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domenica 20 novembre 2011

Senza titolo 444




le cose che non so

 



mi perdo nel letto

mi addormento alla rovescia in un sogno che ricordo solo convulso, non un viso non una mano non un bacio anche solo immaginato

e quando mi risveglio cerco almeno un orientamento

e non ne ho

non ho niente intorno, il letto si è espanso fino a diventare immenso, per contenere la mia irruenza

spalliere invisibili per proteggermi dai pericoli che non so, che non ho, che non vedo ma che tango con sensi che mi sono sconosciuti

non mi servono le mani non mi servono gli occhi

è una sospensione atemporale, un'angoscia latente

un silenzio che mi scoppia dentro

attendo

so che esisti, in qualche modo e in qualche luogo

so che esisto sempre, anche quando credo di non esserci per nessuno e di essere ostile

prendo atto di me stessa e di questi due metri per due


io ci sono

martedì 26 luglio 2011

Senza titolo 435



borderline


 



hai voglia di pensare di poter tenere tutto sotto controllo

più o meno: sensazioni, esternazioni, voglia di mandare a fare in culo più o meno esaudita, robe che si accumulano sulla scrivania e sulla donnina di acciaio che fa la guardia in camera, vestita a fine settimana di almeno cinque gonne e altrettante maglie e camicie

una risata di tanto in tanto, telefonate che si sprecano, tizi che dopo dieci giorni di silenzio vengon fuori chiedendoti se sei morta, battute che ogni tanto fanno anche un po' compassione e un riconoscimento implicito che viene proprio quando non te lo aspetti


e poi, quando senti che ce la puoi fare, sai che succede?

il terremoto. va' che culo.

imprevedibile e metaforico.


e allora non ti resta che correre

correre via, di corsa, filare per strada

respirare forte, guardarti intorno, esserci.

esserci, sempre.



 

sabato 23 aprile 2011

Senza titolo 428




frammenti


 



di giornate cui il silenzio ne diventa cifra

respiri che vanno via affaticati nella speranza di un sole altrove, mentre qui un cielo velato fa promesse che a stento riesce a mantenere

e io rimango qui

coi battiti al minimo e i sospiri in tasca
e quella velata malinconia aiutata dalla consapevolezza di non sapere
cosa fare
cosa dire
non reagire
e non aggredire
e non dire lascia stare

ieri pensavo a parigi
e all'idea di andarci a giugno
da sola
.
ma
evidentemente non mi bastava pensarci e ne ho parlato, e fra le mie parole si sono inserite parole altre che dicevano *andiamo insieme*
ho sorriso con un filo di imbarazzo sentendomi quasi legata
e non so che sapore abbia quella delusione silenziosa che ho avvertito

ma vedi, io non ho parole adatte
non ho neanche comportamenti comodi
sono spigolosa
ostica
e anche di più

poi chissà

 

giovedì 24 marzo 2011

Senza titolo 423









ça vas sans dire


 


e sì, ci sono delle cose che mi danno noia.

sono intollerante.

cose minime che si sommano le une alle altre senza riuscire a diventare una cosa grande né importante, no. ma che, nel loro piccolo, sono fastidiose come unghie graffiate al muro. robe che, se mi dovesse girare male, meriterebbero due ceffoni ben dati. così, per fare.

per esempio mi infastidisce molto collegare Antony Hegarty a quel povero, meschino e lurido topo -niente a che vedere con i topi dell'amico del vostro presidente del consiglio, sia chiaro-
la voce chiama immagini.
fotografie, suoni, parole, case disordinate, vento, mani nell'acqua e capelli bagnati -a proposito: hai fatto sparire feminae dalla rete. hai fatto bene-

vorrei che sentire Antony mi riportasse al concerto in una notte d'agosto alla Reggia della Venaria Reale
agli scritti di un ragazzo che conosco poco ma quel poco che ho visto mi è piaciuto
al silenzio di ore andate bene

e invece no.

ci sono i maneggi sottobanco, che in fondo sono così ingenuamente cretini da farmi ridere.

c'è questa stanchezza che mi porto dietro, ogni giorno di più; stanchezza che sa di stress, che riesco a dimenticare solo caricandola di altre cose da fare, altri impegni, altri pensieri per non pensarci.

e c'è anche una sottile linea di insoddisfazione -ma va'!- che dovrei iniziare ad edulcorare dandomi magari un po' di pace, lasciandomi un po' perdere.

