domenica 27 dicembre 2009

Senza titolo 377


 


dedicated to [.]



a chi mi ha regalato centesimi di vita e abbracci preziosi
a chi mi è stato vicino non ostante me stessa saltando fra una spina e l'altra  vincendo i miei no
a chi mi ha lasciato sola quando lo richiedevo rimanendo comunque ad uno sputo di distanza
a chi mi ha guardato chiudermi in me stessa rubando il doppione della chiave d'ingresso
a chi è riuscito ad entrare e a chi è rimasto fuori
a chi ha capito che non essere facile non significa necessariamente essere difficile
a chi ha accompagnato le mie risate
a chi è stato vittima della mia apprensione
a chi ha saccheggiato i miei pensieri
a chi ha lasciato graffi sulla mia pelle avendo cura  di spargerci il sale sopra
a chi mi ha strappato sospiri accompagnati da occhi lucidi
a chi ha nutrito il mio amor proprio
a chi da me ha avuto tutto lasciando macerie e vesti stracciate
a chi ha succhiato il nettare continuando a volarmi intorno
a chi mi ha fatto crescere senza farmi diventare saggia
a chi ho baciato con amore


 

domenica 20 dicembre 2009

Senza titolo 376


 



luv u
 



è casa

una casa grande che contiene tutti i miei frammenti, i ricordi e i pensieri, il male dentro e quello fuori, i sottili dispiaceri e le parole taglienti
l'accento di bambina torinese chiamata madamin fin da piccola, con quei capelli biondo grano e gli occhi pieni di stupore ogni volta che tirava fuori la mano dal balcone e un fiocco di neve si posava
quando correva nel ballatoio del palazzo in pieno centro e quando di corsa faceva i cinque piani lasciando la nonna così indietro che le toccava sedersi sui gradini ad aspettarla
quando cadeva e si sbucciava le ginocchia e piangeva e poi con una sottile cattiveria staccava le croste di sangue dalla pelle sottile per il piacere di vederlo ancora scorrere, il sangue
e quando si perdeva nella neve, lei col suo cappottino bianco e gli stivaletti di gomma rossi, quando aveva la parola pronta a spuntare dalle labbra a cuore, quando ballava sul letto e quando lasciava dondolare le gambe fuori dalla ringhiera lasciando passare il tempo, quando lanciava il pane bagnato dal balcone aspettando il volo dei colombi

è ancora casa e quella bambina è diventata grande

e ancora ha quell'accento confuso dalla er rulé e ancora si affaccia al balcone con gli occhi sgranati guardando la città di ghiaccio


è così deliziosamente freddo che stamattina l'acqua non veniva fuori dai rubinetti; semplicemente si erano gelati i tubi della caldaia posta in balcone e le bottiglie di lurisia erano congelate, normale con tredici gradi sotto lo zero
così ho aspettato girandomi intorno, ripensandomi
guardando questa casa che ho riempito di me per undici anni e che sto per lasciare
mi rimarrà dentro anche questa
ma avrò una nuova casa da riempire
senza storia ma colma di oggi e di domani e di parole
e sospiri

 

sabato 12 dicembre 2009

Senza titolo 375


 


she want everything




è inverno

c'è quel freddino che ogni mattina mi fa ricordare che dovrei aprire il cassetto dei guanti per indossarne un paio abbinato all'abbigliamento -magari nero, ma anche no- e che mi fa stringere nel cappotto brividi e sospiri

il cielo oggi sa di neve e ho pensieri che mi sciolgono un pochino il cuore
piccole cose dal sapore buono e frizzante, alcune che mi colpiscono direttamente altre che invece solo mi sfiorano, hanno il potere di farmi sentire meno pressante questo natale

 





sto pensando che forse quest'anno sono riuscita davvero a detestare qualcuno
a detestare te per il tuo comportamento vigliacco e per il tuo essere inutile, forse anche per avermi fatto pensare di amarti; in effetti posso dirti che no, non ti ho amato: l'amore è nobile sofferenza, quella nei tuoi riguardi è stata sterile rappresaglia dei sensi

me ne sono accorta quando ho provato livore nei tuoi confronti, quel tantino di ribrezzo rileggendo le parole che  ti sgorgano dalla penna come una pozza settica, quel cliché che evidentemente ti fa da raccordo fra la bocca e le mani estromettendo il cervello

sai cosa? per estremo paradosso mi spiace per te
hai un carico di pochezza ben accessoriata da orpelli scintillanti che effettivamente colpiscono lo sguardo e anche i sensi e di questo non ti si può non rendere merito; ma appena ti discosti un pochino è avvertibile il vuoto che ti colma, mon cher

sei costruito su un niente che rende imbarazzante il solo fatto di aver provato interesse per te

te lo dico oggi, dopo aver avuto un anno per studiarti da diversi punti di vista

te lo dico non perché mi interessi provocare una tua reazione -non averne, è meglio per tutti- quanto piuttosto per dare un senso alla mia temporanea mancanza di senso critico
 




