drunk of you
Nulla. Non cerco più nulla.
Ho trovato, quasi per caso, quello che non pensavo di ricercare.
E in quel tutto mi annullo divenendo parte del tutto.
Io sono Suo.
Ora ricerco la Sua felicità e, quindi, la mia.
martedì 25 ottobre 2011
Senza titolo 441
domenica 27 marzo 2011
Senza titolo 424
il male dentro
sono donne e uomini che non hanno niente se non ciò che hanno addosso
guardo le immagini che scorrono sullo schermo e vedo visi con la medesima espressione di dolore profondo misto a stanchezza e speranza
piccoli bambini avvolti nelle coperte che hanno patito -pur senza avere parole- la stessa sofferenza di un viaggio che non riesco neanche ad immaginare, nel freddo di quelle notti passate in acqua con il solo sollievo di una carezza umida
guardale quelle persone
le vedrai uguali a qualunque altra che ti passa accanto ogni giorno, forse con la pelle un po' più chiara, sì, ma con la stessa angoscia di vita
guardale e pensa che se hanno deciso di affrontare un viaggio tragico per giungere chissà dove è perché la scelta era morire affamati, sparati, straziati e stuprati o morire affogati
e allora hanno scelto la probabilità di sopravvivere lontano da tutto, dalle loro famiglie e dalla loro cultura, di fare il sacrificio di elemosinare qualcosa piuttosto che non avere niente
stanno arrivando qui carichi di speranza rischiando di essere fottuti dalla stessa
clandestini, rifugiati, migranti, pezzenti, delinquenti, negher, chiamali come cazzo vuoi
ma non dimenticare che sono persone
con gli stessi tuoi diritti e con i tuoi sogni
uguali identici
e pensare di risarcire i sogni e i diritti con due soldi
pensare di incartare tutte le speranze in una manciata di euro
chiudere gli occhi davanti a quegli occhi
fa di te un assassino
martedì 13 luglio 2010
Senza titolo 399
return to the past
io non ho mai lavorato in fabbrica
vivo in una città che per anni è stata identificata con la struttura industriale più grande d'italia -e non a torto, fino a qualche anno fa- e da questa idea comune ha avuto più difficoltà che onori.
ancora c'è chi è convinto che torino sia una città grigia e connotata da agglomerati industriali, fatta di persone chine e introverse, ignorando spesso con presupponente spocchia la storia della città, la presenza di castelli e di parchi, la bellezza del barocco e la particolarità dei suoi corsi, tanto per elencare qualche particolare.
eppure non si può non accettare il fatto che qui ci sia -anche- la fiat.
non ho mai lavorato in fabbrica né ci sono mai entrata, in una fabbrica attiva.
l'unica catena che abbia mai visto è stata quella di una vecchia fabbrica tessile di san maurizio canavese, peraltro bellissima con i suoi filatoi e telai e torcitori e navette di legno, e i soffitti altissimi con le travature a vista.
non sono mai stata in fabbrica ma sento il fiato della fiat ovunque.
lo stabilimento di mirafiori è grande come una piccola città. non sembra vera, ci si rende conto della sua enormità solo guardandola dall'alto. non c'è un ingresso, ce ne sono tanti. e non si chiamano ingressi, si chiamano cancelli.
la direzione è qui ad un passo da casa mia, così come la rampa elicoidale che porta alla pista sopraelevata.
la mia azienda era permeata dalla presenza della fiat, prima dell'avvento dei cavalieri bianchi.
cosa rimane di questa pseudo potenza economica che come una piovra si è sparsa per l'italia e nel mondo cogliendo qui e lì le opportunità migliori per acquisire contributi, ovvero soldi, soldi nostri, soldi di tutti, soldi anche degli operai ed impiegati che ci lavorano?
rimane un accordo vergognoso.
un vigliacco compromesso che ha il sapore del ricatto al quale -gioco forza- troppi lavoratori dovranno dire sì.
e, per far vedere subito chi sia il padrone -da le bele braghe bianche- licenzia oggi un sindacalista fiom con l'accusa di aver "indebitamente utilizzato l'email aziendale".
