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mercoledì 17 agosto 2011

Senza titolo 437



il faut faire comme ça


 



ho pensieri che cambiano

la bellezza sta nel fatto che non mi sento  in imbarazzo a modificare le mie opinioni, né credo di avere la verità in tasca

con molta, molta naturalezza evolvo e modifico e rifletto
sbaglio, anche, e farlo a volte mi dà uno smisurato piacere


il silenzio, ho imparato, porta in grembo onde capaci di scivolare ovunque, buone per allertare i sensi e permettere al respiro un'ampiezza che da un po' non riuscivo a concedermi

c'è sempre qualcosa -je ne sais que dire- che mi lascia perplessa per un po' prima che riesca a venir via da un groviglio solo mio, e non c'è niente da fare: non ci voglio nessuno dentro, voglio che sia tutta mia la responsabilità di annodare e stringere e sfilare e poi all'improvviso sentirmici stretta

e andare via prendendo in mano quelle poche cose alle quali non rinuncerei per quasi niente al mondo


 



poi verrà anche il tempo di riprendere qualche dialogo interrotto
di riannodare fili stracciati da mani incaute
vestire abiti nuovi o lisi di vita

tempo, poco tempo ma quanto basta per perderne ancora un po'

seguendomi

domenica 31 luglio 2011

Senza titolo 436




so far away


 



questo è un momento in cui ho bisogno di andare via

lasciare tutto cio che mi pone limiti temporali e tenere a disposizione personale non frazioni di giornate ma giornate intere, siano esse noiose o ilari, tristi o piene di risate

voglia di non dover rispondere a domande troppo spesso petulanti

tempo di conservare nella apposita sportina quell'aggressività latente che la stanchezza porta a galla e che non posso o non voglio reprimere, ché quando ci sta un vaffanculo fa bene anche a chi lo riceve

 






ho scambiato due parole con una persona (una o più persone in una, non l'ho mai capito, magari è bipolare) con la quale -per ovvi motivi- non parlavo da tempo

emozione ad alzo zero

sono capace di conservare i sapori buoni in qualche anfratto e mi aspettavo, vedendo il suo nome fra la posta, almeno un sussulto

invece no, niente, pensa tu

devi aver fatto un solco troppo profondo fra me e il tuo egoismo perché io sapessi, anche a distanza di tempo, superarlo; rendermene conto mi ha dato anche un brivido di tristezza, della durata di un attimo, fino a che non ho cancellato le tue parole

 







ancora una settimana

cinque giorni da condividere con persone che diventano giorno dopo giorno più difficili da sopportare

certo io non aiuto: non mi scappa un sorriso neanche a morire, il tono lo so da me che è indisponente, l'atteggiamento è quello di un istrice; quando mi impongo un atteggiamento selettivo riesco ad essere avvicinabile ma dura poco

devo andare via

senza niente in mano, senza alcuna certezza

soprattutto senza chi, anche solo per un momento, abbia avuto l'impressione di tenermi in scacco e l'intenzione di far di me una regina sotto assedio



 

lunedì 6 giugno 2011

Senza titolo 432






e se domani...



 



e se oggi mi domandassi che ne sarà di tutte queste cose
di queste sensazioni che non hanno confini
di tutte le parole sputate addosso come petali
delle emozioni che fanno capolino dalla coltre di polvere che accuratamente s'è posata
su ogni frammento difficilmente controllabile


e se mi scoprissi meno risoluta
meno pragmatica
meno rigida nel non permettere ad altri di fare dire baciare
meno controllata nelle reazioni e molto meno introspettiva
meno piena di me stessa nel momento in cui mi rendo conto che un vuoto da qualche parte ci dev'essere


se evitassi di pensare che un giorno tutto questo potrebbe far male
che mi si potrebbe rivoltare contro
che in fondo non ne ho bisogno
che stare nella norma è la risposta buona per tutte le volte che mi si domanda come va
che allontanare è meglio che trattenere


se non mi sentissi snaturata ad aver premura per altri che non siano me

se provassi a lasciar fare senza necessariamente trovare una ragione logica

se mi lasciassi andare



se




 

domenica 27 marzo 2011

Senza titolo 424




il male dentro
 





sono donne e uomini che non hanno niente se non ciò che hanno addosso

guardo le immagini che scorrono sullo schermo e vedo visi con la medesima espressione di dolore profondo misto a stanchezza e speranza

