Visualizzazione post con etichetta è che oggi gira così. Mostra tutti i post
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sabato 3 settembre 2011

Senza titolo 438




ci sono cose


 



ho conosciuto gente che si prendeva estremamente sul serio.

roba che, a fronte di qualunque parola, aveva un'alternanza nella mimica facciale da far timore.

gente che, a guardarla, a volte mi incazzo e altre volte sento la risata che mi scoppia in bocca e i peli che fanno la hola alla sola idea di prenderla per i fondelli.

boccaloni, insomma (cit. Enrico Palandri - Boccalone - storia vera piena di bugie - roba che ci si deve passare fra le pagine per sorridere e, fin troppo spesso, riconoscersi).


questa stessa gente, in genere, nutre un interesse civile pari allo zero.

possiede un minimalismo di pensiero da fare invidia ad un'ameba, così compresa nel cercare di prevenire l'eventuale schiaffo del soldato da non riuscire più a guardarsi intorno; così presa dal tenere atteggiamento circospetto, così convinta che tanto *sono tutti uguali* da riuscire a prenderla nel culo ogni tre per due.


vi odio perché mi rendete il gioco facile.


provate, in uno dei vostri rari ma probabili momenti di lucidità, a comprendere che il nemico siete voi. il vostro nemico, intendo dire.

basta piagnucolare, non affrontare, fare gli strafighi, smorfieggiare convinti di non essere visti.
basta tacere, basta girarsi dall'altra parte.
basta.


avete, ora e sempre, qualche occasione di riscatto sociale.

io, e quelli come me, vi intortano solo perché glielo lasciate fare.


non è mica cattiveria: siamo solo stronzi.






 

mercoledì 17 agosto 2011

Senza titolo 437



il faut faire comme ça


 



ho pensieri che cambiano

la bellezza sta nel fatto che non mi sento  in imbarazzo a modificare le mie opinioni, né credo di avere la verità in tasca

con molta, molta naturalezza evolvo e modifico e rifletto
sbaglio, anche, e farlo a volte mi dà uno smisurato piacere


il silenzio, ho imparato, porta in grembo onde capaci di scivolare ovunque, buone per allertare i sensi e permettere al respiro un'ampiezza che da un po' non riuscivo a concedermi

c'è sempre qualcosa -je ne sais que dire- che mi lascia perplessa per un po' prima che riesca a venir via da un groviglio solo mio, e non c'è niente da fare: non ci voglio nessuno dentro, voglio che sia tutta mia la responsabilità di annodare e stringere e sfilare e poi all'improvviso sentirmici stretta

e andare via prendendo in mano quelle poche cose alle quali non rinuncerei per quasi niente al mondo


 



poi verrà anche il tempo di riprendere qualche dialogo interrotto
di riannodare fili stracciati da mani incaute
vestire abiti nuovi o lisi di vita

tempo, poco tempo ma quanto basta per perderne ancora un po'

seguendomi

mercoledì 13 luglio 2011

Senza titolo 434



hate summertime


 



c'è che fa caldo anche se piove

illude quest'acqua, non riuscendo a liberare il respiro dalla coltre bollente che sì, a luglio sarà anche normale, ma a me non piace comunque

e vedo gente ansimante e appiccicaticcia che ancora riesce a sprecare fiato dicendo di amare l'estate
mentre si sventola e si sveste e si deterge con salviette ormai sfatte

non mi piace
non mi piacete
non vi capisco e neanche mi interessa farlo

muoio un po', almeno fino a settembre

 

domenica 26 giugno 2011

Senza titolo 433



I'm a dreamer



 



e tu, tu lo sai fare?

farti prendere da quell'attimo che gli occhi visualizzano come follia mentre gli altri sensi si allertano e sfrigolano

dire sì senza esitazioni



sai quei pensieri che colgono alla sprovvista

quelli che fottono il pragmatismo aggirando ostacoli e sbarramenti e schiere di forse

quelli che mettono al bando il condizionale e fanno buttare al vento esitazioni e impegni

lo sai fare?

io sì



 

lunedì 6 giugno 2011

Senza titolo 432






e se domani...



