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lunedì 11 aprile 2011

Senza titolo 426



e poi basta



 



domani si cambia.

non so  se effettivamente sia stanchezza o disgusto, forse semplice insofferenza alla gente  insulsa e fastidiosa.

quindi vi tolgo di mezzo, anzi mi sposto io.

e sto già meglio nel sentirvi ancora più lontani.

 

domenica 27 febbraio 2011

Senza titolo 421



pollution level


 



e poi penso che sì, c'è un girotondo di gentaglia che mi si avvicina con un sorriso, con espressioni sibilline, con tono cortese e domande retoriche

e la guardo con compassione, questa povera gente che il senso del pudore e del rispetto l'ha perduto nel cesso, sempre che lo abbia mai avuto

e il fastidio che a volte prevale in me è sostanzialmente quota parte del disprezzo che circonda loro, così convinti di avere la verità in tasca e così pronti a fottere il prossimo appena si volta

così compresi nel ruolo, così tanto nella norma, così mediocri da suscitare cordoglio


be', io non sono parte di voi
non sono adeguata alla vostra pochezza
no, non sono neanche modesta
mai stata
 






 



.
.
.
.
.


un giorno, che sia una semplice giornata di 24 ore non è tollerabile
non dev'essere altro che un lungo piacere quasi insostenibile
una giornata
un lungo coito
una giornata
con le buone o con le cattive

 



viaggio al termine della notte
Louis-Ferdinand Céline



 



martedì 23 novembre 2010

Senza titolo 412





low light


 



non so tu, ma io della guerra ho una paura fottuta.

ci penso da sempre, ogni volta che ne leggo la storia, ogni volta che ne sento raccontare, tutte le volte che vedo immagini e filmati di esplosioni, colonne di fumo, gente che piange o che scappa disperata.

non riesco a comprendere e neanche ad accettare chi la guerra -venendo da un territorio teoricamente in pace- sceglie di farla mimetizzandola non solo con abbigliamenti o trucchi ma con la parola pace.
tanto meno comprendo chi abbia bisogno di reiterarla con la fantasia, e mi riferisco a quei coglioni che addirittura pagano per partecipare alla cosiddetta guerra simulata.
lo chiamano sport. come la caccia: sport.
sparatevi più spesso, o sportivi.

le notizie attuali certo non mi consolano: la Corea del nord attacca la Corea del sud. paesi che affamano il popolo -e non è una figura retorica, hanno fame davvero- che hanno eserciti fatti da centinaia di migliaia di persone armate di tutto punto, che marciano come burattini dinanzi al governo supremo tronfio e soddisfatto dallo spettacolo.

c'è la Palestina, o meglio c'era. adesso  c'è un popolo costretto a rifugiarsi nelle montagne dal cemento che avanza, dal filo spinato e da un esercito che d'imperio stabilisce confini sempre troppo mobili per essere veri.

ci sono tutte le altre guerre alle quali questo Stato che abito partecipa mettendosi in tasca l'articolo della Costituzione che dice di ripudiarla, la guerra.

ci sono le fabbriche di armi, fra le poche che ancora tirano.
ci sono le fabbriche di soldati, le scuole per i soldati, l'onore ai soldati.

c'è lo scontento, lo squilibrio, l'insoddisfazione.


ecco, di queste cose ho paura.

non su tu, ma io ne ho paura.



 

sabato 18 settembre 2010

Senza titolo 406





j'accuse


 



che poi, a voler proprio dire tutta la verità, mi date il voltastomaco.

resisto più o meno a tutto ma all'ipocrisia imperante, a quella maschera sorridente, a quell'espressione tesa fra l'innocenza e lo stupore proprio non mi ci abituo.

non mi interessa sapere se ci siano e di chi siano le colpe: mi interessa che proviate a guardarvi intorno e magari, se ce la fate, anche un po' dentro.

sempre che anche a voi non venga nausea, al vostro proprio cospetto.

tant'è.