e poi c'è dell'altro, che mi tengo stretto stretto.

sabato 13 novembre 2010

Senza titolo 411




pǝǝu ǝɥʇ ƃuılǝǝɟ



 



poche cose, quasi niente.
la mia vita, il lavoro, la fatica di vivere e lavorare,
due o tre grandi amori infelici,
quanta vanità e quanta tristezza nei bilanci, ora.
...
il vuoto forse, il vuoto più vuoto più vuoto,
quella vertigine filosofica che non sono mai riuscito a comprendere fino in fondo.




questo è Filippo Betto in Certi Giorni sono Migliori di Altri Giorni.
interposta persona.
poi è morto anche lui, l'anno scorso.

ci sono voci che mi gridano dentro, soprattutto quando ciò che sento intorno e dentro e in fondo è malinconia.
quella che mi fa dire che non voglio niente, non mi manca niente, non amo nessuno.
e in effetti sento solo il bisogno di non avere bisogni.
non ho voglia di uscire né di vedere gente,
non voglio mischiarmi né donarmi e, forse ancora peggio, non ho voglia di avere niente da nessuno.

non voglio essere amata, desiderata.
non voglio che nessuno senta la mia mancanza.

voglio, adesso, il vuoto pneumatico.
non so per quanto e neanche so perché.
magari domani non sarà già più così ma oggi, e oggi è l'importante, non ho niente da dare.

il mio instabile equilibrio
la mia emotività dirompente
il silenzio fatto di parole mute

solo questo, adesso.

 

mercoledì 1 settembre 2010

Senza titolo 404





she needs rain and a raincoat


 



stamattina sono andata dal medico, tanto per non fargli sentire troppo la mia mancanza.

ho esordito dicendogli: tanto sto bene, è inutile che mi guardi così.

il mio medico è un medico vero, forse anche troppo. di quelli che non fanno diagnosi e refertazione telefonica, che non prescrive medicine consigliate dal vicino di casa, che se non faccio le analisi del sangue a scadenza bimestrale mi chiama esortandomi, con tono ben poco rassicurante, ad andare in studio.

dunque, dopo avergli detto detto *tanto sto bene* stavo per sedermi e ho  fatto in tempo a notare una sua espressione di disappunto prima di vederlo, all'improvviso, al mio cospetto.
ovvero stavo svenendo senza neanche accorgermene.
ho visto solo i pallini bianchi e neri nell'aria e poi lui.

sono andata via da quello studio con un fascio di foglietti, dopo aver prestato giuramento di misurare la pressione tutti i giorni per sette giorni con l'impegno di portargli gli esiti all'ottavo giorno;  fatto ciò sono rientrata in ufficio, va' che lì si sta bene...


ho il senso di stracciamento, in questi giorni.
anche una manciata di malinconia.
magari solo un fatto ciclico, probabilmente ogni tanto ci sta anche quel briciolo di tristezza che stempera il mio essere a self-made woman e mi ricorda che no, non sempre basto a me stessa.


.

 





 

domenica 25 ottobre 2009

Senza titolo 370


 



parole buone




>defrag M.*


pochi, pochissimi elementi da prendere in considerazione in questo momento

>accorpare i files utili_eliminare i files corrotti_press a key to start



e ricominciare come ogni giorno da chi ha le parole buone per ogni più piccolo dolore

una bella domenica di venticinque ore, l'aria frizzante riscaldata da un sole ormai stremato e suoni che fanno vibrare ogni fibra di questa struttura di acciaio e cristallo che conserva a vista il meglio dei miei pensieri fra musica e parole

io che non amo le raccolte e il meglio di -ché non esiste raccogliere il meglio, vista la volatilità di quanto è meglio- io posseggo questo giocattolo che mi rigira le parole in bocca e me le mischia a voce alta senza far caso al silenzio che circonda la città

e allora mischio anche io

mischio riunisco e deframmento senza soluzione di continuità e lancio fili così lontani da non vederne più il capo e sì, anche a lei sarebbe piaciuta la versione di quella canzone della ragazza di quando lei era ragazza, e anche a lui che chissà cosa starà facendo ora ma non ci voglio pensare perché in fondo non è importante pur rimanendo sempre il migliore ma il meglio non si può raccogliere e pensare di stringerlo equivale a perderlo

e il concetto di noi si esprime e si comprime diventando silenzio


 

noi sereni e semplici o cupi ed acidi,
noi puri e candidi o un po' colpevoli
per voglie che ardono:

noi cerchiamo la bellezza ovunque.

