Visualizzazione post con etichetta nevermind. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nevermind. Mostra tutti i post

mercoledì 17 agosto 2011

Senza titolo 437



il faut faire comme ça


 



ho pensieri che cambiano

la bellezza sta nel fatto che non mi sento  in imbarazzo a modificare le mie opinioni, né credo di avere la verità in tasca

con molta, molta naturalezza evolvo e modifico e rifletto
sbaglio, anche, e farlo a volte mi dà uno smisurato piacere


il silenzio, ho imparato, porta in grembo onde capaci di scivolare ovunque, buone per allertare i sensi e permettere al respiro un'ampiezza che da un po' non riuscivo a concedermi

c'è sempre qualcosa -je ne sais que dire- che mi lascia perplessa per un po' prima che riesca a venir via da un groviglio solo mio, e non c'è niente da fare: non ci voglio nessuno dentro, voglio che sia tutta mia la responsabilità di annodare e stringere e sfilare e poi all'improvviso sentirmici stretta

e andare via prendendo in mano quelle poche cose alle quali non rinuncerei per quasi niente al mondo


 



poi verrà anche il tempo di riprendere qualche dialogo interrotto
di riannodare fili stracciati da mani incaute
vestire abiti nuovi o lisi di vita

tempo, poco tempo ma quanto basta per perderne ancora un po'

seguendomi

lunedì 7 marzo 2011

Senza titolo 422





rewind


 



non c'ero, ero fuori, ero via.

passi che calcavano altri passi e pensavo a niente di divertente, e invece.

lui: signorina (!) vuole polpi vivi?

signorina: no grazie (espressione di terrore mista a pena per l'animale)

lui: e va bene, se vuole glieli uccido!

signorina: disgraziato (e ride)






ché poi davvero allontanarmi da casa per me è sempre un sacrificio, mi sento strappata e.

ma basta partire che le cose cambiano, o forse semplicemente mi rassereno pensando che tutto ciò che lascio temporaneamente rimane lì, immutato, così come l'ho lasciato.

rimane in attesa di me.

mi aspetta.

e quindi rido e giro e parlo e mi scappa anche la voglia di fare foto. a me. di me.



 



per sempre non esiste
esiste sempre
esiste soprattutto mai


-breve dialogo fra un uomo e una donna in una notte di mezza estate-





 

domenica 27 febbraio 2011

Senza titolo 421



pollution level


 



e poi penso che sì, c'è un girotondo di gentaglia che mi si avvicina con un sorriso, con espressioni sibilline, con tono cortese e domande retoriche

e la guardo con compassione, questa povera gente che il senso del pudore e del rispetto l'ha perduto nel cesso, sempre che lo abbia mai avuto

e il fastidio che a volte prevale in me è sostanzialmente quota parte del disprezzo che circonda loro, così convinti di avere la verità in tasca e così pronti a fottere il prossimo appena si volta

così compresi nel ruolo, così tanto nella norma, così mediocri da suscitare cordoglio


be', io non sono parte di voi
non sono adeguata alla vostra pochezza
no, non sono neanche modesta
mai stata
 






 



.
.
.
.
.


un giorno, che sia una semplice giornata di 24 ore non è tollerabile
non dev'essere altro che un lungo piacere quasi insostenibile
una giornata
un lungo coito
una giornata
con le buone o con le cattive

 



viaggio al termine della notte
Louis-Ferdinand Céline



 



mercoledì 1 dicembre 2010

Senza titolo 413





il rispetto







Mario Monicelli ieri ha deciso, per l'ultima volta.

Ha scelto, per quanto  poteva e voleva, la sua vita e ha scelto il momento della sua morte.

Ha atteso che gli dicessero come sarebbe stata la sua esistenza da quel momento in poi, un'esistenza già provata da una malattia che non dà scampo né scelta se non quella di attendere la fine con dolore o, molto più semplicemente, di non soffrire oltre.

Ha ringraziato il medico, ha salutato, è rientrato nella sua stanza.

Il tempo di aprire la finestra senza pensare senza pensare senza pensare giù.

L'ultima volta che ho avuto modo di ascoltarlo ha detto: è ora di fare la rivoluzione.

Lui l'ha fatta, per se stesso.


Il rispetto per una vita che non è più vita è avere la possibilità di scegliere senza essere costretti a buttarsi da una finestra.