 

ho anche una piccola novità in tasca 
chissà se la settimana prossima assumerà maggiore compattezza
in fondo devo solo decidere e crederci

martedì 1 dicembre 2009

Senza titolo 374


 



take care of you




se ne è andato anni fa pier, ucciso dall'aids 
se n'è andato lasciandomi senza parole, le sue parole o quelle da lui ispirate, come queste:

vorrei le mie ciabatte. vorrei la mia casa. vorrei il mio letto da ragazzo, vorrei addormentarmi nel mio letto da ragazzo, vorrei l'abbraccio largo di mia nonna, vorrei sentire i fianchi di mia madre mentre la stringo bambino sul sellino dietro la sua bicicletta, mentre corriamo sulle strade strette fra i fossi verso la campagna, vorrei sentire il suo cuore pulsare veloce come quello di un gatto tra le mie mani, il vento azzurro del mattino, vorrei un bacio lungo, un ultimo lunghissimo bacio azzurro in cui affogare.
vorrei essere sempre felice, come quando mia madre pedalava.


è andato via senza darmi il tempo di abituarmi a fare senza, lasciandomi senza diritti e con un vuoto dentro faticoso da riempire
e con cosa, poi?

a volte guardo i miei ragazzi, quelli della comunità, e mi chiedo quanti di loro abbiano contratto il virus.
me lo domando senza pregiudizi, non limitando alcun contatto con loro che hanno fatto vita di strada per anni, che hanno creduto di fare una scelta mentre in realtà subivano la pesantezza della loro mancanza di volontà
non so quanti siano ammalati ma vorrei che non mi mancasse mai nessuno di loro
non mi importa dei loro errori, dei danni che hanno fatto, neanche del male che anche indirettamente hanno seminato
voglio solo che nessuno di loro possa lasciare un vuoto dentro me, per nessuna causa

voglio che questa giornata non sia solo una ricorrenza tanto ovvia quanto inutile
voglio che esista la cognizione del dolore che si può evitare con poco
anche con una siringa nuova
anche con un condom



*lo scritto è di filippo betto, dal libro certi giorni sono migliori di altri giorni
 

giovedì 19 novembre 2009

Senza titolo 373


 



ripensandoci...




come succede almeno una volta all'anno, sto perdendo la voce.
generalmente l'afonìa giunge verso la fine dell'anno ma questa volta mi sono portata avanti e ho anticipato: questo mese ho già dato tutto -credo, eh- e ora la voce poco per volta va via.

l'ultima volta che è successo avrei fatto meglio a non parlare per almeno qualche mese in più; in compenso però avrei dovuto essere anche sorda, tanto per non sentire le cazzate che all'inizio di quest'anno mi hanno intortata.
ma te lo immagini, neanche fosse stato il canto delle sirene!

bon, à l'è andaita.

sembra quasi che io a gennaio mi sposi.

occupo le mie giornate  scegliendo  la lista nozze: il viaggio, le posate e i piatti e le pentole, il robot da cucina (eh? ma per fare che?); il colore dei tavoli e la scelta della sala, le partecipazioni e il tulle delle bomboniere  -per informazione sarà tutto blu, con qualche spruzzata di argento qua e là- perfino la scelta della biancheria intima e delle scarpe, e che le calze siano di filo di seta bianco. parlo di tutto meno che del e con il futuro marito in questione.

ma in effetti è no. anche no. non mi sposo io. no no e no. strano né!


c'è che, a parte la voce, sto meglio. sono anche incline al perdono. a novembre siamo tutti più buoni, forse.
poi questo è il mese del compleanno degli amori: un amore infinito, un amore passato, un amore mai esistito.

la vera Bellezza è che uno solo di questi amori ancora strappa sorrisi. ancora e ancora.

 

martedì 17 novembre 2009

Senza titolo 372


 



38.9
 




e tutti si allarmano.

e io mi annoio.

ché la vera cosa brutta dell'influenza è la noia che salta addosso, che non viene mitigata da libro, pc, tv, telefono.
niente, mi annoio e basta.

ci sono gli eroi che vorrebbero venire a trovarmi, forse per vedere se effettivamente questo virus A cambia qualcosa nella fisionomia umana, forse per dirsi solidali, forse ancora per amicizia, niente di meno che amicizia.
eppure io non ce la faccio.
quella vena odiosa di autosufficienza da conclamare in ogni caso, anche quando effettivamente mi farebbe piacere -e non di meno comodo- godere della disponibilità delle persone a far le cose di tutti i giorni: un po' di spesa, due chiacchiere, il caffè.

c'è che in questi casi io vorrei solo patatine fritte e zigulì. da mia mamma.

ritornare bambina e stare a letto, nel lettone, sì! ché quando si è ammalati, da bambini, ci si sposta nel lettone e si gode di piccole cose come latte caldo col miele, nanna, patatine fritte difficili da mandare giù con la gola in fiamme ma che buone, nanna, camomilla, nanna, zigulì.

da grandi...da grandi, mah...io faccio da sola. con la soddisfazione di dire no e un urlo dentro che chiede perché no, perché.

pare che cani e gatti siano sensibili al virus A. la mia preoccupazione ora è quella di non contagiarla ai miei gattini. il mio fastidio invece è starnutire, soffiare il naso, tossire, misurare la febbre -lo faccio una ventina di volte al giorno, dev'essere una strana fobia- e le medicine, quanto odio le medicine.