e noi compresi e amabili o offesi e succubi
di demoni e lupi, noi forti ed abili
o spenti all'angolo:

noi cerchiamo la bellezza ovunque.
e passiamo spesso il tempo così,
senza utilità (quella che piace a voi)
senza utilità (perché non serve a noi)




 

mercoledì 14 ottobre 2009

Senza titolo 368


 



piccole cose





stamattina all'alba l'omino dell'acqua mi ha chiesto se avevo già messo il naso fuori da casa; un attimo dopo mi ha squadrata e -vedendo che avevo il pigiama addosso- ha capito che no, non lo avevo fatto.

fa un freddo che non le dico, sa? si copra bene, ha detto,  e meno male che mi ha avvisata.

è da lunedì che fa freschino e che patisco il freddo. quindi ho indossato le calze e gli stivali, oggi. ho ufficialmente dichiarato l'inizio dell'autunno. domani la temperatura andrà sotto lo zero, potrei anche valutare di metter su il piumone.

quanto amo questo tempo. oggi, mentre mi spogliavo seduta sul letto di fianco al termosifone, l'ho sentito caldo. ho sorriso che era tanto che non sorridevo così.

 





e sì che sono preoccupata. domani mi bucheranno. ogni volta dico che non ne posso più e in effetti sono stanca di tutti questi controlli. almeno so che non ho -ancora- nessun male che faccia davvero male. il pap test ha detto che va tutto bene e questo mi ha sollevato, visto che ogni volta aspetto il referto come se fosse il giudizio universale. mi si apre un ventaglio di ricordi che non vorrei avere, immagini di sofferenza inaudita e inutile, lamenti e giornate tese e preoccupate, medicine e morfina e qualunque cosa servisse a sedare.
e poi quella domanda. quella. aiutami, solo tu puoi farlo. non posso mamma, non posso.



 





la contraddizione del giorno è stata vedere il personale che si occupa della pulizia nella mia azienda per strada, in sciopero. per contro l'AD è stato intervistato dal tg, a teatro. 
la tramvata vs la traviata.

lunedì 13 luglio 2009

Senza titolo 352





tired, but...




è che mi prende la stanchezza e arrivata  a questo periodo dell'anno faccio davvero fatica a fare qualunque cosa

eppure, guarda caso, ho impegni di lavoro straordinari e impegni di famiglia che neanche potevo immaginare

e non posso dire di no, non me ne occupo
non posso neanche dire 'pensaci tu', no
ci devo pensare io, a volte coadiuvata da altri ma in sostanza da me ci si aspetta che abbia idee, iniziative, forza, voglia
 
ci si affida
che novità

che poi quando sono tanto stanca succede qualunque cosa: si cambiano uffici, strutture, attività
si lavora per rinnovare contratti e per fare accordi, si tira fuori la grinta nascosta in qualche anfratto fra la pelle e il cuore

e nel cuore ho soprattutto una piccola donna che sta passando giorni infelici e pieni di ansia, con la certezza di aver fatto la scelta giusta, il rimpianto per i sogni scoppiati come bolle di sapone e la paura di non farcela

tutto il resto è in frammenti: una sottile malinconia che sistemo ogni giorno sotto i tacchi, una linea di tristezza che ogni tanto mi attraversa gli occhi, un silenzio coperto da uno spessore di parole a volte inutili, altre desiderate e necessarie, altre ancora sottaciute nonostante tutto

e così aspetto che finisca questo mese e inizino i giorni solo per me

e la malinconia, la tristezza e il silenzio, chissà se anche loro andranno in vacanza


lunedì 11 maggio 2009

Senza titolo 340






quando sente male lei stringe i denti e tenta di sopportare.

si toglie il fiato, si toglie il sonno, si toglie la pelle.

si veste di altro. apre l'armadio delle paure e sceglie l'abito giusto per la bisogna, socchiudendo gli occhi per non rimanere affascinata da quell'urlo che la richiama all'ordine e al massacro.

nuda, allo specchio osserva quel piccolo foro sul plesso solare. ci infila due dita allargandolo un poco. sfila una spina, sanguina appena. e, inutilmente, continua a pungersi la punta delle dita.

