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domenica 31 luglio 2011

Senza titolo 436




so far away


 



questo è un momento in cui ho bisogno di andare via

lasciare tutto cio che mi pone limiti temporali e tenere a disposizione personale non frazioni di giornate ma giornate intere, siano esse noiose o ilari, tristi o piene di risate

voglia di non dover rispondere a domande troppo spesso petulanti

tempo di conservare nella apposita sportina quell'aggressività latente che la stanchezza porta a galla e che non posso o non voglio reprimere, ché quando ci sta un vaffanculo fa bene anche a chi lo riceve

 






ho scambiato due parole con una persona (una o più persone in una, non l'ho mai capito, magari è bipolare) con la quale -per ovvi motivi- non parlavo da tempo

emozione ad alzo zero

sono capace di conservare i sapori buoni in qualche anfratto e mi aspettavo, vedendo il suo nome fra la posta, almeno un sussulto

invece no, niente, pensa tu

devi aver fatto un solco troppo profondo fra me e il tuo egoismo perché io sapessi, anche a distanza di tempo, superarlo; rendermene conto mi ha dato anche un brivido di tristezza, della durata di un attimo, fino a che non ho cancellato le tue parole

 







ancora una settimana

cinque giorni da condividere con persone che diventano giorno dopo giorno più difficili da sopportare

certo io non aiuto: non mi scappa un sorriso neanche a morire, il tono lo so da me che è indisponente, l'atteggiamento è quello di un istrice; quando mi impongo un atteggiamento selettivo riesco ad essere avvicinabile ma dura poco

devo andare via

senza niente in mano, senza alcuna certezza

soprattutto senza chi, anche solo per un momento, abbia avuto l'impressione di tenermi in scacco e l'intenzione di far di me una regina sotto assedio



 

sabato 23 aprile 2011

Senza titolo 428




frammenti


 



di giornate cui il silenzio ne diventa cifra

respiri che vanno via affaticati nella speranza di un sole altrove, mentre qui un cielo velato fa promesse che a stento riesce a mantenere

e io rimango qui

coi battiti al minimo e i sospiri in tasca
e quella velata malinconia aiutata dalla consapevolezza di non sapere
cosa fare
cosa dire
non reagire
e non aggredire
e non dire lascia stare

ieri pensavo a parigi
e all'idea di andarci a giugno
da sola
.
ma
evidentemente non mi bastava pensarci e ne ho parlato, e fra le mie parole si sono inserite parole altre che dicevano *andiamo insieme*
ho sorriso con un filo di imbarazzo sentendomi quasi legata
e non so che sapore abbia quella delusione silenziosa che ho avvertito

ma vedi, io non ho parole adatte
non ho neanche comportamenti comodi
sono spigolosa
ostica
e anche di più

poi chissà

 

lunedì 2 agosto 2010

Senza titolo 401





variazioni sul tema




 



essendo oggi già domani, sono ufficialmente in ferie.

sì va be', questa settimana sono "a disposizione", nel senso che ovviamente venerdì alla mezza un'urgenza urgentissima con attori fuori dall'ordinario -e parlo di ad e dg- mi hanno...convinta a spandere per mezza azienda il mio numero di cellulare *privato*.

neanche a dirlo: spero che non mi chiami nessuno
ché alla salute ci tengo
un po'

poi c'è che ho fatto una cena della madonna
ma proprio buonissima
tutto ottimo
c'è che sono proprio brava, niente da dire
poi ho accompagnato gli ospiti alla porta che loro sì, loro domani lavorano. loro. not me.

barbarella mi ha dato delle notizie per niente piacevoli: uno ha abbandonato, due sono rientrati in carcere, uno è stato espulso.
l'estate fa male, l'ho sempre detto.
martedì andrò a prendere un po' di caldo nella bassa reggiana, ché hanno bisogno di me e io ho bisogno di parlare con loro.
e lei è stanca
e ha bisogno di parlare
e di robe da femmine
e di ristorante jap fino alla nausea
e io ci sono


