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domenica 31 luglio 2011

Senza titolo 436




so far away


 



questo è un momento in cui ho bisogno di andare via

lasciare tutto cio che mi pone limiti temporali e tenere a disposizione personale non frazioni di giornate ma giornate intere, siano esse noiose o ilari, tristi o piene di risate

voglia di non dover rispondere a domande troppo spesso petulanti

tempo di conservare nella apposita sportina quell'aggressività latente che la stanchezza porta a galla e che non posso o non voglio reprimere, ché quando ci sta un vaffanculo fa bene anche a chi lo riceve

 






ho scambiato due parole con una persona (una o più persone in una, non l'ho mai capito, magari è bipolare) con la quale -per ovvi motivi- non parlavo da tempo

emozione ad alzo zero

sono capace di conservare i sapori buoni in qualche anfratto e mi aspettavo, vedendo il suo nome fra la posta, almeno un sussulto

invece no, niente, pensa tu

devi aver fatto un solco troppo profondo fra me e il tuo egoismo perché io sapessi, anche a distanza di tempo, superarlo; rendermene conto mi ha dato anche un brivido di tristezza, della durata di un attimo, fino a che non ho cancellato le tue parole

 







ancora una settimana

cinque giorni da condividere con persone che diventano giorno dopo giorno più difficili da sopportare

certo io non aiuto: non mi scappa un sorriso neanche a morire, il tono lo so da me che è indisponente, l'atteggiamento è quello di un istrice; quando mi impongo un atteggiamento selettivo riesco ad essere avvicinabile ma dura poco

devo andare via

senza niente in mano, senza alcuna certezza

soprattutto senza chi, anche solo per un momento, abbia avuto l'impressione di tenermi in scacco e l'intenzione di far di me una regina sotto assedio



 

sabato 21 agosto 2010

Senza titolo 403





anche un uomo


 



a lei piaceva quell'aria satura di salsedine
sgranava in punta di dita  le ore lucidandole con gli occhi
ma sapeva perfettamente che non sarebbe servito a niente
finiva così


 



.
.





ho un gattino che mi dà il tormento
è così amorevole e affettuoso da non darmi il tempo di occuparmi troppo di me

ripenso con disprezzo a quel giorno in cui, con una maglia nera, hai verificato la presenza di peli dorati sul letto
e fra quelle lenzuola ci hai poi lasciato di tutto
compreso il silenzio

se il sapore di questi giorni è deliziosamente inquietante
è anche grazie a te
fottiti, honey
 






 

sabato 26 settembre 2009

Senza titolo 365



 




custodiva dall'altra parte del cuore una marea di segreti che avrebbe preferito non conoscere

non perché volesse essere cieca o piuttosto volesse ignorare: semplicemente perché non avrebbe voluto che la di lui meschinità fosse così profonda

tollerava a malapena quel silenzio imposto e colpevole colmo di finte verità e mezze bugie; avrebbe voluto avere una parola netta e definitiva anziché  un vuoto sterile, avrebbe voluto riderci su con lui mentre stille di amarezza le percorrevano il volto e le mani di nuovo si bagnavano

non voleva sentire ancora una volta scusa per comportamenti che credeva non avessero niente di colpevole fino a che, per un caso che la vita senza coscienza né intuito le proponeva, aveva dovuto rendersi conto di quanto lui fosse seriale

conosceva senza saperlo molte più cose di quante in realtà fosse disposta ad ammettere, per via della incredibile e inspiegabile sua necessità di proteggere il carnefice tentando di dargli la parvenza dell'innocenza, negando allo stesso la capacità di fare del male scientemente

lui, che aveva parlato di sogni e bisogni, di carne e sangue
lui, che graffiava ogni respiro togliendo il fiato a lei che di altro non necessitava se non di custodia pregnante ed aggressiva
lui, che aveva sfogliato le pagine del libro delle parole segrete avendo cura di non sgualcirle
lui, che fra il timore di essere scoperto ignobile ma uomo e la volontà di apparire nobile tentando di nascondere l'inquietante suo vuoto interno, sceglieva la seconda ipotesi
lui, dall'altra parte del cuore, custodito in una culla di rovi