 







e poi ci sono le perle.

in un mare di fango risaltano delicate manifestazioni d'affetto e condivisioni di intenti, disponibilità e presenza.

a queste mani io tendo le mie.







sabato 21 agosto 2010

Senza titolo 403





anche un uomo


 



a lei piaceva quell'aria satura di salsedine
sgranava in punta di dita  le ore lucidandole con gli occhi
ma sapeva perfettamente che non sarebbe servito a niente
finiva così


 



.
.





ho un gattino che mi dà il tormento
è così amorevole e affettuoso da non darmi il tempo di occuparmi troppo di me

ripenso con disprezzo a quel giorno in cui, con una maglia nera, hai verificato la presenza di peli dorati sul letto
e fra quelle lenzuola ci hai poi lasciato di tutto
compreso il silenzio

se il sapore di questi giorni è deliziosamente inquietante
è anche grazie a te
fottiti, honey
 






 

martedì 13 luglio 2010

Senza titolo 399





return to the past


 



io non ho mai lavorato in fabbrica

vivo in una città che per anni è stata identificata con la struttura industriale più grande d'italia -e non a torto, fino a qualche anno fa- e da questa idea comune ha avuto più difficoltà che onori.
ancora c'è chi è convinto che torino sia una città grigia e connotata da agglomerati industriali, fatta di persone chine e introverse, ignorando spesso con presupponente spocchia la storia della città, la presenza di castelli e di parchi, la bellezza del barocco e la particolarità dei suoi corsi, tanto per elencare qualche particolare.

eppure non si può non accettare il fatto che qui ci sia -anche- la fiat.

non ho mai lavorato in fabbrica né ci sono mai entrata, in una fabbrica attiva.
l'unica catena che abbia mai visto è stata quella di una vecchia fabbrica tessile di san maurizio canavese, peraltro bellissima con i suoi filatoi e telai e torcitori e navette di legno, e i soffitti altissimi con le travature a vista.

non sono mai stata in fabbrica ma sento il fiato della fiat ovunque.

lo stabilimento di mirafiori è grande come una piccola città. non sembra vera, ci si rende conto della sua enormità solo guardandola dall'alto. non c'è un ingresso, ce ne sono tanti. e non si chiamano ingressi, si chiamano cancelli.

la direzione  è qui ad un passo da casa mia, così come la rampa elicoidale che porta alla pista sopraelevata.
la mia azienda era permeata dalla presenza della fiat, prima dell'avvento dei cavalieri bianchi.

cosa rimane di questa pseudo potenza economica che come una piovra si è sparsa per l'italia e nel mondo cogliendo qui e lì le opportunità migliori per acquisire contributi, ovvero soldi, soldi nostri, soldi di tutti, soldi anche degli operai ed impiegati che ci lavorano?

rimane un accordo vergognoso.
un vigliacco compromesso che ha il sapore del ricatto al quale -gioco forza- troppi lavoratori dovranno dire sì.
e, per far vedere subito chi sia il padrone -da le bele braghe bianche- licenzia oggi un sindacalista fiom con l'accusa di aver "indebitamente utilizzato l'email aziendale".

fischia il vento...


 

domenica 30 maggio 2010

Senza titolo 395





the neverending rest



 



giorni concitati di lavoro e tensioni, questi appena trascorsi.
così, identiche, si prospettano le prossime tre settimane: fra chilometri d'asfalto e parole qualche sorriso che disseta, che mitiga il clima aggressivo che si respira pesante.

una busta bianca nella cassetta delle lettere, la sfilo non vedendo scritto mittente né destinatario.
dice: la nostra trasparenza. la tua garanzia.
che già essere trasparenti mi pare sia ben poco garantista, un po' da paraculo ecco.
apro la missiva e -su carta patinata- l'immagine di un bicchiere d'acqua con le bollicine.
sì, questa mi piace.
poi giro il foglio.
eurofunerali - onoranze funebri
e mi scappa da ridere.

cristo, ma si può?
dice: eurofunerali vi offre un piccolo vademecum che in caso di necessità potrà esservi utile ad affrontare più serenamente alcuni momenti difficili.
quindi il primo contatto (con chi?) i documenti necessari (per chi?) luogo del decesso (di chi?)
e l'offerta è vasta, niente da dire: cerimonia magnolia, cerimonia iris, cerimonia giglio, il prestigio della cerimonia di classe.

ora io voglio sapere a chi fotta qualcosa della cerimonia di classe e del suo prestigio.
stante il fatto che i morti altro non sono che un futuro cumulo di vermi o,  nella migliore ipotesi, semplicemente cenere, chi se ne frega del feretro in mogano piuttosto che in noce o abete?

la sostanza è che mi hanno fatto ridere, e questo non è mai male.
mi verrebbe voglia di contattarli per ringraziarli del vademecum, poi mi contengo.
prove di bontà.
 