[mi sono ricordata di te. non che in genere non me ne ricordi. lo sai. però ancora una volta ho detto di quell'amore che non passa mai mai e poi mai. e mi piace. mi riempie la bocca. non ostante tutto]

sabato 3 luglio 2010

Senza titolo 398





salvation


 



quando i numeri riescono a sovrastare le parole
e quando leggere accordi e contratti sottrae tempo ai libri e alle lettere
quando scrivere in termini ufficiali gioco forza mi ruba la voglia di scrivere di me e di te e di chi ho dentro
è il segno dei  tempi
ci vuole il distacco

sono stanca di quasi tutto, insofferente e a tratti scostante
insoddisfatta, anche, e poche cose riescono a coinvolgermi
così poche che ne faccio tesoro
me le tengo strette come stringo i miei gattini
uno in più, amore in più
e la agnese, la vecchina più vanitosa e tenera che conosca

mi tengo stretta, nel frattempo
allontanando da me tutto ciò che cerca di entrare nel mio spazio più privato
con la delicatezza di un panzer
convinto di tirar giù le barricate con le bombe e non a mani nude
sei fuori strada

io vado per la mia

 

sabato 4 luglio 2009

Senza titolo 350





momenti di corde tese a gocciolare musica e stille di me
corde bagnate da questo caldo angosciante che fa dell'estate un tormento insopportabile
ma
lo sopporto
ché c'è altro a cui pensare
o non pensare

sotto passano gli ashram e mi è impossibile non lasciare fuggire parti di me altrove, lontano e in altri tempi
sicuramente indimenticabili
segni di niente che si fa certezza
magia e fili che si dipanano da me ad un tempo parallelo
altra vita

così te ne vai
seguito da una bava di stizza, cercando magari senza rendertene  conto di instillarmi il germe del senso di colpa per averti fatto provare sensi di colpa
tu non lo accetti, io non lo accetto
scegli

la bellezza e la vita sporca di cui spesso noi si è parlato sono fatte anche di questo fastidio
ma non possiamo lasciare il passo alle recriminazioni
io non so cosa siano
mi urta anche solo pensare che mi si possa fraintendere
che si possa presupporre un mio desiderio di vendetta, in qualche modo manifesta

se questo è ciò che hai di me
se fra i milioni di parole scritte e dette e sputate in bocca e morsicate e stracciate con le mani e mischiate a carne e sangue e deliziosamente desiderate e avute
se fra desiderio e capogiro è rimasta solo questa amarezza scarna
se

allora sarò io a scegliere

domenica 21 giugno 2009

Senza titolo 348






quale bellezza è questa pioggia.

stamattina mi sono risvegliata in un letto non mio e il vento che filtrava dalla tapparella abbassata accompagnava il ticchettio delle gocce che si schiantavano nel balcone.

credo di aver sorriso, aprendo gli occhi ad un giorno ancora buio.

un sapore delizioso quello dell'erba medica bagnata; il profumo di terra che stemperava l'odore pregnante della bassa reggiana e il caldo che abbassava le ali e si rifugiava altrove.

odio l'estate.

ma poi per strada, oggi, mentre la voglia di casa mi prendeva allo stomaco e mangiavo asfalto tenendo il volante a fatica e il vento tentava di far volare la mia macchina, ho sentito il fascino di questa stagione che ancora deve iniziare e che si preannuncia con un temporale grandioso.

meraviglia il cielo cupo carico e pieno. e la temperatura che va giù veloce e il pavimento che trema mentre i fulmini si sbattono qui di fronte e la pioggia forte e traversa e chiudere le finestre e casa.

casa, finalmente casa.

giovedì 14 agosto 2008

Senza titolo 255





Parlando di famiglia inevitabilmente il mio pensiero va -anche- agli animali che mi hanno sempre accompagnata.