 



e se oggi mi domandassi che ne sarà di tutte queste cose
di queste sensazioni che non hanno confini
di tutte le parole sputate addosso come petali
delle emozioni che fanno capolino dalla coltre di polvere che accuratamente s'è posata
su ogni frammento difficilmente controllabile


e se mi scoprissi meno risoluta
meno pragmatica
meno rigida nel non permettere ad altri di fare dire baciare
meno controllata nelle reazioni e molto meno introspettiva
meno piena di me stessa nel momento in cui mi rendo conto che un vuoto da qualche parte ci dev'essere


se evitassi di pensare che un giorno tutto questo potrebbe far male
che mi si potrebbe rivoltare contro
che in fondo non ne ho bisogno
che stare nella norma è la risposta buona per tutte le volte che mi si domanda come va
che allontanare è meglio che trattenere


se non mi sentissi snaturata ad aver premura per altri che non siano me

se provassi a lasciar fare senza necessariamente trovare una ragione logica

se mi lasciassi andare



se




 

lunedì 2 maggio 2011

Senza titolo 429




good taste


 



per caso
senza ricerca

ci sono ciotoli che conducono da qualche parte che non so

briciole che non sono neanche così convinta di aver lasciato io
devono aver segnato una strada

una sequela di non so e non ricordo
qualche no accennato ché non si sa mai
e una risata che scappa dai denti

domande che si fanno sempre più strafottenti
un rossore accennato e imprevisto
richieste alle quali non so dare risposta e lasciarmi senza parole è un segreto svelato ai miei occhi

non so

c'è qualcosa che mi lascia perplessa
ma va bene così

io non voglio sapere tutto
io non sono per tutti

e mi piace

 

mercoledì 6 aprile 2011

Senza titolo 425




blood

 





è un passaggio profondo, che mi ha segnato molto. ne avevo parlato nel 2008 su un blog molto bello, l'unico blog non [solo] mio a cui io abbia partecipato.
mi piace, è mio, è qui.
ecco.


 










Apro un varco nello stomaco stando attento a non stracciare la pelle.



 



Incido una Y risalendo verso le cavità glenoidee, a destra e a sinistra.



 



Scosto i lembi e vedo dentro un Universo immobile e attendo il Caos.



 



Non lo aspetto a lungo: mi salta in mano il fegato accompagnato da un reflusso di bile come spinto con forza da mille omini piccoli e ignobili.



 



Si solleva lo sterno e mi scopre i polmoni, contratti e espansi sotto la cassa toracica.



 



                    Oh, il cuore.



 



Tutti corrono intorno al cuore: globuli rossi a iosa, i bianchi che montano di guardia armati di fionde cariche di piastrine, si allungano anche i villi verso il moribondo, l'esofago si stringe e neanche la saliva riesce a passare oltre.



 



Mi guardo le mani. Opera mia, questa vita. Plasmata con queste mani, afferrata e raggrumata fra le dita che si spostano gravi e incidenti sopra ogni cosa.



 



                    Che io segno. Io. Sempre. Segno.



 



Guardo le mani e sono mie. E le guardo mentre si avvicinano a questo enorme buco dal quale inizia a defluire sangue e qualcosa.



 



Si infilano dentro e scavano, scuotono, muovono e scompongono.



 



                    Mischiano dentro.



 



                    E si avvicinano al moribondo. Lo stringono.



 



Apri. Chiudi.



 



Apri. Chiudi.



 



                    Tum. Tum. Tum. Tum. Tum.



 



 



Ora sono pronto.




 



 



<<Sacrosantamente vero>> borbottò Fratellino. <<Nessuno vale i tuoi stivali. Neppure il maresciallo maggiore Edel. Sei il più bel soldato dell'esercito>>




 


.



.


 


di che cazzo stai parlando?: avermi dentro

giovedì 24 marzo 2011

Senza titolo 423









ça vas sans dire


 


e sì, ci sono delle cose che mi danno noia.

sono intollerante.

cose minime che si sommano le une alle altre senza riuscire a diventare una cosa grande né importante, no. ma che, nel loro piccolo, sono fastidiose come unghie graffiate al muro. robe che, se mi dovesse girare male, meriterebbero due ceffoni ben dati. così, per fare.

per esempio mi infastidisce molto collegare Antony Hegarty a quel povero, meschino e lurido topo -niente a che vedere con i topi dell'amico del vostro presidente del consiglio, sia chiaro-
la voce chiama immagini.
fotografie, suoni, parole, case disordinate, vento, mani nell'acqua e capelli bagnati -a proposito: hai fatto sparire feminae dalla rete. hai fatto bene-

vorrei che sentire Antony mi riportasse al concerto in una notte d'agosto alla Reggia della Venaria Reale
agli scritti di un ragazzo che conosco poco ma quel poco che ho visto mi è piaciuto
al silenzio di ore andate bene

e invece no.