E' non costringere una madre a chiedere alla propria figlia: ti prego aiutami, tu lo puoi fare.
Non costringerla a sentire un diniego strozzato in gola, affogato dal pianto e dalla rabbia per la mancanza di coraggio.

E' permettere all'uomo di conservare la dimensione umana che consiste, innanzi tutto, nel non dovere avere necessità di assistenza anche per compiere gli atti più intimi.

Il rispetto è permettere ad ogni persona di continuare ad essere tale, con dignità.

O, in alternativa, di smettere di sopravvivere.

sabato 13 novembre 2010

Senza titolo 411




pǝǝu ǝɥʇ ƃuılǝǝɟ



 



poche cose, quasi niente.
la mia vita, il lavoro, la fatica di vivere e lavorare,
due o tre grandi amori infelici,
quanta vanità e quanta tristezza nei bilanci, ora.
...
il vuoto forse, il vuoto più vuoto più vuoto,
quella vertigine filosofica che non sono mai riuscito a comprendere fino in fondo.




questo è Filippo Betto in Certi Giorni sono Migliori di Altri Giorni.
interposta persona.
poi è morto anche lui, l'anno scorso.

ci sono voci che mi gridano dentro, soprattutto quando ciò che sento intorno e dentro e in fondo è malinconia.
quella che mi fa dire che non voglio niente, non mi manca niente, non amo nessuno.
e in effetti sento solo il bisogno di non avere bisogni.
non ho voglia di uscire né di vedere gente,
non voglio mischiarmi né donarmi e, forse ancora peggio, non ho voglia di avere niente da nessuno.

non voglio essere amata, desiderata.
non voglio che nessuno senta la mia mancanza.

voglio, adesso, il vuoto pneumatico.
non so per quanto e neanche so perché.
magari domani non sarà già più così ma oggi, e oggi è l'importante, non ho niente da dare.

il mio instabile equilibrio
la mia emotività dirompente
il silenzio fatto di parole mute

solo questo, adesso.

 

mercoledì 1 settembre 2010

Senza titolo 404





she needs rain and a raincoat


 



stamattina sono andata dal medico, tanto per non fargli sentire troppo la mia mancanza.

ho esordito dicendogli: tanto sto bene, è inutile che mi guardi così.

il mio medico è un medico vero, forse anche troppo. di quelli che non fanno diagnosi e refertazione telefonica, che non prescrive medicine consigliate dal vicino di casa, che se non faccio le analisi del sangue a scadenza bimestrale mi chiama esortandomi, con tono ben poco rassicurante, ad andare in studio.

dunque, dopo avergli detto detto *tanto sto bene* stavo per sedermi e ho  fatto in tempo a notare una sua espressione di disappunto prima di vederlo, all'improvviso, al mio cospetto.
ovvero stavo svenendo senza neanche accorgermene.
ho visto solo i pallini bianchi e neri nell'aria e poi lui.

sono andata via da quello studio con un fascio di foglietti, dopo aver prestato giuramento di misurare la pressione tutti i giorni per sette giorni con l'impegno di portargli gli esiti all'ottavo giorno;  fatto ciò sono rientrata in ufficio, va' che lì si sta bene...


ho il senso di stracciamento, in questi giorni.
anche una manciata di malinconia.
magari solo un fatto ciclico, probabilmente ogni tanto ci sta anche quel briciolo di tristezza che stempera il mio essere a self-made woman e mi ricorda che no, non sempre basto a me stessa.


.

 





 

sabato 12 dicembre 2009

Senza titolo 375


 


she want everything




è inverno

c'è quel freddino che ogni mattina mi fa ricordare che dovrei aprire il cassetto dei guanti per indossarne un paio abbinato all'abbigliamento -magari nero, ma anche no- e che mi fa stringere nel cappotto brividi e sospiri

il cielo oggi sa di neve e ho pensieri che mi sciolgono un pochino il cuore
piccole cose dal sapore buono e frizzante, alcune che mi colpiscono direttamente altre che invece solo mi sfiorano, hanno il potere di farmi sentire meno pressante questo natale