lei non sa chiedere aiuto. a volte non sa neanche parlare. lei vaga muta di sensi tacendo il bisogno di sollievo che nessuno riesce a donarle.

lei tace mentre dentro si riempie di spine.

lunedì 4 maggio 2009

Senza titolo 338





e poi mi ritrovo a esaminare dinamiche ormai non più mie con la voglia di non avere memoria e con la malsana sensazione di aver perso molto più di quanto avrei potuto permettermi
a riprendere pensieri che speravo persi mentre, come una nenia intransigente, qualcosa ripete *quanta magia sprecata*
a rivedermi altra rispetto al mio passato recente solo per riuscire a vedere i passi falsi, il momento del decollo e quello del tracollo, il germe della follia sparso in ogni comportamento, l'umanissima voglia di essere preda e possesso, l'orrore e la crudeltà di frasi buttate lì con tono accondiscendente mentre gli artigli si ritraggono porgendo una carezza inutile perché non consolatoria, perché è dei graffi che ho bisogno
c'è che mi sto intossicando di me
mi giro intorno in cerchi sempre più stretti con l'intenzione di urtarmi
c'è che voglio provocare una collisione forte che possa fare esplodere questo nucleo fastidioso e indisponente, che continua a distillarsi in succhi amari e indesiderati
c'è che l'unica salvezza è salvarmi da me stessa
imparare a sottrarre anziché addizionare
dividere anziché moltiplicare
sedare anziché risvegliare
e, in controsenso, urlare anziché sussurrare
aspettando il momento in cui, con una semplicità impressionante, mi volterò indietro guardando amorevolmente  un'altra spoglia di me donata alla terra e al fango; un esserino  esiguo e consunto e bruciacchiato, buttato lì come un vestito stropicciato
mi chinerò a baciarlo parlando d'amore
affrancandomi dall'amore una volta ancora
salva.

martedì 24 marzo 2009

Senza titolo 328




{in utero}



guarda come si mischiano i pensieri.

sognavo, oggi. sono rientrata a casa in frammenti, stanca dopo una notte passata a sentire il vento fra le sedie in terrazza e le piante che si rovesciavano e scorrevano. immersa nella tempesta ho perso il sonno e altre cose.

mi perdo.

sognavo mia mamma. la sognavo alle prese con mia sorella bambina e con la mia anima persa dietro ad un topo. lei guardava il topo e gli parlava, io guardavo lei e mi chiedevo cosa pensasse il topo. io tacevo. io lasciavo fare. e mi raccoglievo.

una canzone. così lontana nel tempo e nello spazio e nei ricordi e così prepotente a rientrare nei miei occhi, portandosi dietro luci altre, voci altre, altre persone. malizia. in ogni senso. altra storia impossibile, altri frammenti persi non so più dove, annegati in un mare di distanza. una scelta sofferta, al solito. e a domandarmi perché tutto il bello debba essere sofferto ho regalato almeno una vita.

loro due che ballavano in salotto, gli occhi legati e le mani che correvano sulla schiena. lui ed io immersi in un pomeriggio di luglio con il caldo rotto da un condizionatore che non riusciva ad asciugare due corpi nudi e sudati e desiderati e voluti cercati avuti posseduti. tutto. tutto quello che avrei voluto, tutto quello che avevo, tutto quello che si è consumato. un amore bagnato, a termine, di quelli che si ricordano con il sorriso. e ho messo la parola fine perché non riuscivo a reggere tutto quell'amore. davvero, non riuscivo. proprio quando tutto sembrava distendersi, diventare finalmente un po' più semplice, io non ce l'ho fatta. senza rimorsi, è solo finita.

no, non ci sono analogie se non forse la distanza oggettiva. perché io non ho scelto niente. non ho voluto, non ho cercato, non ho chiesto. ho percepito. ho preso finalmente a piene mani quanto mi si offriva, in qualità di vita e brividi a secchiate. ho solo dato tutta me stessa. ho lasciato fare, mi sono lasciata sfogliare fino a rimanere svelata. e ora ho freddo. mettimi su qualcosa. magari solo un bacio.