lei, con il cuore in mano, ancora toglie spine lasciando piccole cicatrici

domenica 23 agosto 2009

Senza titolo 358





e
ripenso a quella domenica mattina ogni volta che ho voglia di allontanarti da me
parole che si scontravano con parole e inutili fatti
mentre tentavi di farmi credere che fosse naturale quasi ineluttabile e chimicamente ineccepibile
mi girano intorno suoni lontani dall'essere musica
scusa scusa non lo faccio più
un inutile comportamento di pentimento sterile che si è annullato poche ore dopo
mentre ancora mi mordevi le labbra come a voler stracciare la trama del velo fra te e il desiderio
non ti passi mai per la testa d'avermi fatto una cortesia
ché il piacere è un dono a volte ricambiato e altre no
e se in quel momento mi sono inginocchiata fra te e lo specchio tenendoti strette le gambe
non significa remissione né colpa
è stato un delirio di sensi
un insensato e delizioso delirio di sensi
esplosivi
densi

 

lunedì 3 agosto 2009

Senza titolo 355





ci sono giorni in cui il tempo pare fermarsi
prendere respiro dopo una lunga sospensione
a volte troppo lunga per poter essere tollerata
momenti in cui i sensi diventano cianotici
e risentono della mancanza di ossigeno

e poi per caso
riprendo fiato

sabato il cielo su torino era basso
le nuvole immobili si addensavano
belle e minacciose

tutto domandava acqua
la terra e i fiori e anche io
poche gocce insufficienti a rigenerare
a offrire sollievo
buone solo per le zanzare

e poi

come uno scroscio d'acqua
come un fiume addosso
antony hegarty e l'orchestra sul palco
e rimanere a bocca aperta
e i sensi tesi
e niente altro che potesse tangere quei momenti
niente




sabato 4 luglio 2009

Senza titolo 350





momenti di corde tese a gocciolare musica e stille di me
corde bagnate da questo caldo angosciante che fa dell'estate un tormento insopportabile
ma
lo sopporto
ché c'è altro a cui pensare
o non pensare

sotto passano gli ashram e mi è impossibile non lasciare fuggire parti di me altrove, lontano e in altri tempi
sicuramente indimenticabili
segni di niente che si fa certezza
magia e fili che si dipanano da me ad un tempo parallelo
altra vita

così te ne vai
seguito da una bava di stizza, cercando magari senza rendertene  conto di instillarmi il germe del senso di colpa per averti fatto provare sensi di colpa
tu non lo accetti, io non lo accetto
scegli

la bellezza e la vita sporca di cui spesso noi si è parlato sono fatte anche di questo fastidio
ma non possiamo lasciare il passo alle recriminazioni
io non so cosa siano
mi urta anche solo pensare che mi si possa fraintendere
che si possa presupporre un mio desiderio di vendetta, in qualche modo manifesta

se questo è ciò che hai di me
se fra i milioni di parole scritte e dette e sputate in bocca e morsicate e stracciate con le mani e mischiate a carne e sangue e deliziosamente desiderate e avute
se fra desiderio e capogiro è rimasta solo questa amarezza scarna
se

allora sarò io a scegliere

lunedì 29 giugno 2009

Senza titolo 349





il vizio del pensiero



pensiero aperto  a qualunque soluzione, aperto a te e anche alle tue reazioni.

delle quali, peraltro, me ne strafotto.

non perché non ci tenga: i tuoi pensieri, i tuoi modi, atti e fatti, tutto questo non mi scivola via ma è fonte di riflessione.

noto variazioni di tono e di sostanza, di frequenza e di sorrisi aperti. certo, so che non è facile arginare con una  risata la valanga di parole con cui a volte ti sommergo -poche, a dire il vero, ma che hanno l'evidente facoltà di spandersi come macchia d'olio- e che probabilmente ti sei stancato di stare con lo scudo levato.

puoi scegliere la via più facile: mettere fine.
oppure convincerti che anche questo è amore.
o, ancora, prendere atto che questa sono io e che così ero ancor prima di conoscerti.
prendere o lasciare.

amor proprio e presunzione sono ciò che mi fa dire che, comunque, lasciare sarebbe la scelta sbagliata.
non solo per me.
perché se io perdo qualcosa tu perdi quel che io so di avere come valore aggiunto: la franchezza di dire quel che sento, l'onestà di non sbandierare parole a fine propagandistico, l'attenzione a non ferire e la capacità, nonostante la mia irruenza, di non dire niente che non sia pensato e percepito come vero.

mi rincuora il fatto che niente, ora, sia in grado di farmi male.
mi sospendo in bilico fra stanchezza e voglia di fare, fra viaggi brevi e impegni pressanti, fra me e me.


e sì, qualche volta mi sono sentita in colpa anche io.
ma non avevo colpa.







giovedì 11 giugno 2009

Senza titolo 346





essere al mare e non avere modo di toccarlo.