piccoli bambini avvolti nelle coperte che hanno patito -pur senza avere parole- la stessa sofferenza di un viaggio che non riesco neanche ad immaginare, nel freddo di quelle notti passate in acqua con il solo sollievo di una carezza umida

guardale quelle persone

le vedrai uguali a qualunque altra che ti passa accanto ogni giorno, forse con la pelle un po' più chiara, sì, ma con la stessa angoscia di vita

guardale e pensa che se hanno deciso di affrontare un viaggio tragico per giungere chissà dove è perché la scelta era morire affamati, sparati, straziati e stuprati o morire affogati

e allora hanno scelto la probabilità di sopravvivere lontano da tutto, dalle loro famiglie e dalla loro cultura, di fare il sacrificio di elemosinare qualcosa piuttosto che non avere niente

stanno arrivando qui carichi di speranza rischiando di essere fottuti dalla stessa

clandestini, rifugiati, migranti, pezzenti, delinquenti, negher, chiamali come cazzo vuoi

ma non dimenticare che sono persone

con gli stessi tuoi diritti e con i tuoi sogni

uguali identici

e pensare di risarcire i sogni e i diritti con due soldi

pensare di incartare tutte le speranze in una manciata di euro

chiudere gli occhi davanti a quegli occhi

fa di te un assassino

domenica 7 novembre 2010

Senza titolo 410



just in time




 



presuntuosa egoista del cazzo.

così, tanto per prendere atto del fatto che ho sbagliato.

c'è che a forza di girarmi intorno a volte perdo il senso di ciò che c'è oltre, le vertigini mi fanno mancare quell'equilibrio già precario che mi appartiene, la nausea si tacita e s'affoga.

mi allontano.

così coinvolta in me stessa da non accorgermi di te.
così infastidita dal tuo silenzio da non domandarmi affatto se anche tu avessi qualche pensiero.
se avessi bisogno di parlarmi, di avermi affianco, di sentirmi.

e ieri si è aperto un mondo
le tue parole così morbide e affilate
i tuoi occhi lucidi e quello sguardo che conosco perfettamente
la fragilità, il bisogno
e quell'abbraccio che aveva dentro tutto il non detto

io ci sono.
a presto, B*
 

martedì 20 luglio 2010

Senza titolo 400




the bad company


 



la dimensione del sogno, ecco cosa è stato.

vedere quelle espressioni di attesa nervosa, cauta e forse anche un po' impaurita
sentirne le voci, o i silenzi, o i sospiri
avere tatto senza mani e vista senza occhi
tirare giù le paratie
lasciarsi e prendersi e mischiarsi

questo è stato il clima di quel venerdì iniziato giorni prima, fra bambole cucite a mano -perché un tossico che usa l'ago per cucire e non per farsi è grandioso, davvero- e clown che non avevano bisogno del trucco per strappare un sorriso.

fra famiglie che finalmente ritrovavano figli e mariti e padri come se fosse un giorno normale proprio dove la normalità è fuori norma, un giorno in cui ci si tocca e ci si abbraccia senza timore d'essere fraintesi e si mangia tutti insieme.

e si scambia conoscenza e dolcezza, terrore nascosto in qualche sguardo, speranza, voglia di esserci anche domani -ché domani non è mai certo quando è la spada ciò che si ha sempre in mente- e parole, infinite parole, date a sconosciuti solo perché si è lì e si condivide.

ho parlato con una madre
ho parlato con una moglie
ho parlato di dolore con il sorriso sulle labbra e gli occhi lucidi
ho ballato con i miei ragazzi, che miei non sono ma anche sì
ho cantato e mi sono stesa con loro sul prato
fianco a fianco
a guardare il cielo nero
illuminato da dentro

 



http://thebadcompany.wordpress.com

sabato 30 gennaio 2010

Senza titolo 380


 


cose buone





come una caramella fondente che si scioglie in bocca, lento e avvolgente questo sapore di nuovo mi prende

senza fretta, stranamente

con quei movimenti languidi e lenti che ho imparato col tempo ma che dimentico di usare quando mi lascio sopraffare dalla voglia di avere tutto e subito

