fare altro che dirti che secondo me sono tutti morti. che vado in giro, faccio cose, vedo gente. ma sono tutti morti. scrivo e faccio foto e mi occupo e mi preoccupo e lavoro quanto lavoro ma comunque, alla fine, rimango il mio unico interesse perché non trovo niente che mi colpisca. perché sono tutti morti.
che i miei occhi si muovono veloci sulle cose ma difficilmente si incantano.

ma quando succede allora sì, allora mi sento di nuovo persa.


 



domenica 7 febbraio 2010

Senza titolo 381



 

ma quanto mi piace




rimango sorpresa quando qualcuno, a distanza di tempo, mi parla di noi.

ha detto: ...ma era troppo interessante (anche se ancora più disagevole) per me capire come tu sia dentro altre persone, come ricordo e come frammento, scheggia restata dentro. e come altre, dall'altro punto di vista, persone ti siano dentro come schegge, frammenti di uno specchio rotto. di un caleidoscopio, di un dagerrotipo. tutti e due voi eravate prepotentemente belli insieme.

e io, non ostante la mia ormai nota propensione alla confutazione dei dati di fatto che a  volte sfiora la polemica, non me la sono sentita di dar contro o smentire.

perché ci credo.

mi pare così strano questo passare del tempo che queste incredibili e repentine incursioni in un passato così recente dal sentirlo presente mi lasciano a bocca aperta.

è che ti sento dentro come una ballerina nel carillon, mi basta tirar su appena un poco il coperchio per essere circondata da un suono lieve e delizioso e gli occhi si riempiono di tutta la cosmogonia e sulle labbra si affaccia il tuo nome e la delicatezza si impasta all'irruenza.

chissà cos'è la magia, se non questo.

questo averti fra le mani e lasciarti scorrere, questa volontà di non fermare il tuo fluire denso in ogni piccolo istante della mia vita, la tua capacità di stupirmi e di prendermi alla sprovvista, quando meno me lo aspetto, quando mi sento altrove.

sento il tuo fiato sul collo, così pregnante che è impossibile pensare che domani tu possa non esserci.

ti soffio e ti mischio e ti allontano ma non riuscirei a confonderti neanche se volessi.

e, in verità, non voglio rinunciare alla tua bellezza.

mai.


.




mercoledì 6 gennaio 2010

Senza titolo 378



 


let's start the teen year

 


e così si cambia

in pochi giorni e tutto insieme, come al solito
mille cose che mi girano intorno e mi scorrono dentro, emozioni rarefatte e contenute che attendono solo di esplodere in colori freddi

cambio

ancora una volta, ancora di più
un viaggio breve a raggiungere una sorella verso la quale nutro il sentimento più puro che conosca, lei così sottile e infrangibile, così simile a me nella sua diversità, così donna nonostante intorno la gente si ostini a vederla bambina;  vado da lei, che è la copia di mia mamma anni '70 traslata nel nuovo secolo

e cambio casa lasciando qui dentro una buona essenza di me stessa
lascio questo orizzonte di montagne solo per continuare a vederle da un altro punto di osservazione, in una casa che già da ora è impregnata di me pur essendo ancora vuota
ha i miei colori e le mie scelte dentro, ha le pareti viola e prima ancora dei mobili ha gli specchi per guardarsi vuota, per godere del riempirsi all'improvviso e non dirsi mai sazia, ha quel sapore languido che le novità lasciano in bocca come una caramella buona da succhiare

una schiera di colombi stretti l'uno contro l'altro, così tondi da sembrare finti, stanno sul cornicione dell'hotel qui di fianco
approfittano del sole che non scalda, godono della luce muovendo le ali quel tanto che basta a sentirsi vivi

metafora visiva di quel che ho lasciato nell'anno passato

adesso è tempo di Bellezza

domenica 27 dicembre 2009

Senza titolo 377


 


dedicated to [.]



a chi mi ha regalato centesimi di vita e abbracci preziosi
a chi mi è stato vicino non ostante me stessa saltando fra una spina e l'altra  vincendo i miei no
a chi mi ha lasciato sola quando lo richiedevo rimanendo comunque ad uno sputo di distanza
a chi mi ha guardato chiudermi in me stessa rubando il doppione della chiave d'ingresso
a chi è riuscito ad entrare e a chi è rimasto fuori
a chi ha capito che non essere facile non significa necessariamente essere difficile
a chi ha accompagnato le mie risate
a chi è stato vittima della mia apprensione
a chi ha saccheggiato i miei pensieri
a chi ha lasciato graffi sulla mia pelle avendo cura  di spargerci il sale sopra
a chi mi ha strappato sospiri accompagnati da occhi lucidi
a chi ha nutrito il mio amor proprio
a chi da me ha avuto tutto lasciando macerie e vesti stracciate
a chi ha succhiato il nettare continuando a volarmi intorno
a chi mi ha fatto crescere senza farmi diventare saggia
a chi ho baciato con amore