 





sto pensando che forse quest'anno sono riuscita davvero a detestare qualcuno
a detestare te per il tuo comportamento vigliacco e per il tuo essere inutile, forse anche per avermi fatto pensare di amarti; in effetti posso dirti che no, non ti ho amato: l'amore è nobile sofferenza, quella nei tuoi riguardi è stata sterile rappresaglia dei sensi

me ne sono accorta quando ho provato livore nei tuoi confronti, quel tantino di ribrezzo rileggendo le parole che  ti sgorgano dalla penna come una pozza settica, quel cliché che evidentemente ti fa da raccordo fra la bocca e le mani estromettendo il cervello

sai cosa? per estremo paradosso mi spiace per te
hai un carico di pochezza ben accessoriata da orpelli scintillanti che effettivamente colpiscono lo sguardo e anche i sensi e di questo non ti si può non rendere merito; ma appena ti discosti un pochino è avvertibile il vuoto che ti colma, mon cher

sei costruito su un niente che rende imbarazzante il solo fatto di aver provato interesse per te

te lo dico oggi, dopo aver avuto un anno per studiarti da diversi punti di vista

te lo dico non perché mi interessi provocare una tua reazione -non averne, è meglio per tutti- quanto piuttosto per dare un senso alla mia temporanea mancanza di senso critico
 




 

ho anche una piccola novità in tasca 
chissà se la settimana prossima assumerà maggiore compattezza
in fondo devo solo decidere e crederci

giovedì 19 novembre 2009

Senza titolo 373


 



ripensandoci...




come succede almeno una volta all'anno, sto perdendo la voce.
generalmente l'afonìa giunge verso la fine dell'anno ma questa volta mi sono portata avanti e ho anticipato: questo mese ho già dato tutto -credo, eh- e ora la voce poco per volta va via.

l'ultima volta che è successo avrei fatto meglio a non parlare per almeno qualche mese in più; in compenso però avrei dovuto essere anche sorda, tanto per non sentire le cazzate che all'inizio di quest'anno mi hanno intortata.
ma te lo immagini, neanche fosse stato il canto delle sirene!

bon, à l'è andaita.

sembra quasi che io a gennaio mi sposi.

occupo le mie giornate  scegliendo  la lista nozze: il viaggio, le posate e i piatti e le pentole, il robot da cucina (eh? ma per fare che?); il colore dei tavoli e la scelta della sala, le partecipazioni e il tulle delle bomboniere  -per informazione sarà tutto blu, con qualche spruzzata di argento qua e là- perfino la scelta della biancheria intima e delle scarpe, e che le calze siano di filo di seta bianco. parlo di tutto meno che del e con il futuro marito in questione.

ma in effetti è no. anche no. non mi sposo io. no no e no. strano né!


c'è che, a parte la voce, sto meglio. sono anche incline al perdono. a novembre siamo tutti più buoni, forse.
poi questo è il mese del compleanno degli amori: un amore infinito, un amore passato, un amore mai esistito.

la vera Bellezza è che uno solo di questi amori ancora strappa sorrisi. ancora e ancora.

 

mercoledì 22 luglio 2009

Senza titolo 353





periodo di poche parole.

ho idea che non ce ne siano per nessuno, che si siano coalizzate contro la lingua e i denti e stiano lì giù, da qualche parte, a fomentare rivolte e a intessere trabocchetti verbali.

oppure fan festa.
a casa, fra amici, si preparano una cenetta di cose buone rivoltate in padella, soffritte con sapori deliziosi; intorno ad una tavola imbandita celebrano un banchetto in favore del silenzio, soffiandosi addosso e mischiando amarezza ed agrodolce, brindando al non detto e al non voluto dire.

anche quelle più impulsive se ne stanno lì, stravaccate sul plesso solare, a riposarsi non facendo assolutamente niente. piacevolmente assopite non scattano neanche quando il pensiero imporrebbe loro di saltare via sull'attenti e di correre a sollecitare le corde vocali.

no, vedi? come in sciopero.
come in vacanza.
come se niente, al momento, possa far sì che si risveglino dal torpore.

come dire che non ho niente da dire, ma non sarebbe vero.
quindi come dire che non ho voglia di dire quasi niente.

questo è vero.

si custodisca attentamente il vaso di pandora.

venerdì 1 maggio 2009

Senza titolo 337






il risveglio è stato dolce
erano le cinque la prima volta che ho aperto gli occhi, ma l'unico collegamento con la vita è stato quello della vista alla sveglia. senza accorgermene mi sono persa di nuovo in un sonno chimico di cui non avevo conoscenza.

