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mercoledì 7 dicembre 2011

Senza titolo 445



words






Se lei avesse le parole per dirlo, direbbe mi dispiace.
 
Per una volta non avrebbe sensi di colpa; saprebbe a priori di poter offrire tutto ciò che ha, ogni respiro possibile, ogni potenziale carezza, ogni schiaffo e sorriso, qualunque modo e tono adatto al loro mondo-a-parte.
 
Tutto.
 
Se lei avesse l'opportunità, direbbe ti aspetto.
 
Lo direbbe senza secondi fini, senza pretendere niente in cambio se non la limpidità di pensieri e intenzioni; quella chiarezza che la compone, che rifrange la luce da dentro fino agli occhi e la fa sorridere, a volte.
 
Tutte le volte che ha sorriso.
 
Se lei avesse la possibilità, porterebbe il tempo indietro; dilaterebbe le notti, metterebbe l'eco ad ogni parola, prenderebbe ogni singola sillaba e la terrebbe in bocca fino ad impararne a memoria il sapore.
 
Tutte le parole scambiate.
 
Ancora e ancora.
 
Se lei anche potesse, e potrebbe se lo volesse, non porrebbe fine a questo distillato di attesa e desiderio.

domenica 20 novembre 2011

Senza titolo 444




le cose che non so

 



mi perdo nel letto

mi addormento alla rovescia in un sogno che ricordo solo convulso, non un viso non una mano non un bacio anche solo immaginato

e quando mi risveglio cerco almeno un orientamento

e non ne ho

non ho niente intorno, il letto si è espanso fino a diventare immenso, per contenere la mia irruenza

spalliere invisibili per proteggermi dai pericoli che non so, che non ho, che non vedo ma che tango con sensi che mi sono sconosciuti

non mi servono le mani non mi servono gli occhi

è una sospensione atemporale, un'angoscia latente

un silenzio che mi scoppia dentro

attendo

so che esisti, in qualche modo e in qualche luogo

so che esisto sempre, anche quando credo di non esserci per nessuno e di essere ostile

prendo atto di me stessa e di questi due metri per due


io ci sono

domenica 30 gennaio 2011

Senza titolo 418



heart attack

 




e così ancora granelli di tempo mi scivolano fra le dita
e fastidiosi attimi in forma di gocce si fanno strada fino ai gomiti
e pietrine si infilano negli stivali chissà come
e parole tanto urlate quanto inutili si affastellano intorno

nel mio silenzio si inseriscono silenzi altri

la notte, per addormentarmi, torno indietro di qualche anno
come un film visto come piace a me, a rate

penso a te, che sei stato la vera svolta sentimentale
al freddo e ai passi lenti
alle visioni notturne e alle tante e mai troppe parole condivise
al tuo essere inconcludente
e disordinato
e bello di una bellezza straordinaria

penso a te con amore pur senza amarti
forse penso a te come amore, e basta

fra te e il disgusto c'è stato qualcosa in mezzo, ma roba che ricordo con sarcasmo
roba e sarcasmo, due cose che non ci piacciono
a noi

e mentre cerco di annoiarmi quanto basta per lasciare spazio al sonno
tu continui ad invadermi
così, senza far male, senza dare fastidio

ti inserisci anche lì, in quella storia che ti ho raccontato arrossendo
la prima che ti raccontavo, la prima volta che ti dicevo che c'era qualcosa, oltre te

e in fondo la miglioravi
perché il tuo disprezzo si univa al mio rendendolo docile
ammorbidendone la trama
sciogliendone i nodi
allontanandola
frammentandola


e così mi addormento
fra letti disfatti e tetti verdi e abbracci stretti
lasciandoti altrove
senza dolore
senza
 



 

lunedì 1 novembre 2010

Senza titolo 409




come quando fuori piove


 



così, senza fretta, passa il tempo nei giorni in cui nessun impegno esterno a me è presente.

fuori si fa silenzio rotto dal pigolio incessante di questa pioggia che accompagna ogni ora e da qualche macchina che, sfidando l'indolenza, porta la gente lagnosa in giro.

è giorno di cimiteri, oggi.
giorno di fango e di culto dei morti.
giorno in cui ogni lapide è imbellettata e vestita a nuovo.
finalmente festa anche per chi ha dovuto morire per essere festeggiato.