Questa in foto è Tina, la canina di mio fratello. Un bellissimo esemplare di cane corso, figlia della canona di mia mamma che si chiama Trilly, nonostante pesi cinquanta chili. Tina ora è più grande di sua madre.

Abbiamo sempre avuto cani, a casa.

Il primo che ricordo è Vagabondo: un animale senza razza, biondo e un po' storto, trovato da mio nonno in campagna, abbandonato. Venne con noi a casa e da quel momento fu chiaro che sarebbe stato il compagno dei miei risvegli prima dell'alba.

Io dormivo pochissimo anche da bambina. Andavamo in terrazza camminando al buio; posavo la manina sulla sua schiena e lui già sapeva dove andare. Mi sedevo sul pavimento e lasciavo ciondolare le gambe fuori dalla balaustra, aspettando il sole e il risveglio di mia mamma. Nel frattempo Vagabondo si prendeva coccole e baci.

E poi Spitz, boxer arrivato a casa per natale con un fiocco rosso al collo; Chara, splendida schnautzer gigante; Schatz, altro schnautzer. Daphne, una zecchetta ultima figlia di mia madre.

E altri animali, tanti altri insieme: cavie peruviane, coniglietti, un porcospino, gatti, uccelli di varia specie, topolini ballerini, un camaleonte, un'oca trovata dentro una zucca.

Per non dimenticare le canine di mia sorella, due chihuahua di nome Alice e Priscilla.

E i miei gatti. Due tesori splendidi. E Shit, il mio gatto nero del cuore.

Tutti, sia quelli che hanno vissuto anni con noi che quelli che per sfortuna sono durati poco, sono stati fortemente amati. Belli o meno, di razza o trovatelli, tutti sono stati desiderati e amati.

E poi leggo questo:

(ASCA) - Roma, 12 ago - In Italia ogni anno vengono abbandonati circa 135mila animali: 45mila cani e 90mila gatti. Un dato preoccupante che diventa allarmante quando il randagismo significa torture, sevizie e morte. E' quello che e' successo a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. Un cane randagio e' stato catturato da alcuni giovani bulli, legato, malmenato, seviziato, sodomizzato. Gli sono state rotte le costole, infilate le ossa nel petto fino a lesionare gli organi interni e dopo e' stato sotterrato vivo. A denunciarlo la Lida, Lega italiana per i diritti dell'animale. Il cagnolino, in fin di vita, e' stato soccorso da Assunta Dani Rametta, presidentessa dell'associazione Animalista Empedoclina Protezione Cani Randagi Onlus, e' stato portato dal veterinario, ma per lui non c'e' stato niente da fare.


Io vi odio.

Vorrei moriste nella stessa maniera.

Vi odio.





venerdì 1 agosto 2008

Senza titolo 251




••Optical Illusion••


e poi penso al silenzio delle strade di città, in questi giorni così caldi da sciogliere l'asfalto

e i tacchi che affondano nel catrame gommoso, ogni passo è un gioco da equilibrista metropolitano

e lo sguardo corre verso la fine del corso, illuminato e abbacinante, dal quale si alzano onde che fanno vaneggiare le immagini

e macchine cariche di pacchi e gente, di vacanze sudate e silenzi attoniti che si sperdono dietro una speranza azzurra

e io procedo in bilico a un tacco sette d'argento, socchiudendo gli occhi dietro lenti scure che non riescono a placare il fastidio

e no, non è ancora finita ma ad ogni passo faccio quasi un metro, un metro in meno per raggiungere casa

e sì, voglio chiudere la porta e abbandonare le scarpe appena oltre l'uscio

e lasciare scivolare  la gonna sul pavimento

e sfilare la maglia all'ingresso del bagno

e buttare borsa e occhiali nel lavandino

e lasciarmi scorrere addosso acqua a risciacquare stanchezza, polvere, numeri, parole

e essere mia, e per me