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sabato 8 ottobre 2011

Senza titolo 440




il linguaggio dei segni


 



tremava

una foglia, sembrava una foglia
sembrava un bimbo cresciuto

e batteva i denti

dal freddo dentro
dalla paura del non conosciuto

tremava e batteva i denti quel fanciullo così imponente
eppure non si allontanava da lei

sarebbe bastato niente
una negazione netta
e il gioco sarebbe svanito
e il mondo piccolo si sarebbe espanso
e la magia sarebbe stata sprecata
sublimata in un no

quanta forza in quella accettazione silente
quanta volontà e quanta grazia
nella luce dei suoi occhi
così velata eppure pulita
e nel fondo lei vedeva la bellezza




 

martedì 26 luglio 2011

Senza titolo 435



borderline


 



hai voglia di pensare di poter tenere tutto sotto controllo

più o meno: sensazioni, esternazioni, voglia di mandare a fare in culo più o meno esaudita, robe che si accumulano sulla scrivania e sulla donnina di acciaio che fa la guardia in camera, vestita a fine settimana di almeno cinque gonne e altrettante maglie e camicie

una risata di tanto in tanto, telefonate che si sprecano, tizi che dopo dieci giorni di silenzio vengon fuori chiedendoti se sei morta, battute che ogni tanto fanno anche un po' compassione e un riconoscimento implicito che viene proprio quando non te lo aspetti


e poi, quando senti che ce la puoi fare, sai che succede?

il terremoto. va' che culo.

imprevedibile e metaforico.


e allora non ti resta che correre

correre via, di corsa, filare per strada

respirare forte, guardarti intorno, esserci.

esserci, sempre.



 

domenica 8 maggio 2011

Senza titolo 430



*rewind*



dammi un bacio
no
dai, dammi un bacio
ho detto no


[diceva che poi mi sarei pentita per non averle dato tutti i baci che mi chiedeva. aveva ragione]



 

mercoledì 1 settembre 2010

Senza titolo 404





she needs rain and a raincoat


 



stamattina sono andata dal medico, tanto per non fargli sentire troppo la mia mancanza.

ho esordito dicendogli: tanto sto bene, è inutile che mi guardi così.

il mio medico è un medico vero, forse anche troppo. di quelli che non fanno diagnosi e refertazione telefonica, che non prescrive medicine consigliate dal vicino di casa, che se non faccio le analisi del sangue a scadenza bimestrale mi chiama esortandomi, con tono ben poco rassicurante, ad andare in studio.

dunque, dopo avergli detto detto *tanto sto bene* stavo per sedermi e ho  fatto in tempo a notare una sua espressione di disappunto prima di vederlo, all'improvviso, al mio cospetto.
ovvero stavo svenendo senza neanche accorgermene.
ho visto solo i pallini bianchi e neri nell'aria e poi lui.

sono andata via da quello studio con un fascio di foglietti, dopo aver prestato giuramento di misurare la pressione tutti i giorni per sette giorni con l'impegno di portargli gli esiti all'ottavo giorno;  fatto ciò sono rientrata in ufficio, va' che lì si sta bene...


ho il senso di stracciamento, in questi giorni.
anche una manciata di malinconia.
magari solo un fatto ciclico, probabilmente ogni tanto ci sta anche quel briciolo di tristezza che stempera il mio essere a self-made woman e mi ricorda che no, non sempre basto a me stessa.


.