 



°
°
°

 



io, intanto, ti penso.
 

lunedì 10 maggio 2010

Senza titolo 393





mum



 



oggi è stato non pensarci
e anche non pensarti
oggi è stato così

 



giovedì 14 gennaio 2010

Senza titolo 379


 




change happens




 

 

un'ultima notte qui, a guardare queste case distratte dal timore delle nuvole

oggi ha nevicato, il cielo annuncia che ne tirerà giù altra

guardo la mia casa, questa, pensando comunque alla mia casa di domani

quanto tempo ho passato qui

undici anni colmi e tracimanti amore e dispiacere e ancora amore e amori e sesso e parole al vento e risate piene e anche lacrime e amarezza

ma

rimane il fatto che qui ho vissuto

e la lascio così, colorata di me

con un po' di rimpianto, sì

ma cambiare quando è scelta e non necessità  o imposizione

anche questa è Bellezza


 

martedì 1 dicembre 2009

Senza titolo 374


 



take care of you




se ne è andato anni fa pier, ucciso dall'aids 
se n'è andato lasciandomi senza parole, le sue parole o quelle da lui ispirate, come queste:

vorrei le mie ciabatte. vorrei la mia casa. vorrei il mio letto da ragazzo, vorrei addormentarmi nel mio letto da ragazzo, vorrei l'abbraccio largo di mia nonna, vorrei sentire i fianchi di mia madre mentre la stringo bambino sul sellino dietro la sua bicicletta, mentre corriamo sulle strade strette fra i fossi verso la campagna, vorrei sentire il suo cuore pulsare veloce come quello di un gatto tra le mie mani, il vento azzurro del mattino, vorrei un bacio lungo, un ultimo lunghissimo bacio azzurro in cui affogare.
vorrei essere sempre felice, come quando mia madre pedalava.


è andato via senza darmi il tempo di abituarmi a fare senza, lasciandomi senza diritti e con un vuoto dentro faticoso da riempire
e con cosa, poi?

a volte guardo i miei ragazzi, quelli della comunità, e mi chiedo quanti di loro abbiano contratto il virus.
me lo domando senza pregiudizi, non limitando alcun contatto con loro che hanno fatto vita di strada per anni, che hanno creduto di fare una scelta mentre in realtà subivano la pesantezza della loro mancanza di volontà
non so quanti siano ammalati ma vorrei che non mi mancasse mai nessuno di loro
non mi importa dei loro errori, dei danni che hanno fatto, neanche del male che anche indirettamente hanno seminato
voglio solo che nessuno di loro possa lasciare un vuoto dentro me, per nessuna causa

voglio che questa giornata non sia solo una ricorrenza tanto ovvia quanto inutile
voglio che esista la cognizione del dolore che si può evitare con poco
anche con una siringa nuova
anche con un condom



*lo scritto è di filippo betto, dal libro certi giorni sono migliori di altri giorni
 

martedì 6 ottobre 2009

Senza titolo 366



 



di notti tormentate ne ho passate abbastanza: volo dal letto con una facilità impressionante, riuscendo a farmi davvero male.

detesto il dolore fisico e queste costole che non smettono di dolermi mi irritano, mi rendono nervosa; placo qualunque movimento inconsulto dei pensieri perché non voglio permettere che qualcosa, qualcuno, io stessa possa farmi del male. il telefono riposa lontano da me, di notte, acceso sempre come da vecchia abitudine ma non a portata di mano.

mi preparo all'inverno: sogno di sorridere a bocca aperta toccando i termosifoni caldi, compro il nuovo piccolo convettore per il bagno, porto gli stivali dal calzolaio a sistemare i tacchi, ricompongo il lettino dei gatti e persino l'amaca in pile da appendere al calorifero è già al suo posto.

ora manca solo il freddo.

che bello, il freddo. che bella la sensazione di essere abbracciata, al ritorno a casa. che bello sentirmi al riparo, protetta, mia, come quando con un libro e una copertina acchiappo le ultime luci del giorno che finisce presto, distesa sul divano. come quando sento il silenzio, lo guardo e lo ammiro.

ho un po' di rabbia da sedare. devo cominciare a ripiegarla su se stessa e avvolgerla in un bozzolo a forma di sorriso. dare alle motivazioni l'importanza che hanno, poca dico io.

oggi tutto ha poca importanza.

perché fra poco farà freddo e Torino sarà esattamente quella che voglio, una volta di più: fredda, distaccata, bianca e altera. ci sarà pioggia a lavar via e nebbia da masticare al mattino presto, ci sarà il ghiaccio nel parco e parole che comporranno nuvole di vapore acqueo.

ci saranno altri interessi, altre storie, altre avventure. altre persone, altri occhi da baciare, altre parole da ascoltare. ci saranno viaggi in treno e cene fra amici e abbracci in cui rifugiarsi. ritornerà la voglia di stringere un corpo caldo e di avere qualcuno vicino, ritornerà quella sensazione impellente e deliziosa di offrire e offrirmi.

così, senza neanche accorgermene, ritornerò in inverno.