è la seconda volta che mi succede, quest'anno.

la prima volta ero da te. un vento impossibile, un freddo incredibile, no? eppure era fine marzo, non fa sempre estate da voi? ma da una scogliera bianca ne ho sentito il profumo. era arrabbiato, scoppiava di schiuma e di onde e urlava. mi annodava i capelli e i pensieri. tutto addosso.

poi questi giorni.
lo vedevo dalle terrazze del mio albergo. era lì che mi raccontava di misteri e cose segretissime ma io non potevo stare ad ascoltarlo. avevo parole da ingoiare e silenzi da buttar via, e così ho regalato sorrisi e impegno. tanti e tanto.

però la notte sì, la notte lo ascoltavo.

ascoltavo la notte.

lunedì 18 maggio 2009

Senza titolo 341




not enough


mai.

mi piace questa terra arida, spaccata dal vento.
mi è piaciuta tutte le volte che l'ho calpestata e l'ultima volta ancora di più.
forse il valore aggiunto sei stato tu.

posso rivedere in fotogrammi ogni attimo trascorso da te.

quella vena di speranza che per un momento ha ricominciato a pulsare e quel senso di amarezza che si mischiava alla setteveli.

l'intimità di una pasta cucinata da te, rivoltare i tocchetti di melanzana, apparecchiare per due, guardare intorno ritrovando piccoli elementi conosciuti in un ambiente mai visto prima e un sorriso che si scioglie ancor prima di sorgere alle labbra chiedendosi perché.

un sottile senso di solitudine nonostante la costante presenza, quella che si apre un varco fra la folla di parole che spingono per essere dette e che vengono trattenute sulla soglia dalla sorveglianza armata che inibisce qualunque estro impulsivo.

ho masticato pistacchi e amore.
ho ingoiato fiotti di orgoglio e rivoli di baci non dati.
ho trattenuto e messo via.
ho avuto e dato.
ma mai niente è abbastanza.


sabato 9 maggio 2009

Senza titolo 339





pensa che credevo di riuscire a dormire.

lavoro in tempi stretti, stamattina, e poi l'emozione di una telefonata.
una voce giovane di un bambino quasi  uomo, parole sputate via in fretta prima che la timidezza riuscisse a prendere il sopravvento e in sottofondo parole urlate, giulive, allegre, piccole.  voci di giochi nuovi e farfalle e cuoricini, fresche e piacevoli come un bicchiere d'acqua con le bollicine.

e poi una sera piena, parole in pubblico, occhi addosso, sensi attenti.
e una notte di passi in città mentre in piazza san carlo, al caval d'bronz, una tipa si schianta a cantare per qualche persona distratta.

in mezzo a tutto questo, pensieri di te.
ricordi di una domenica mattina, di un risveglio sorridente schiacciato da parole che non avrei voluto. gli occhi corrono a rivedere le immagini di allora, estraniandosi da quei corpi fragili e guardandoli con distacco, nell'unico modo che conoscono per non riempirsi di sabbia. in silenzio esaminano e valutano i passaggi inattesi e le sorprese fredde offerte da mani troppo distanti dal cuore per poter essere sopportate.

.
.
essere innamorato non assomiglia a niente altro
una goccia di essere-innamorato diluita in una vaga relazione amichevole
la colora vivacemente
la rende incomparabile

*roland barthes*

.
.



questa è una verità, ad esempio.
sì signore, nient'altro che una verità. scomoda e fastidiosa e ingombrante ma assolutamente innegabile.


fra poco sarò altrove.
altro bagno di genti e persone, altri sguardi e altre parole e altre emozioni e frustrazioni e indecisioni da dover colmare di sostanza utile. altri sospiri da smorzare, altra tristezza da dissimulare, compassione da evitare come fosse la peste. sincerità filtrata e depurata da tutto ciò che potrebbe ferire anime così sottili da non essere quasi palpabili.

saranno ore miste di te, di me, di tutto il resto.
rimane il fatto che tu ci sei.
altrove.