ci sono i maneggi sottobanco, che in fondo sono così ingenuamente cretini da farmi ridere.

c'è questa stanchezza che mi porto dietro, ogni giorno di più; stanchezza che sa di stress, che riesco a dimenticare solo caricandola di altre cose da fare, altri impegni, altri pensieri per non pensarci.

e c'è anche una sottile linea di insoddisfazione -ma va'!- che dovrei iniziare ad edulcorare dandomi magari un po' di pace, lasciandomi un po' perdere.

e poi c'è dell'altro, che mi tengo stretto stretto.

sabato 15 gennaio 2011

Senza titolo 417



di cosa parliamo quando parliamo d'amore


 



...l'amore fisico, quell'impulso che vi spinge verso qualcuno di speciale, e anche l'amore per l'essere dell'altro o dell'altra, per la sua essenza, per così dire.
l'amore carnale e be', chiamiamolo pure con il suo nome, l'amore sentimentale, la cura e l'affetto quotidiano per l'altra persona.
ma a volte ho grosse difficoltà a fare i conti con il fatto che devo avere amato...




è un passaggio tratto da un libro di raymond carver.

ci ho riflettutto un solo secondo passando dalle parole de la canzone dell'amore perduto, appena sentita, e la connessione con questo libro è stata logica.


ogni volta che smetto di amare mi dimentico di avere amato.
di averne la capacità, la forza e soprattutto la voglia.
io non so cosa sia l'amore, se non amo.
quindi non ho mai amato.
un sillogismo semplice semplice, magari un po' forzato lo ammetto, ma tant'è.

facendo proprio un sacrificio -inutile- di memoria, credo che risalga a due anni fa l'ultima volta che ho sentito un dolore lieve, un fastidio sottile, il mal di vivere che induce l'amore.

ero impreparata, forse anche un po' stanca.

ci vuole un corso di preparazione, training autogeno, palestra e fiato, tanto fiato.
fino a che ci si rende conto di quanto sia tempo sprecato.
fino a quando ci si accorge di quanto il distacco sia la vera forza.

ora puoi arare e concimare quanto vuoi, nemico: qui non è terreno fertile.



vorrei dirti, ora, le stesse cose
ma come fan presto, amore,
ad appassire le rose
così per noi.


 

mercoledì 12 gennaio 2011

Senza titolo 416




on the road



 



c'è che, nonostante il silenzio che ultimamente è la mia cifra principale, io vedo, guardo e sento.

la mia attenzione è attratta dalla gente, da quella che incontro per strada e da chi invece per strada ci vive e non certo per scelta.

guardo la mia città divisa in due dalla paura.

i lavoratori della fiat e dell'indotto -che sono decisamente molti, molti più dei dipendenti di mirafiori- sono terrorizzati dal cappio che pende sopra la loro testa, pronto a tendersi e a strozzarli.

sono per strada e parlano, urlano, piangono; oppure ostentano tranquillità, fiducia, sopraffatti da una sorta di sindrome di stendhal verso un uomo che vorrebbe portare una ventata di modernità che accompagni con cura i lavoratori verso il passato, quello in cui esisteva il padrone.

che termine desueto, né? il padrone. eppure.

c'è chi in strada muore. bambini, barboni, tossici.
ché oggi si muore di fame, di stenti, di freddo.
si muore di indifferenza.

si muore anche sotto un treno.
paolo ha scelto di fare così: dicono le telecamere della stazione che, prima di fare il salto contro il treno merci di passaggio, abbia fatto due telefonate che dai gesti parevano concitate.
poi ha rimesso il telefono in tasca, ha tirato su il cappuccio del giubbotto, si è girato e via.
non ne è rimasto niente.
solo il video.
intorno disperazione, dentro tutti, dentro ciascuno di noi che lo conoscevamo ma anche dentro ogni persona che sappia cosa sia il tormento.


la notizia di paolo mi è stata data mentre passeggiavo incantata fra le vie di praga.
così, scendendo dal castello verso via neruda, paolo si è disperso in me.
e io mi sono persa per praga, con il pensiero di lui dentro e gli occhi pieni di bellezza e disperazione.


praga, la bellezza.
il contrasto.
l'occupazione.
il regime.
la polizia segreta.
la censura.
la rivoluzione.
la liberazione.
e ancora la bellezza.