 

domenica 20 settembre 2009

Senza titolo 363



 

september, 20th





e mi risveglio a milano.

è stato il caso, sai di quelle cose che capitano così, senza intenzione.

ci ho riflettuto mentre andavo, fra un pensiero noioso e uno gentile, snocciolando fastidio e sorrisi.

un mal di testa sedato da una bustina presa al volo e la voglia di non lasciar spazio all'impulso di mandare qualcuno a farsi fottere -uno, qualcuno, centomila;  mutuo e modifico il riferimento così da fare in modo che l'errore di interpretazione sia impossibile-  mentre mi abbandono all'idea di prendere per una volta quelle piccole, minute manifestazioni di affetto dalle quali mi allontano neanche fossero la peste.

e così apro e faccio spazio.

dammi sorrisi, tanti quanti te ne do io e anche di più.

dammi baci, più di quelli che io so dare.

stringimi e fai finta di non accorgerti che ho gli occhi lucidi.

lascio fare.

sento tempo e parole e voci nuove e colori che mi passano fra i capelli e non ho bisogno di niente perché tutto quello di cui adesso  ho bisogno è qui, fra le mani e negli occhi.

e circostanzio il tempo e il modo e il luogo rendendomi conto che sì, se tu ci fossi sarebbe bello.

ma sto bene anche senza.




 


 


lunedì 13 luglio 2009

Senza titolo 352





tired, but...




è che mi prende la stanchezza e arrivata  a questo periodo dell'anno faccio davvero fatica a fare qualunque cosa

eppure, guarda caso, ho impegni di lavoro straordinari e impegni di famiglia che neanche potevo immaginare

e non posso dire di no, non me ne occupo
non posso neanche dire 'pensaci tu', no
ci devo pensare io, a volte coadiuvata da altri ma in sostanza da me ci si aspetta che abbia idee, iniziative, forza, voglia
 
ci si affida
che novità

che poi quando sono tanto stanca succede qualunque cosa: si cambiano uffici, strutture, attività
si lavora per rinnovare contratti e per fare accordi, si tira fuori la grinta nascosta in qualche anfratto fra la pelle e il cuore

e nel cuore ho soprattutto una piccola donna che sta passando giorni infelici e pieni di ansia, con la certezza di aver fatto la scelta giusta, il rimpianto per i sogni scoppiati come bolle di sapone e la paura di non farcela

tutto il resto è in frammenti: una sottile malinconia che sistemo ogni giorno sotto i tacchi, una linea di tristezza che ogni tanto mi attraversa gli occhi, un silenzio coperto da uno spessore di parole a volte inutili, altre desiderate e necessarie, altre ancora sottaciute nonostante tutto

e così aspetto che finisca questo mese e inizino i giorni solo per me

e la malinconia, la tristezza e il silenzio, chissà se anche loro andranno in vacanza


sabato 30 maggio 2009

Senza titolo 344





taste of melancholy




e stanno lì affastellate sulla punta della lingua mille parole che non voglio più dire.

come un effetto post atomico, come quando tutto sembra fermarsi o procedere per forza di inerzia.
lascio che sia il niente a scindere e a comprimere.
lascio che sia.

eppure sono giorni pieni.
di persone e di chiacchiere e lavoro.
e non sono altra, non sono ologramma.
sono una raffinazione di me, sublimata.

la bellezza del silenzio si spande  in pensieri raffreddati.
non ricordo più la voce della mia donna amata.
e non voglio ascoltare l'unico messaggio vocale che io abbia conservato.
come si possa dimenticare la prima voce della vita sinceramente non me lo spiego.

e domani sarà giorno di sorrisi.


lunedì 11 maggio 2009

Senza titolo 340






quando sente male lei stringe i denti e tenta di sopportare.

si toglie il fiato, si toglie il sonno, si toglie la pelle.

si veste di altro. apre l'armadio delle paure e sceglie l'abito giusto per la bisogna, socchiudendo gli occhi per non rimanere affascinata da quell'urlo che la richiama all'ordine e al massacro.