 

domenica 25 ottobre 2009

Senza titolo 370


 



parole buone




>defrag M.*


pochi, pochissimi elementi da prendere in considerazione in questo momento

>accorpare i files utili_eliminare i files corrotti_press a key to start



e ricominciare come ogni giorno da chi ha le parole buone per ogni più piccolo dolore

una bella domenica di venticinque ore, l'aria frizzante riscaldata da un sole ormai stremato e suoni che fanno vibrare ogni fibra di questa struttura di acciaio e cristallo che conserva a vista il meglio dei miei pensieri fra musica e parole

io che non amo le raccolte e il meglio di -ché non esiste raccogliere il meglio, vista la volatilità di quanto è meglio- io posseggo questo giocattolo che mi rigira le parole in bocca e me le mischia a voce alta senza far caso al silenzio che circonda la città

e allora mischio anche io

mischio riunisco e deframmento senza soluzione di continuità e lancio fili così lontani da non vederne più il capo e sì, anche a lei sarebbe piaciuta la versione di quella canzone della ragazza di quando lei era ragazza, e anche a lui che chissà cosa starà facendo ora ma non ci voglio pensare perché in fondo non è importante pur rimanendo sempre il migliore ma il meglio non si può raccogliere e pensare di stringerlo equivale a perderlo

e il concetto di noi si esprime e si comprime diventando silenzio


 

noi sereni e semplici o cupi ed acidi,
noi puri e candidi o un po' colpevoli
per voglie che ardono:

noi cerchiamo la bellezza ovunque.

e noi compresi e amabili o offesi e succubi
di demoni e lupi, noi forti ed abili
o spenti all'angolo:

noi cerchiamo la bellezza ovunque.
e passiamo spesso il tempo così,
senza utilità (quella che piace a voi)
senza utilità (perché non serve a noi)




 

domenica 18 ottobre 2009

Senza titolo 369


 




e poi eccola qui.

in questa notte passata al caldo della mia stanza, con i risvegli che si alternavano ai sogni, avevo la sensazione che stesse accadendo qualcosa. nel silenzio rotto solo dal ronzio costante dei lampioni che illuminavano il parcheggio io sentivo altro.

e stamattina la sorpresa.

in quella luce soffice dell'alba ho visto i tetti coperti dal primo ghiaccio di questo nuovo inverno e poi le montagne.

una marea di bianco candido che ha rinnovato l'amore del mio sguardo verso questa città e la sua storia di freddo intenso che si mischia a cioccolata e gesti moderati e intirizziti scambiati per freddezza dell'animo.

e io lo lascio credere, estranea e disinteressata al giudizio facile e preconcettuale, con un  calore  dentro che solo chi depone altrove sciocchi pregiudizi può avere la speranza di incontrare.

niente è semplice col freddo. neanche io.




 

sabato 4 luglio 2009

Senza titolo 350





momenti di corde tese a gocciolare musica e stille di me
corde bagnate da questo caldo angosciante che fa dell'estate un tormento insopportabile
ma
lo sopporto
ché c'è altro a cui pensare
o non pensare

sotto passano gli ashram e mi è impossibile non lasciare fuggire parti di me altrove, lontano e in altri tempi
sicuramente indimenticabili
segni di niente che si fa certezza
magia e fili che si dipanano da me ad un tempo parallelo
altra vita

così te ne vai
seguito da una bava di stizza, cercando magari senza rendertene  conto di instillarmi il germe del senso di colpa per averti fatto provare sensi di colpa
tu non lo accetti, io non lo accetto
scegli

la bellezza e la vita sporca di cui spesso noi si è parlato sono fatte anche di questo fastidio
ma non possiamo lasciare il passo alle recriminazioni
io non so cosa siano
mi urta anche solo pensare che mi si possa fraintendere
che si possa presupporre un mio desiderio di vendetta, in qualche modo manifesta

se questo è ciò che hai di me
se fra i milioni di parole scritte e dette e sputate in bocca e morsicate e stracciate con le mani e mischiate a carne e sangue e deliziosamente desiderate e avute
se fra desiderio e capogiro è rimasta solo questa amarezza scarna
se

allora sarò io a scegliere

domenica 24 maggio 2009

Senza titolo 343




wild mood swing



c'erano falchi e colombe che volteggiavano fra soffitto e pavimento, avvicinandosi ogni tanto per dare qualche deliziosa beccata a questo corpo aperto dalle mie stesse mani, spalancato con una perfetta  incisione a Y in modo da offrire quanto di meglio io possa contenere: rabbia, rancore, bile, fastidio, noia, ribrezzo.