venerdì 1 maggio 2009

Senza titolo 337






il risveglio è stato dolce
erano le cinque la prima volta che ho aperto gli occhi, ma l'unico collegamento con la vita è stato quello della vista alla sveglia. senza accorgermene mi sono persa di nuovo in un sonno chimico di cui non avevo conoscenza.

ho sognato che la mia piccola smart all'occorrenza diventava una bicicletta: c'era un pulsante che la rendeva leggera e maneggevole, così maneggevole che uscendo da un negozio semplicemente non l'ho più trovata.

e allora ho iniziato a camminare a piedi in una città che assomigliava un po' alla mia e un po' alla tua; una città in cui le strade erano strette strette e in salita e da un lato c'era il precipizio. chiudevo gli occhi mentre, strisciando contro le macchine parcheggiate non so come, mettevo un piede davanti all'altro con una paura fottuta di perdere l'equilibrio, di cadere ancora una volta.

erano mesi che non sognavo più di avere paura di cadere. eccolo qui, il mio terrore ricorrente.

guardavo verso il basso mentre scendevo da una scala di pietra sistemata nel niente, alla fine di una strada. precipizio a destra e a sinistra. no choice. tieni botta o ti spezzi. non mi sono mai fatta male nei miei sogni, nonostante cadessi. mai una ferita, mai sangue. solo un profondo e dolorosissimo male dentro. ogni volta che mi manca l'equilibrio mi si apre un varco da qualche parte. si spezza il respiro, i brividi condensano il sangue, la pelle intirizzita, i tendini tesi allo spasimo. e poi il niente.


è maggio. ho una marea di impegni condensati in questo mese, così tanti da dovere fare una cosa che mi è sempre sembrata ridicola: segnarli nell'agenda. alcuni sono lavorativi, altri sono di lavoro volontario, altri ancora sono buttati dentro per scelta mia o altrui. mi serve non avere tempo per poter  tenere i pensieri imbrigliati a me, stretti stretti, ché se scappano rischia di scapparmi anche da piangere e allora no. finito il tempo e la pazienza di sopportarmi un po' lagnosa. sì la distanza -in tutti i sensi- sì l'illusorio bisogno di te, sì i sensi e i controsensi necessari. sì tutto. sì ma è necessario sfibrare questo senso di solitudine, sfilacciandolo in mille sottilissimi frammenti di me, di te, di quel che vorrei ma non posso e di ciò che avrei ma non voglio.

mi sporco le mani di fragole e panna.
*su questa credo si siano mosse le nostre dinamiche, ché abbiamo sempre argomentato di vita. e, aldilà del parlarne, l'abbiamo vissuta questa sporca vita, e continuiamo a viverla*


domenica 26 aprile 2009

Senza titolo 336




Non solo ti voglio.
Ma ti voglio così.
Ma non ti voglio solo così.
Chè Tu sei migliaia (milioni? miliardi?) d’altre cose.
Bambina, Donna, Femmina.
Stronzetta, Tenera, Passionale e Lasciva.
Io non voglio rinunciare a nessuna delle tue anime.
Non smettere mai d’esser ciò che sei con me.
Mai, per paura di rompere le palle o d’esser troppo presente.
Semmai accadesse (che uno di noi due pesasse all’altro, con la sua presenza) so che non ci sarebbero problemi a farlo notare.
Io non ti voglio misurata “per paura di…”.
Investimi, cazzo!
Strattonami!
Provocami!
Scuotimi!
Se sapessi che ti trattieni. Che ti freni.
Che, in qualche modo, modifichi il tuo modo d’essere “per paura di…”, io (sappilo) mi incazzo!
Io non mi pongo il problema.
Ti “rompo le palle” (e continuerò a farlo) finchè non mi dirai “Basta!”.
Pretendo lo stesso da te.
Quindi, svegliami se vuoi la buonanotte.
Anche se sospetti ch’io sia crollato.
E svegliami quando sarò da te.
Qualsiasi sia il motivo.
Eccosìsia!
Ti bacio

.
.
.

mi hanno raccontato una favola
era di uno che raccontava la sua vita
nascondendo tutta la verità fra la verità
e io ora non riesco più a capire
quale fosse la verità
e quale la verità

domenica 19 aprile 2009

Senza titolo 333





more bitter than sweet




era una bambina difficile.
mangiava poco e dormiva di meno, stare al centro dell'attenzione era inevitabile per lei: bella, bionda come il grano e con gli occhi verde sottobosco. a nove mesi aveva iniziato a camminare con stupore di coloro che la guardavano mettersi ritta sulle gambine  aspettando che cadesse; ma lei non cadeva, e se cadeva piangeva un po' e poi ricominciava.