 




rimane la sete
la fame e la sete
rimane quella strana sensazione
che non è mancanza
piuttosto è assenza
and so on

 




 

martedì 18 maggio 2010

Senza titolo 394





war don't work

 



bella trovata, la missione di pace.

belle parole, riempiono la bocca, ci si sente subito più buoni.

prova a dirlo: missione di pace.

ma, per sentirne fino in fondo il gusto, mettiti su una divisa e armati di tutto punto.

e spara.

che pace, eh...


dunque, di pace si muore.
anche oggi ne sono morti quattordici fra soldati e civili e l'unica differenza fra i primi e i secondi è che questi ultimi non dovrebbero mettere in conto di morire, i primi sì.
muoiono senza soldi, senza regole di ingaggio, senza fama e senza che nessuno possa chiamarli eroi.
muoiono per strada, e se non muoiono di piombo muoiono di inedia.
disperati.

ma muoiono uguale.

 

domenica 25 aprile 2010

Senza titolo 391




qualcosa di rosso

 



quella platea sicuramente era piena di gente.
il desiderio era vedere scorrere il sangue, nient'altro.
una bestia grande, immensa rispetto ad un uomo esile ma armato.
armato di lame da conficcare fra le scapole di quell'essere chiamato toro, già sfiancato da lance infilate qui e lì da altri uomini, già sanguinante e sofferente.

ma.

ma questa volta, con mia profonda gioia, il sangue scorre anche dall'altra parte.
l'immondo e inumano uomo armato non è riuscito a tirar giù la bestia nonostante le lame.
il toro gli ha trafitto l'inguine con l'unica sua arma possibile.
l'ha sollevato come un fuscello stracciandogli la vena safena e spero anche altro, non riuscendo ad ammazzarlo -a rendergli la pariglia, per stare in argomento- ma sicuramente rendendolo sofferente, sfiancato, sanguinante.

certo, il toro comunque sarà ucciso.
ma mi scappano dalla bocca parole come dieci, cento, mille jose tomas.

e che Navegante, il toro, sia l'ultimo in arena.

olè.




giovedì 15 aprile 2010

Senza titolo 390






ma te lo immagini...


 




oh, oggi non sono morta.
secondo me la primavera ha un sacco di colpe, fra le quali farmi dormire ancora meno.
di notte quindi sto sveglia e in piedi, presente a me stessa e anche a tutte le cazzate.
però, guarda caso, sono anche di buon umore.

guardo questa foto di un anno fa e lì dentro, in quegli occhi, vedo un male profondo. me lo ricordo.
è difficile prendere atto di aver fatto parte di un gioco senza mai essermi accorta di essere giocattolo.

poi oggi è successa una cosa che ha dell'incredibile.
all'ora del cazzeggio in ufficio -ora variabile che si presenta spontanea fra la risoluzione di un puttanaio e l'altro- facevo un po' d'ordine nella mia casella di posta ufficiale, anticipando il monito del cyber patrol.
guardo le cartelle, ci metto dentro un po' di letterine, e noto una roba mai vista prima: unfiled.
mah, unfiled...qu'est-ce que c'est?
la apro, tanto è mia.
e mi si spalanca un mondo.
un mondo che credevo di aver cancellato -anzi sono assolutamente certa di aver cancellato, son passati cinque anni!- che conteneva tutte le lettere che mi aveva mandato.
uh ma quanti amore mio si sprecavano, e quanti ti amo!
e paragoni e sillogismi e rimandi.
e vaffanculo, anche.
insomma ho chiamato la mia collega e ci ho riso su, lei che diceva *ma che tenero, ma quanto ti amava, e quanto sei stata cattiva tuuuu* e io che la guardavo inorridita, sul limite di rivelarle che l'amore a parole è carta straccia, è fuffa se non accompagnato da fatti o se -peggio ancora- lo si sbandiera quando ci si accorge della fine imminente.

embé quel ciaparat non l'ho più sentito e rileggere i suoi vaneggiamenti mi ha fatto capire che forse c'è una sorta di tara geografica.
mi dispiace per gli altri onorevoli abitanti di quella terra che amo ma ne ho conosciuti due che blateravano di trasferimenti e di figli e mi manchi e quanto ti voglio e penso solo a te e non ti scordar di me.
e vaffanculo, ancora, va'.
così, tanto per gradire.

la cosa che mi piace di più è che me ne fotto.
non mi fa male niente, adesso.
e sono di buon umore e sorrido, pensa tu.