lentamente indugiavo con le dita porgendo doni a uccelli mai sazi e, con profonda soddisfazione, mi accorgevo che non erano i falchi quelli più affamati, bensì le candide colombe. così delicate e incisive  nel fare lavoro di cesello non lasciando neanche un frammento di carne o una goccia di sangue, il piccolo muso che diventava rosso acceso non cedeva il passo ad arti ben più possenti.

hai finito? ho domandato ad una di loro. piccoli occhi tondi mi hanno squadrata, espressivi e golosi. 
non ho aspettato risposta.
mi sono alzata dal selvatico desco lasciando svolazzare piume screziate e, abbracciando il meglio di me stessa, ho sorriso. l'anima nettata mi dava sollievo, bella e trasparente e guerriera l'ho vista alzarsi con me  e vestirsi di femmina dimenticata, gocciolante e umida e calda.

è lei che ha letto, è lei che ha scritto, è lei che ha ricevuto risposte attese  ma incredibilmente scontate.

sicura che si possa fare di meglio e di più.



i'm sorry - blame infatuation - blame imagination -
i was sure you'd be the one but i was wrong -
it seems reality destroys our dreams -
i won't forget you - blossom -







strange attraction spreads its wings
it varies but the smallest things
you never know how anything will change





domenica 19 aprile 2009

Senza titolo 333





more bitter than sweet




era una bambina difficile.
mangiava poco e dormiva di meno, stare al centro dell'attenzione era inevitabile per lei: bella, bionda come il grano e con gli occhi verde sottobosco. a nove mesi aveva iniziato a camminare con stupore di coloro che la guardavano mettersi ritta sulle gambine  aspettando che cadesse; ma lei non cadeva, e se cadeva piangeva un po' e poi ricominciava.

aveva cominciato a parlare molto presto, dopo mamma e papà aveva imparato -a modo suo- a dire vagabondo: era il suo cane biondo, lei lo trattava con rispetto nonostante lo strapazzasse un po'. nel pomeriggio, quando la obbligavano ad andare a riposare, la bimba in genere non dormiva; giocava con vagabondo che di riposare avrebbe avuto voglia ma non opportunità. poi, se prendeva sonno, cadeva dal letto. si risvegliava di soprassalto, piangeva un po' e poi si rialzava.

era una ragazza difficile.
aveva facilità di parola e una fascinazione per la vita difficile da sostenere per chi le stava affianco. era interessata, veramente, a tutto ciò che la circondava soprattutto se questo era reietto, bruttino, magari anche un po' scorretto. per qualche tempo faceva di tutto per nascondere la donna che scopriva essere, infagottandosi in camicie rubate dall'armadio del padre. poi lasciò fare.

aveva conosciuto persone, era scappata da casa, aveva fatto danni. ogni tanto piangeva ancora un po', soprattutto quando faceva piangere gli altri. capitava spesso, suo malgrado. aveva iniziato a fumare, non solo sigarette, e a fare altre cose. anche sesso. era cresciuta, credeva. aveva cambiato casa e città, si era fidanzata e quando lui le chiese di sposarla lei, semplicemente, rise di una risata incredula e divertita. e disse no.

è una donna con un senso di famiglia sui generis.
crede che l'appartenenza non sia una linea di sangue ma un sentimento condiviso, non riesce a dare affetto a comando e si rifiuta di pensare che tutto ciò che non sia ricambiato sia solo sprecato. è innamorata della vita nonostante viverla sia per lei difficile. ha progetti distanti nello spazio ma non nel tempo, gli occhi le si illuminano quando sente la vita scorrere, dimentica la mancanza di fiato quando è necessario correre. sorride mai a caso e piange ancora un po'.

a volte i tratti del viso le si irrigidiscono. la tristezza si mangia i sorrisi e la malinconia le ruba le parole.
ma basta un attimo.
una voce al mattino.
due parole scritte.
buonanotte luce.