 





sai quelle cose che da bambino ti sembravano una delizia?

ci pensavo l'altra notte, quando il piumone mi si attorcigliava addosso e i gatti non sapevano cosa fare per farmi stare ferma

a me piaceva l'aspirina per bambini: se mia mamma distrattamente la lasciava a portata di mano ne facevo fuori blister interi, mettendole in bocca e succhiandone quel gusto dolce con sottofondo acidulo
poi va be', ora non posso prendere un'aspirina neanche a morire ma da bimba quanta ne ho consumata

ciucciavo il latte condensato direttamente dal tubetto e stessa cosa facevo con il concentrato di pomodoro e con il dentifricio a righe rosse bianche e blu

rubavo la carbonesia dal comodino di mia nonna, svuotavo il contenuto e mangiavo l'ostia

pane burro e sale era diventato un must dopo aver appurato che le vespe mi inseguivano per via della marmellata fatta da mia mamma


cose buone, sì

a mitigare il languore di questo mese che amo nonostante ci sia il soffio dell'abbandono

e la tristezza si ghiaccia lasciando il passo ad un sorriso

e respiro
 

 

giovedì 14 gennaio 2010

Senza titolo 379


 




change happens




 

 

un'ultima notte qui, a guardare queste case distratte dal timore delle nuvole

oggi ha nevicato, il cielo annuncia che ne tirerà giù altra

guardo la mia casa, questa, pensando comunque alla mia casa di domani

quanto tempo ho passato qui

undici anni colmi e tracimanti amore e dispiacere e ancora amore e amori e sesso e parole al vento e risate piene e anche lacrime e amarezza

ma

rimane il fatto che qui ho vissuto

e la lascio così, colorata di me

con un po' di rimpianto, sì

ma cambiare quando è scelta e non necessità  o imposizione

anche questa è Bellezza


 

mercoledì 6 gennaio 2010

Senza titolo 378



 


let's start the teen year

 


e così si cambia

in pochi giorni e tutto insieme, come al solito
mille cose che mi girano intorno e mi scorrono dentro, emozioni rarefatte e contenute che attendono solo di esplodere in colori freddi

cambio

ancora una volta, ancora di più
un viaggio breve a raggiungere una sorella verso la quale nutro il sentimento più puro che conosca, lei così sottile e infrangibile, così simile a me nella sua diversità, così donna nonostante intorno la gente si ostini a vederla bambina;  vado da lei, che è la copia di mia mamma anni '70 traslata nel nuovo secolo

e cambio casa lasciando qui dentro una buona essenza di me stessa
lascio questo orizzonte di montagne solo per continuare a vederle da un altro punto di osservazione, in una casa che già da ora è impregnata di me pur essendo ancora vuota
ha i miei colori e le mie scelte dentro, ha le pareti viola e prima ancora dei mobili ha gli specchi per guardarsi vuota, per godere del riempirsi all'improvviso e non dirsi mai sazia, ha quel sapore languido che le novità lasciano in bocca come una caramella buona da succhiare

una schiera di colombi stretti l'uno contro l'altro, così tondi da sembrare finti, stanno sul cornicione dell'hotel qui di fianco
approfittano del sole che non scalda, godono della luce muovendo le ali quel tanto che basta a sentirsi vivi

metafora visiva di quel che ho lasciato nell'anno passato

adesso è tempo di Bellezza

domenica 27 dicembre 2009

Senza titolo 377


 


dedicated to [.]



a chi mi ha regalato centesimi di vita e abbracci preziosi
a chi mi è stato vicino non ostante me stessa saltando fra una spina e l'altra  vincendo i miei no
a chi mi ha lasciato sola quando lo richiedevo rimanendo comunque ad uno sputo di distanza
a chi mi ha guardato chiudermi in me stessa rubando il doppione della chiave d'ingresso
a chi è riuscito ad entrare e a chi è rimasto fuori
a chi ha capito che non essere facile non significa necessariamente essere difficile
a chi ha accompagnato le mie risate
a chi è stato vittima della mia apprensione
a chi ha saccheggiato i miei pensieri
a chi ha lasciato graffi sulla mia pelle avendo cura  di spargerci il sale sopra
a chi mi ha strappato sospiri accompagnati da occhi lucidi
a chi ha nutrito il mio amor proprio
a chi da me ha avuto tutto lasciando macerie e vesti stracciate
a chi ha succhiato il nettare continuando a volarmi intorno
a chi mi ha fatto crescere senza farmi diventare saggia
a chi ho baciato con amore