c'è di buono che dormo. la febbre dà una dimensione onirica alla giornata che scorre densa, rarefatta. e allora sogno di sposarmi con mio cugino, ricevimento pieno di persone sconosciute a mangiare pane e nutella, mia mamma che mi guarda e ride. e io che rido con lei.

domenica 8 novembre 2009

Senza titolo 371


 



s-comunicazione
 



che poi basta poco, anche solo un po' di polvere.
così poco che se ne fa un caso di coscienza e si impone il veto su un fatto tanto privato quanto doloroso come la morte.

non esiste passaggio in cui l'ingerenza della chiesa di roma non si presenti pressante; è evidente che io sia particolarmente ostile a tutto ciò ma mi domando come si possa accettare che il dolore si svolga attraverso canoni prestabiliti, che si pianga secondo dettato, "cercando di evitare con la debita prudenza ogni scandalo o indifferentismo religioso" -questo recita il rito delle esequie-

quindi si può morire e anche essere bruciati ma rispettando l'etichetta: il colore delle vesti, la tavola imbandita a dovere, scegliere i testi, raccomandare il cadavere al signore. e, soprattutto, non spargere le ceneri.

no. d'altronde il mercato post mortem deve pur conservarsi fiorente.

quindi si conservino le ceneri in apposito contenitore conservato non dove si vuole ma in cimitero, perché sia chiaro che è dovuto il giusto onore al corpo dei defunti.

e se non è bruciato si onori lo stesso il cumulo di vermi che ne rimane, ché in esso è contenuto lo spirito santo.

 





questa immagine è splendida. colma di significati non solo perché appartiene ad uno dei film che ho più amato -e che continuo a guardare pur conoscendolo a memoria: american beauty- ma perché è talmente provocatoria che rimanere indifferenti è improbabile.

 

domenica 25 ottobre 2009

Senza titolo 370


 



parole buone




>defrag M.*


pochi, pochissimi elementi da prendere in considerazione in questo momento

>accorpare i files utili_eliminare i files corrotti_press a key to start



e ricominciare come ogni giorno da chi ha le parole buone per ogni più piccolo dolore

una bella domenica di venticinque ore, l'aria frizzante riscaldata da un sole ormai stremato e suoni che fanno vibrare ogni fibra di questa struttura di acciaio e cristallo che conserva a vista il meglio dei miei pensieri fra musica e parole

io che non amo le raccolte e il meglio di -ché non esiste raccogliere il meglio, vista la volatilità di quanto è meglio- io posseggo questo giocattolo che mi rigira le parole in bocca e me le mischia a voce alta senza far caso al silenzio che circonda la città

e allora mischio anche io

mischio riunisco e deframmento senza soluzione di continuità e lancio fili così lontani da non vederne più il capo e sì, anche a lei sarebbe piaciuta la versione di quella canzone della ragazza di quando lei era ragazza, e anche a lui che chissà cosa starà facendo ora ma non ci voglio pensare perché in fondo non è importante pur rimanendo sempre il migliore ma il meglio non si può raccogliere e pensare di stringerlo equivale a perderlo

e il concetto di noi si esprime e si comprime diventando silenzio


 

noi sereni e semplici o cupi ed acidi,
noi puri e candidi o un po' colpevoli
per voglie che ardono:

noi cerchiamo la bellezza ovunque.

e noi compresi e amabili o offesi e succubi
di demoni e lupi, noi forti ed abili
o spenti all'angolo:

noi cerchiamo la bellezza ovunque.
e passiamo spesso il tempo così,
senza utilità (quella che piace a voi)
senza utilità (perché non serve a noi)




 

domenica 18 ottobre 2009

Senza titolo 369


 




e poi eccola qui.

in questa notte passata al caldo della mia stanza, con i risvegli che si alternavano ai sogni, avevo la sensazione che stesse accadendo qualcosa. nel silenzio rotto solo dal ronzio costante dei lampioni che illuminavano il parcheggio io sentivo altro.

e stamattina la sorpresa.

in quella luce soffice dell'alba ho visto i tetti coperti dal primo ghiaccio di questo nuovo inverno e poi le montagne.

una marea di bianco candido che ha rinnovato l'amore del mio sguardo verso questa città e la sua storia di freddo intenso che si mischia a cioccolata e gesti moderati e intirizziti scambiati per freddezza dell'animo.

e io lo lascio credere, estranea e disinteressata al giudizio facile e preconcettuale, con un  calore  dentro che solo chi depone altrove sciocchi pregiudizi può avere la speranza di incontrare.

niente è semplice col freddo. neanche io.




 

mercoledì 14 ottobre 2009

Senza titolo 368


 



piccole cose





stamattina all'alba l'omino dell'acqua mi ha chiesto se avevo già messo il naso fuori da casa; un attimo dopo mi ha squadrata e -vedendo che avevo il pigiama addosso- ha capito che no, non lo avevo fatto.

fa un freddo che non le dico, sa? si copra bene, ha detto,  e meno male che mi ha avvisata.