giovedì 16 aprile 2009

Senza titolo 332






casa è dove è il tuo cuore


lei prende un foglio di carta e scrive di amore sporco di vita e colato di rimmel

lui, nella sua infinita e profonda e insaziabile voglia di rovina, un giorno le ha rubato una lacrima

l'ha mangiata e bevuta impedendo così che evaporasse

lui dice di averla dentro

lei si sente dentro quella lacrima, ma non solo

non basta, non basta mai

e allora prende un foglio di carta e scrive

amor mio, le prime parole di un flusso inarrestabile di legatissimi pensieri, di sentimenti annodati e indissolubili

amor mio -scrive mentre la bocca le si impasta di lucidalabbra e di ricordi- se la vita fosse fatta di se e di e vorrei solo stringere la mano per tenerti qui

qui e ovunque, casa è dove è il cuore e lei lo sa

e la sua casa ora è lontana da casa, legata a un filo sottile e resistente che solo lui -se vorrà- potrà recidere










giovedì 9 aprile 2009

Senza titolo 330







sai quando ti si appiccica addosso quella strana forma di malinconia.
quella dolciastra, che si addensa in un sorriso che all'apparenza potrebbe sembrare rassegnato.
quella che poi, quando passi davanti ad uno specchio e ti guardi in faccia, ti rendi conto che di sorriso ha solo una vaga impressione e di rassegnazione non c'è neanche l'ombra.

ecco, così.
ho mandato formiche e ricevuto pecore.
ho scritto parole e ricevuto parole.

da domani porterò in trasferta quella che forse si chiama tristezza.
la metterò nelle mani di chi sa come trattarla e magari la baratterò con un po' di vita degli altri.
in fondo lo sto facendo da tempo, mi viene quasi facile.

ho deciso di non nascondere niente di quel che mi prende, di lasciarmi passare tutto addosso e in viso e di non aver alcun ritegno a mostrare e dimostrare sentimenti.
sì, certo: sono necessarie le chiavi di lettura o almeno parole chiare; ma questo serve solo agli altri.

non a te. non a chi fa parte di me.

comunque ti terrò in bocca. avrò il sapore di te mischiato in mandorle e pistacchi. ti terrò segreto fra i denti e la lingua e le mie parole avranno la cadenza dolceamara di zucchero e amor lontano.



martedì 24 marzo 2009

Senza titolo 328




{in utero}



guarda come si mischiano i pensieri.

sognavo, oggi. sono rientrata a casa in frammenti, stanca dopo una notte passata a sentire il vento fra le sedie in terrazza e le piante che si rovesciavano e scorrevano. immersa nella tempesta ho perso il sonno e altre cose.

mi perdo.

sognavo mia mamma. la sognavo alle prese con mia sorella bambina e con la mia anima persa dietro ad un topo. lei guardava il topo e gli parlava, io guardavo lei e mi chiedevo cosa pensasse il topo. io tacevo. io lasciavo fare. e mi raccoglievo.

una canzone. così lontana nel tempo e nello spazio e nei ricordi e così prepotente a rientrare nei miei occhi, portandosi dietro luci altre, voci altre, altre persone. malizia. in ogni senso. altra storia impossibile, altri frammenti persi non so più dove, annegati in un mare di distanza. una scelta sofferta, al solito. e a domandarmi perché tutto il bello debba essere sofferto ho regalato almeno una vita.

loro due che ballavano in salotto, gli occhi legati e le mani che correvano sulla schiena. lui ed io immersi in un pomeriggio di luglio con il caldo rotto da un condizionatore che non riusciva ad asciugare due corpi nudi e sudati e desiderati e voluti cercati avuti posseduti. tutto. tutto quello che avrei voluto, tutto quello che avevo, tutto quello che si è consumato. un amore bagnato, a termine, di quelli che si ricordano con il sorriso. e ho messo la parola fine perché non riuscivo a reggere tutto quell'amore. davvero, non riuscivo. proprio quando tutto sembrava distendersi, diventare finalmente un po' più semplice, io non ce l'ho fatta. senza rimorsi, è solo finita.

no, non ci sono analogie se non forse la distanza oggettiva. perché io non ho scelto niente. non ho voluto, non ho cercato, non ho chiesto. ho percepito. ho preso finalmente a piene mani quanto mi si offriva, in qualità di vita e brividi a secchiate. ho solo dato tutta me stessa. ho lasciato fare, mi sono lasciata sfogliare fino a rimanere svelata. e ora ho freddo. mettimi su qualcosa. magari solo un bacio.