 





 

martedì 17 novembre 2009

Senza titolo 372


 



38.9
 




e tutti si allarmano.

e io mi annoio.

ché la vera cosa brutta dell'influenza è la noia che salta addosso, che non viene mitigata da libro, pc, tv, telefono.
niente, mi annoio e basta.

ci sono gli eroi che vorrebbero venire a trovarmi, forse per vedere se effettivamente questo virus A cambia qualcosa nella fisionomia umana, forse per dirsi solidali, forse ancora per amicizia, niente di meno che amicizia.
eppure io non ce la faccio.
quella vena odiosa di autosufficienza da conclamare in ogni caso, anche quando effettivamente mi farebbe piacere -e non di meno comodo- godere della disponibilità delle persone a far le cose di tutti i giorni: un po' di spesa, due chiacchiere, il caffè.

c'è che in questi casi io vorrei solo patatine fritte e zigulì. da mia mamma.

ritornare bambina e stare a letto, nel lettone, sì! ché quando si è ammalati, da bambini, ci si sposta nel lettone e si gode di piccole cose come latte caldo col miele, nanna, patatine fritte difficili da mandare giù con la gola in fiamme ma che buone, nanna, camomilla, nanna, zigulì.

da grandi...da grandi, mah...io faccio da sola. con la soddisfazione di dire no e un urlo dentro che chiede perché no, perché.

pare che cani e gatti siano sensibili al virus A. la mia preoccupazione ora è quella di non contagiarla ai miei gattini. il mio fastidio invece è starnutire, soffiare il naso, tossire, misurare la febbre -lo faccio una ventina di volte al giorno, dev'essere una strana fobia- e le medicine, quanto odio le medicine.

c'è di buono che dormo. la febbre dà una dimensione onirica alla giornata che scorre densa, rarefatta. e allora sogno di sposarmi con mio cugino, ricevimento pieno di persone sconosciute a mangiare pane e nutella, mia mamma che mi guarda e ride. e io che rido con lei.

mercoledì 14 ottobre 2009

Senza titolo 368


 



piccole cose





stamattina all'alba l'omino dell'acqua mi ha chiesto se avevo già messo il naso fuori da casa; un attimo dopo mi ha squadrata e -vedendo che avevo il pigiama addosso- ha capito che no, non lo avevo fatto.

fa un freddo che non le dico, sa? si copra bene, ha detto,  e meno male che mi ha avvisata.

è da lunedì che fa freschino e che patisco il freddo. quindi ho indossato le calze e gli stivali, oggi. ho ufficialmente dichiarato l'inizio dell'autunno. domani la temperatura andrà sotto lo zero, potrei anche valutare di metter su il piumone.

quanto amo questo tempo. oggi, mentre mi spogliavo seduta sul letto di fianco al termosifone, l'ho sentito caldo. ho sorriso che era tanto che non sorridevo così.

 





e sì che sono preoccupata. domani mi bucheranno. ogni volta dico che non ne posso più e in effetti sono stanca di tutti questi controlli. almeno so che non ho -ancora- nessun male che faccia davvero male. il pap test ha detto che va tutto bene e questo mi ha sollevato, visto che ogni volta aspetto il referto come se fosse il giudizio universale. mi si apre un ventaglio di ricordi che non vorrei avere, immagini di sofferenza inaudita e inutile, lamenti e giornate tese e preoccupate, medicine e morfina e qualunque cosa servisse a sedare.
e poi quella domanda. quella. aiutami, solo tu puoi farlo. non posso mamma, non posso.



 





la contraddizione del giorno è stata vedere il personale che si occupa della pulizia nella mia azienda per strada, in sciopero. per contro l'AD è stato intervistato dal tg, a teatro. 
la tramvata vs la traviata.

martedì 14 aprile 2009

Senza titolo 331







smarrita in quei posti che sento miei tanto quanto la mia città, dove non ho bisogno di niente per andare fra i fossi della bassa a respirare aria di nebbia mattutina.

smarrita nonostante tutto. con tutta l'amicizia del mondo, con chi fra i portici mi salutava riconoscendomi e chi mi guardava immaginandomi; abbracciata a sorrisi di affetto puro e condivisione di interessi e intenti, rubata in parole richieste e interventi futuri, stracciata in promesse fatte con un briciolo di orgoglio e tanto amor proprio.

accudita e circondata, ovunque e comunque. piccoli pensieri, dolci tentativi di corruzione fatti di piatti serviti a tavola e sorprese di uova di cioccolato date a me con naturalezza. una bambola legata al braccio, un po' per sfiorare  pelle di donna e un po' per non dimenticare.

notti passate a dormire avendo, fra un risveglio e l'altro, la consapevolezza di pensieri monopolizzati da un unico grande pensiero di te. nonostante la vita degli altri si appropriasse di me e si facesse mia, nonostante tutto i pensieri erano tuoi.

senza nessuna voglia di cambiarli, né di cambiarmi.
mi tengo così come sono.
e bon.