aveva cominciato a parlare molto presto, dopo mamma e papà aveva imparato -a modo suo- a dire vagabondo: era il suo cane biondo, lei lo trattava con rispetto nonostante lo strapazzasse un po'. nel pomeriggio, quando la obbligavano ad andare a riposare, la bimba in genere non dormiva; giocava con vagabondo che di riposare avrebbe avuto voglia ma non opportunità. poi, se prendeva sonno, cadeva dal letto. si risvegliava di soprassalto, piangeva un po' e poi si rialzava.

era una ragazza difficile.
aveva facilità di parola e una fascinazione per la vita difficile da sostenere per chi le stava affianco. era interessata, veramente, a tutto ciò che la circondava soprattutto se questo era reietto, bruttino, magari anche un po' scorretto. per qualche tempo faceva di tutto per nascondere la donna che scopriva essere, infagottandosi in camicie rubate dall'armadio del padre. poi lasciò fare.

aveva conosciuto persone, era scappata da casa, aveva fatto danni. ogni tanto piangeva ancora un po', soprattutto quando faceva piangere gli altri. capitava spesso, suo malgrado. aveva iniziato a fumare, non solo sigarette, e a fare altre cose. anche sesso. era cresciuta, credeva. aveva cambiato casa e città, si era fidanzata e quando lui le chiese di sposarla lei, semplicemente, rise di una risata incredula e divertita. e disse no.

è una donna con un senso di famiglia sui generis.
crede che l'appartenenza non sia una linea di sangue ma un sentimento condiviso, non riesce a dare affetto a comando e si rifiuta di pensare che tutto ciò che non sia ricambiato sia solo sprecato. è innamorata della vita nonostante viverla sia per lei difficile. ha progetti distanti nello spazio ma non nel tempo, gli occhi le si illuminano quando sente la vita scorrere, dimentica la mancanza di fiato quando è necessario correre. sorride mai a caso e piange ancora un po'.

a volte i tratti del viso le si irrigidiscono. la tristezza si mangia i sorrisi e la malinconia le ruba le parole.
ma basta un attimo.
una voce al mattino.
due parole scritte.
buonanotte luce.




giovedì 16 aprile 2009

Senza titolo 332






casa è dove è il tuo cuore


lei prende un foglio di carta e scrive di amore sporco di vita e colato di rimmel

lui, nella sua infinita e profonda e insaziabile voglia di rovina, un giorno le ha rubato una lacrima

l'ha mangiata e bevuta impedendo così che evaporasse

lui dice di averla dentro

lei si sente dentro quella lacrima, ma non solo

non basta, non basta mai

e allora prende un foglio di carta e scrive

amor mio, le prime parole di un flusso inarrestabile di legatissimi pensieri, di sentimenti annodati e indissolubili

amor mio -scrive mentre la bocca le si impasta di lucidalabbra e di ricordi- se la vita fosse fatta di se e di e vorrei solo stringere la mano per tenerti qui

qui e ovunque, casa è dove è il cuore e lei lo sa

e la sua casa ora è lontana da casa, legata a un filo sottile e resistente che solo lui -se vorrà- potrà recidere










martedì 14 aprile 2009

Senza titolo 331







smarrita in quei posti che sento miei tanto quanto la mia città, dove non ho bisogno di niente per andare fra i fossi della bassa a respirare aria di nebbia mattutina.

smarrita nonostante tutto. con tutta l'amicizia del mondo, con chi fra i portici mi salutava riconoscendomi e chi mi guardava immaginandomi; abbracciata a sorrisi di affetto puro e condivisione di interessi e intenti, rubata in parole richieste e interventi futuri, stracciata in promesse fatte con un briciolo di orgoglio e tanto amor proprio.

accudita e circondata, ovunque e comunque. piccoli pensieri, dolci tentativi di corruzione fatti di piatti serviti a tavola e sorprese di uova di cioccolato date a me con naturalezza. una bambola legata al braccio, un po' per sfiorare  pelle di donna e un po' per non dimenticare.

notti passate a dormire avendo, fra un risveglio e l'altro, la consapevolezza di pensieri monopolizzati da un unico grande pensiero di te. nonostante la vita degli altri si appropriasse di me e si facesse mia, nonostante tutto i pensieri erano tuoi.

senza nessuna voglia di cambiarli, né di cambiarmi.
mi tengo così come sono.
e bon.