è da lunedì che fa freschino e che patisco il freddo. quindi ho indossato le calze e gli stivali, oggi. ho ufficialmente dichiarato l'inizio dell'autunno. domani la temperatura andrà sotto lo zero, potrei anche valutare di metter su il piumone.

quanto amo questo tempo. oggi, mentre mi spogliavo seduta sul letto di fianco al termosifone, l'ho sentito caldo. ho sorriso che era tanto che non sorridevo così.

 





e sì che sono preoccupata. domani mi bucheranno. ogni volta dico che non ne posso più e in effetti sono stanca di tutti questi controlli. almeno so che non ho -ancora- nessun male che faccia davvero male. il pap test ha detto che va tutto bene e questo mi ha sollevato, visto che ogni volta aspetto il referto come se fosse il giudizio universale. mi si apre un ventaglio di ricordi che non vorrei avere, immagini di sofferenza inaudita e inutile, lamenti e giornate tese e preoccupate, medicine e morfina e qualunque cosa servisse a sedare.
e poi quella domanda. quella. aiutami, solo tu puoi farlo. non posso mamma, non posso.



 





la contraddizione del giorno è stata vedere il personale che si occupa della pulizia nella mia azienda per strada, in sciopero. per contro l'AD è stato intervistato dal tg, a teatro. 
la tramvata vs la traviata.

domenica 11 ottobre 2009

Senza titolo 367


 



rimase seduto così ancora un poco, in reverente silenzio,
e inspirò a pieni polmoni l'aria satura d'incenso.
e di nuovo sul suo volto passò un lieto sorriso di compiacimento:
che odore scadente aveva questo dio!
com'era ridicolmente malcombinato il profumo che questo dio emanava da sé.
non era nemmeno vero profumo d'incenso, quello che esalava dai turiboli.
era un cattivo surrogato, adulterato con legno di tiglio e polvere di cannella e salnitro.
dio puzzava.
dio era un povero puzzoncello.
veniva ingannato, questo dio, oppure lui stesso era un impostore,
non diversamente da grenouille...soltanto molto peggiore!

Patrick Suskind - Il Profumo





stamattina era un sabato pragmatico
fatto di cose semplici e necessarie: un giro al mercato, frutta fresca e peperoncini a mazzetti
le sigarette, forse le ultime di questa serie
un cappuccino al bar
e lì, ad aspettare che l'uomo del vapore facesse la cremina come si fa da noi, iniziano le note di una canzoncina che ho sempre detestato ma che -per estremo paradosso- ascoltavo almeno dieci volte al giorno, ogni volta che mi telefonava
stavo lì ad attendere quella robina tiepida e dolciastra e anziché sentire in bocca il sapore del latte ingoiavo parole melense e nauseanti

e così sono andata via
ho lasciato tutto lì: pensieri e fastidio, cappuccino e canzoncina
me ne sono andata con leggerezza, sapendo di non aver perso niente

ma a casa ho dovuto necessariamente mediare
e mentre -come una felice casalinga mancata- sciacquavo le fogliette di spinaci, jimi hendrix mi saltava addosso

sarà meglio




e poi sì, poi ho dormito



martedì 6 ottobre 2009

Senza titolo 366



 



di notti tormentate ne ho passate abbastanza: volo dal letto con una facilità impressionante, riuscendo a farmi davvero male.

detesto il dolore fisico e queste costole che non smettono di dolermi mi irritano, mi rendono nervosa; placo qualunque movimento inconsulto dei pensieri perché non voglio permettere che qualcosa, qualcuno, io stessa possa farmi del male. il telefono riposa lontano da me, di notte, acceso sempre come da vecchia abitudine ma non a portata di mano.

mi preparo all'inverno: sogno di sorridere a bocca aperta toccando i termosifoni caldi, compro il nuovo piccolo convettore per il bagno, porto gli stivali dal calzolaio a sistemare i tacchi, ricompongo il lettino dei gatti e persino l'amaca in pile da appendere al calorifero è già al suo posto.

ora manca solo il freddo.

che bello, il freddo. che bella la sensazione di essere abbracciata, al ritorno a casa. che bello sentirmi al riparo, protetta, mia, come quando con un libro e una copertina acchiappo le ultime luci del giorno che finisce presto, distesa sul divano. come quando sento il silenzio, lo guardo e lo ammiro.

ho un po' di rabbia da sedare. devo cominciare a ripiegarla su se stessa e avvolgerla in un bozzolo a forma di sorriso. dare alle motivazioni l'importanza che hanno, poca dico io.

oggi tutto ha poca importanza.

perché fra poco farà freddo e Torino sarà esattamente quella che voglio, una volta di più: fredda, distaccata, bianca e altera. ci sarà pioggia a lavar via e nebbia da masticare al mattino presto, ci sarà il ghiaccio nel parco e parole che comporranno nuvole di vapore acqueo.

ci saranno altri interessi, altre storie, altre avventure. altre persone, altri occhi da baciare, altre parole da ascoltare. ci saranno viaggi in treno e cene fra amici e abbracci in cui rifugiarsi. ritornerà la voglia di stringere un corpo caldo e di avere qualcuno vicino, ritornerà quella sensazione impellente e deliziosa di offrire e offrirmi.

così, senza neanche accorgermene, ritornerò in inverno.