 

domenica 20 dicembre 2009

Senza titolo 376


 



luv u
 



è casa

una casa grande che contiene tutti i miei frammenti, i ricordi e i pensieri, il male dentro e quello fuori, i sottili dispiaceri e le parole taglienti
l'accento di bambina torinese chiamata madamin fin da piccola, con quei capelli biondo grano e gli occhi pieni di stupore ogni volta che tirava fuori la mano dal balcone e un fiocco di neve si posava
quando correva nel ballatoio del palazzo in pieno centro e quando di corsa faceva i cinque piani lasciando la nonna così indietro che le toccava sedersi sui gradini ad aspettarla
quando cadeva e si sbucciava le ginocchia e piangeva e poi con una sottile cattiveria staccava le croste di sangue dalla pelle sottile per il piacere di vederlo ancora scorrere, il sangue
e quando si perdeva nella neve, lei col suo cappottino bianco e gli stivaletti di gomma rossi, quando aveva la parola pronta a spuntare dalle labbra a cuore, quando ballava sul letto e quando lasciava dondolare le gambe fuori dalla ringhiera lasciando passare il tempo, quando lanciava il pane bagnato dal balcone aspettando il volo dei colombi

è ancora casa e quella bambina è diventata grande

e ancora ha quell'accento confuso dalla er rulé e ancora si affaccia al balcone con gli occhi sgranati guardando la città di ghiaccio


è così deliziosamente freddo che stamattina l'acqua non veniva fuori dai rubinetti; semplicemente si erano gelati i tubi della caldaia posta in balcone e le bottiglie di lurisia erano congelate, normale con tredici gradi sotto lo zero
così ho aspettato girandomi intorno, ripensandomi
guardando questa casa che ho riempito di me per undici anni e che sto per lasciare
mi rimarrà dentro anche questa
ma avrò una nuova casa da riempire
senza storia ma colma di oggi e di domani e di parole
e sospiri

 

martedì 6 ottobre 2009

Senza titolo 366



 



di notti tormentate ne ho passate abbastanza: volo dal letto con una facilità impressionante, riuscendo a farmi davvero male.

detesto il dolore fisico e queste costole che non smettono di dolermi mi irritano, mi rendono nervosa; placo qualunque movimento inconsulto dei pensieri perché non voglio permettere che qualcosa, qualcuno, io stessa possa farmi del male. il telefono riposa lontano da me, di notte, acceso sempre come da vecchia abitudine ma non a portata di mano.

mi preparo all'inverno: sogno di sorridere a bocca aperta toccando i termosifoni caldi, compro il nuovo piccolo convettore per il bagno, porto gli stivali dal calzolaio a sistemare i tacchi, ricompongo il lettino dei gatti e persino l'amaca in pile da appendere al calorifero è già al suo posto.

ora manca solo il freddo.

che bello, il freddo. che bella la sensazione di essere abbracciata, al ritorno a casa. che bello sentirmi al riparo, protetta, mia, come quando con un libro e una copertina acchiappo le ultime luci del giorno che finisce presto, distesa sul divano. come quando sento il silenzio, lo guardo e lo ammiro.

ho un po' di rabbia da sedare. devo cominciare a ripiegarla su se stessa e avvolgerla in un bozzolo a forma di sorriso. dare alle motivazioni l'importanza che hanno, poca dico io.

oggi tutto ha poca importanza.

perché fra poco farà freddo e Torino sarà esattamente quella che voglio, una volta di più: fredda, distaccata, bianca e altera. ci sarà pioggia a lavar via e nebbia da masticare al mattino presto, ci sarà il ghiaccio nel parco e parole che comporranno nuvole di vapore acqueo.

ci saranno altri interessi, altre storie, altre avventure. altre persone, altri occhi da baciare, altre parole da ascoltare. ci saranno viaggi in treno e cene fra amici e abbracci in cui rifugiarsi. ritornerà la voglia di stringere un corpo caldo e di avere qualcuno vicino, ritornerà quella sensazione impellente e deliziosa di offrire e offrirmi.

così, senza neanche accorgermene, ritornerò in inverno.









