Visualizzazione post con etichetta no tear no fear no bad blood. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta no tear no fear no bad blood. Mostra tutti i post

domenica 27 febbraio 2011

Senza titolo 421



pollution level


 



e poi penso che sì, c'è un girotondo di gentaglia che mi si avvicina con un sorriso, con espressioni sibilline, con tono cortese e domande retoriche

e la guardo con compassione, questa povera gente che il senso del pudore e del rispetto l'ha perduto nel cesso, sempre che lo abbia mai avuto

e il fastidio che a volte prevale in me è sostanzialmente quota parte del disprezzo che circonda loro, così convinti di avere la verità in tasca e così pronti a fottere il prossimo appena si volta

così compresi nel ruolo, così tanto nella norma, così mediocri da suscitare cordoglio


be', io non sono parte di voi
non sono adeguata alla vostra pochezza
no, non sono neanche modesta
mai stata
 






 



.
.
.
.
.


un giorno, che sia una semplice giornata di 24 ore non è tollerabile
non dev'essere altro che un lungo piacere quasi insostenibile
una giornata
un lungo coito
una giornata
con le buone o con le cattive

 



viaggio al termine della notte
Louis-Ferdinand Céline



 



domenica 30 gennaio 2011

Senza titolo 418



heart attack

 




e così ancora granelli di tempo mi scivolano fra le dita
e fastidiosi attimi in forma di gocce si fanno strada fino ai gomiti
e pietrine si infilano negli stivali chissà come
e parole tanto urlate quanto inutili si affastellano intorno

nel mio silenzio si inseriscono silenzi altri

la notte, per addormentarmi, torno indietro di qualche anno
come un film visto come piace a me, a rate

penso a te, che sei stato la vera svolta sentimentale
al freddo e ai passi lenti
alle visioni notturne e alle tante e mai troppe parole condivise
al tuo essere inconcludente
e disordinato
e bello di una bellezza straordinaria

penso a te con amore pur senza amarti
forse penso a te come amore, e basta

fra te e il disgusto c'è stato qualcosa in mezzo, ma roba che ricordo con sarcasmo
roba e sarcasmo, due cose che non ci piacciono
a noi

e mentre cerco di annoiarmi quanto basta per lasciare spazio al sonno
tu continui ad invadermi
così, senza far male, senza dare fastidio

ti inserisci anche lì, in quella storia che ti ho raccontato arrossendo
la prima che ti raccontavo, la prima volta che ti dicevo che c'era qualcosa, oltre te

e in fondo la miglioravi
perché il tuo disprezzo si univa al mio rendendolo docile
ammorbidendone la trama
sciogliendone i nodi
allontanandola
frammentandola


e così mi addormento
fra letti disfatti e tetti verdi e abbracci stretti
lasciandoti altrove
senza dolore
senza
 



 

mercoledì 1 dicembre 2010

Senza titolo 413





il rispetto







Mario Monicelli ieri ha deciso, per l'ultima volta.

Ha scelto, per quanto  poteva e voleva, la sua vita e ha scelto il momento della sua morte.

Ha atteso che gli dicessero come sarebbe stata la sua esistenza da quel momento in poi, un'esistenza già provata da una malattia che non dà scampo né scelta se non quella di attendere la fine con dolore o, molto più semplicemente, di non soffrire oltre.

Ha ringraziato il medico, ha salutato, è rientrato nella sua stanza.

Il tempo di aprire la finestra senza pensare senza pensare senza pensare giù.

L'ultima volta che ho avuto modo di ascoltarlo ha detto: è ora di fare la rivoluzione.

Lui l'ha fatta, per se stesso.


Il rispetto per una vita che non è più vita è avere la possibilità di scegliere senza essere costretti a buttarsi da una finestra.

E' non costringere una madre a chiedere alla propria figlia: ti prego aiutami, tu lo puoi fare.
Non costringerla a sentire un diniego strozzato in gola, affogato dal pianto e dalla rabbia per la mancanza di coraggio.

E' permettere all'uomo di conservare la dimensione umana che consiste, innanzi tutto, nel non dovere avere necessità di assistenza anche per compiere gli atti più intimi.

Il rispetto è permettere ad ogni persona di continuare ad essere tale, con dignità.

O, in alternativa, di smettere di sopravvivere.

mercoledì 9 giugno 2010

Senza titolo 396




della consapevolezza e altre virtù


 



ho letto parole che mi sono piaciute molto, oggi.
parole di una donna che piano sta chiudendo un cerchio, piano ne aprirà un altro, ma nel frattempo si riprende tutto ciò che è suo e ricomincia a sorridere.

sorride e sputa
sputa e sorride

conoscere la fatica di non lasciarsi andare alla necessità di piangersi addosso mi ha facilitato la vicinanza e la comprensione di ogni piccola sfaccettatura, ché in fondo l'esperienza condivisa seppur diversa crea un filo sottile che difficilmente si nota ma -quando diventa evidente- ancor più difficilmente si spezza.

e mi accusa di aver sempre ragione.
mi chiama perfettina del cazzo. e a me viene da ridere perché da un certo punto di vista è vero che sono una perfettina del cazzo e però detesto la perfezione e anche avere sempre ragione.
e anche su questo si ride, di quel riso dal sapore malinconico ma pieno, vero. pulito.

c'è che ogni tanto mi capita di parlare di una persona, portandola -guarda un po' che caso- sempre ad esempio del classico cretinetti da due soldi che riesce ad intortare riuscendo a muovere la leva delle fragilità più fragili, abbassando quel tanto che basta la soglia di difesa per insinuarsi come una larva innocua e scavare, scavare.
e no, non ci fa una bella figura, neanche nei miei ricordi.

e poi c'è lui. c'è sempre.