[sì però va' che a volte sono davvero una bella rottura di balle, né. all'altezza di  piacenza ho visto una nello specchietto retrovisore che sembrava l'avessero presa a schiaffi, con quegli occhi rossi e il rimmel colato. l'ho guardata e poi ho tirato giù gli occhiali. vaffanculo. ma anche no. ecco]




 

giovedì 9 aprile 2009

Senza titolo 330







sai quando ti si appiccica addosso quella strana forma di malinconia.
quella dolciastra, che si addensa in un sorriso che all'apparenza potrebbe sembrare rassegnato.
quella che poi, quando passi davanti ad uno specchio e ti guardi in faccia, ti rendi conto che di sorriso ha solo una vaga impressione e di rassegnazione non c'è neanche l'ombra.

ecco, così.
ho mandato formiche e ricevuto pecore.
ho scritto parole e ricevuto parole.

da domani porterò in trasferta quella che forse si chiama tristezza.
la metterò nelle mani di chi sa come trattarla e magari la baratterò con un po' di vita degli altri.
in fondo lo sto facendo da tempo, mi viene quasi facile.

ho deciso di non nascondere niente di quel che mi prende, di lasciarmi passare tutto addosso e in viso e di non aver alcun ritegno a mostrare e dimostrare sentimenti.
sì, certo: sono necessarie le chiavi di lettura o almeno parole chiare; ma questo serve solo agli altri.

non a te. non a chi fa parte di me.

comunque ti terrò in bocca. avrò il sapore di te mischiato in mandorle e pistacchi. ti terrò segreto fra i denti e la lingua e le mie parole avranno la cadenza dolceamara di zucchero e amor lontano.



giovedì 2 aprile 2009

Senza titolo 329




{tichiamoamoreperchétiamodiunamoretalechedefinirloamoresarebbeamorale}




fermarmi anche solo un attimo ora mi costa fatica
ché so cosa sarà dopo: non appena avrò il silenzio dentro un urlo straccerà l'instabile bilanciamento  che mi è rimasto
e vacillerò
forse fino a cadere
forse a cadere e a rialzarmi, forse a cadere e a rimanere un po' a terra, dove potrò riposarmi
dimenticarmi
o no
oh no
non sono fatta per dimenticare

ho giorni colorati negli occhi
sbavature di rimmel appena corrette da un sorriso limpido
lampi di gioia improvvisa e voci piccole come un cartone animato hanno riempito gli spazi vuoti
di nuovo vuoti un attimo dopo e poi ancora pieni di dolcetti e piccole amarezze e mancanza
profonda mancanza che assomiglia sempre più all'assenza

e tenere tutto conservato in un sottovuoto naturale
mentre folle di parole e di persone assaltano il mio senso di equilibrio
e arrancano tentando di sfinire la mia pazienza
e io che pragmatica guardo loro così distanti da me
così fuori dal mio mondo dentro
così pronta ad aggredire verbalmente tirando fuori dalla sportina i miei no più secchi e decisi
e raccogliere consensi, complimenti, sorrisi e apprezzamenti


così digiuna di te da non sentire più fame d'altro






martedì 24 marzo 2009

Senza titolo 328




{in utero}



guarda come si mischiano i pensieri.

sognavo, oggi. sono rientrata a casa in frammenti, stanca dopo una notte passata a sentire il vento fra le sedie in terrazza e le piante che si rovesciavano e scorrevano. immersa nella tempesta ho perso il sonno e altre cose.

mi perdo.

sognavo mia mamma. la sognavo alle prese con mia sorella bambina e con la mia anima persa dietro ad un topo. lei guardava il topo e gli parlava, io guardavo lei e mi chiedevo cosa pensasse il topo. io tacevo. io lasciavo fare. e mi raccoglievo.

una canzone. così lontana nel tempo e nello spazio e nei ricordi e così prepotente a rientrare nei miei occhi, portandosi dietro luci altre, voci altre, altre persone. malizia. in ogni senso. altra storia impossibile, altri frammenti persi non so più dove, annegati in un mare di distanza. una scelta sofferta, al solito. e a domandarmi perché tutto il bello debba essere sofferto ho regalato almeno una vita.