 

martedì 15 settembre 2009

Senza titolo 362




cold case



stamattina facevo le nuvolette dalla bocca
che deliziosa sensazione quel frizzo sulla pelle poco vestita come al solito, le gocce addosso e quel profumo di terra bagnata che a respirarlo tutto non bastano i polmoni

per attraversare la città mi è servita un'ora
corsi fradici di foglie gialle e macchine impazzite
e rassegnata al traffico ho lasciato che il tempo mi passasse addosso scivolando fra i fili della maglia e i pensieri aggrovigliati
perché ho pensieri

freddi

e per coccolarli un po' al mio ritorno a casa ho cambiato le lenzuola e ho messo su la trapunta leggera
una doccia calda
il pigiamino in filo sottile
il phon fra i capelli

e un meraviglioso silenzio
che andava a pesca di parole dentro la bocca
buttava l'amo aspettando che mordessero l'esca
ma no

la madonna ha chiuso a chiave e l'ha ingoiata


domenica 24 maggio 2009

Senza titolo 343




wild mood swing



c'erano falchi e colombe che volteggiavano fra soffitto e pavimento, avvicinandosi ogni tanto per dare qualche deliziosa beccata a questo corpo aperto dalle mie stesse mani, spalancato con una perfetta  incisione a Y in modo da offrire quanto di meglio io possa contenere: rabbia, rancore, bile, fastidio, noia, ribrezzo.

lentamente indugiavo con le dita porgendo doni a uccelli mai sazi e, con profonda soddisfazione, mi accorgevo che non erano i falchi quelli più affamati, bensì le candide colombe. così delicate e incisive  nel fare lavoro di cesello non lasciando neanche un frammento di carne o una goccia di sangue, il piccolo muso che diventava rosso acceso non cedeva il passo ad arti ben più possenti.

hai finito? ho domandato ad una di loro. piccoli occhi tondi mi hanno squadrata, espressivi e golosi. 
non ho aspettato risposta.
mi sono alzata dal selvatico desco lasciando svolazzare piume screziate e, abbracciando il meglio di me stessa, ho sorriso. l'anima nettata mi dava sollievo, bella e trasparente e guerriera l'ho vista alzarsi con me  e vestirsi di femmina dimenticata, gocciolante e umida e calda.

è lei che ha letto, è lei che ha scritto, è lei che ha ricevuto risposte attese  ma incredibilmente scontate.

sicura che si possa fare di meglio e di più.



i'm sorry - blame infatuation - blame imagination -
i was sure you'd be the one but i was wrong -
it seems reality destroys our dreams -
i won't forget you - blossom -







strange attraction spreads its wings
it varies but the smallest things
you never know how anything will change





martedì 18 novembre 2008

Senza titolo 291





guarda gioia, vai a farti fottere


ma proprio così, senza alcun rancore: vai a farti fottere.

non c'è niente di meglio della delusione, per me, per farmi dare il giusto peso a fatti e persone.

continuo a dire che le aspettative sono pericolose ma peggio ancora è deludere il minimo sindacale dei rapporti umani e dell'onestà individuale.

la mia base di partenza è la fiducia totale verso il mio interlocutore: io non dubito a priori, mi piace crederci, forse sono anche un po' boccalona (anzi un luccio, come diceva il mi' pa': io credo a tutto) però non riesco e non voglio imparare ad essere prevenuta verso le persone.

certo questo mio modo di essere è terreno fertile per chi invece vive di stronzate e sotterfugi.

ma quando, dopo aver sbattuto contro il muro dell'evidenza, riesco a comprendere d'avere di fronte non un uomo -una persona- ma un castello di cazzate allora è il momento di dire basta.

quel che mi fa ridere è che pare quasi sia tu ad avercela con me. per questo è bello mandarti a farti fottere.
tu e la tua marea di parole inutili.






Ma.
Leggo un libro che è colmo di amore (bellezza, hai voglia di dire che l'amore non serve).
La Erika mi diceva non è il momento, non leggerlo adesso.
Ma si sa -lo sa anche la Erika- io ho bisogno di contrasti forti per innescare la miccia della reazione.