 

lunedì 15 marzo 2010

Senza titolo 386








quante chiacchiere








bello parlare con te, sai?

ad un tratto è stato come se la bottiglia mi fosse scivolata dalle mani e si fosse rotta e lì, fra le bollicine che si stendevano sul pavimento, fossero scappate tutte le parole.

di questa storia non parlavo da mesi, da una vita.

l'ho sistemata lontana da me, come le cose che non mi piacciono più ma che mi spiace buttare.
una scatolotta vuota a contenere un cerchio di vita intensa conclusa in assenza di significato.

quindi parlartene mi ha tolto anche un peso. è come se l'avessi buttata. o forse come se l'avessi riguardata e riconsiderata con la medesima critica di allora ma con meno disprezzo.

ora non so se a sopraggiungere sia stata la compassione, ma non mi importa.

credo che fra noi sia nata empatia nel momento stesso in cui ci siamo in qualche modo incrociate; poi il caso ha fatto il resto e non sai quante volte questi pensieri mi abbiano fatto sorridere incredula e stupita.

e, come successo altre volte, ci siamo raccontate addosso.
tu con la voce da fanciulla e io non lo so però mi piace sempre quando mi si dice che ho una bella voce, adulatrice!
tu con il tono meravigliato e io con la passione di raccontare di me -che, guarda caso, non capita quasi mai- ma di una me che in qualche modo ti tange, ti sfiora, ti coinvolge, ti comprende.
tu a difendere e io ad attaccare, per poi venirci incontro trovando con convinzione una non soluzione.

e dillo che ti ho colta di sorpresa, così come è riuscita a sorprendermi la tua capacità di  raccogliere quel sospiro che non mi aspettavo venisse percepito.

un sorriso.

 










domenica 21 febbraio 2010

Senza titolo 383



 

be quite




 

ci sono giorni in cui lascio che i pensieri facciano per conto loro

non ne seguo il corso come se non mi appartenessero
come una mamma che controlla i bimbi
che giocano in cortile con veloci sguardi dal balcone di casa

così mi sono ritrovata indietro di un anno o anche di più
fra risate e sospiri e ansie e conti alla rovescia e baci
e parole quante parole e respiri fatti insieme e note stracciate



e non ho sentito dolore



 





 


 

 

domenica 20 dicembre 2009

Senza titolo 376


 



luv u
 



è casa

una casa grande che contiene tutti i miei frammenti, i ricordi e i pensieri, il male dentro e quello fuori, i sottili dispiaceri e le parole taglienti
l'accento di bambina torinese chiamata madamin fin da piccola, con quei capelli biondo grano e gli occhi pieni di stupore ogni volta che tirava fuori la mano dal balcone e un fiocco di neve si posava
quando correva nel ballatoio del palazzo in pieno centro e quando di corsa faceva i cinque piani lasciando la nonna così indietro che le toccava sedersi sui gradini ad aspettarla
quando cadeva e si sbucciava le ginocchia e piangeva e poi con una sottile cattiveria staccava le croste di sangue dalla pelle sottile per il piacere di vederlo ancora scorrere, il sangue
e quando si perdeva nella neve, lei col suo cappottino bianco e gli stivaletti di gomma rossi, quando aveva la parola pronta a spuntare dalle labbra a cuore, quando ballava sul letto e quando lasciava dondolare le gambe fuori dalla ringhiera lasciando passare il tempo, quando lanciava il pane bagnato dal balcone aspettando il volo dei colombi

è ancora casa e quella bambina è diventata grande

e ancora ha quell'accento confuso dalla er rulé e ancora si affaccia al balcone con gli occhi sgranati guardando la città di ghiaccio


è così deliziosamente freddo che stamattina l'acqua non veniva fuori dai rubinetti; semplicemente si erano gelati i tubi della caldaia posta in balcone e le bottiglie di lurisia erano congelate, normale con tredici gradi sotto lo zero
così ho aspettato girandomi intorno, ripensandomi
guardando questa casa che ho riempito di me per undici anni e che sto per lasciare
mi rimarrà dentro anche questa
ma avrò una nuova casa da riempire
senza storia ma colma di oggi e di domani e di parole
e sospiri

