di notti tormentate ne ho passate abbastanza: volo dal letto con una facilità impressionante, riuscendo a farmi davvero male.
detesto il dolore fisico e queste costole che non smettono di dolermi mi irritano, mi rendono nervosa; placo qualunque movimento inconsulto dei pensieri perché non voglio permettere che qualcosa, qualcuno, io stessa possa farmi del male. il telefono riposa lontano da me, di notte, acceso sempre come da vecchia abitudine ma non a portata di mano.
mi preparo all'inverno: sogno di sorridere a bocca aperta toccando i termosifoni caldi, compro il nuovo piccolo convettore per il bagno, porto gli stivali dal calzolaio a sistemare i tacchi, ricompongo il lettino dei gatti e persino l'amaca in pile da appendere al calorifero è già al suo posto.
ora manca solo il freddo.
che bello, il freddo. che bella la sensazione di essere abbracciata, al ritorno a casa. che bello sentirmi al riparo, protetta, mia, come quando con un libro e una copertina acchiappo le ultime luci del giorno che finisce presto, distesa sul divano. come quando sento il silenzio, lo guardo e lo ammiro.
ho un po' di rabbia da sedare. devo cominciare a ripiegarla su se stessa e avvolgerla in un bozzolo a forma di sorriso. dare alle motivazioni l'importanza che hanno, poca dico io.
oggi tutto ha poca importanza.
perché fra poco farà freddo e Torino sarà esattamente quella che voglio, una volta di più: fredda, distaccata, bianca e altera. ci sarà pioggia a lavar via e nebbia da masticare al mattino presto, ci sarà il ghiaccio nel parco e parole che comporranno nuvole di vapore acqueo.
ci saranno altri interessi, altre storie, altre avventure. altre persone, altri occhi da baciare, altre parole da ascoltare. ci saranno viaggi in treno e cene fra amici e abbracci in cui rifugiarsi. ritornerà la voglia di stringere un corpo caldo e di avere qualcuno vicino, ritornerà quella sensazione impellente e deliziosa di offrire e offrirmi.
così, senza neanche accorgermene, ritornerò in inverno.
lo sguardo finalmente puntato sul tempo giusto: il futuro prossimo e giusto, direi, è anche il modo in cui guardi
RispondiEliminaa..
[Torino sarà esattamente quella che voglio, una volta di più: fredda, distaccata, bianca e altera]
RispondiEliminaCome si fa ad amare una città così? Per un paio di anni potrei farlo ma non per tutta la vita
Kirbi, spero che tu non ci passi neanche un paio d'anni, allora.
RispondiEliminaQuesta è la mia città, la amo per quello che è: fredda, distaccata, bianca e altera. E bellissima.
a..tutto il resto è inutile. ferma restando la mia evidente incapacità a cercare l'utilità nelle cose :)
..prima o po ci vengo....sfidando alterità e freddezza
RispondiEliminaperchè se è come la tua..nasconde una sensibilità
che pochi possono capire
diversissima da me nell'affrontare vita e distacchi...
eppure così chiara per me.
;-)
...c'è aria di tropico qui, altro che brina.
RispondiElimina...la tua visione del gelo, paradossalmente, scalda.
pochi pochi, mkopla.
RispondiEliminaperò, in fondo, è una cosa voluta.
vieni, il freddo è un dono per me.
marpet, è come fare corrente per cambiare aria. sibila fresca e frizzante, raffredda tutto e poi chiudi le finestre e senti il tepore, dentro...
Splendido inverno, in attesa, come sempre.
RispondiEliminaDi ghiaccio e nebbie in cui scappare, di scarponi e giacconi, guanti e fiato condensato.
Abbracci morbidi e vino rosso.
torino d'inverno diventa una fiaba.
RispondiEliminaun bacio*
...
RispondiEliminabella la pioggia
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e anche quello di cui parli
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