Che tu sia per me il coltello

Sono seduta in cucina, al buio e in silenzio. Penso a cose insignificanti, ma con un certo ritmo. Ondate ermetiche che crescono dentro di me.
Non capisco perché stia ancora scrivendo, cosa sia questo impulso che non mi abbandona.
Dopotutto non mi dà alcun sollievo. Ogni volta giuro a me stessa di fermarmi un attimo prima che la mano apra il quaderno. Voglio capire. Ma la mano è sempre più veloce di me.
Cerco anche di non pensare a te.
Ma tu, naturalmente, sei sempre più veloce di me.






Proprio per questo dico: vai a farti fottere.
Dove vuoi, con chi vuoi.



{e avere la certezza, un'altra volta ancora, che solo una persona non mi ha mai deluso. ti voglio bene, col cuore.}

 


mercoledì 22 ottobre 2008

Senza titolo 281





~il y a un fil rouge~



C'è che ho voglia di dare fiducia.

Forse anche di andare contro un'evidenza spazzata via da parole pronunciate con irruenza, tante tante parole che in una notte mi hanno circondata e circuita e stanno lì, a dondolare nell'aria della mia casa.

Si siedono scomposte sul divano, si infilano sotto il piumone, svolazzano nell'ingresso e mi seguono sussurrando °credici°.

Poi c'è la voce fuori campo che parla di ipotetici stati di necessità.
Taci.

E così ancora lascio fare al mio essere naturalmente limpida e vedo anche in te la stessa limpidezza.

C'è che ci voglio credere.

Forse perché non sono capace di fare il contrario, forse perché è dalle prime parole scambiate che ho sentito arrampicarsi dallo stomaco una sensazione di fiducia e affidamento, forse mi sbaglio ma forse anche no, e quindi?

E quindi {è una questione di qualità la tua presenza, rassicurante e ipnotica mi affascina, e gioca col mio senno e lascia ben poche briciole}






 

mercoledì 24 settembre 2008

Senza titolo 269





Introspection




Che poi ci sono  fatti che succedono così, a caso.

Quando non aspetto niente, quando non cerco niente, quando forse non voglio neanche niente.

O forse quando, semplicemente, sono così arrotolata in me stessa da sembrare una stella filante, quelle che solo soffiando all'interno riesci a svolgere. Quando, arricciata e irta, rimango chiusa mostrando solo spine nascondendo  il ventre morbido.

Così.

In una situazione di calma apparente, piatta, ancorata, di respiro modesto e flebile. Di apnea volontaria.

Succede che distraggo appena l'attenzione da me stessa e sbam! Il vento scardina lucchetti e chiavistelli e non faccio in tempo a recuperare fiato che mi trovo persa in un sorriso di una tenerezza abbacinante, nuotando in un languore morbido e aggressivo che a stento ricordavo d'avere dentro, che a fatica immaginavo di poter meritare.

Eppure ce l'ho qui, fra i denti e nelle mani e addosso.


Guardami.






lunedì 22 settembre 2008

Senza titolo 268






walking around my soul



Vedi, ho lasciato passare questi giorni.

Mi sono persa in pensieri di te, cercando in loro tutto quello che mi aveva dato gioia e regalato sorrisi; tutto quello che mi riempiva dentro all'improvviso lasciandomi con il fiato sospeso e gli occhi sgranati, lucidi.

Pensavo di girarmi intorno fino ad attorcigliarmi, in questi giorni.

Perché io non dimentico niente e anzi mi piace tantissimo ricordare mentre attraversavamo insieme viale Zara -mi tenevi per mano come una bimba- quando mi raccontavi la favola della casa verde -mi parlavi come si parla ad una bambina- e altre parole di tonalità variabile ma sempre pregnanti.

E invece no.

Lentamente, piano, mi sono distesa.

Perché forse -ma non ne sono sicura- ha ragione la Barbarella quando dice che passo al vaglio e sottopongo a confronto. E il confronto è sempre andato a tuo favore.
Ma lo sai.

E ora?
Ho smesso. Insomma per me non avevo mai iniziato (Barbarella non ha ragione, forse).
Comunque rimani sempre quello che mi ha detto, per la prima volta: prendine atto, tu sai fotografare.
E tante altre cose  che mi tengo strette strette.


C'è che mi sto scappando di mano.
Ho di nuovo parole, sorrisi grandi per cose piccole, brividi lievi e farfalle nello stomaco.