ho sognato che la mia piccola smart all'occorrenza diventava una bicicletta: c'era un pulsante che la rendeva leggera e maneggevole, così maneggevole che uscendo da un negozio semplicemente non l'ho più trovata.

e allora ho iniziato a camminare a piedi in una città che assomigliava un po' alla mia e un po' alla tua; una città in cui le strade erano strette strette e in salita e da un lato c'era il precipizio. chiudevo gli occhi mentre, strisciando contro le macchine parcheggiate non so come, mettevo un piede davanti all'altro con una paura fottuta di perdere l'equilibrio, di cadere ancora una volta.

erano mesi che non sognavo più di avere paura di cadere. eccolo qui, il mio terrore ricorrente.

guardavo verso il basso mentre scendevo da una scala di pietra sistemata nel niente, alla fine di una strada. precipizio a destra e a sinistra. no choice. tieni botta o ti spezzi. non mi sono mai fatta male nei miei sogni, nonostante cadessi. mai una ferita, mai sangue. solo un profondo e dolorosissimo male dentro. ogni volta che mi manca l'equilibrio mi si apre un varco da qualche parte. si spezza il respiro, i brividi condensano il sangue, la pelle intirizzita, i tendini tesi allo spasimo. e poi il niente.


è maggio. ho una marea di impegni condensati in questo mese, così tanti da dovere fare una cosa che mi è sempre sembrata ridicola: segnarli nell'agenda. alcuni sono lavorativi, altri sono di lavoro volontario, altri ancora sono buttati dentro per scelta mia o altrui. mi serve non avere tempo per poter  tenere i pensieri imbrigliati a me, stretti stretti, ché se scappano rischia di scapparmi anche da piangere e allora no. finito il tempo e la pazienza di sopportarmi un po' lagnosa. sì la distanza -in tutti i sensi- sì l'illusorio bisogno di te, sì i sensi e i controsensi necessari. sì tutto. sì ma è necessario sfibrare questo senso di solitudine, sfilacciandolo in mille sottilissimi frammenti di me, di te, di quel che vorrei ma non posso e di ciò che avrei ma non voglio.

mi sporco le mani di fragole e panna.
*su questa credo si siano mosse le nostre dinamiche, ché abbiamo sempre argomentato di vita. e, aldilà del parlarne, l'abbiamo vissuta questa sporca vita, e continuiamo a viverla*


mercoledì 22 aprile 2009

Senza titolo 335





all apologies



oggi ho rivisto l'uomo della mia vita.
voglio dire, l'uomo che vedo più spesso: il mio medico.
che peraltro è un cesso d'uomo, peccato.

va be', dice che devo dormire. gliel'ho detto io, che devo dormire, e lui mi ha dato ragione. dice che non posso dormire  tre ore per notte e per di più a pezzetti, che non va bene che ora faccia anche fatica a prendere sonno, che mi alzi in piena notte e accenda una sigaretta mentre, sul divano, aspetto che mi venga il sonno facendo il conto alla rovescia guardando l'orologio.

dice il mio medico , anzi gliel'ho detto io, che non è normale che io non riesca a dormire proprio quando sono a casa. ché se vado fuori, anche se poco, dormo. ho dormito da barbarella, ho dormito dal topo. poco, è vero, ma ho dormito senza risvegliarmi se non al mattino. dice il mio medico che il problema può essere il fatto che a casa io tenti di dormire  "da sola". gli ho detto che non dormo propriamente da sola, visto che ho i miei gatti. si è messo a ridere, lui.

insomma lui dice che il problema è che sono convinta di essere autosufficiente e invece non dormendo dimostro a me stessa che ho bisogno di altro. di altri. moi?  intanto sono uscita dallo studio con qualche foglietto di prescrizione e ben poche certezze di comprare quel che mi ha dato. che uomo, il mio medico. un cesso d'uomo, sì, ma è forse uno dei pochi che mi conosca davvero.

intanto la nini ha detto che il suo dottore le ha parlato di jim morrison. e pare anche che il dottore della nini non sia un cesso d'uomo. va' che fortuna. poi la nini verrà da me a maggio, e questo mi piace. lacrime e sangue. insomma, robe da ridere con la nini qui.magari riuscirò anche a dormire. mi toccherà avviare la terapia dell'invito per curare l'insonnia.

ma poi, in effetti, si cura l'insonnia? io lo so, lo so che non è un fatto fisico. è una reazione. è una stupida difesa. è un corpo che grida aiuto. ma vaffanculo. ché io mi ascolto ma non è che abbia intenzione di darmi troppa retta. cambieranno le cose, i fatti, le percezioni. e io mi addormenterò come una bimba. come quella bimba bellissima che una notte di marzo ha dormito con le ginocchia attaccate al mio fianco.


martedì 21 aprile 2009

Senza titolo 334





nevermind




è che sono emotivamente instabile e la casualità sembra addirittura studiata.