 



sabato 6 marzo 2010

Senza titolo 385







cristi e madonne pellegrine







e d'altronde siamo in tema: ritornano i visitors in tv, vuoi che non tornino i pellegrini a Torino?

cum gioia et gaudio il telegiornale annunzia che ci sono già un milione e mezzo di prenotazioni per l'ostensione della sindone -hai presente, no? quella specie di immagine su un lenzuolo, che fior di indagini al carbonio14 hanno attestato non essere attinente al periodo in cui sarebbe vissuto tale cristo? ecco, quella-
un milione e mezzo di persone che, tramite un percorso guidato che dai giardini reali arriverà in duomo passando per le porte palatine, avrà modo di raccogliersi in preghiera e meditazione prima di giungere al sacro simulacro. e, lì giunti dopo un'ora e mezzo di cammino, finalmente potranno atteggiare in religioso silenzio la boccuccia ad O per ben tre minuti.

ma fottetevi.

anzi, mentre sarete in raccoglimento vi invito a far vagare il pensiero verso altra indagine, magari meno sacra ma non per questo meno clericale: avete sentito,sì, dell'ammissione che la romana chiesa ha fatto in relazione ai casi di pedofilia?

mentre pregate, raccomandate l'anima di quei poveri preti condannati al martirio dai cherubini le cui carni tenere hanno fatto flettere le coscienze fino a riuscire a piegare anche  il raziocinio e -fra un pater noster e un'ave maria- il demonio di questi si è impossessato fino a costringerli a violentare bambini.

oh certo, a loro basterà la punizione divina. ché la galera no, non è fatta per gli adepti del pastore tedesco.

lode a te, o signore.

 








 

lunedì 21 settembre 2009

Senza titolo 364


 




io vi odio.

perché non rispettare gli animali è un delitto.

inermi, si fanno i cazzi loro e vivono per mangiare, stare insieme, zampettare, dormire.

e noi facciamo il palio.

odio le corse, odio le competizioni di animali, odio il mondo che vortica danaroso e sudato dentro i box di queste povere bestie costrette ad odiarsi e azzannarsi per soddisfare quell'impellente e schifosa attitudine umana che è la voglia di vittoria. vi odio.

coprono l'asfalto con un velo di sabbia e pretendono che i cavalli scalpitino fino ad arrivare alla fine. alla fine.
e alla fine questa volta è arrivata la cavalla n. 18, un baio bellissimo e giovane montata fino allo sfinimento. poi ecco che al terzo giro la cavalla si ferma. e cazzo, si ferma -pensa un po'- perché aveva fratturato la zampa.
che strano, eh?
vi odio.
quella povera bestia era fiera, con le orecchie tirate indietro e comunque in piedi, posando il peso del suo corpo anche su quell'arto che ormai non comandava più, spezzato.
strano, perché un pretazzo aveva sicuramente benedetto anche lei. strano. evidentemente sarà stato ché il signoreiddiovostro aveva bisogno di un cavallo.

gli umanissimi veterinari del caso l'han portata via e, sempre con immensa umanità, l'hanno abbattuta.
le hanno sparato.

io vi odio.

salire su un cavallo, starci sopra con rispetto, comprendere che non è la forza che comanda ma l'empatia, questo è troppo per voi, nevvero? e io vi odio.

imparate il sentimento della vergogna.
fate ribrezzo.
vi odio.

martedì 7 luglio 2009

Senza titolo 351





va' ciapà i rat



dunque oggi squilla il telefono. oggi è poco fa, ma per meglio spiegare ecco come si divide la giornata a torino: la mattina va fino alla mezza, poi inizia oggi. oggi finisce alla sera, quando viene buio. volendo si può dire anche "di oggi". e la mezza non è mezzogiorno ma mezzogiorno e mezza. la mezza, appunto.

dunque dicevo: oggi squilla il telefono. poco fa.

numero non disponibile. e va be', mi dico, chi è lo sfigato che è ancora in ufficio e mi chiama?
-ciao, come stai?
- bene. chi sei?
- sono michele...
- eh...
- forse non ti ricordi di me, ti rinfresco la memoria.
- eh...
- sono quello che un anno fa aveva sbagliato numero nell'inviare un messaggio, ricordi?
- ah sì.