fischia il vento...
martedì 18 maggio 2010
Senza titolo 394
war don't work
bella trovata, la missione di pace.
belle parole, riempiono la bocca, ci si sente subito più buoni.
prova a dirlo: missione di pace.
ma, per sentirne fino in fondo il gusto, mettiti su una divisa e armati di tutto punto.
e spara.
che pace, eh...
dunque, di pace si muore.
anche oggi ne sono morti quattordici fra soldati e civili e l'unica differenza fra i primi e i secondi è che questi ultimi non dovrebbero mettere in conto di morire, i primi sì.
muoiono senza soldi, senza regole di ingaggio, senza fama e senza che nessuno possa chiamarli eroi.
muoiono per strada, e se non muoiono di piombo muoiono di inedia.
disperati.
ma muoiono uguale.
sabato 6 marzo 2010
Senza titolo 385
cristi e madonne pellegrine
e d'altronde siamo in tema: ritornano i visitors in tv, vuoi che non tornino i pellegrini a Torino?
cum gioia et gaudio il telegiornale annunzia che ci sono già un milione e mezzo di prenotazioni per l'ostensione della sindone -hai presente, no? quella specie di immagine su un lenzuolo, che fior di indagini al carbonio14 hanno attestato non essere attinente al periodo in cui sarebbe vissuto tale cristo? ecco, quella-
un milione e mezzo di persone che, tramite un percorso guidato che dai giardini reali arriverà in duomo passando per le porte palatine, avrà modo di raccogliersi in preghiera e meditazione prima di giungere al sacro simulacro. e, lì giunti dopo un'ora e mezzo di cammino, finalmente potranno atteggiare in religioso silenzio la boccuccia ad O per ben tre minuti.
ma fottetevi.
anzi, mentre sarete in raccoglimento vi invito a far vagare il pensiero verso altra indagine, magari meno sacra ma non per questo meno clericale: avete sentito,sì, dell'ammissione che la romana chiesa ha fatto in relazione ai casi di pedofilia?
mentre pregate, raccomandate l'anima di quei poveri preti condannati al martirio dai cherubini le cui carni tenere hanno fatto flettere le coscienze fino a riuscire a piegare anche il raziocinio e -fra un pater noster e un'ave maria- il demonio di questi si è impossessato fino a costringerli a violentare bambini.
oh certo, a loro basterà la punizione divina. ché la galera no, non è fatta per gli adepti del pastore tedesco.
lode a te, o signore.
mercoledì 14 gennaio 2009
Senza titolo 307
Strano. Strano? Ma anche no.
Inginocchiatevi o cattolicissimi e cristianissimi: il pastore tedesco spara cazzate e guarda caso qualcuno si indispettisce.
Prostratevi dinanzi alla voce di colui che decide di santificare il suo compare di qualche decennio fa, pio dodicesimo, quello che -quanto meno per ignavia- non fece niente per impedire la Sho'ah.
Anzi.
Lavate i piedi con la lingua a quello che, mentre vi impone fedeltà, castità, obbedienza e umiltà va in giro vestito d'ermellino.
Prego, porgete le terga a 90° a colui per il quale il dialogo con gli ebrei è inutile, in virtù del fatto che comunque si deve testimoniare la superiorità della fede cristiana.
Sistematevi scomodi, col cilicio a portata di mano, di fronte all'uomo che, dopo decenni, decide di far pronunciare la messa in latino non dimenticando un passaggio sostanziale qui spiegato dal rabbino capo di Venezia:
«In quella formulazione -scrive il rabbino Richetti- nelle preghiere del Venerdì Santo è contenuta una preghiera che auspica la conversione degli ebrei alla verità della Chiesa e alla fede nel ruolo salvifico di Gesù».
Io non credo. E ne sono orgogliosa.
Voi fate quel che vi pare ma che nessuno venga a dirmi che l'atteggiamento della chiesa possa rispecchiarsi nelle "scritture", quelle che per alcuni sono sacre.
Questo clero non ha un comportamento meno integralista rispetto a coloro che vengono considerati violenti perché usano le armi.