è che il piccolo terremoto di ieri ha fatto tintinnare le cose e cadere qualche cd, robe da niente confronto al terremoto che mi porto dentro.

perché basterebbe fare leva per spezzarlo, quel cuore del cazzo.
vedi, ci vuole un attimo. così poco che se ci penso mi spavento.

fuori piove. dentro piove. piove ovunque e piove così tanto che vorrei dormire e le gocce mi farebbero compagnia con il loro suono.

solo che c'è qualcosa che mi urla dentro. mi infastidisco. non mi tollero. mi faccio rabbia. mi manderei a fare in culo a velocità supersonica, mi allontanerei da me stessa per mollarmi, così morbida e malleabile e tenera da fare schifo.

e poi mi guardo, avendo la certezza di essere la mia più grande ricchezza.
io che non ho paura delle parole e le dico tutte, se le sento vere.
io che non ho paura di fare e disfare e cambiare, che sono pronta ad affrontare tutto a muso duro all'occorrenza, a percorrere strade impraticabili, ad andare contro qualunque ostacolo.
io, soprattutto, che sono pronta a crederci.

perché io credo a tutto. credo a ciò che mi si dice, e non solo se mi fa comodo.
sono un sognatore lucido.
se sorrido lo faccio con gli occhi e non solo curvando le labbra all'insù. se dico qualcosa è perché ci credo davvero, fino a prova contraria almeno. non conosco il concetto di utilità, me ne strafotto delle convenzioni, non rileggo le lettere che scrivo e le mando via così, ché le parole una volta che son dette non sono più mie, sono anche tue.

e ascolto. sento. porca puttana se sento. metto via tutto e poi tolgo fuori parola per parola dal cilindro magico, quello in cui tutto si scompone e si frammenta. le esamino e le assaporo, le giro fra le mani, le coccolo mentre le seziono. perché magari le ho interpretate male. magari mi sono sbagliata, il senso non era quello che ho percepito, il significato era diverso. no? no.


NO.


lunedì 19 gennaio 2009

Senza titolo 308






in my boots



che poi le cose dovrebbero cambiare.

ché io sono quella che si volta all'improvviso e si rende conto che quello che era...luce dei miei occhi in realtà non è più che una flebile, inutile lucina.

sono quella che in linea di massima lascia perdere, a meno che non si abbia la sfortuna di interrompere il mio silenzio scelto con parole alle quali non posso non rispondere.

cambia quasi tutto: i desideri, le scelte, la forza. cambia anche la passione e la volontà.

ciò che non cambia mai è l'aver paura di tutto ciò che non posso controllare.

no, non parlo di massimi sistemi e neanche delle vite di altri: come è noto, me ne fotto a meno che non rientrino nel mio privatissimo microcosmo. penso a quelle cose che non posso variare di mia volontà, le cose che capitano.

odio le cose che capitano. porcaputtana se le odio.

soprattutto quelle che sono capitate un anno fa e ancora mi stringono in una morsa di insofferenza e intolleranza, quelle che mi costringono a riprendere fiato prima di concludere una frase; quelle che mi impongono il silenzio e che mi fanno pensare che la genetica no, non è un caso.

questo è l'ultimo giro, poi non ci saranno statistiche che terranno. alla fine, sai che c'è? quand'anche mi dovessero dire "ora facciamo questo" a me basterà dire no.

un bel no di quelli che piacciono a me: secco, diretto, conciso.






c'è ancora tanta neve in giro.

c'è paciocco, come diciamo noi.

la mia macchinetta si arrampica su collinette ghiacciate sul ciglio della strada, rimane lì appesa ad osservare se io, camminando con il naso all'insù, plano su qualche infida lastra di neve che tenta di sciogliersi ma viene colta in flagrante dal freddo notturno.