 

sabato 12 dicembre 2009

Senza titolo 375


 


she want everything




è inverno

c'è quel freddino che ogni mattina mi fa ricordare che dovrei aprire il cassetto dei guanti per indossarne un paio abbinato all'abbigliamento -magari nero, ma anche no- e che mi fa stringere nel cappotto brividi e sospiri

il cielo oggi sa di neve e ho pensieri che mi sciolgono un pochino il cuore
piccole cose dal sapore buono e frizzante, alcune che mi colpiscono direttamente altre che invece solo mi sfiorano, hanno il potere di farmi sentire meno pressante questo natale

 





sto pensando che forse quest'anno sono riuscita davvero a detestare qualcuno
a detestare te per il tuo comportamento vigliacco e per il tuo essere inutile, forse anche per avermi fatto pensare di amarti; in effetti posso dirti che no, non ti ho amato: l'amore è nobile sofferenza, quella nei tuoi riguardi è stata sterile rappresaglia dei sensi

me ne sono accorta quando ho provato livore nei tuoi confronti, quel tantino di ribrezzo rileggendo le parole che  ti sgorgano dalla penna come una pozza settica, quel cliché che evidentemente ti fa da raccordo fra la bocca e le mani estromettendo il cervello

sai cosa? per estremo paradosso mi spiace per te
hai un carico di pochezza ben accessoriata da orpelli scintillanti che effettivamente colpiscono lo sguardo e anche i sensi e di questo non ti si può non rendere merito; ma appena ti discosti un pochino è avvertibile il vuoto che ti colma, mon cher

sei costruito su un niente che rende imbarazzante il solo fatto di aver provato interesse per te

te lo dico oggi, dopo aver avuto un anno per studiarti da diversi punti di vista

te lo dico non perché mi interessi provocare una tua reazione -non averne, è meglio per tutti- quanto piuttosto per dare un senso alla mia temporanea mancanza di senso critico
 




 

ho anche una piccola novità in tasca 
chissà se la settimana prossima assumerà maggiore compattezza
in fondo devo solo decidere e crederci

domenica 11 ottobre 2009

Senza titolo 367


 



rimase seduto così ancora un poco, in reverente silenzio,
e inspirò a pieni polmoni l'aria satura d'incenso.
e di nuovo sul suo volto passò un lieto sorriso di compiacimento:
che odore scadente aveva questo dio!
com'era ridicolmente malcombinato il profumo che questo dio emanava da sé.
non era nemmeno vero profumo d'incenso, quello che esalava dai turiboli.
era un cattivo surrogato, adulterato con legno di tiglio e polvere di cannella e salnitro.
dio puzzava.
dio era un povero puzzoncello.
veniva ingannato, questo dio, oppure lui stesso era un impostore,
non diversamente da grenouille...soltanto molto peggiore!

Patrick Suskind - Il Profumo





stamattina era un sabato pragmatico
fatto di cose semplici e necessarie: un giro al mercato, frutta fresca e peperoncini a mazzetti
le sigarette, forse le ultime di questa serie
un cappuccino al bar
e lì, ad aspettare che l'uomo del vapore facesse la cremina come si fa da noi, iniziano le note di una canzoncina che ho sempre detestato ma che -per estremo paradosso- ascoltavo almeno dieci volte al giorno, ogni volta che mi telefonava
stavo lì ad attendere quella robina tiepida e dolciastra e anziché sentire in bocca il sapore del latte ingoiavo parole melense e nauseanti

e così sono andata via
ho lasciato tutto lì: pensieri e fastidio, cappuccino e canzoncina
me ne sono andata con leggerezza, sapendo di non aver perso niente

ma a casa ho dovuto necessariamente mediare
e mentre -come una felice casalinga mancata- sciacquavo le fogliette di spinaci, jimi hendrix mi saltava addosso

sarà meglio




e poi sì, poi ho dormito



martedì 15 settembre 2009

Senza titolo 362




cold case



stamattina facevo le nuvolette dalla bocca
che deliziosa sensazione quel frizzo sulla pelle poco vestita come al solito, le gocce addosso e quel profumo di terra bagnata che a respirarlo tutto non bastano i polmoni

per attraversare la città mi è servita un'ora
corsi fradici di foglie gialle e macchine impazzite
e rassegnata al traffico ho lasciato che il tempo mi passasse addosso scivolando fra i fili della maglia e i pensieri aggrovigliati
perché ho pensieri

freddi

e per coccolarli un po' al mio ritorno a casa ho cambiato le lenzuola e ho messo su la trapunta leggera
una doccia calda
il pigiamino in filo sottile
il phon fra i capelli

e un meraviglioso silenzio
che andava a pesca di parole dentro la bocca
buttava l'amo aspettando che mordessero l'esca
ma no

la madonna ha chiuso a chiave e l'ha ingoiata


martedì 1 settembre 2009

Senza titolo 359




 

she said...







...per quanto riguarda le barriere, posso affermare con assoluta certezza che non ci sono barriere che tengano.




L'amore ti fotte senza darti il tempo di evitarlo.




Al limite si può non accettarlo e allora ignorarlo, ma è una battaglia inutile.




Se c'è amore ma questo non ha sbocchi tanto vale lasciarlo dilagare, lasciarsi affogare e poi mandarlo a fare in culo.




Con rabbia e fastidio, anche.




Tanto finisce.




E' un peccato, ma finisce.