[sì però va' che a volte sono davvero una bella rottura di balle, né. all'altezza di  piacenza ho visto una nello specchietto retrovisore che sembrava l'avessero presa a schiaffi, con quegli occhi rossi e il rimmel colato. l'ho guardata e poi ho tirato giù gli occhiali. vaffanculo. ma anche no. ecco]




 

giovedì 2 aprile 2009

Senza titolo 329




{tichiamoamoreperchétiamodiunamoretalechedefinirloamoresarebbeamorale}




fermarmi anche solo un attimo ora mi costa fatica
ché so cosa sarà dopo: non appena avrò il silenzio dentro un urlo straccerà l'instabile bilanciamento  che mi è rimasto
e vacillerò
forse fino a cadere
forse a cadere e a rialzarmi, forse a cadere e a rimanere un po' a terra, dove potrò riposarmi
dimenticarmi
o no
oh no
non sono fatta per dimenticare

ho giorni colorati negli occhi
sbavature di rimmel appena corrette da un sorriso limpido
lampi di gioia improvvisa e voci piccole come un cartone animato hanno riempito gli spazi vuoti
di nuovo vuoti un attimo dopo e poi ancora pieni di dolcetti e piccole amarezze e mancanza
profonda mancanza che assomiglia sempre più all'assenza

e tenere tutto conservato in un sottovuoto naturale
mentre folle di parole e di persone assaltano il mio senso di equilibrio
e arrancano tentando di sfinire la mia pazienza
e io che pragmatica guardo loro così distanti da me
così fuori dal mio mondo dentro
così pronta ad aggredire verbalmente tirando fuori dalla sportina i miei no più secchi e decisi
e raccogliere consensi, complimenti, sorrisi e apprezzamenti


così digiuna di te da non sentire più fame d'altro






martedì 24 marzo 2009

Senza titolo 328




{in utero}



guarda come si mischiano i pensieri.

sognavo, oggi. sono rientrata a casa in frammenti, stanca dopo una notte passata a sentire il vento fra le sedie in terrazza e le piante che si rovesciavano e scorrevano. immersa nella tempesta ho perso il sonno e altre cose.

mi perdo.

sognavo mia mamma. la sognavo alle prese con mia sorella bambina e con la mia anima persa dietro ad un topo. lei guardava il topo e gli parlava, io guardavo lei e mi chiedevo cosa pensasse il topo. io tacevo. io lasciavo fare. e mi raccoglievo.

una canzone. così lontana nel tempo e nello spazio e nei ricordi e così prepotente a rientrare nei miei occhi, portandosi dietro luci altre, voci altre, altre persone. malizia. in ogni senso. altra storia impossibile, altri frammenti persi non so più dove, annegati in un mare di distanza. una scelta sofferta, al solito. e a domandarmi perché tutto il bello debba essere sofferto ho regalato almeno una vita.

loro due che ballavano in salotto, gli occhi legati e le mani che correvano sulla schiena. lui ed io immersi in un pomeriggio di luglio con il caldo rotto da un condizionatore che non riusciva ad asciugare due corpi nudi e sudati e desiderati e voluti cercati avuti posseduti. tutto. tutto quello che avrei voluto, tutto quello che avevo, tutto quello che si è consumato. un amore bagnato, a termine, di quelli che si ricordano con il sorriso. e ho messo la parola fine perché non riuscivo a reggere tutto quell'amore. davvero, non riuscivo. proprio quando tutto sembrava distendersi, diventare finalmente un po' più semplice, io non ce l'ho fatta. senza rimorsi, è solo finita.