Che bello.


domenica 24 agosto 2008

Senza titolo 258





E così è fatta.

Giorni di frenesia e sudore, capelli bagnati e magliette macchiate di vernice; giorni passati a scrostarmi il viola di dosso fino ad arrossarmi la pelle, a togliermi la stanchezza che mi colava addosso e non mi faceva dormire nonostante tutto.

E' fatta. E' viola.

Ora piccole cose odiose: sistemare i cavi dello stereo che paiono essersi moltiplicati -io odio i cavi, i fili, i chiodi, i tasselli, io odio molto in questi giorni- togliere la pittura colata ovunque e conservare qualunque cosa. Sistemare qualche centinaia di libri giacenti sul parquet in camera da letto.

Ieri, dopo una settimana di tour de force, mi sono concessa una cena jap.

Solo sushi, nient'altro; nel frattempo perdevo gli occhi sulle coppie di giovani uomini e donne del secolo scorso che -appesantiti e imbiancati dal tempo, ma con l'anima fresca- ballavano mazurke e alligalli in piazza, fuori dal locale. Sorridevano, loro.
I movimenti non più elastici, girovita in eccesso, occhi spenti dalla miopia eppure si davano alle note di una bionda platinata vestita da messicana che dal palchetto tirava le fila di una serata diversa, per loro.

Ogni tanto mi scappava un sorriso.

La persona con la quale ho condiviso gran parte della mia vita passata che raccoglieva i noodles con le bacchette; io gli dico che la civiltà ha fatto sì che si inventassero le forchette; una birra Sapporo a placare lo sfrigolio del wasabi nelle narici; odore di pesce nelle mani -ma come è possibile?-

E poi il gelato.
E poi a casa il caffe.
E poi grazie d'avere insistito per tirarmi fuori da casa.

E poi è passato un anno da quando è andato via e quando lo guardo lo sento mio fratello. Sui generis, ma niente altro che un fratello. E gli voglio bene per come è, per come si perde guardando questa casa che era anche sua, rinnovata e fresca di me.

Senza nessuna voglia di tornare indietro ma anche senza la paura di guardare il passato con sguardo tenero e delicato, scevro di rancore, pulito.
Ci prendiamo un po' in giro mentre il dvd passa The Cult in concerto. Dimmi tu come potevi amare loro e i Kiss. Sput. E lui accenna un sorriso, glielo avrò chiesto un migliaio di volte in dieci anni passati insieme. Liberiamo dalle fameliche attenzioni dei gattini una coccinella entrata in casa. Oggi le comiche.

Passa così la mia prima giornata di libertà da me stessa in versione kapo.



E la notte scorre fuori e in un sonno di poche ore.

E mi risveglio pensando che oggi è il 24.

E ho un pensiero attaccato addosso, le tue prime parole per me: puoi fare di me ciò che vuoi.


Ma questa è un'altra storia.







domenica 17 agosto 2008

Senza titolo 256





Quasi non ho voglia di fare niente. Quasi.

Inizio a perdere la cognizione del tempo, leggo dormo butto la spazzatura -ma quanta rumenta riesce a fare una persona con due gatti, eh!-

Mi ha chiamata un amichetto (significa amico piccolo, piccolo d'età, proprio piccolo; farò la zia)  e gli ho chiesto che giorno fosse. Sì va be', sto bene e proprio per questo non so che giorno sia domani. So però che arriverà lui e non so chi glielo faccia fare.

Agosto, e si dà il viola in casa. Tant'è che ho girato per negozi a cercare 'cose': spatole, stucco, i cosini lì...i regolini. Bah. Tre giorni di cose che non so fare dovrebbero bastare.




Che poi in questi giorni pensare a casa mia mi fa pensare a casa d'altri. Ho pensieri. Anche belli, ve'.

Chimica e affinità elettive.

Vuoi mettere? Avere cose in comune. Cose non palpabili (e qui mi verrebbe da dire 'mio malgrado', ma tengo un certo aplomb).  Non ci piace la pasta piatta. Non ci piacciono i cinesi. Abbiamo musica, letture, risate, tristezze, scazzi, zombie, scheletri, fotografie, gusti e sapori. In comune.

E veleno.

E magia.

E voglia.


E.