 

sabato 26 settembre 2009

Senza titolo 365



 




custodiva dall'altra parte del cuore una marea di segreti che avrebbe preferito non conoscere

non perché volesse essere cieca o piuttosto volesse ignorare: semplicemente perché non avrebbe voluto che la di lui meschinità fosse così profonda

tollerava a malapena quel silenzio imposto e colpevole colmo di finte verità e mezze bugie; avrebbe voluto avere una parola netta e definitiva anziché  un vuoto sterile, avrebbe voluto riderci su con lui mentre stille di amarezza le percorrevano il volto e le mani di nuovo si bagnavano

non voleva sentire ancora una volta scusa per comportamenti che credeva non avessero niente di colpevole fino a che, per un caso che la vita senza coscienza né intuito le proponeva, aveva dovuto rendersi conto di quanto lui fosse seriale

conosceva senza saperlo molte più cose di quante in realtà fosse disposta ad ammettere, per via della incredibile e inspiegabile sua necessità di proteggere il carnefice tentando di dargli la parvenza dell'innocenza, negando allo stesso la capacità di fare del male scientemente

lui, che aveva parlato di sogni e bisogni, di carne e sangue
lui, che graffiava ogni respiro togliendo il fiato a lei che di altro non necessitava se non di custodia pregnante ed aggressiva
lui, che aveva sfogliato le pagine del libro delle parole segrete avendo cura di non sgualcirle
lui, che fra il timore di essere scoperto ignobile ma uomo e la volontà di apparire nobile tentando di nascondere l'inquietante suo vuoto interno, sceglieva la seconda ipotesi
lui, dall'altra parte del cuore, custodito in una culla di rovi


lei, con il cuore in mano, ancora toglie spine lasciando piccole cicatrici

lunedì 21 settembre 2009

Senza titolo 364


 




io vi odio.

perché non rispettare gli animali è un delitto.

inermi, si fanno i cazzi loro e vivono per mangiare, stare insieme, zampettare, dormire.

e noi facciamo il palio.

odio le corse, odio le competizioni di animali, odio il mondo che vortica danaroso e sudato dentro i box di queste povere bestie costrette ad odiarsi e azzannarsi per soddisfare quell'impellente e schifosa attitudine umana che è la voglia di vittoria. vi odio.

coprono l'asfalto con un velo di sabbia e pretendono che i cavalli scalpitino fino ad arrivare alla fine. alla fine.
e alla fine questa volta è arrivata la cavalla n. 18, un baio bellissimo e giovane montata fino allo sfinimento. poi ecco che al terzo giro la cavalla si ferma. e cazzo, si ferma -pensa un po'- perché aveva fratturato la zampa.
che strano, eh?
vi odio.
quella povera bestia era fiera, con le orecchie tirate indietro e comunque in piedi, posando il peso del suo corpo anche su quell'arto che ormai non comandava più, spezzato.
strano, perché un pretazzo aveva sicuramente benedetto anche lei. strano. evidentemente sarà stato ché il signoreiddiovostro aveva bisogno di un cavallo.

gli umanissimi veterinari del caso l'han portata via e, sempre con immensa umanità, l'hanno abbattuta.
le hanno sparato.

io vi odio.

salire su un cavallo, starci sopra con rispetto, comprendere che non è la forza che comanda ma l'empatia, questo è troppo per voi, nevvero? e io vi odio.

imparate il sentimento della vergogna.
fate ribrezzo.
vi odio.

domenica 20 settembre 2009

Senza titolo 363



 

september, 20th





e mi risveglio a milano.

è stato il caso, sai di quelle cose che capitano così, senza intenzione.

ci ho riflettuto mentre andavo, fra un pensiero noioso e uno gentile, snocciolando fastidio e sorrisi.

un mal di testa sedato da una bustina presa al volo e la voglia di non lasciar spazio all'impulso di mandare qualcuno a farsi fottere -uno, qualcuno, centomila;  mutuo e modifico il riferimento così da fare in modo che l'errore di interpretazione sia impossibile-  mentre mi abbandono all'idea di prendere per una volta quelle piccole, minute manifestazioni di affetto dalle quali mi allontano neanche fossero la peste.

e così apro e faccio spazio.

dammi sorrisi, tanti quanti te ne do io e anche di più.

dammi baci, più di quelli che io so dare.

stringimi e fai finta di non accorgerti che ho gli occhi lucidi.

lascio fare.

sento tempo e parole e voci nuove e colori che mi passano fra i capelli e non ho bisogno di niente perché tutto quello di cui adesso  ho bisogno è qui, fra le mani e negli occhi.

e circostanzio il tempo e il modo e il luogo rendendomi conto che sì, se tu ci fossi sarebbe bello.

ma sto bene anche senza.