no, non ci sono analogie se non forse la distanza oggettiva. perché io non ho scelto niente. non ho voluto, non ho cercato, non ho chiesto. ho percepito. ho preso finalmente a piene mani quanto mi si offriva, in qualità di vita e brividi a secchiate. ho solo dato tutta me stessa. ho lasciato fare, mi sono lasciata sfogliare fino a rimanere svelata. e ora ho freddo. mettimi su qualcosa. magari solo un bacio.

 


martedì 10 marzo 2009

Senza titolo 323







lei sentiva il peso impalpabile dell'assenza
quel dolore non spiegabile che piegava lo stomaco
la sensazione di un languore insistente

lei avvertiva la mancanza di quelle mani addosso
a volte tenere e consolatorie a volte esigenti e pregnanti
mani che carezzavano lievi e che lasciavano lividi

lei che sentiva ancora i segni dei denti
che non voleva farne a meno
che saziava la fame e la sete




e ti guardava con gli occhi di bambina
aveva il musetto corrucciato come quando la bambola preferita si rompe
ti ascoltava come se non avesse mai sentito parole prima
le toglievi il sorriso e glielo davi di nuovo
la tenevi per mano senza neanche accorgerti del regalo che le facevi
ogni passo accompagnato da quel sostegno flebile e essenziale
intrecciava le dita e si lasciava trasportare
bella e felice e delicata e morbida e serena




lei ha detto ti voglio bene
lui le ha chiesto quale fosse la verità
lei ha risposto io ti amo










lunedì 2 marzo 2009

Senza titolo 321







c'è che passano i giorni e sento la tensione che monta
la vedo lì, quando guardo il mondo di traverso e i pensieri obliqui cercano di impossessarsi di me
squillano i sensori appena il pericoloso universo delle aspettative tenta di aprirmi le sue porte
e non voglio passare oltre la soglia perché lo so, lo so bene che è lì il precipizio

c'è che ho quell'euforia che mi urla dentro anche quando sto zitta
mi fa fare il conto alla rovescia e mi dà l'impressione che il tempo non passi mai
come la carota appesa al bastone davanti al muso della bestia
paura di non raggiungere mai quella dolcezza in bocca e paura di avere paura

c'è che sfoglio il dizionario delle parole vietate
cercando di ripassare mentalmente tutto quello che non dovrei dire
e più le vedo e più le sento, più le trattengo e più mi sfuggono, più le temo e più mi accarezzano
sensibile per quanto tenti di rimanere distaccata da me stessa

c'è che non ci credevo e forse vorrei continuare a non crederci
ma sarebbe come negare a me stessa l'evidenza e negare l'essenza stessa di cui sono composta
carne sangue sensi e dannatissime emozioni e anima e veleno
e schiere di vorrei che mi fanno venire i brividi

c'è che non c'è niente altro da fare che ammettere che.
che sì.

sabato 31 gennaio 2009

Senza titolo 311





blurred



fragile.

ché poi mi domando come si inneschi il meccanismo della trasparenza, quello che permette a qualcuno {uno} di vedere attraverso e sotto e oltre. di percepire anche un solo frammento nudo.

nudo.

ché sentendosi scoperto trema e freme, e io quel tremore e quel fremito me lo sento addosso.
lo vedo fare gimcane fra i pori , slalom fra un brivido e l'altro, saltare come da un trampolino fra un pensiero e l'altro, confondersi e disperdersi e riprendersi.

sottile.

ché è come un dolore lieve, un colpo mancato al cuore, un respiro interrotto. come una risata che piega in due, una paura improvvisa, come posare la mano sulla cenere non sapendo delle braci accese, sotto.