Le religioni, fin troppo spesso, non hanno bisogno di sparare per fare la guerra.
Intanto aspetto che anche in Italia arrivi la campagna pubblicitaria già presente sui bus in Spagna (ostia, la cattolicissima!): dio non esiste, goditi la vita.
In Italia pare che sbarcheranno a Genova a febbraio. Se non riuscirò a procurarmi il manifesto mi troverò costretta ad andare fino al mare per fotografarlo.
“La cattiva notizia è che dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno.”
Olé.
p.s. la Mole non è casuale: la sua costruzione venne iniziata nel 1863 per essere destinata a sinagoga. per fortuna, comunque, ora è il Museo Nazionale del Cinema.
venerdì 12 dicembre 2008
Senza titolo 300
E' che sto pensando a quanta rabbia e insoddisfazione venga contenuta, covata, riservata, preservata e tenuta segreta dalla maggior parte delle persone.
Soprattutto dalle persone che stanno assieme, quelle che si chiamano coppie.
Oh no, non intendo generalizzare.
Qualcuno che si ami e stia bene insieme c'è di sicuro. Ma ho come l'impressione -certezza, in pratica- che la maggior parte si sopporti, si tolleri a malapena.
Sopravviva ecco, per motivi a volte validi ma fin troppo spesso per opportunismo.
A dire il vero non me ne frega niente. Anzi a volte mi scappa da ridere.
Però che tristezza.
Io so che ho passato quasi dieci anni con una persona e che l'amore è finito dopo qualche anno.
Siamo andati avanti fino a diventare fratelli e siamo stati fortunati a non esserci mai odiati.
Poi io ho deciso.
Una decisione scomoda per tutti, per me prima di tutto. Però ora siamo amici e abbiamo cancellato con un colpo di spugna la nostra unione fraterna -eccheschifo- senza umiliarci l'un l'altro, senza scenate e senza stracciarci la pelle. [ora lui sta guardando l'amica della figlia e i petali iniziano a esplodere].
Ma come fate, voi?
E' forza, la vostra, o solo estrema debolezza?
Soprattutto, ricordate ancora cosa sia l'amore?
domenica 23 novembre 2008
Senza titolo 293
Credo che comporti una fatica di vivere maggiore, anche grazie -e per colpa- di una sensibilità acuita.
Non mi piacciono le generalizzazioni, non mi piace quindi categorizzare uomini e donne; rimane il fatto che il dato è allarmante: continuano le violenze sulle donne, perpetrate anche da donne.
Guardavo il tg e ho scoperto che l'Italia -detta anche "il bel paese"- ha un record: il maggior numero di infibulazioni in Europa.
L'escissione totale o parziale del clitoride, delle piccole labbra, la chiusura parziale della apertura vaginale è una pratica alla quale vengono sottoposte migliaia di bambine ogni anno.
Perché? Non per motivi religiosi. Non esiste alcun dettato che preveda questo.
Molto più semplicemente è un atto di sottomissione, la negazione del piacere fisico, la discriminazione data dal pensare che una donna non infibulata sia una puttana.
Ecco cosa muove.
E' culturale, sub-culturale. E' tragico, vergognoso, laido. E' senza perdono.
Io credo che la sessualità sia uno dei più potenti motori delle umane relazioni, fatte non solo di atto sessuale crudo ma anche e soprattutto di sensualità, attrazione, interesse, predisposizione verso l'altro.
E il dolore inflitto, il baratro negli occhi di quelle bambine, il fatto che mai più potranno dimenticare e tanto meno tornare indietro mi fa male.
E odio. Odio madri, donne, troie frigide che infliggono alle figlie tanta inutile sofferenza privandole consciamente del piacere, per sempre.