 


domenica 8 marzo 2009

Senza titolo 322







c'è una canzone che non conosco, che ho sentito cantare alcune volte da una voce che vorrei fosse anche mia
le poche parole che ricordo mi frullano in mente già da tempo, come se dovessi assumerle come mie
un po' lo temevo
forse un po' lo sapevo
probabilmente lo sentivo

{è solo un piccolo dolore}

se chiudo gli occhi sento i tuoi contorni
ti ho toccato cieca per memorizzare ogni anfratto e curva e asperità del tuo corpo
potrei disegnarti bendata
ti ho osservato al buio e ho ascoltato il tuo respiro
ho avuto caldo e poi freddo e ancora caldo
mi sono addormentata come una bambina trattenuta da braccia inconsuete
e quel desiderio di essere tenuta stretta  mi blocca il respiro, ancora

e tornare a casa
vuota di suoni e colma di emozioni
sentendone ancora l'aria densa e rarefatta di parole
buone calde taglienti come una lama gentile
parole che non hanno risparmiato niente
incisive e incidenti quanto le mie

mi sono lasciata guardare senza vergogna
nuda senza lasciare istanza al pudore
inondata dai tuoi occhi attenti
immobile per quanto possibile
silenziosa per quanto concedibile
impaurita e tremante per quanto sentivo succedere





mercoledì 31 dicembre 2008

Senza titolo 304





un cuore grande così



questo è stato un anno d'amore.

amore per me stessa.
così fragile proprio nel momento in cui ci sarebbe stato bisogno di tutta la mia forza; momenti in cui non ne ho avuta neanche per accudire non solo i miei sensi ma soprattutto il mio stato, giorni e mesi di mancanza di fiato  e dissolvenza, attimi in cui ho pensato di non farcela fisicamente a sopportare tutto e poi il guizzo per riuscire ad infondere nel mio prossimo -il mio amato prossimo, non il mondo intero- fiducia e parvenza di forza. e così ce l'ho fatta, senza fiato ma ce l'ho fatta.

amore perduto.
ché alla mancanza di mia mamma non riesco a rassegnarmi; ho vissuto una vita staccando uno ad uno i petali di rosa, conservandoli in luoghi nascosti e inaccessibili dentro di me, con la certezza di non poter sopravvivere  alla mancanza più grande. poi è mancata, la più grande. non sono riuscita a piangere, lasciando che il personaggio si anteponesse alla persona e facendo sì quindi che di me si notasse la parte impenetrabile e altera. è servito a ricostruire dall'interno un'impalcatura che, seppur fragile, è riuscita a portarmi oltre un dolore così incommensurabile. ora è come un nucleo trasparente che vaga fra lo stomaco e il cuore, che si inserisce nei pensieri e che a volte mi dà fastidio. ma non si fa senza.

amore labile.
come un fuoco fatuo, come provare ad accendere un camino con la legna umida, tanto fumo e poco calore. così poco che, pur di crederci, l'ho inavvertitamente mischiato alla umana compassione nei confronti di chi palesemente è più debole di me. amore verso chi parla d'amore sperando che le parole da sole siano sufficienti e contraddicendole ad ogni pie' sospinto. di questo amore sono ancora capace perché è rimedio al rancore, la panacea contro quel filo di cattiveria che mi affiora sulle labbra misto ad un sorriso sarcastico e a me il sarcasmo non piace.

amore tenero.
quello che mi fa sorridere dentro, che senza fatica è riuscito a scavarsi una nicchia e lì se ne sta tranquillo e dispettoso. mi urta appena facendomi rigirare all'improvviso e mi sorprende con un sorriso ineguagliabile che mi fa dimenticare tutto almeno per un attimo. quell'amore di cui dovrebbero essere piene non solo le fosse ma anche gli occhi, l'amore verso il sasso nella pozza d'acqua che sembra cheta fino a che disegni di cerchi concentrici non la agitano. l'amore soffio di vento che increspa il filo e fa venire i brividi. l'amore che non è per sempre ma è sempre.

amore amante.
di una notte e un giorno, di un viaggio improvviso e nodi da sciogliere, di sbandamento e capogiro; amore emozionale così forte da sentirne ancora il sapore in bocca e così veloce da non distinguerne più il profumo. di quello senza prova contraria, che nasce e finisce nel momento in cui si voltano le spalle ma che riesce comunque a lasciare traccia. sabbia che si disperde fra le dita lasciando qualche granello sotto le unghie, amore in frammenti e piccoli particolari essenziali.