 

sabato 13 novembre 2010

Senza titolo 411




pǝǝu ǝɥʇ ƃuılǝǝɟ



 



poche cose, quasi niente.
la mia vita, il lavoro, la fatica di vivere e lavorare,
due o tre grandi amori infelici,
quanta vanità e quanta tristezza nei bilanci, ora.
...
il vuoto forse, il vuoto più vuoto più vuoto,
quella vertigine filosofica che non sono mai riuscito a comprendere fino in fondo.




questo è Filippo Betto in Certi Giorni sono Migliori di Altri Giorni.
interposta persona.
poi è morto anche lui, l'anno scorso.

ci sono voci che mi gridano dentro, soprattutto quando ciò che sento intorno e dentro e in fondo è malinconia.
quella che mi fa dire che non voglio niente, non mi manca niente, non amo nessuno.
e in effetti sento solo il bisogno di non avere bisogni.
non ho voglia di uscire né di vedere gente,
non voglio mischiarmi né donarmi e, forse ancora peggio, non ho voglia di avere niente da nessuno.

non voglio essere amata, desiderata.
non voglio che nessuno senta la mia mancanza.

voglio, adesso, il vuoto pneumatico.
non so per quanto e neanche so perché.
magari domani non sarà già più così ma oggi, e oggi è l'importante, non ho niente da dare.

il mio instabile equilibrio
la mia emotività dirompente
il silenzio fatto di parole mute

solo questo, adesso.

 

domenica 26 settembre 2010

Senza titolo 407





vedi alla voce: amore


 



a david grossman devo il titolo.

ho questo libro fra le mani da almeno due mesi; non riuscivo ad andare avanti, bloccata forse dai troppi voli pindarici contenuti nella trama ma anche dalla  fatica che provavo a leggere di dolori altrui, di male, di umanità disumana.
ferma nella non ricercata volontà di non occuparmi d'altro che non fosse me stessa, intensamente presa dal girarmi intorno al fine ultimo di creare un gorgo pronto a risucchiare anche l'ultima volontà esterna di inserirsi in ciò che è mio.
tutto mio.
poi, d'un tratto, la svolta. mangio le pagine. mastico parole. mi immedesimo in quei disgraziati che non hanno neanche avuto la possibilità di urlare perché il fiato dovevano conservarlo per trattenere la fame.

vedi alla voce amore.

vedo anche io alla voce amore, trovo righe non scritte.
ci sono segni incomprensibili agli occhi di oggi.
non capisco, forse.
ritorno indietro di qualche pagina e mi pare di leggere qualcosa.
vado avanti, mi manca solo di imparare a non scappare. trattenere. respirare. trattenere.

vedo alla voce amicizia e ci trovo dentro stille deliziose.

parole morbide e azioni non richieste, forzature fatte da chi sa di poterle fare.
c'è chi mette il piede fra i battenti delle mie porte non permettendomi di chiuderle e oggi, con gli occhi lucidi e un sorriso sulle labbra, non posso che ringraziare con tutto l'affetto che posso.
perché non ho bisogno di chiedere niente, perché posso contare su persone alle quali basta guardarmi per comprendere cosa mi succeda dentro, perché mi ringraziano di averle fatte entrare a partecipare al mio disordine e mi fanno sentire piccola e tenuta per mano

vedo alla voce affetto e non mi lascio sfuggire il calore che questi tre cuccioli mi danno.
il piccolo trip sta cambiando i dentini, bios inizia a sopportarlo, kill è guarito.
tre caramelle appiccicose la cui unica preoccupazione è starmi vicino.
e io me le tengo strette.

poi cerco nel cuore.

splash.