Me ne fotto della cultura, me ne fotto delle tradizioni. Io odio.
mercoledì 15 ottobre 2008
Senza titolo 277
Quella fu l'ultima volta che lo vidi; i primi tempi i suoi amici mi chiamavano a casa per dirmi quanto lui stesse male, sai somatizza, ha le allergie, dimagrisce a vista d'occhio, non riesce a lavorare. E io, dall'altra parte del filo, in silenzio fino a che anche le loro parole svanivano nel niente. Dopo qualche mese lui iniziò a chiamare mia mamma per dirle quanto mi amava, e quanto gli mancavo, e quanto era pentito, e non è mai successo e non succederà mai più. Mia mamma rispondeva con le mie stesse parole: è stata quella la tua ultima opportunità di toccarla.
E poi, per dirla tutta, mi offrì l'occasione per lasciarlo senza sensi di colpa. Vaffanculo così, senza neanche fiatare.
E oggi rientro a casa dopo una giornata tutto sommato lieve; a prescindere dall'incontro mattutino con la cimice che faceva la doccia con me -morire al mattino sotto la doccia- ho scambiato parole e sorrisi in pausa pranzo fra un pezzo di sedano e una scaglia di parmigiano.
Rientro, parcheggio, mi passa sopra la testa un telefono cellulare e una coppia cammina a passo sostenuto. Lei si inchina, io mi volto e chiudo la macchina. Attraverso e ho quei due di nuovo davanti, a una decina di metri. Cerco le chiavi di casa e con la coda dell'occhio vedo i capelli di lei che si allargano sulla testa, come Medusa. Non realizzo. Osservo, mentre loro camminano e io vado verso casa.
Un urlo soffocato, lui: chi è? E parte la mano a raggiungere la nuca di lei, che cade per terra.
Mi blocco. Immobile. Attonita. Lei muta. Si volta verso le macchine parcheggiate, lui le dà ancora un colpo e le fa sbattere il viso sull'auto. E lei ancora muta. E io anche. Lui è un armadio vestito con camicia bianca sopra i jeans, lei la conosco, lavora qui intorno.
Mi volto, affretto il passo e vado al comando della Polizia Municipale. Dico quel che succede. Mi volto e lui ancora la sta picchiando. Escono i poliziotti (sei dico sei, di cui tre donne) e mi seguono verso la coppia. Lui, indifferente, si allontana. I poliziotti fanno capannello intorno a lei: occhi neri, il viso tumefatto, piange.
Ci scambiamo uno sguardo, lei ed io. Io la compatisco. Vorrei accarezzarla, anche. Ma la compatisco.
Vado a casa.
Storie di ordinaria follia.
E chissà come mi guarderà, lei, quando sabato andrò nel laboratorio a fare le analisi.
Chissà se sarà in grado di guardarmi.
Io sosterrò te e il tuo sguardo, se vorrai.
mercoledì 10 settembre 2008
Senza titolo 264
Anche quando, volendo.
Insomma oggi è iniziato LHC: Large Hadron Collider. Quella cosa CHE NON SI VEDE che fa girare cose CHE NON SI VEDONO sotto terra e che, fra un anno, dovrà iniziare a dare risultati che NON SI VEDRANNO.
Va be', dettagli. Anche i costi per la comunità internazionale, dettagli.
Rimane il fatto che in questo anello di ventisette chilometri che gira in Svizzera ad un passo da me sono riposte le più incredibili speranze scientifiche e i più grandi timori.
Il buco nero. Io mainellavita riuscirò a capire cosa sia.
E non perché nessuno me lo abbia spiegato ma proprio perché per me è inesistente.
La materia, l'antimateria.
Proprio non ce la faccio a regalare sinapsi per comprendere cose che in effetti nessuno mi potrà in pratica dimostrare.
A meno che...
A meno che, a forza di far girare i protoni in circolo e farli scontrare l'uno contro l'altro, non si crei questo niente che ingoi tutto: il CERN, i fisici, la Svizzera e anche Torino. Poi, in seconda istanza, l'intero universo.
Allora ci crederò.
Crederò al niente, al vuoto cosmico.
E anche -forse- alle cazzate che di tanto in tanto mi vengono dette.
venerdì 27 giugno 2008
Senza titolo 238
Ah, questi uomini!
Di quelle che piagnucolano, che si straziano, i pulcinetti intinti nell'acqua che gocciolano lacrime ad ogni pie' sospinto.