loro due che ballavano in salotto, gli occhi legati e le mani che correvano sulla schiena. lui ed io immersi in un pomeriggio di luglio con il caldo rotto da un condizionatore che non riusciva ad asciugare due corpi nudi e sudati e desiderati e voluti cercati avuti posseduti. tutto. tutto quello che avrei voluto, tutto quello che avevo, tutto quello che si è consumato. un amore bagnato, a termine, di quelli che si ricordano con il sorriso. e ho messo la parola fine perché non riuscivo a reggere tutto quell'amore. davvero, non riuscivo. proprio quando tutto sembrava distendersi, diventare finalmente un po' più semplice, io non ce l'ho fatta. senza rimorsi, è solo finita.

no, non ci sono analogie se non forse la distanza oggettiva. perché io non ho scelto niente. non ho voluto, non ho cercato, non ho chiesto. ho percepito. ho preso finalmente a piene mani quanto mi si offriva, in qualità di vita e brividi a secchiate. ho solo dato tutta me stessa. ho lasciato fare, mi sono lasciata sfogliare fino a rimanere svelata. e ora ho freddo. mettimi su qualcosa. magari solo un bacio.

 


sabato 21 marzo 2009

Senza titolo 327





riflessioni sulla bellezza



no, non dico che tu sia davvero bello.
sei davvero bello per me, così come è bello jimbo e jeff e andrea.

c'è una sottile linea di confine che divide la mia percezione di bellezza da quella comunemente intesa come tale. non mi basta, non mi basta il pensiero dell'uomo ideale: alto, scuro di occhi e di capelli, con la faccia da schiaffi. tutto questo poi si mescola e si scinde, si separa in piccole molecole a formare quello che io acquisisco come bello: tu.

mi piace la tua voce cupa, a volte ciancicata. mi fai ridere quando canti al telefono con acuti e falsetti -mi fai ridere: che splendida capacità!- quando continui a farmi sentire quella canzoncina da due soldi e quando ti senti talent scout,  mi vengono i brividi quando ci incontriamo sulle stesse note, quando ci lasciamo scivolare addosso la stessa intimità musicale.

mi piace la tua caparbietà, la durezza sfumata, le ferite a vista, i segni e le venature lasciate da una vita che probabilmente ti ha risparmiato poco ma che ti regala quell'intensità che vedo scorrerti dentro. mi piace il tuo modo di vedere con gli occhi, la tua curiosità per la vita, la tua facoltà di rapportarti agli altri determinata da una sensibilità non comune.

mi piace parlarti, ascoltarti, sentirti, vederti, trascorrerti e percorrerti.
e dirti, con le parole che conosci: ti do atto che tu sia la potenziale, perfetta rovina.



lunedì 16 marzo 2009

Senza titolo 326







ho provato a ricucire gli strappi fra le parole ma non ci sono riuscita, e più mi affannavo a mettere delle pezze più quelle scappavano via fra la trama e l'ordito, impigliandosi qualche volta e rimanendo sospese sulla punta della lingua

ho provato a ricomporre i pensieri che si spargevano alluvionando qualunque terra arsa, creando pozze adatte a nascondersi, prendendo fiato fra un'immersione e l'altra e ritornando a galla apparentemente senza fatica mentre, con sguardo attonito,  vedevo piccoli germogli fra i pori

ho provato a lasciar fuori come indesiderati ospiti tutte quelle sensazioni pericolosamente instabili, rette solo da sensazioni altre e altrui, nutrite da sorrisi spontanei che si infilavano in ogni  mia espressione sfottendo qualunque campanello d'allarme facendogli la linguaccia

ho provato a fermarmi quando anche tu eri fermo, come all'angolo di una stanza della quale non percepivo ancora i contorni, ma poi tanto più forte di me è stata l'impazienza e la voglia che ho fatto capriole e salti mortali come se fosse pane quotidiano accettando come naturale il rischio di farmi male

ho provato a ricredermi, a convincermi che fosse un bellissimo sogno inconsistente in quanto tale, ho provato a immaginare un momento di stanchezza in cui incautamente  non ho fatto caso a me stessa lasciandomi pascolare in colline in fiore e altre visioni bucoliche

ho provato tutto ma non c'è verso: è tutto vero.
che mi vada bene o meno, è tutto vero.
che voglia accettarlo o meno, è esattamente come ti ho detto.

tant'è.