{per inciso, ricevetti un messaggio che, più o meno, diceva: dai francesca, sei incazzata? purtroppo speravo di riuscire a liberarmi ma non ce l'ho fatta...fammi sapere se domani tuo marito non è in casa così ti raggiungo...in caso contrario faccio prendere un permesso in pausa pranzo ai dipendenti e ti scopo come non ti immagini nemmeno}
{per inciso, risposi: sarà contenta francesca che tu la scopi come neanche si può immaginare. per farglielo sapere, però, è meglio che tu mandi il messaggio a lei piuttosto che a me}

insomma il tipo aveva sbagliato numero...pirla, decisamente.
iniziò quindi a mandarmi messaggi dicendomi che poteva scopare anche me come neanche mi sarei immaginata (...) e che gli andava di conoscermi.
dopo aver riso per strada, da sola, stupendo i passanti e anche me stessa, gli risposi di accontentarsi di sua moglie e di francesca.

va be', oggi squilla il telefono.

- ti ho chiamato perché a me andrebbe di conoscerti.
- eh, capisco. ancora non ti basta tua moglie e francesca?
- no ma che c'entra...mi hai incuriosito e allora mi piacerebbe conoscerti. sempre che tu voglia.
- capisco. io invece penso di non averne voglia.  non ti conosco e va bene così.
- ah...ma posso chiamarti, caso mai tu cambi idea?
- ciao.

che vita avventurosa, la mia!












giovedì 4 giugno 2009

Senza titolo 345





faithless





notizia: la curia di milano, nel corso del 2008, ha ricevuto duecento domande di sbattezzo. altre duecento le ha ricevute in questi primi  cinque mesi dell'anno in corso.

un coso, un vescovo, ha dichiarato che questo succede perché la religione della chiesa di roma prevede una grande coscienza e, quindi, coloro che hanno chiesto lo sbattezzo sono persone problematiche e confuse che in fondo altro non cercano che d'essere convinti dell'esistenza di dio; compito di questa chiesa sarebbe proprio quello di dare risposte a questi poveri esseri disperati.

è un imbecille.

la raccomandata con ricevuta di ritorno, contenente la mia richiesta di sbattezzo, non nasce da problematiche o confusioni ma da una scelta precisa, meditata; non contiene alcuna richiesta di aiuto alla conversione né volontà di avere chiarimenti. è la mia scelta. non confusa, non problematica.

il problema, semmai, è loro. la palese dimostrazione di allontanamento non solo teorico e ideale dal pensiero religioso rappresentata dallo sbattezzo è indicativa di una volontà specifica e precisa.
non solo distacco dalle rappresentazioni terrene di questa confessione -e, sia chiaro, anche da tutte le altre- ma anche la scelta di non voler mischiare il proprio nome col nome di un dio qualunque.

che già è abominevole pensare che un bimbo nasca col peccato.
che già è assurdo che  si parli di bontà in nome di dio, che fa della sofferenza moneta di scambio per la remissione dei peccati.
che già i ministri di dio possono assumersi con buona pace la responsabilità di un generale allontanamento dalla religione che professano a parole ma non a fatti.

che già aspetto che mi si dichiari apostata e scomunicata.

in nome mio.


venerdì 23 gennaio 2009

Senza titolo 309






ma smettila



tutto questo piangersi addosso inizia a stancarmi.

gnegnegne e che due maroni. ne ho piene le tasche di persone che mi chiedono "come stai" per il solo gusto di inondarmi di parole e per poter finalmente dire -loro- quanto stiano male e quanto siano sfortunate e quanto la vita si sia accanita e diochestanchezza.

basta. io sto bene. si metta agli atti. se anche non fosse così sarebbero solo e unicamente fatti miei.

e che cazzo. ero in fila per prenotare delle visite e una mi si avvicina dicendomi: purtroppo noi (noi chi?) che abbiamo questo male ce lo terremo per sempre dentro.
intanto noi non esiste. io non faccio noi con nessuno. posso fare tu ed io ma noi proprio al momento non lo concepisco. il n'existe pas.
poi quale male e dentro  dove.
per ultimo contesto il per sempre. per sempre non esiste al mondo.

e così liquido la signora in questione e tutti quelli che non hanno alcun interesse ad ascoltare gli altri ma hanno solo bisogno di un contenitore in cui vomitare frustrazioni.