Troie frigide, vorrei ma non posso, oh come mi duole il cuore! Ossignore come sono incompresa!
Ma vaffanculo.
Be', pareva quasi che solo loro fossero colpevoli. E no. No no.
Il mercato nasce in funzione del rapporto fra domanda e offerta.
Non potrebbero esserci donnine se non ci fossero ometti.
Cuori straziati altalenanti fra la rabbia e l'amore incondizionato, l'insofferenza e la comprensione tout court, la speranza nella redenzione e la certezza che la pazienza verrà ripagata da eterna dedizione.
Domani, un domani.
E intanto -come bisce- strisciano sbavazzando qua e là, ogni tanto si rizzano con fare minaccioso e mostrano fauci sdentate che hanno l'unico scopo di fare compassione.
L'italico maschio si cala le braghe.
Paga anche le marchette, pur rimanendo felicemente insoddisfatto.
Continua a sperare nella remissione dei peccati a favore della tua prossima vita, ometto: intanto fai delle tue lenzuola un sudario e offri le tue sofferenze al signore.
sabato 16 febbraio 2008
Senza titolo 170
Anche questo è amore.
Detesto rientrare a casa facendo questa strada.
Preferirei passare sul lungo fiume, in silenzio sentire solo il rumore dei miei tacchi sulla terra, sull'asfalto, sull'erba. Ma. Ma questo non è possibile o meglio lo sarebbe se avessi voglia di correre dei rischi non teorici: l'ultima volta che l'ho fatto – ed era estate – un gruppo di esseri non meglio identificati mi avevano detto che mi avrebbero stesa per terra come le strisce pedonali.
Non è stata una bella immagine, anche se mi è scappato da ridere.
E quindi mi ritrovo a passare da qui, in mezzo a questi palazzi color sabbia con decorazioni verdi, piastrelle simil-mosaico pretenziosette, disegni di segni zodiacali che mi chiedo cosa volessero rappresentare, negli anni cinquanta: affidarsi agli astri dopo il bombardamento? Insanità mentale postbellica? Case Fiat. Le case del respiro operaio, del miracolo italiano, del benessere. Il benessere postbellico e preconcettuale.
Passi, comunque, anche tutto questo: voglio arrivare a casa.
Le luci accese. Ho dimenticato le luci accese? Intendo nutrire con le mie già scarse finanze le fauci dell'azienda metropolitana de La Luce? Oh no.
No.
Tu sei lì, a casa mia; e mentre allungo il passo per raggiungere il portone e fiondarmi su lo immagino seduto sul divano, forse musica forse televisione a usare le mie cose come fossero le sue senza sentire mai il bisogno di chiedermi il permesso.
E questo lo detesto.
Apro la porta e rimango in silenzio, in questa penombra d'ingresso che pare irreale. Non fa rumore neanche l'aria smossa dalla porta aperta.
Percepisco un attimo di solitudine immensa pensando all'irritazione che mi avrebbe dato trovarlo a casa e la delusione per non averlo trovato. Gesti meccanici mi portano fino alla camera da letto. Sfilo il cappotto buttandolo sul letto e sollevo la tapparella per fare entrare un filo di luce che i lampioni riescono a fare arrivare qua su.
Guardo la strada che adesso pare silenziosa, percorsa da piccole formiche a quattro ruote o a due zampe, innocue formiche multicolor che per oggi ho cancellato dalla mia esistenza.
Due mani posate sui miei fianchi. Due mani non mie raccolgono un brivido intenso saturo di terrore. Non riesco a realizzare la qualità di questa paura, non faccio in tempo. Voglio girare la testa e guardarmi indietro, provo a costringere le corde vocali a vibrare in un urlo ma il fiato è spezzato.
Mi sbatte sul letto e lo vedo. No, lo intuisco.
Sei uno stronzo! - e istintivamente cerco di mettermi seduta cercando di riprendermi l'anima che per un attimo ho sentito sfuggirmi di mano mentre un fiume di parole in piena mi allaga la bocca pronta a inondare la stanza di rabbia e veleno.