nuda, allo specchio osserva quel piccolo foro sul plesso solare. ci infila due dita allargandolo un poco. sfila una spina, sanguina appena. e, inutilmente, continua a pungersi la punta delle dita.

lei non sa chiedere aiuto. a volte non sa neanche parlare. lei vaga muta di sensi tacendo il bisogno di sollievo che nessuno riesce a donarle.

lei tace mentre dentro si riempie di spine.

giovedì 2 aprile 2009

Senza titolo 329




{tichiamoamoreperchétiamodiunamoretalechedefinirloamoresarebbeamorale}




fermarmi anche solo un attimo ora mi costa fatica
ché so cosa sarà dopo: non appena avrò il silenzio dentro un urlo straccerà l'instabile bilanciamento  che mi è rimasto
e vacillerò
forse fino a cadere
forse a cadere e a rialzarmi, forse a cadere e a rimanere un po' a terra, dove potrò riposarmi
dimenticarmi
o no
oh no
non sono fatta per dimenticare

ho giorni colorati negli occhi
sbavature di rimmel appena corrette da un sorriso limpido
lampi di gioia improvvisa e voci piccole come un cartone animato hanno riempito gli spazi vuoti
di nuovo vuoti un attimo dopo e poi ancora pieni di dolcetti e piccole amarezze e mancanza
profonda mancanza che assomiglia sempre più all'assenza

e tenere tutto conservato in un sottovuoto naturale
mentre folle di parole e di persone assaltano il mio senso di equilibrio
e arrancano tentando di sfinire la mia pazienza
e io che pragmatica guardo loro così distanti da me
così fuori dal mio mondo dentro
così pronta ad aggredire verbalmente tirando fuori dalla sportina i miei no più secchi e decisi
e raccogliere consensi, complimenti, sorrisi e apprezzamenti


così digiuna di te da non sentire più fame d'altro






lunedì 16 marzo 2009

Senza titolo 326







ho provato a ricucire gli strappi fra le parole ma non ci sono riuscita, e più mi affannavo a mettere delle pezze più quelle scappavano via fra la trama e l'ordito, impigliandosi qualche volta e rimanendo sospese sulla punta della lingua

ho provato a ricomporre i pensieri che si spargevano alluvionando qualunque terra arsa, creando pozze adatte a nascondersi, prendendo fiato fra un'immersione e l'altra e ritornando a galla apparentemente senza fatica mentre, con sguardo attonito,  vedevo piccoli germogli fra i pori

ho provato a lasciar fuori come indesiderati ospiti tutte quelle sensazioni pericolosamente instabili, rette solo da sensazioni altre e altrui, nutrite da sorrisi spontanei che si infilavano in ogni  mia espressione sfottendo qualunque campanello d'allarme facendogli la linguaccia

ho provato a fermarmi quando anche tu eri fermo, come all'angolo di una stanza della quale non percepivo ancora i contorni, ma poi tanto più forte di me è stata l'impazienza e la voglia che ho fatto capriole e salti mortali come se fosse pane quotidiano accettando come naturale il rischio di farmi male

ho provato a ricredermi, a convincermi che fosse un bellissimo sogno inconsistente in quanto tale, ho provato a immaginare un momento di stanchezza in cui incautamente  non ho fatto caso a me stessa lasciandomi pascolare in colline in fiore e altre visioni bucoliche

ho provato tutto ma non c'è verso: è tutto vero.
che mi vada bene o meno, è tutto vero.
che voglia accettarlo o meno, è esattamente come ti ho detto.

tant'è.

lunedì 15 dicembre 2008

Senza titolo 301






waiting for me



Una giornata per me.

Poche parole: il numero rasenta lo zero se si esclude una telefonata in ufficio e due righe scritte.

Vado avanti con uno dei libri che sto leggendo -che tu sia per me il coltello- e mi piace tanto.
Lo sento molto mio; mi permette di lasciare andare riflessioni sul passato e sul futuro, mi fa pensare a quello che vorrei.
Perché sì, anche io vorrei che qualcuno mi raccontasse tutto e vorrei raccontare tutto a qualcuno e invece va sempre che io ascolto gli altri ed eventualmente intervengo ma di me, di quello che sento io parlo proprio poco.
Lo faccio per metafora, mi collego a discorsi altrui, inserisco in fatti generali piccole perline invisibili di una vita che mi passa addosso strattonandomi a volte, prendendomi per mano altre.
Sempre, però vissuta. Trasportata e graffiata e carezzata.