 


 


martedì 15 settembre 2009

Senza titolo 362




cold case



stamattina facevo le nuvolette dalla bocca
che deliziosa sensazione quel frizzo sulla pelle poco vestita come al solito, le gocce addosso e quel profumo di terra bagnata che a respirarlo tutto non bastano i polmoni

per attraversare la città mi è servita un'ora
corsi fradici di foglie gialle e macchine impazzite
e rassegnata al traffico ho lasciato che il tempo mi passasse addosso scivolando fra i fili della maglia e i pensieri aggrovigliati
perché ho pensieri

freddi

e per coccolarli un po' al mio ritorno a casa ho cambiato le lenzuola e ho messo su la trapunta leggera
una doccia calda
il pigiamino in filo sottile
il phon fra i capelli

e un meraviglioso silenzio
che andava a pesca di parole dentro la bocca
buttava l'amo aspettando che mordessero l'esca
ma no

la madonna ha chiuso a chiave e l'ha ingoiata


giovedì 10 settembre 2009

Senza titolo 361




qualcosa tipo fottiti


e sì, sono nervosa.
urtata, infastidita, a volte anche incazzata.
e ho anche degli ottimi motivi per esserlo, magari buoni solo per me. ma anche no.

dell'ora di religione me ne strafotto.
credo debba essere una scelta e non un'imposizione e, soprattutto, visto che lo stato deve essere aconfessionale non deve imporre la sola religione cattolica.
e mi irrita immensamente che la romana chiesa si impunti ad interferire nell'attività legislativa e in generale in tutto ciò che è la normale gestione della vita.

ma sto divagando.

oggi è altro ciò che mi dà fastidio.
l'errore di valutazione.
ma è possibile che io mi sia sbagliata così tanto, così immensamente?
possibile che in realtà abbia scambiato qualcosa tipo un miliardo di parole -ma forse anche di più- con chi in realtà non era?

perché il problema non è l'aspettativa.
non esiste l'aspettativa, l'aspettativa genera solo danni.
il fatto è che il non-essere è imperdonabile.
anzi fa schifo.
proprio è laido.
ecco perché non lo sopporto.

be', fottiti.

e la foto non è mai casuale.








 


sabato 5 settembre 2009

Senza titolo 360



l'indifferenza



come quando si perde il senso o si dimentica il significato
come quando il fiato è sprecato e le parole sono là, in attesa di essere usate
come quando leggere non crea interesse perché gli occhi già sanno che non riusciranno a perdersi

manca il languore, la fame e la sete
manca quello scatto improvviso che lascia i sensi in sospensione
come se lungo i giorni si fosse perso il filo di un discorso iniziato e mille volte terminato per poi riprenderlo da capo
come se tutti i nodi si fossero sciolti e non ci fossero più dita pronte ad attorcigliare ancora e ancora  quei sottili modi di pensare incongruenti ma condivisi

e lascia così un deludente sapore insulso
senza neanche la fine e pregnante sensazione di abbandono
come se non avesse lasciato niente
come se niente fosse stato
non una deliziosa lacrima
non un delicato rimorso
non un prezioso ricordo




martedì 1 settembre 2009

Senza titolo 359




 

she said...







...per quanto riguarda le barriere, posso affermare con assoluta certezza che non ci sono barriere che tengano.




L'amore ti fotte senza darti il tempo di evitarlo.




Al limite si può non accettarlo e allora ignorarlo, ma è una battaglia inutile.




Se c'è amore ma questo non ha sbocchi tanto vale lasciarlo dilagare, lasciarsi affogare e poi mandarlo a fare in culo.




Con rabbia e fastidio, anche.




Tanto finisce.




E' un peccato, ma finisce.



domenica 23 agosto 2009

Senza titolo 358





e
ripenso a quella domenica mattina ogni volta che ho voglia di allontanarti da me
parole che si scontravano con parole e inutili fatti
mentre tentavi di farmi credere che fosse naturale quasi ineluttabile e chimicamente ineccepibile
mi girano intorno suoni lontani dall'essere musica
scusa scusa non lo faccio più
un inutile comportamento di pentimento sterile che si è annullato poche ore dopo
mentre ancora mi mordevi le labbra come a voler stracciare la trama del velo fra te e il desiderio
non ti passi mai per la testa d'avermi fatto una cortesia
ché il piacere è un dono a volte ricambiato e altre no
e se in quel momento mi sono inginocchiata fra te e lo specchio tenendoti strette le gambe
non significa remissione né colpa
è stato un delirio di sensi
un insensato e delizioso delirio di sensi
esplosivi
densi

 

venerdì 21 agosto 2009

Senza titolo 357




waitin' for a strange attraction




poi è anche vero che un po' me la tiro. forse.
che ho un alto concetto di me stessa e magari non ho perso l'abitudine di guardare il resto del mondo con distacco -ma poi perché non dovrei farlo-
che non mi accontento e non mi basta mai niente, neanche le puttanate e i casini.
che quella che mi aveva detto che la mettevo in soggezione evidentemente non era l'unica.
però, perdio -anzi, cazzo!- possibile che ci sia un'omologazione latente ovunque?

c'è che sono tutti uguali. o forse solo troppo simili.

gli interessi, le scelte, le parole; addirittura lo stupore è il medesimo: come un 1984 postmoderno, meno manifesto ma non meno invasivo. butto l'amo e pesco sempre le solite scarpe.




e fernanda pivano è morta. è vero che aveva novantadue anni -spero di viverne una trentina di meno- ma era una meraviglia in questa terra. sapeva e conosceva e vedeva. io darei un bel po' di cose se potessi conoscere uno come jack kerouac, ammesso e non concesso che ne esistano altri come lui. o come jay mc inerney. o come cesare pavese, per andare in giro con lui nelle langhe.
quanta conoscenza ho appreso tramite lei. quanta ne dovrò ancora incamerare.
le traduzioni della beat avrebbero avuto un sapore diverso -lo so- se non fosse stata lei a farle.
e però l'abbiamo persa.