Mi posa con forza la mano sulla bocca, sento sulla lingua il vago sapore metallico del sangue e ancora cerco di sollevarmi prima che il suo peso mi si cali addosso. Stringo le gambe e poggio gli stivali contro lo specchio dell'armadio, irrigidendomi sperando di respingerlo. Lo conosco tanto bene da non poter realizzare in lui questa azione.
Ora stai zitta, non voglio sentirti dire niente. Per una volta fai silenzio perché non ho intenzione di ascoltare una sola parola – la voce spezzata fra una parola e l'altra come a darmi il tempo di realizzare esattamente cosa stia succedendo – Dimmi che hai capito, dimmi di sì e non dire altro -
Lo fisso negli occhi cercando di interpretare il suo tono, voglio cercare un'inflessione scherzosa in quelle parole ruvide e inattese ma mi distraggo a seguire i movimenti della sua mano sul mio corpo, la gonna che si solleva accartocciandosi sui miei fianchi e i bottoni della camicia che scoppiano mentre arcuo la schiena tentando di levarmelo da dosso. Accenno un sì con la testa e un perché con gli occhi a cui lui non da alcuna risposta mentre ancora con la mano libera forza le mie gambe per allargarle. Faccio resistenza e per un momento pare desistere, “forse ho vinto, coglione” penso mentre sento il suo movimento pieno sulla mia pancia, inequivocabilmente eccitato. Con forza mi tira giù le mutandine fottendosene del mio sguardo incredulo. Mi si struscia addosso facendo maggiore frizione, il suo peso mi fa abbassare le gambe; le mie mani, fino a quel momento incredibilmente inattive, lo spingono verso l'alto ma è un movimento inutile. Si sbottona i jeans trascinandoli sulla pelle delle mie gambe e incunea le sue fra le mie costringendomi a divaricarle. E' un attimo. E' angoscia.
Lasciami fare, lasciami fare che è meglio – rauco, arrabbiato – e evita di urlare adesso. Non voglio sentirti, non costringermi a farti male.
A farmi male, penso. Non può farmi male una persona con la quale ho fatto l'amore una quantità di volte innumerevole. Ma sudo e ho le mani fredde, le sento.
Non tenta neanche di baciarmi, non mi accarezza, non c'è tenerezza. In un attimo mi è dentro. Mi scopa. Contratto, veloce e violento. Sento i suoi denti attraversare la stoffa della camicia sulla mia spalla, le sue dita stringermi le labbra, il suo movimento sincopato, ritmico, lungo, pieno. E gode in un ringhio sentito mille volte mentre spinge ancora con impeto, mentre sibila “troia” sul mio collo, mentre rimango ad occhi sbarrati a sentire i suoi fiotti.
mercoledì 15 agosto 2007
Senza titolo 56
Come se niente fosse anche questa giornata sta scorrendo via.
Nonostante mi sia ben guardata dal mettere naso fuori di casa diverse persone mi hanno espresso il proprio disagio nell'affrontare "per forza" il ferragosto.
Ora dico: chi ve lo fa fare?
La convenzione? Il dovere familiare? La necessità di dire "anche io ho fatto qualcosa"?
E allora ben vi sta.
Se siete andati in ristorante vi hanno spellato dandovi da mangiare duetremila schifezze di scarsa qualità.
Avete fatto la gita fuori porta, la classica scampagnata tutta natura sulla riva del fiume, a respirare l'olezzo della carbonella naturalmente accesa con il derivato del petrolio che sì, certo, il carbone s'accende subito ma va' che bontà sulla carne!
In campagna a casa di amici? Mosche e vespe a far la danza in mezzo alle pietanze, si faccia il pranzo "alla buona" con piatti e bicchieri di plastica e "ognuno porta qualcosa".
Il mare no, non lo prendo neanche in considerazione; chiunque mi dicesse di essere stato in una spiaggia deserta il giorno di ferragosto non potrebbe che suscitare una sfrenata ilarità.
Vi siete meritati la redenzione, comunque: spero abbiate offerto le vostre fatiche al signore (un signore qualsiasi, ça vas sans dire).
domenica 5 agosto 2007
Senza titolo 51
Nell'attesa, fumo.