Quindi oggi ho mal di stomaco. Ce l'ho da ieri e, si sa, il mal di stomaco limita i rapporti umani. Un po' come mangiare la bagna caoda: non si parla con nessuno, si respira a malapena.

Ho voglia di sentire qualche persona. Andrea, soprattutto. Sì non è una novità, piuttosto una costante.
Ma è una delle poche persone -l'unica?- che spalanca tutte le mie porte con una folata di vento fresco e porta via malesseri facendomi sorridere ancor prima di sentirne la voce. E' quello che, in uno dei momenti più angoscianti che io abbia vissuto, mi ha detto "tesoro io sono qui per farti ridere. io ti racconto cazzate perché ho voglia di sentirti sorridere anche se non è il momento".
E' quello che, nella stessa occasione, mi chiamava per raccontarmi le favole. Le inventava e me le raccontava e io lì, distesa sul letto, a vedermi bambina come la piccola fiammiferaia finalmente felice per aver venduto uno zolfanello.
Cose che hanno un valore così immenso da non poter essere quantificato.

Ho sognato mia mamma.
Era bellina, con gli occhi truccati e il suo immancabile rossetto color mattone. Qui in soggiorno, con due uomini mai visti. Mi ha detto di mettermi affianco al divano, in piedi, perché lì avrei avuto alcune sensazioni nuove. Mi sono alzata dal divano, lei appoggiata allo stipite della porta con quei due  faceva un suono strano dicendo parole incomprensibili. Poi si è avvicinata sorridendo e io mi sono svegliata.


Comunque piove.
Piove così tanto che stamattina, rientrando a casa, la mia macchinetta è caduta dentro un fosso: voleva forse fare un giro nel cantiere  della metropolitana?
Avanti, tutti in smart.


La pioggia lava via.







venerdì 12 dicembre 2008

Senza titolo 300





{today is the first day of the rest of your life}



Metto su American Beauty.


E' che sto pensando a quanta rabbia e insoddisfazione venga contenuta, covata, riservata, preservata e tenuta segreta dalla maggior parte delle persone.
Soprattutto dalle persone che stanno assieme, quelle che si chiamano coppie.

Oh no, non intendo generalizzare.

Qualcuno che si ami e stia bene insieme c'è di sicuro. Ma ho come l'impressione -certezza, in pratica- che la maggior parte si sopporti, si tolleri a malapena.
Sopravviva ecco, per motivi a volte validi ma fin troppo spesso per opportunismo.

A dire il vero non me ne frega niente. Anzi a volte mi scappa da ridere.
Però che tristezza.

Io so che ho passato quasi dieci anni con una persona e che l'amore è finito dopo qualche anno.
Siamo andati avanti fino a diventare fratelli e siamo stati fortunati a non esserci mai odiati.

Poi io ho deciso.
Una decisione scomoda per tutti, per me prima di tutto. Però ora siamo amici e abbiamo cancellato con un colpo di spugna la nostra unione fraterna -eccheschifo- senza umiliarci l'un l'altro, senza scenate e senza stracciarci la pelle. [ora lui sta guardando l'amica della figlia e i petali iniziano a esplodere].


Ma come fate, voi?

E' forza, la vostra, o solo estrema debolezza?

Soprattutto, ricordate ancora cosa sia l'amore?


mercoledì 3 dicembre 2008

Senza titolo 297





where is my mind?



Non lo so.

Quanta magia, così tanta che mi confonde.

Ci sono periodi, sai, in cui mi sento tirata da tutti quei mille fili che si dipartono da me per ritornare a me raccogliendo frammenti di vita d'altri.

E sento tutto dentro, nonostante il mio cercare di rimanere sufficientemente distaccata da ciò che non sia strettamente mio.

Ma.

Non è esattamente quello che voglio.

Perché mi piacerebbe essere coinvolta o totalmente assente, le vie di mezzo mi sono sempre state strette e  comunque mi lasciano l'amaro in bocca; vorrei non dovermi imporre l'astrazione e l'estraneità e il sorriso di circostanza -ché poi a me le circostanze mi fanno ampiamente indispettire, spesso-





Io ho amato il tuo sorriso, lo svolazzare allegro della tua gonna elegante e dei calzettoni negli stivali.


Ho amato i tuoi capelli corti, morbidi di cure rigorose, le tue mani rapide tra i fornelli,
le occhiate che mi attraversavano per avere sotto gli occhi due palle di pelo.


Ho amato il rock che mi hai offerto sospirando, ricordando, assaporando le note.