è bello perché è bianco, tutto bianco.
il valentino, i tetti, l'argine del fiume, la mia terrazza.

è l'inverno che piace a me: ghiaccio e teso e nervoso, che non dà illusione di voler passare presto; quello che non sai cosa metterti per non sentire freddo e quindi senti freddo e basta.

così mio.









venerdì 12 dicembre 2008

Senza titolo 300





{today is the first day of the rest of your life}



Metto su American Beauty.


E' che sto pensando a quanta rabbia e insoddisfazione venga contenuta, covata, riservata, preservata e tenuta segreta dalla maggior parte delle persone.
Soprattutto dalle persone che stanno assieme, quelle che si chiamano coppie.

Oh no, non intendo generalizzare.

Qualcuno che si ami e stia bene insieme c'è di sicuro. Ma ho come l'impressione -certezza, in pratica- che la maggior parte si sopporti, si tolleri a malapena.
Sopravviva ecco, per motivi a volte validi ma fin troppo spesso per opportunismo.

A dire il vero non me ne frega niente. Anzi a volte mi scappa da ridere.
Però che tristezza.

Io so che ho passato quasi dieci anni con una persona e che l'amore è finito dopo qualche anno.
Siamo andati avanti fino a diventare fratelli e siamo stati fortunati a non esserci mai odiati.

Poi io ho deciso.
Una decisione scomoda per tutti, per me prima di tutto. Però ora siamo amici e abbiamo cancellato con un colpo di spugna la nostra unione fraterna -eccheschifo- senza umiliarci l'un l'altro, senza scenate e senza stracciarci la pelle. [ora lui sta guardando l'amica della figlia e i petali iniziano a esplodere].


Ma come fate, voi?

E' forza, la vostra, o solo estrema debolezza?

Soprattutto, ricordate ancora cosa sia l'amore?


martedì 18 novembre 2008

Senza titolo 291





guarda gioia, vai a farti fottere


ma proprio così, senza alcun rancore: vai a farti fottere.

non c'è niente di meglio della delusione, per me, per farmi dare il giusto peso a fatti e persone.

continuo a dire che le aspettative sono pericolose ma peggio ancora è deludere il minimo sindacale dei rapporti umani e dell'onestà individuale.

la mia base di partenza è la fiducia totale verso il mio interlocutore: io non dubito a priori, mi piace crederci, forse sono anche un po' boccalona (anzi un luccio, come diceva il mi' pa': io credo a tutto) però non riesco e non voglio imparare ad essere prevenuta verso le persone.

certo questo mio modo di essere è terreno fertile per chi invece vive di stronzate e sotterfugi.

ma quando, dopo aver sbattuto contro il muro dell'evidenza, riesco a comprendere d'avere di fronte non un uomo -una persona- ma un castello di cazzate allora è il momento di dire basta.

quel che mi fa ridere è che pare quasi sia tu ad avercela con me. per questo è bello mandarti a farti fottere.
tu e la tua marea di parole inutili.






Ma.
Leggo un libro che è colmo di amore (bellezza, hai voglia di dire che l'amore non serve).
La Erika mi diceva non è il momento, non leggerlo adesso.
Ma si sa -lo sa anche la Erika- io ho bisogno di contrasti forti per innescare la miccia della reazione.

Che tu sia per me il coltello

Sono seduta in cucina, al buio e in silenzio. Penso a cose insignificanti, ma con un certo ritmo. Ondate ermetiche che crescono dentro di me.
Non capisco perché stia ancora scrivendo, cosa sia questo impulso che non mi abbandona.
Dopotutto non mi dà alcun sollievo. Ogni volta giuro a me stessa di fermarmi un attimo prima che la mano apra il quaderno. Voglio capire. Ma la mano è sempre più veloce di me.
Cerco anche di non pensare a te.
Ma tu, naturalmente, sei sempre più veloce di me.






Proprio per questo dico: vai a farti fottere.
Dove vuoi, con chi vuoi.



{e avere la certezza, un'altra volta ancora, che solo una persona non mi ha mai deluso. ti voglio bene, col cuore.}

 


domenica 9 novembre 2008

Senza titolo 288




it's useless anyway



E' stato casuale ma sono riuscita a indovinarne il senso.
Il senso inutile di un dolore sordo e cieco, un colpo sparato a caso e -guarda caso- lì c'ero proprio io.