e lascio scorrere il dito sulla lama aspettando di vedere una stilla di sangue, anche una sola, per avere la certezza di averne ancora. come se anche la vista dovesse avere la sua soddisfazione, come se non mi bastasse sentirlo correre e mischiarsi.

e mi fa girare la testa. un capogiro un mancamento una mancanza. uno stiletto fra le scapole. la fame e la sete. la voglia senza necessità. il desiderio senza bisogno. silenzi da riempire di sensi. sensi pieni di parole. parole come mani addosso.


così.




lunedì 19 gennaio 2009

Senza titolo 308






in my boots



che poi le cose dovrebbero cambiare.

ché io sono quella che si volta all'improvviso e si rende conto che quello che era...luce dei miei occhi in realtà non è più che una flebile, inutile lucina.

sono quella che in linea di massima lascia perdere, a meno che non si abbia la sfortuna di interrompere il mio silenzio scelto con parole alle quali non posso non rispondere.

cambia quasi tutto: i desideri, le scelte, la forza. cambia anche la passione e la volontà.

ciò che non cambia mai è l'aver paura di tutto ciò che non posso controllare.

no, non parlo di massimi sistemi e neanche delle vite di altri: come è noto, me ne fotto a meno che non rientrino nel mio privatissimo microcosmo. penso a quelle cose che non posso variare di mia volontà, le cose che capitano.

odio le cose che capitano. porcaputtana se le odio.

soprattutto quelle che sono capitate un anno fa e ancora mi stringono in una morsa di insofferenza e intolleranza, quelle che mi costringono a riprendere fiato prima di concludere una frase; quelle che mi impongono il silenzio e che mi fanno pensare che la genetica no, non è un caso.

questo è l'ultimo giro, poi non ci saranno statistiche che terranno. alla fine, sai che c'è? quand'anche mi dovessero dire "ora facciamo questo" a me basterà dire no.

un bel no di quelli che piacciono a me: secco, diretto, conciso.






c'è ancora tanta neve in giro.

c'è paciocco, come diciamo noi.

la mia macchinetta si arrampica su collinette ghiacciate sul ciglio della strada, rimane lì appesa ad osservare se io, camminando con il naso all'insù, plano su qualche infida lastra di neve che tenta di sciogliersi ma viene colta in flagrante dal freddo notturno.

è bello perché è bianco, tutto bianco.
il valentino, i tetti, l'argine del fiume, la mia terrazza.

è l'inverno che piace a me: ghiaccio e teso e nervoso, che non dà illusione di voler passare presto; quello che non sai cosa metterti per non sentire freddo e quindi senti freddo e basta.

così mio.









giovedì 18 dicembre 2008

Senza titolo 302






amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stessa





Guardami come lentamente sto cadendo dentro le parole.


Guarda come piano mi avvolgono con spire incontrollabili: le sento entrare in bocca

seguendo un percorso inverso, combattendo contro l'aria che automaticamente espiro,

infiltrandosi in ogni piccolo bronchiolo e in ogni cellula e in ogni globulo e facendomi loro.


Posseduta da un amore senza inizio e senza fine mi lascio prendere

dall'eterea inconsistenza di lui e dalla sfacciata razionalità di lei e dal contrario di tutto questo.


Faccio sì che il tono della voce immaginaria cambi in lui e in lei

senza soluzione di continuità lasciandomi aprire il ventre e mischiando il mio e il loro amore

così da non essere più distinguibile quale sia il mio sangue e quale il loro

e chiediamo a voce univoca di affondare la lama e di sfilacciare ogni ostacolo fino a lì

fin dentro e oltre il plesso solare.

Squarciata e attonita dico sì.