Vissuto intensamente la tua sorpresa per i fiori, strana, si regalano i fiori a una donna di classe, mi pare ovvio.


 

Soprattutto ho amato il tuo sguardo serio ai miei racconti, la tua dolcezza premurosa e consapevole,

la tua pelle di latte, il calore giallo della passione sbocciata.


In quel preciso attimo cristallizzato per sempre, ho amato te.







Domani nevicherà.

Ma quanto mi piace.


 






 



sabato 29 novembre 2008

Senza titolo 295





a kind of sweetness



così per caso apro gli occhi al mattino rendendomi conto di non aver sentito la sveglia.


forse per via del freddo o della stanchezza, di pensieri che mi sono stati addosso, di cose fatte di fretta ma con attenzione e cura; forse per tutto questo e molto altro, non ho sentito la sveglia ma ho avuto immediata la percezione della neve.


in un attimo scoperta e in piedi davanti alla finestra a vedere il cielo sciogliersi in bianco, i tetti coperti e quel modo che solo la neve ha di rendere ovattata qualunque percezione.


tutto distante e a portata di mano. i sensi addolciti, i rumori smussati, gli occhi pieni e in bocca quel profumo che solo la neve sa dare.


camminarci dentro. sorridendo ogni volta che lo stivale scivola su un piccolo cumulo, preventivando di andare giù sul pavé scivoloso e lasciandomi posare i fiocchi addosso, col sollievo di un desiderio realizzato.





quindici rose rosse





volevo un fiorellino, volevo baci e anche una barchetta di carta.













domenica 9 novembre 2008

Senza titolo 288




it's useless anyway



E' stato casuale ma sono riuscita a indovinarne il senso.
Il senso inutile di un dolore sordo e cieco, un colpo sparato a caso e -guarda caso- lì c'ero proprio io.

Mi sono risvegliata sentendo il sapore delizioso del sangue in bocca.
Il delicato gusto dell'incanto che svanisce proprio mentre sono pronta a fare fuoco.
La fragilità della pelle quando le unghie infieriscono amorevolmente.
Il profilo aspro, il naso ebreo, le righe tondeggianti intorno alla bocca, i capelli sistemati con le bombe a mano.

Passo la lingua sui denti, i canini hanno la loro forma usuale.
Sollevo la testa dal cuscino, punto i gomiti sul materasso e continuo a sentire un respiro.
Ho mani nervose e contratte.
Ferma e immobile inizio a sentire i muscoli guizzare.
Concepisco l'assenza in concreto e in essenza.

Apro la bocca e al posto della parola una goccia di sangue fra le righe delle lenzuola.
Quindi ne ho ancora.
E mi alzo lieve e l'acqua mi utilizza come trampolino di lancio.
Splash.



.








domenica 2 novembre 2008

Senza titolo 285





no way out






strada e traffico e acqua
la pioggia lava via pensieri e stanchezza e tengo botta mentre vado incontro ad affetti e effetti contrastanti.

mi perdo dentro un'infinità di occhi cercando occhi che non voglio incontrare
l'aria ha il sapore della sfida verso me stessa
la certezza di dovere essere forte soprattutto per me
ti cammino sopra e ti calpesto sapendo di non farti male
e intanto aspetto la nota dell'indifferenza salvifica e del pensiero sterile
please wait
aspetto ma che arrivi in fretta

e intanto firenze è piena di fiumi di gente
l'uomo che si lava nella fontana
quello che mi si ferma affianco mentre il mio sguardo è impregnato di luce altra e mi dice sei bellissima
e mi scappa un sorriso a guardarlo sorridere
mentre continuo a fermare attimi e respiri
così sospesa e inquieta

è strana la consistenza di queste giornate
mi scivolano addosso e fra le dita si fermano sassolini che vorrei gettare lontano
fuori da me e oltre me
annegarli nel tempo perduto o in quello mai vissuto questo dovrebbe essere
via i fantasmi via le parole inutili via il senso di stizza via la piega di fastidio via gli occhi abbagliati da una luce che non c'è

e in tutto questo perdermi c'è la certezza di chi non mi delude mai
e fare il paragone è un gioco al massacro
non c'è sfida
fra chi non ha mai detto una parola di troppo pur sapendo che l'avrei desiderata
e chi ne ha dette troppe pur sentendo che io non le volevo
fra chi gioca duro e mi rimane impresso
e chi sfodera tenerezza e mi lascia segni inutili
fra chi fa parte del mio amore
e chi avrei potuto amare senza senso

intanto piove
la pioggia lava via