no. non è tempo per me di porgere il fianco.

meglio evitare di provocarmi lanciando messaggi subliminali, domandando per interposta persona, supplicando compassione e sperando d'essere compresi pur senza parole.

disprezzo l'orgoglio da due soldi almeno quanto il sorriso di circostanza e le parole vuote.

provo una vaga sensazione di repulsione verso chi non abbia ancora imparato, in età adulta, ad essere chiaro. intellettualmente onesto, sebbene non necessariamente coerente.
mi infastidisce chi sia irremovibile e non abbia il coraggio di cambiare idea e di dichiararlo, se necessario; sono intollerante verso chiunque abbia presunte granitiche certezze posate sul fango.
mi urta chi non si metta mai in discussione convinto di avere la verità in tasca e pronto a sputare sentenze salvo poi, ovviamente, sentirsi vittima della altrui incomprensione.


e questo è quanto. fino a prova contraria.







mercoledì 26 novembre 2008

Senza titolo 294





ego te absolvo



Ma tu pensa: la cattolicissima Spagna decreta che il crocefisso non debba più essere esposto nelle aule.

Ma tu pensa: ho scoperto il neologismo "cristofobia".

Dunque la storia è questa: quel tipo lì, oltre i Pirenei, prima ha autorizzato i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Cioè capisci? Due donne, due uomini, possono contrarre matrimonio e chiamarsi ufficialmente famiglia.

A prescindere da quel che io pensi dell'istituto matrimoniale (ma lo dico: è la contrattualizzazione di un amore e in quanto tale mi fa schifo), esiste il dato di fatto che lo stesso è previsto anche per le coppie omosex e che le stesse -in quanto famiglia- possano accedere a tutti i "privilegi" previsti quale, ad esempio, l'adozione.

Capita altresì che un giudice spagnolo sentenzi che una coppia composta da due  donne non possa adottare un bimbo -le motivazioni leggitele altrove- e in virtù di questa cazzata possa essere condannato a nove mesi di carcere.

Ma ritorno al fatto: il crocefisso deve sparire dalle aule scolastiche.

Perché?

Per rispetto. Rispetto, proprio rispetto per la pluralità culturale e sociale e confessionale.
Perché ricordo che le aule non sono chiese né minareti né moschee né templi ma, appunto, aule atte ad ospitare chiunque studi. Perché ci sono religioni iconoclaste per le quali l'immagine è blasfema, perché lo stato -compreso quello italiano- è laico e quindi aconfessionale e in quanto tale deve fare in modo che nessuno venga turbato e ferito (a meno che non cada un tetto, ovviamente. ma questa è un'altra storia).

Signor José Luis Rodrìguez Zapatero, lei ai miei occhi riscatta almeno parzialmente quel che i suoi antenati fecero nei secoli passati in nome di dio -riscatta ma non mi fa dimenticare lo scempio, sia chiaro- e, nonostante sia spagnolo e io non abbia particolare simpatia per il suo popolo, la stimo per questo.

Vivaddio, io al muro ho un uomo: Jim  Morrison. E quella tettina che vedi lì me la mangerei.



domenica 23 novembre 2008

Senza titolo 293




back to the wall




A volte penso che essere donne e femmine sia un compito, una missione.

Credo che comporti una fatica di vivere maggiore, anche grazie -e per colpa- di una sensibilità acuita.

Non mi piacciono le generalizzazioni, non mi piace quindi categorizzare uomini e donne; rimane il fatto che il dato è allarmante: continuano le violenze sulle donne, perpetrate anche da donne.

Guardavo il tg e ho scoperto che l'Italia -detta anche "il bel paese"- ha un record: il maggior numero di infibulazioni in Europa.
L'escissione totale o parziale del clitoride, delle piccole labbra, la chiusura parziale della apertura vaginale è una pratica alla quale vengono sottoposte migliaia di bambine ogni anno.

Perché? Non per motivi religiosi. Non esiste alcun dettato che preveda questo.
Molto più semplicemente è un atto di sottomissione, la negazione del piacere fisico, la discriminazione data dal pensare che una donna non infibulata sia una puttana.
Ecco cosa muove.

E' culturale, sub-culturale. E' tragico, vergognoso, laido. E' senza perdono.

Io credo che la sessualità sia uno dei più potenti motori delle umane relazioni, fatte non solo di atto sessuale crudo ma anche e soprattutto di sensualità, attrazione, interesse, predisposizione verso l'altro.