Sì.





mercoledì 12 novembre 2008

Senza titolo 289





take care



e così passa un giorno con gli occhi incantati a guardare il cielo basso
con la nausea che mi ricorda una notte livida e non abbastanza fredda
e l'ansia di pioggia che da quelle nuvole dovrà pur venir giù

un giorno di idee chiare e di musica bassa
con i sensi sottotono e gli occhi stanchi
canzoni che mi fanno pensare a anni passati come non so neanche io
e amori e tradimenti e abbandoni e sorrisi e viaggi

devo aver fatto male a qualcuno strada facendo
tanto quanto altri hanno fatto male a me
niente toglie al risultato di me oggi
pronta comunque a dimenticare o conservare in un angolo nascosto

un passato ingombrante ma di cui non mi pento
che affiora in ogni mio sorriso e in ogni carezza
in parole pensieri opere e omissioni

mi dimentico di dimenticarti a volte
e allora ti mischio ad altri pensieri
ti confondo con altri sapori
ti sento parlare in altra lingua
mi lascio sfiorare da mani che non sono le tue
rafforzando il mio essere altra

e intanto ha iniziato a piovere


sabato 25 ottobre 2008

Senza titolo 282





sens dessus dessous



E così mi ritrovo.

E così mi perdo.

Ti racconto di Torino. In questi giorni è invasa da persone di tutti i generi.
C'è il Salone del Gusto con tutti i suoi colori e i sapori.
C'è Terra Madre e i contadini.
C'è anche la partita gobbi vs granata, oggi. Che i primi si fottano.
C'è qualche migliaio di poliziotti in giro, e mi sembra anche giusto -forse-
C'è che gli alberghi sono strapieni e guarda caso -oltraggio- qualche milanese non ha trovato posto.
C'è che per strada fanno caldarroste e farinata.
C'è che Turin a l'è sèmper Turin.

Da Eataly c'era il mondo, ieri. Ripensando alle carezze ho preso i plin classici, da condire con burro e Castelmagno.
Ho preso anche una robiola e il pane con la farina gialla, come quello dell'altra volta.
Guardo il frigo, inaspettatamente pieno di altro che non sia roba verde o rossa.
E poi mi guardo intorno. E. No.

Oggi cercavo le montagne verso le valli e, sollevando il naso verso il cielo, ho visto un dirigibile blu.
L'ho seguito a bocca aperta mentre mi volteggiava sopra.
Ho pensato che avrei avuto paura. E poi ho pensato alle mie paure, quelle vere.
A tutte quelle che mi si sono affastellate dentro negli ultimi giorni e che ieri ho visto materializzarsi una via l'altra.
Avrei preferito stare sul dirigibile blu.

Oggi pomeriggio mi sono addormentata.
Ho sognato di essere in una casa strana.
Girando fra le stanze, sono entrata in una dove c'era una signora.
Ho chiuso a chiave la porta e ho fatto la pipì in un vasino mentre lei mi trattava come una bimba.
Poi ho sentito urlare il mio nome. Spaesata mi sono girata intorno e la signora sorrideva.
Urlavi, tu, chiamandomi, cercandomi in tutte le stanze.
La signora mi ha detto °ora vai°  e mi sono svegliata sentendoti urlare ancora distintamente il mio nome.
Con il fiato spezzato, io.
E tremante.


Oh, dimenticavo: ricordi RadioServa?
Stamattina l'ho incontrata e mi ha chiesto se lunedì fossi stata male, visto che ero in casa. Tendenziosa, né?
Le ho risposto che no, stavo benissimo.


Stanotte alle tre saranno le due.  Così, tanto per ricordartelo.










 

martedì 7 ottobre 2008

Senza titolo 274




{la rêveure}





e mi preparo perché tanto so che quel che dovrà accadere accadrà inevitabilmente

è uno spettacolo questo impianto industriale visto di notte sembra una città sul niente una dieci cento torri di luci alte e altissime che solo a guardarle mi viene il capogiro

e mi avvicino in una strana sospensione mentre sento i muscoli dorsali irrigidirsi in attesa di quello che anche loro sanno avverrà

il fumo candido mi attrae mentre sento brividi tesi lungo la schiena mi sento seguita ma non mi volto la cadenza del passo si fa più veloce cammino nel niente un  niente bianco  neve e freddo paura che inizia a strisciarmi sotto la pelle