 

mercoledì 1 settembre 2010

Senza titolo 404





she needs rain and a raincoat


 



stamattina sono andata dal medico, tanto per non fargli sentire troppo la mia mancanza.

ho esordito dicendogli: tanto sto bene, è inutile che mi guardi così.

il mio medico è un medico vero, forse anche troppo. di quelli che non fanno diagnosi e refertazione telefonica, che non prescrive medicine consigliate dal vicino di casa, che se non faccio le analisi del sangue a scadenza bimestrale mi chiama esortandomi, con tono ben poco rassicurante, ad andare in studio.

dunque, dopo avergli detto detto *tanto sto bene* stavo per sedermi e ho  fatto in tempo a notare una sua espressione di disappunto prima di vederlo, all'improvviso, al mio cospetto.
ovvero stavo svenendo senza neanche accorgermene.
ho visto solo i pallini bianchi e neri nell'aria e poi lui.

sono andata via da quello studio con un fascio di foglietti, dopo aver prestato giuramento di misurare la pressione tutti i giorni per sette giorni con l'impegno di portargli gli esiti all'ottavo giorno;  fatto ciò sono rientrata in ufficio, va' che lì si sta bene...


ho il senso di stracciamento, in questi giorni.
anche una manciata di malinconia.
magari solo un fatto ciclico, probabilmente ogni tanto ci sta anche quel briciolo di tristezza che stempera il mio essere a self-made woman e mi ricorda che no, non sempre basto a me stessa.


.

 





 

sabato 21 agosto 2010

Senza titolo 403





anche un uomo


 



a lei piaceva quell'aria satura di salsedine
sgranava in punta di dita  le ore lucidandole con gli occhi
ma sapeva perfettamente che non sarebbe servito a niente
finiva così


 



.
.





ho un gattino che mi dà il tormento
è così amorevole e affettuoso da non darmi il tempo di occuparmi troppo di me

ripenso con disprezzo a quel giorno in cui, con una maglia nera, hai verificato la presenza di peli dorati sul letto
e fra quelle lenzuola ci hai poi lasciato di tutto
compreso il silenzio

se il sapore di questi giorni è deliziosamente inquietante
è anche grazie a te
fottiti, honey
 






 

sabato 3 luglio 2010

Senza titolo 398





salvation


 



quando i numeri riescono a sovrastare le parole
e quando leggere accordi e contratti sottrae tempo ai libri e alle lettere
quando scrivere in termini ufficiali gioco forza mi ruba la voglia di scrivere di me e di te e di chi ho dentro
è il segno dei  tempi
ci vuole il distacco

sono stanca di quasi tutto, insofferente e a tratti scostante
insoddisfatta, anche, e poche cose riescono a coinvolgermi
così poche che ne faccio tesoro
me le tengo strette come stringo i miei gattini
uno in più, amore in più
e la agnese, la vecchina più vanitosa e tenera che conosca

mi tengo stretta, nel frattempo
allontanando da me tutto ciò che cerca di entrare nel mio spazio più privato
con la delicatezza di un panzer
convinto di tirar giù le barricate con le bombe e non a mani nude
sei fuori strada

io vado per la mia

 

lunedì 10 maggio 2010

Senza titolo 393





mum



 



oggi è stato non pensarci
e anche non pensarti
oggi è stato così

 



domenica 11 aprile 2010

Senza titolo 389





it happens


 




che poi, dico io, c'è questo mare di cose qui dentro che a metterle fuori tutte sarebbe un puttanaio tale da rischiare di essere accusata di disastro colposo, se non preterintenzionale.
una fattispecie delittuosa, direbbe il giudicante.
ma poi, dico io, dovrei rischiare di affogare da sola, o no?
se c'è un mondo che chiede di sapere dove vadano a finire le onde e io apro le mani e lascio fluire, potrei essere considerata colpevole?
ma, soprattutto, dovrebbe strafottermene qualcosa?

 






 



ero lì a considerare se effettivamente ne avessi voglia.
tipo: ora dormo, se mi sveglio in tempo mi preparo, e bon.
ma, tanto per dire, avevo anche puntato la sveglia.
doccia -ma tanto mi sarei lavata comunque, ché l'aria d'ufficio al venerdì pomeriggio è da sciacquare via-
trucco -cristo, la cosa più brutta del trucco arriva alla sera, quando devi levarlo via. la prassi della salviettalattetonicoidratante alla mia tenera età ancora continua a darmi noia-
truccata e con il pigiamino addosso. va' che mi vesto -hai ancora cinque minuti per chiamarlo e dirgli una cosa qualsiasi, tipo il gattino ha la cistite e non posso uscire no no no-
nel frattempo apro il cassetto delle sorprese e saltano fuori slip e reggiseno.
mi vesto, vado a fare un giro.
i cinque minuti sono passati.
.
effettivamente ne avevo voglia
.