poi ci sono state le vacanze. quest'anno anche le vacanze al mare. un caldo della madonna mitigato dall'acqua fredda e splendida, il sole che nonostante tutto mi ha lasciato i segni sulla pelle e no, la prova costume non mi è piaciuta ma va bin parej, mi tengo.
rimane il fatto che mi sono annoiata. un pochino, almeno. perché non avevo contraddittorio, poche discussioni come se fosse implicito che io dovessi avere ragione a priori. ma anche no. e odio le persone che abbassano il capo e lo sguardo. mi annoiano. proprio mi annoiano.
dov'è l'eloquenza? dov'è quel filo di polemica che tiene bordone alla mia?




il blog dei miei ragazzi va avanti bene. oggi faremo una web conference. loro a reggio emilia ed io a torino, così conosceranno anche i miei gatti e parte della mia casa.
loro sollecitano il mio interesse. mi buttano addosso un mondo non mio ma così attinente al mio che davvero è come destreggiarmi fra campi di filo spinato e mine appena sotterrate. e io sono un rovo.
loro sono qui: thebadcompany.wordpress.com/





venerdì 7 agosto 2009

Senza titolo 356




the bad company



l'origine

frequento da anni una comunità di recupero per tossicodipendenti. sono un'ospite anomala: non ho alcuna dipendenza -se non da me stessa- e ho iniziato ad andare lì perché Barbarella è operatore e adesso anche responsabile della comunità. quindi con lei ho iniziato a conoscere i "ragazzi", le loro storie, la loro vita lì e fuori da lì. vita, spesso, intesa come un eufemismo del dolore. ho visto qualcuno in crisi d'astinenza che, in pieno agosto, tremava come una foglia. ho visto sbalzi d'umore, aggressività latente, sguardi infastiditi e attratti dal mio essere femmina. mi hanno raccontato, hanno cucinato per me, mi hanno regalato la sorpresa dell'uovo di pasqua, mi hanno chiesto ascolto non giudicante.
ogni volta, da lì, io ne esco arricchita. stanca, a volte sconvolta, ma molto più piena.

la proposta

qualche mese fa con la Barbarella sono iniziate le congetture. cosa fare per stimolare il loro interesse, per evitare che i ragazzi si lascino andare dal letto alla sedia, come interloquire con loro non con il solo colloquio -strumento importantissimo, anche quando non istituzionale: per loro anche parlare con me, che volendo potrei essere intesa come "altro", è importante- ma anche ricevendo parole tramite altri mezzi, con altri modi. e così abbiamo pensato ad un blog. io ho accettato subito l'incarico, abbiamo quindi iniziato a metter giù un canovaccio di struttura. e poi...

i ragazzi

...e poi ovviamente abbiamo fatto una riunione con i ragazzi. la maggior parte di loro non ha alcuna conoscenza del web; alcuni lo hanno frequentato quasi per caso lasciandolo poi lì dov'era: altre priorità, altri interessi, altre necessità. eppure il progetto in qualche modo ha entusiasmato buona parte di loro e -lo ammetto- è stata una reazione inaspettata. abbiamo creato una sorta di comitato di redazione dando a ciascuno il compito di scrivere. sembra facile? non lo è affatto. per vergogna, incapacità, mancanza di volontà e, comunque, per quella discontinuità che fa parte integrante della vita del tossico.

la comunità

il progetto è stato quindi esposto ai responsabili i quali, ovviamente, hanno esaminato tutti gli aspetti burocratici di ciò che volevamo creare; questioni di privacy, di rispetto normativo, piccoli cavilli che da un punto di vista puramente pratico sembrano inutili ma vanno rispettati. ma, quando ho messo in rete il blog e il presidente ha detto è bello...be', la soddisfazione è stata tanta.

e in effetti è bello. al momento abbiamo pubblicato un post di presentazione. tutti gli articoli saranno scritti dai ragazzi; si sono presentati per quel che sono e certo temono il giudizio. ma quel che è sostanziale è che -nonostante lo temano- lo stanno stimolando.

perché vogliono una vita, anche loro.
perché se anche ne hanno fatto brandelli ora vogliono cercare di ricostruirla.
perché ne hanno diritto.
perché il futuro è di tutti.