E' che per te quello è spirito, simpatia, un modo per scherzare.
E' che a me fa incazzare.
Certi giorni sono migliori di altri giorni. Certo.
Non va male ma la mia pazienza vacilla; considerato il fatto che ora che non ci sei sto meglio, aspetto il momento in cui mi dirai "da stasera non ci sarò più". Definitivo, capisci, non come sempre.
Perché non ti voglio stare addosso con le mille cose che mi danno fastidio, detesto le recriminazioni ma può essere che ad un certo punto io smetta di essere razionale e controllata e tiri giù tutto quello che al momento mi gira intorno e te lo rovesci addosso.
Non lo voglio fare. Vai. Ti restituisco al mittente.
venerdì 22 giugno 2007
Senza titolo 32
Mode e modi a modo
Dunque è estate da due giorni, me ne sono accorta ieri notte; squilla il telefono mentre io son lì a guardare la mia creatura che cresce - a scanso di equivoci: il mio nuovo portatile - e mi fiondo a rispondere e al solito quando lo acchiappo non squilla più. Una serie inenarrabile di porcazozzaemaremmamaiala sussurrata fra me e me perchè tanto lo sapevo, sì che lo sapevo chi fosse. Ma richiama...richiama? Richiama.
Ti porto in terrazza. Una notte che non piove, la prima da maggio, mi accoglie in elegantissima tshirt bianca oversize e slip in contrasto. Mi scappa da ridere ma anche no, cerco di ascoltarmi mentre pronuncio parole veloci, per coprire un'ansia evidente che mi imbarazza, mi fa sentire quella che non sono o non vorrei essere, mi scopre. E ascolto. Si arrotolano le erre e giù con la teoria della pronuncia sabauda e della "er rulè" e mi si incastra e si blocca e si evidenzia e...e non è questo. Trovo un modo per sedermi senza frantumarmi le gambe e provo ad ascoltare anche i silenzi, quei brevi attimi fra una parola e l'altra che urlano, mi capisci? Altro non dico, altro non so. E' così: è estate, inizia a far caldo e lì fuori si sta bene, si incrociano i silenzi con il buio, le parole appena pronunciate con quelle non dette, il niente apparente con qualcosa latente.
And so on, and so on...
lunedì 18 giugno 2007
martedì 9 agosto 2005
Senza titolo 9
Here her head she lay
Until she'd rise and say
I'm starved of mirth
What do be done with her?
What do be done with her?
Ice water for blood
With neither heart or spine
And then just to past time
What do be done with her?
I ask myself
What to be said of her?
But when she calls me
I do not walk I run
When she calls me
I do not walk I run
domenica 31 luglio 2005
Senza titolo 7
Ultima Donna
[Amore, tienimi al corrente di tutto...vieni da me, Ultima Donna]
Cosa ci vuole perchè i pensieri fluiscano, si vestano di emozione, si trasformino in parole e diventino arma bianca?
Solo amore incondizionato, di quello che non vuole niente se non essere proprio quel che in essenza è: rinuncia volontaria della propria individualità per sublimarsi in un'unicità composita, fatta di mancanza di limiti propri e di confini preconfezionati.
Raccontare, raccontare...
Pensavano di parlare per ore, quei due. In realtà le parole si erano rarefatte e avevano lasciato il posto all'emozionalità *passionalità* che già grondava da ogni sillaba che nel tempo si erano scambiati.
Quei due - quell'unicità composita - avevano scelto di rimandare le parole ad altri momenti senza smettere neanche per un solo attimo di quel poco tempo a loro concesso di comunicare e scambiarsi e mischiarsi. Piccoli bonbons facevano da parentesi e da provocazione, e i sapori si sovrapponevano e si insidiavano.
La lontananza è un concetto astratto, che si contrappone con la reale importanza di feedback teoricamente casuali; visioni ancestrali si sovrappongono alla realtà e con essa combattono.
La posta in gioco è una vita.
Un'unicità composita.
La scelta.