 


giovedì 12 marzo 2009

Senza titolo 324








tutto qui mi parla di te
lo specchio dentro il quale ho visto la tua immagine mischiata alla mia
le impronte delle mie dita
le lenzuola attorcigliate e  posate sul pavimento
le mie spalle fredde
il cuscino umido di lacrime
i suoni sospesi
il silenzio gravido di attese

mi volto e sei lì
a misurarmi le mani con le tue
a fare colazione di cioccolato e latte fresco
succo d'arancia rossa e croissant
sapori golosi e pregnanti
noci pasta fresca e complimenti
musica risate sospiri e quella sensazione livida in sottofondo
una punta di amarezza a fare da contraltare


riavvolgo il nastro
ritorno indietro senza aver bisogno di briciole di pane
la strada la conosco
conosco il bosco scuro e l'inverno dentro
ci cammino senza mostrare paura nonostante tutto mi tremi dentro
arrivo all'inizio di questa nuova sensazione di vita
per provare il gusto di godermela tutta da capo
e tutto qui mi parla di te.


martedì 10 marzo 2009

Senza titolo 323







lei sentiva il peso impalpabile dell'assenza
quel dolore non spiegabile che piegava lo stomaco
la sensazione di un languore insistente

lei avvertiva la mancanza di quelle mani addosso
a volte tenere e consolatorie a volte esigenti e pregnanti
mani che carezzavano lievi e che lasciavano lividi

lei che sentiva ancora i segni dei denti
che non voleva farne a meno
che saziava la fame e la sete




e ti guardava con gli occhi di bambina
aveva il musetto corrucciato come quando la bambola preferita si rompe
ti ascoltava come se non avesse mai sentito parole prima
le toglievi il sorriso e glielo davi di nuovo
la tenevi per mano senza neanche accorgerti del regalo che le facevi
ogni passo accompagnato da quel sostegno flebile e essenziale
intrecciava le dita e si lasciava trasportare
bella e felice e delicata e morbida e serena




lei ha detto ti voglio bene
lui le ha chiesto quale fosse la verità
lei ha risposto io ti amo










venerdì 27 febbraio 2009

Senza titolo 320





a little bit of  fear
a drop of sadness
a pinch of pepper
a handful of smiles
a grain of pain
a lot of me
engaged in
 love affair



martedì 27 gennaio 2009

Senza titolo 310








ma te lo immagini...



è che mi piace essere stupita.
sai quelle parole che ti lasciano così, a rileggerle e rifletterci sopra.
ma questa è un'altra storia.






cancello. cancello e butto via.
butto via tante cose. ma prima strizzo le parole stillandole quasi a cercarne la fine sperando di non trovarla mai. le conservo per un po' perché mi è necessario trovarne il senso, uno qualsiasi.
provo a capire l'utilità, a ricercare il sorriso che mi hanno regalato appena arrivate.
ci tento, davvero, a comprendere che significato abbia parlare di amore e affetto e amicizia.


sai che importanza abbia il silenzio? tacere, quando non si ha niente da dire? evitare di dire quello che non senti, quello a cui non credi?
ma no, né? ché ti piace riempirti la bocca di bontà.






e questa è l'altra storia.


Mi dicevo che eri “quella scontrosa”.
Ma leggevo anche altro. Foss’anche solo nel tuo profilo.
E nulla escludeva nulla,.
Per me, sei sempre stata La Vita, per come l’ho intesa e, sempre più, la intendo.
Priva di compromessi ed equilibri.
Variegata e composita.
Complicata.
Immensamente affascinante, proprio per questo.
Raramente cerco (almeno, mi illudo che sia così).
Trovo più allettante il “trovare”.
L’imbattersi.
Il vivere mentre tutto accade.
Diciamo, il sentirmi investito e scosso (non escludendo, ovviamente, la possibilità che sia io stesso a scuotere e investire).
E, per certi versi, è quello che è accaduto con te.
Semplicemente, ti ho trovata.



e ancora


Ti confesso che ho avuto il timore di perderti (ci pensi? Ti conosco appena e temo di perderti…).
Ma odio farmi condizionare dai timori.
Non ti scriverò mai per impedire che tu sparisca.
Ti ho scritto (e scriverò ancora) solo perché ho cose da dirti (e condividere).
E, seppur in modo del tutto imperfetto, da vivere.