 






spara juri spara.
guarda quante piume ci sono qui.
hanno il sapore di cuscini sprimacciati.
hanno il profumo di lenzuola stese a terra.
e parole strascicate in respiri tesi e bisogno di conferme senza parole.
e luccicanza, ma quanta.
così, per caso.







e anche se unisci i puntini non riesci a trovarne il senso compiuto
perché a me oggi piace così



 

lunedì 1 marzo 2010

Senza titolo 384


 

touch me





farmi prendere dalla lentezza.

lascio per terra, insieme ai vestiti, la parte di me ufficiale e formale, quella che va di fretta e parla e si confronta e si scontra; me ne spoglio come di un abito stretto.

i pensieri diventano regali al mio amor proprio.
fanno giri di ruota e salti mortali evitando ogni tranello dell'anima, non cedono al rancore affrancando il sorriso dal malessere imperante.

guarda, la bellezza.


°

 


e nel frattempo tutti i perché vanno a farsi fottere
ché di risposte non ho bisogno, non ora, non qui
ma quanto mi piace

 

martedì 17 novembre 2009

Senza titolo 372


 



38.9
 




e tutti si allarmano.

e io mi annoio.

ché la vera cosa brutta dell'influenza è la noia che salta addosso, che non viene mitigata da libro, pc, tv, telefono.
niente, mi annoio e basta.

ci sono gli eroi che vorrebbero venire a trovarmi, forse per vedere se effettivamente questo virus A cambia qualcosa nella fisionomia umana, forse per dirsi solidali, forse ancora per amicizia, niente di meno che amicizia.
eppure io non ce la faccio.
quella vena odiosa di autosufficienza da conclamare in ogni caso, anche quando effettivamente mi farebbe piacere -e non di meno comodo- godere della disponibilità delle persone a far le cose di tutti i giorni: un po' di spesa, due chiacchiere, il caffè.

c'è che in questi casi io vorrei solo patatine fritte e zigulì. da mia mamma.

ritornare bambina e stare a letto, nel lettone, sì! ché quando si è ammalati, da bambini, ci si sposta nel lettone e si gode di piccole cose come latte caldo col miele, nanna, patatine fritte difficili da mandare giù con la gola in fiamme ma che buone, nanna, camomilla, nanna, zigulì.

da grandi...da grandi, mah...io faccio da sola. con la soddisfazione di dire no e un urlo dentro che chiede perché no, perché.

pare che cani e gatti siano sensibili al virus A. la mia preoccupazione ora è quella di non contagiarla ai miei gattini. il mio fastidio invece è starnutire, soffiare il naso, tossire, misurare la febbre -lo faccio una ventina di volte al giorno, dev'essere una strana fobia- e le medicine, quanto odio le medicine.

c'è di buono che dormo. la febbre dà una dimensione onirica alla giornata che scorre densa, rarefatta. e allora sogno di sposarmi con mio cugino, ricevimento pieno di persone sconosciute a mangiare pane e nutella, mia mamma che mi guarda e ride. e io che rido con lei.

domenica 8 novembre 2009

Senza titolo 371


 



s-comunicazione
 



che poi basta poco, anche solo un po' di polvere.
così poco che se ne fa un caso di coscienza e si impone il veto su un fatto tanto privato quanto doloroso come la morte.

non esiste passaggio in cui l'ingerenza della chiesa di roma non si presenti pressante; è evidente che io sia particolarmente ostile a tutto ciò ma mi domando come si possa accettare che il dolore si svolga attraverso canoni prestabiliti, che si pianga secondo dettato, "cercando di evitare con la debita prudenza ogni scandalo o indifferentismo religioso" -questo recita il rito delle esequie-

quindi si può morire e anche essere bruciati ma rispettando l'etichetta: il colore delle vesti, la tavola imbandita a dovere, scegliere i testi, raccomandare il cadavere al signore. e, soprattutto, non spargere le ceneri.

no. d'altronde il mercato post mortem deve pur conservarsi fiorente.

quindi si conservino le ceneri in apposito contenitore conservato non dove si vuole ma in cimitero, perché sia chiaro che è dovuto il giusto onore al corpo dei defunti.

e se non è bruciato si onori lo stesso il cumulo di vermi che ne rimane, ché in esso è contenuto lo spirito santo.

 





questa immagine è splendida. colma di significati non solo perché appartiene ad uno dei film che ho più amato -e che continuo a guardare pur conoscendolo a memoria: american beauty- ma perché è talmente provocatoria che rimanere indifferenti è improbabile.