E il dolore inflitto, il baratro negli occhi di quelle bambine, il fatto che mai più potranno dimenticare e tanto meno tornare indietro mi fa male.

E odio. Odio madri, donne, troie frigide che infliggono alle figlie tanta inutile sofferenza privandole consciamente del piacere, per sempre.

Me ne fotto della cultura, me ne fotto delle tradizioni. Io odio.






 


martedì 18 novembre 2008

Senza titolo 291





guarda gioia, vai a farti fottere


ma proprio così, senza alcun rancore: vai a farti fottere.

non c'è niente di meglio della delusione, per me, per farmi dare il giusto peso a fatti e persone.

continuo a dire che le aspettative sono pericolose ma peggio ancora è deludere il minimo sindacale dei rapporti umani e dell'onestà individuale.

la mia base di partenza è la fiducia totale verso il mio interlocutore: io non dubito a priori, mi piace crederci, forse sono anche un po' boccalona (anzi un luccio, come diceva il mi' pa': io credo a tutto) però non riesco e non voglio imparare ad essere prevenuta verso le persone.

certo questo mio modo di essere è terreno fertile per chi invece vive di stronzate e sotterfugi.

ma quando, dopo aver sbattuto contro il muro dell'evidenza, riesco a comprendere d'avere di fronte non un uomo -una persona- ma un castello di cazzate allora è il momento di dire basta.

quel che mi fa ridere è che pare quasi sia tu ad avercela con me. per questo è bello mandarti a farti fottere.
tu e la tua marea di parole inutili.






Ma.
Leggo un libro che è colmo di amore (bellezza, hai voglia di dire che l'amore non serve).
La Erika mi diceva non è il momento, non leggerlo adesso.
Ma si sa -lo sa anche la Erika- io ho bisogno di contrasti forti per innescare la miccia della reazione.

Che tu sia per me il coltello

Sono seduta in cucina, al buio e in silenzio. Penso a cose insignificanti, ma con un certo ritmo. Ondate ermetiche che crescono dentro di me.
Non capisco perché stia ancora scrivendo, cosa sia questo impulso che non mi abbandona.
Dopotutto non mi dà alcun sollievo. Ogni volta giuro a me stessa di fermarmi un attimo prima che la mano apra il quaderno. Voglio capire. Ma la mano è sempre più veloce di me.
Cerco anche di non pensare a te.
Ma tu, naturalmente, sei sempre più veloce di me.






Proprio per questo dico: vai a farti fottere.
Dove vuoi, con chi vuoi.



{e avere la certezza, un'altra volta ancora, che solo una persona non mi ha mai deluso. ti voglio bene, col cuore.}

 


mercoledì 15 ottobre 2008

Senza titolo 277





e in un attimo io odio



Quel giorno che si è permesso di darmi uno schiaffo l'ho guardato e mi si è allargato un sorriso: è l'ultima volta che ti capiterà di toccarmi. Lui ha cambiato espressione, la rabbia in un attimo gli ha trasfigurato i lineamenti diventando terrore. Sapeva che non erano parole a salve.

Quella fu l'ultima volta che lo vidi; i primi tempi i suoi amici mi chiamavano a casa per dirmi quanto lui stesse male, sai somatizza, ha le allergie, dimagrisce a vista d'occhio, non riesce a lavorare. E io, dall'altra parte del filo, in silenzio fino a che anche le loro parole svanivano nel niente. Dopo qualche mese lui iniziò a chiamare mia mamma per dirle quanto mi amava, e quanto gli mancavo, e quanto era pentito, e non è mai successo e non succederà mai più. Mia mamma rispondeva con le mie stesse parole: è stata quella la tua ultima opportunità di toccarla.

E poi, per dirla tutta, mi offrì l'occasione per lasciarlo senza sensi di colpa. Vaffanculo così, senza neanche fiatare.


E oggi rientro a casa dopo una giornata tutto sommato lieve; a prescindere dall'incontro mattutino con la cimice che faceva la doccia con me -morire al mattino sotto la doccia- ho scambiato parole e sorrisi in pausa pranzo fra un pezzo di sedano e una scaglia di parmigiano.