Mi sono risvegliata sentendo il sapore delizioso del sangue in bocca.
Il delicato gusto dell'incanto che svanisce proprio mentre sono pronta a fare fuoco.
La fragilità della pelle quando le unghie infieriscono amorevolmente.
Il profilo aspro, il naso ebreo, le righe tondeggianti intorno alla bocca, i capelli sistemati con le bombe a mano.

Passo la lingua sui denti, i canini hanno la loro forma usuale.
Sollevo la testa dal cuscino, punto i gomiti sul materasso e continuo a sentire un respiro.
Ho mani nervose e contratte.
Ferma e immobile inizio a sentire i muscoli guizzare.
Concepisco l'assenza in concreto e in essenza.

Apro la bocca e al posto della parola una goccia di sangue fra le righe delle lenzuola.
Quindi ne ho ancora.
E mi alzo lieve e l'acqua mi utilizza come trampolino di lancio.
Splash.



.








giovedì 30 ottobre 2008

Senza titolo 284





on il va



Sì che vado.
Come al solito prima di andar via sono sempre combattuta fra la voglia di andare e quella di rimanere.
Restare fra le mie cose: il mio letto la mia casa i miei gatti la mia città.
Andare altrove: amici, risate, altri luoghi, altri incontri.

Ma sì che vado.
Firenze. A dire il vero mi dà pensieri.
Lì ho lavorato, ho frequentato persone e locali, ho anche avuto un uomo pro tempore -serenamente abbandonato al mio ritorno a casa, dopo cinque mesi allegri-
E poi adesso ho un pensiero legato lì, pungente ma non doloroso, come una nausea latente, un respiro affannato, un'apnea notturna.

Però vado.
Il trolley viola con dentro quel che serve.
Soprattutto con me stessa e la consapevolezza di sapere quello che voglio, almeno per adesso.





Ma tanto ritorno. Oh sì.





giovedì 2 ottobre 2008

Senza titolo 272






Why can't you be just more like me,
Or me like you.
And why can't one and one
Just add up to two.
But
We can't live together
But, we can't stay apart.








Non voglio far diventare niente un punto di debolezza, niente.

In fondo detesto le mie debolezze e quando mi si presentano le combatto tanto da stremarmi.
E vinco.

Che ci siano è un fatto indubbio - che mi piaccia o meno pare che anche io sia umana - però non voglio farmi surclassare da loro.

No.

E chi mi sta intorno - ovvero le poche persone alle quali permetto di starmi vicino, e tu lo sai - sa che io sono anche questa.

E sono assolutamente libere di dirmi qualunque cosa, di osservare le mie azioni/reazioni, di ridere.

Sanno del mio ciclico chiudermi in me stessa e ritornare su all'improvviso, rimanendo ad osservarmi ma non tirandomi per i capelli.

Ché io non voglio ragni fra i tacchi e nidi di colibrì fra le ciglia.

Pioggia sì, e foglie di mangrovia per coprirmi. Ma mai statica, mai areattiva.

Ferma, magari, ma in agguato: di me stessa.

Come una gatta che punta un suricillo.


Ecco.

martedì 30 settembre 2008

Senza titolo 271






In fondo questa notte senza sonno mi è piaciuta.


Ho steso pensieri al buio di una piccola lampada azzurra, ho rivisto il film di giorni  trascorsi in bilico fra l'euforia e la gioia, ho assaggiato tutto, di nuovo.
Sa di buono.


Ho provato a cercar(mi) colpe, errori o passi falsi e non ho trovato niente. Non ho che da assolvermi.


Due gattini che coi musetti affranti mi chiedevano di andare al caldo, sotto le coperte; io che quel letto stanotte lo sentivo inospitale e ghiacciato. Pezzi di libro già conosciuto scorsi mentre ancora ho da finirne un altro, caffè e zollette di zucchero di canna succhiate come fossero caramelle. Ogni tanto qualcosa di dolce.


Parole affastellate si confondevano fra sorrisi e occhi lucidi, riflessi di sguardi altrui a riempirmi lo stomaco e i sensi in subbuglio, una constatazione: questa sono io.


mercoledì 17 settembre 2008

Senza titolo 266






the same old story





è come vivere in un mondo statico

come se a muovermi fossi sempre solo io

e il resto lo facesse per reazione

prova a cogliermi di sorpresa

piuttosto che lasciarti sempre stupire


da me