e mi spinge mentre già sento la forza di quelle mani che non so sulla schiena un colpo secco e vado giù mentre sospendo il respiro e conservo energia per la prossima che verrà

cado nel niente sento solo terrore niente male lampi bianchi nel buio totale  non farlo non farlo ancora e cado e poi in piedi e poi ancora mi spingi e non oppongo resistenza mi lascio cadere come se fosse un pegno da pagare

ogni volta un pegno da pagare fino al risveglio


martedì 30 settembre 2008

Senza titolo 271






In fondo questa notte senza sonno mi è piaciuta.


Ho steso pensieri al buio di una piccola lampada azzurra, ho rivisto il film di giorni  trascorsi in bilico fra l'euforia e la gioia, ho assaggiato tutto, di nuovo.
Sa di buono.


Ho provato a cercar(mi) colpe, errori o passi falsi e non ho trovato niente. Non ho che da assolvermi.


Due gattini che coi musetti affranti mi chiedevano di andare al caldo, sotto le coperte; io che quel letto stanotte lo sentivo inospitale e ghiacciato. Pezzi di libro già conosciuto scorsi mentre ancora ho da finirne un altro, caffè e zollette di zucchero di canna succhiate come fossero caramelle. Ogni tanto qualcosa di dolce.


Parole affastellate si confondevano fra sorrisi e occhi lucidi, riflessi di sguardi altrui a riempirmi lo stomaco e i sensi in subbuglio, una constatazione: questa sono io.


mercoledì 30 luglio 2008

Senza titolo 250







Si scioglie tutto, in questo caldo bagnato che mi frena  in movimenti stanchi già al risveglio.

La doccia al mentolo mitiga il fastidio fino all'ufficio, e lì mi accoglie il fresco chimico dei climatizzatori che rendono vivibili le torri di cristallo.

E arrivo lì e si scioglie la voglia.

Ricerco la pazienza in anfratti nascosti, strappo sorrisi alle labbra perché capisco che chi è lì è nelle mie stesse condizioni. Metto le crocette sul calendario ad ogni giorno che inizia, sperando che le ore passino veloci.

La pausa pranzo è un attimo di tortura: uscire dai ventuno gradi asciutti per buttarsi nei trentadue e sentire i vestiti che si appiccicano addosso, il sole che sembra scorrere nelle vene, i sensi che si obnubilano, il fastidio che cresce, la volontà che decade.

Eppure manca ancora tanto, troppo alle ferie.

Quindi quando proprio non riesco a apparire lieve mi eclisso, scendo tutti i gradini che mi portano a due piani sotto terra e guardo i giardini dal basso.

E fumo. Meno quindici, a domani.



lunedì 30 giugno 2008

Senza titolo 239





è ancora estate


Sono insofferente, intollerante, stanca.

Il mio livello di sopportazione sta arrivando ai limiti storici.

Se ci fossi tu -se esistessi tu- vorrei che mi dicessi 'stai lì, non ti muovere' e io starei silenziosa a guardarti fare per me quello che vuoi, quello che voglio.

Non avrei bisogno di chiederti attenzione, non dovrei chiederti di viziarmi: lo faresti per tua scelta.

Ho voglia di movimenti lenti, sincopati; ho voglia di tacere e di non preoccuparmi di niente.

Regalami novembre.
Regalami un giorno di nebbia.
Regalami un mondo parallelo in cui incontrare l'estate a mio piacimento, e allontanarmene quando inizi a darmi noia.






Non riesco ad allontanarmi dal libro che sto leggendo.

Ho visto il film qualche anno fa, l'ho rivisto diverse volte.

Poi ho comprato il libro: Memorie di una Geisha.

Fotogrammi come lampi di conoscenza, Kyoto e acqua e ciliegi in fiore, sale da tè e mizuage .

Amore, quanto amore.