...si addormenterà per svegliarsi, pochi istanti dopo, nella luce accecante del nuovo giorno.
ma fra qualche ora, fra un giorno, forse fra tre o cinque o vent'anni,
sentirà una fitta diversa prendergli il petto o il respiro o l'addome.
nonostante siano trascorsi tanti anni, o solo un'ora,
ricorderà il suo amore e rivedrà gli occhi come li ha visti quell'ultima volta.
allora saprà, con una determinazione commossa e disperata, che non c'è più niente da fare.
pvt





domenica 30 novembre 2008

Senza titolo 296





dedicate to her     




Lei avrebbe scritto un racconto o forse anche costruito una vita fatta di castelli di carta e barchette a vela spaccaghiaccio  e avrebbe disegnato cuori sulla neve e lasciato impronte di piedi gelati sfidando il calore solo trattenuto dall'epidermide sottile e candida, liscia.


Lei avrebbe insegnato la naturalezza delle cose impastando la torta di mandorle, aggiungendo gli ingredienti poco per volta e assaggiando come i bimbi l'impasto intingendoci l'indice dentro e portandolo alla bocca incantandosi poi accovacciata davanti allo sportello del forno a guardare la torta lievitare.


Lei avrebbe parlato con gli alberelli in terrazza che sembravano in montagna, con la neve posata sugli aghi e sulle piccole cime e si sarebbe persa a cercare la forma segreta del ghiaccio e del muschio, avrebbe cercato la cimice che aveva deciso di svernare sulla salvia constatando con sollievo il decesso della stessa e accarezzato i ciclamini trasformati in bucaneve.


Lei avrebbe perduto lo sguardo sulla cascata di luci e stelle colorate neanche fosse stato natale, lampi improvvisi che da terra portavano al cielo carico di speranza di neve ancora neve e freddo, si sarebbe riscaldata davanti ad un fuoco fatto di tronchi secchi e avrebbe portato con sé l'odore di legna bruciata come quello della giacca color della terra.


Lei avrebbe potuto addormentarsi sul letto ancora disfatto, così grande da apparire addirittura immenso e così freddo da sembrare mai usato e così suo da non poter essere confuso con nessun altro letto e così coperto di parole dette e non dette e sussurrate e urlate che a stento non se ne sentiva l'eco, avrebbe nascosto il libro sotto il cuscino e si sarebbe lasciata coprire dai sogni.











 


domenica 9 novembre 2008

Senza titolo 288




it's useless anyway



E' stato casuale ma sono riuscita a indovinarne il senso.
Il senso inutile di un dolore sordo e cieco, un colpo sparato a caso e -guarda caso- lì c'ero proprio io.

Mi sono risvegliata sentendo il sapore delizioso del sangue in bocca.
Il delicato gusto dell'incanto che svanisce proprio mentre sono pronta a fare fuoco.
La fragilità della pelle quando le unghie infieriscono amorevolmente.
Il profilo aspro, il naso ebreo, le righe tondeggianti intorno alla bocca, i capelli sistemati con le bombe a mano.

Passo la lingua sui denti, i canini hanno la loro forma usuale.
Sollevo la testa dal cuscino, punto i gomiti sul materasso e continuo a sentire un respiro.
Ho mani nervose e contratte.
Ferma e immobile inizio a sentire i muscoli guizzare.
Concepisco l'assenza in concreto e in essenza.

Apro la bocca e al posto della parola una goccia di sangue fra le righe delle lenzuola.
Quindi ne ho ancora.
E mi alzo lieve e l'acqua mi utilizza come trampolino di lancio.
Splash.



.








lunedì 27 ottobre 2008

Senza titolo 283






sei tu che desideri ardentemente una roba che c'è per metà.
una cosa improvvisa e sorprendente.
ma a metà.

questo vorrà pur dire qualcosa.





Seziono questi giorni in frammenti, sfiancandoli e spossandoli e attendendo che, con un fil di voce, mi chiedano d'essere riposti.

Esamino da prospettive inusuali per evitare di cadere nel tranello del senso di colpa o del rancore.
Sono certa, una volta di più, che non ci sia un senso logico ma neanche cattiveria.
Forse un briciolo di opportunismo -che difficilmente perdono- riesco a scorgerlo, ma ho anche una sportina di giustificazioni da opporre.

Nuoto in un liquido amniotico per niente consolante, senza nutrienti né lenitivi, cercando un sapore qualunque ma che sia un sapore.
Fra lineette di febbre da due soldi passo dallo sgomento al sorriso puro, un po' sfibrata ma con la volontà di non lasciarmi vincere.




sei il tuo baricentro.
non dimenticarlo.