Rientro, parcheggio, mi passa sopra la testa un telefono cellulare e una coppia cammina a passo sostenuto. Lei si inchina, io mi volto e chiudo la macchina. Attraverso e ho quei due di nuovo davanti, a una decina di metri. Cerco le chiavi di casa e con la coda dell'occhio vedo i capelli di lei che si allargano sulla testa, come Medusa. Non realizzo. Osservo, mentre loro camminano e io vado verso casa.

Un urlo soffocato, lui: chi è? E parte la mano a raggiungere la nuca di lei, che cade per terra.

Mi blocco. Immobile. Attonita. Lei muta. Si volta verso le macchine parcheggiate, lui le dà ancora un colpo e le fa sbattere il viso sull'auto. E lei ancora muta. E io anche. Lui è un armadio vestito con camicia bianca sopra i jeans, lei la conosco, lavora qui intorno.

Mi volto, affretto il passo e vado al comando della Polizia Municipale. Dico quel che succede. Mi volto e lui ancora la sta picchiando. Escono i poliziotti (sei dico sei, di cui tre donne) e mi seguono verso la coppia. Lui, indifferente, si allontana. I poliziotti fanno capannello intorno a lei: occhi neri, il viso tumefatto, piange.

Ci scambiamo uno sguardo, lei ed io. Io la compatisco. Vorrei accarezzarla, anche. Ma la compatisco.
Vado a casa.

Storie di ordinaria follia.
E chissà come mi guarderà, lei, quando sabato andrò nel laboratorio a fare le analisi.
Chissà se sarà in grado di guardarmi.
Io sosterrò te e il tuo sguardo, se vorrai.





giovedì 14 agosto 2008

Senza titolo 255





Parlando di famiglia inevitabilmente il mio pensiero va -anche- agli animali che mi hanno sempre accompagnata.

Questa in foto è Tina, la canina di mio fratello. Un bellissimo esemplare di cane corso, figlia della canona di mia mamma che si chiama Trilly, nonostante pesi cinquanta chili. Tina ora è più grande di sua madre.

Abbiamo sempre avuto cani, a casa.

Il primo che ricordo è Vagabondo: un animale senza razza, biondo e un po' storto, trovato da mio nonno in campagna, abbandonato. Venne con noi a casa e da quel momento fu chiaro che sarebbe stato il compagno dei miei risvegli prima dell'alba.

Io dormivo pochissimo anche da bambina. Andavamo in terrazza camminando al buio; posavo la manina sulla sua schiena e lui già sapeva dove andare. Mi sedevo sul pavimento e lasciavo ciondolare le gambe fuori dalla balaustra, aspettando il sole e il risveglio di mia mamma. Nel frattempo Vagabondo si prendeva coccole e baci.

E poi Spitz, boxer arrivato a casa per natale con un fiocco rosso al collo; Chara, splendida schnautzer gigante; Schatz, altro schnautzer. Daphne, una zecchetta ultima figlia di mia madre.

E altri animali, tanti altri insieme: cavie peruviane, coniglietti, un porcospino, gatti, uccelli di varia specie, topolini ballerini, un camaleonte, un'oca trovata dentro una zucca.

Per non dimenticare le canine di mia sorella, due chihuahua di nome Alice e Priscilla.

E i miei gatti. Due tesori splendidi. E Shit, il mio gatto nero del cuore.

Tutti, sia quelli che hanno vissuto anni con noi che quelli che per sfortuna sono durati poco, sono stati fortemente amati. Belli o meno, di razza o trovatelli, tutti sono stati desiderati e amati.

E poi leggo questo:

(ASCA) - Roma, 12 ago - In Italia ogni anno vengono abbandonati circa 135mila animali: 45mila cani e 90mila gatti. Un dato preoccupante che diventa allarmante quando il randagismo significa torture, sevizie e morte. E' quello che e' successo a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. Un cane randagio e' stato catturato da alcuni giovani bulli, legato, malmenato, seviziato, sodomizzato. Gli sono state rotte le costole, infilate le ossa nel petto fino a lesionare gli organi interni e dopo e' stato sotterrato vivo. A denunciarlo la Lida, Lega italiana per i diritti dell'animale. Il cagnolino, in fin di vita, e' stato soccorso da Assunta Dani Rametta, presidentessa dell'associazione Animalista Empedoclina Protezione Cani Randagi Onlus, e' stato portato dal veterinario, ma per lui non c'e' stato niente da fare.


Io vi odio.

Vorrei moriste nella stessa maniera.

Vi odio.