lunedì 3 agosto 2009

Senza titolo 355





ci sono giorni in cui il tempo pare fermarsi
prendere respiro dopo una lunga sospensione
a volte troppo lunga per poter essere tollerata
momenti in cui i sensi diventano cianotici
e risentono della mancanza di ossigeno

e poi per caso
riprendo fiato

sabato il cielo su torino era basso
le nuvole immobili si addensavano
belle e minacciose

tutto domandava acqua
la terra e i fiori e anche io
poche gocce insufficienti a rigenerare
a offrire sollievo
buone solo per le zanzare

e poi

come uno scroscio d'acqua
come un fiume addosso
antony hegarty e l'orchestra sul palco
e rimanere a bocca aperta
e i sensi tesi
e niente altro che potesse tangere quei momenti
niente




domenica 26 luglio 2009

Senza titolo 354






once upon a time



tu non devi lavare i piatti
tu non dovrai mai lavare i piatti
li laverò io per te
ti comprerò da mangiare
cucinerò per te
ti nutrirò
ti vestirò la mattina
e ti spoglierò la sera
ti farò il bagno
mi prenderò cura di te



a volte il giorno che passa lascia un gusto strano in bocca
il caso fa sì che io abbia ricordi dal passato che ritornano su così, per motivi che non mi spiego
e allora mi sono ricordata, oggi, di quando mi innamorai di Rourke in Nine and a half weeks

avevo ventidue anni, Matilde qualcuno in meno
per dodici-dico-dodici volte andammo al cinema a vedere il film, imparammo i passaggi a memoria
senza stanchezza, con quella strana forma di amore in mano che fa pensare che no, non sarei andata  via

io non sarei andata via



mercoledì 22 luglio 2009

Senza titolo 353





periodo di poche parole.

ho idea che non ce ne siano per nessuno, che si siano coalizzate contro la lingua e i denti e stiano lì giù, da qualche parte, a fomentare rivolte e a intessere trabocchetti verbali.

oppure fan festa.
a casa, fra amici, si preparano una cenetta di cose buone rivoltate in padella, soffritte con sapori deliziosi; intorno ad una tavola imbandita celebrano un banchetto in favore del silenzio, soffiandosi addosso e mischiando amarezza ed agrodolce, brindando al non detto e al non voluto dire.

anche quelle più impulsive se ne stanno lì, stravaccate sul plesso solare, a riposarsi non facendo assolutamente niente. piacevolmente assopite non scattano neanche quando il pensiero imporrebbe loro di saltare via sull'attenti e di correre a sollecitare le corde vocali.

no, vedi? come in sciopero.
come in vacanza.
come se niente, al momento, possa far sì che si risveglino dal torpore.

come dire che non ho niente da dire, ma non sarebbe vero.
quindi come dire che non ho voglia di dire quasi niente.

questo è vero.

si custodisca attentamente il vaso di pandora.

lunedì 13 luglio 2009

Senza titolo 352





tired, but...




è che mi prende la stanchezza e arrivata  a questo periodo dell'anno faccio davvero fatica a fare qualunque cosa

eppure, guarda caso, ho impegni di lavoro straordinari e impegni di famiglia che neanche potevo immaginare

e non posso dire di no, non me ne occupo
non posso neanche dire 'pensaci tu', no
ci devo pensare io, a volte coadiuvata da altri ma in sostanza da me ci si aspetta che abbia idee, iniziative, forza, voglia
 
ci si affida
che novità

che poi quando sono tanto stanca succede qualunque cosa: si cambiano uffici, strutture, attività
si lavora per rinnovare contratti e per fare accordi, si tira fuori la grinta nascosta in qualche anfratto fra la pelle e il cuore

e nel cuore ho soprattutto una piccola donna che sta passando giorni infelici e pieni di ansia, con la certezza di aver fatto la scelta giusta, il rimpianto per i sogni scoppiati come bolle di sapone e la paura di non farcela

tutto il resto è in frammenti: una sottile malinconia che sistemo ogni giorno sotto i tacchi, una linea di tristezza che ogni tanto mi attraversa gli occhi, un silenzio coperto da uno spessore di parole a volte inutili, altre desiderate e necessarie, altre ancora sottaciute nonostante tutto

e così aspetto che finisca questo mese e inizino i giorni solo per me

e la malinconia, la tristezza e il silenzio, chissà se anche loro andranno in vacanza


martedì 7 luglio 2009

Senza titolo 351





va' ciapà i rat



dunque oggi squilla il telefono. oggi è poco fa, ma per meglio spiegare ecco come si divide la giornata a torino: la mattina va fino alla mezza, poi inizia oggi. oggi finisce alla sera, quando viene buio. volendo si può dire anche "di oggi". e la mezza non è mezzogiorno ma mezzogiorno e mezza. la mezza, appunto.

dunque dicevo: oggi squilla il telefono. poco fa.

numero non disponibile. e va be', mi dico, chi è lo sfigato che è ancora in ufficio e mi chiama?
-ciao, come stai?
- bene. chi sei?
- sono michele...
- eh...
- forse non ti ricordi di me, ti rinfresco la memoria.
- eh...
- sono quello che un anno fa aveva sbagliato numero nell'inviare un messaggio, ricordi?
- ah sì.

{per inciso, ricevetti un messaggio che, più o meno, diceva: dai francesca, sei incazzata? purtroppo speravo di riuscire a liberarmi ma non ce l'ho fatta...fammi sapere se domani tuo marito non è in casa così ti raggiungo...in caso contrario faccio prendere un permesso in pausa pranzo ai dipendenti e ti scopo come non ti immagini nemmeno}
{per inciso, risposi: sarà contenta francesca che tu la scopi come neanche si può immaginare. per farglielo sapere, però, è meglio che tu mandi il messaggio a lei piuttosto che a me}

insomma il tipo aveva sbagliato numero...pirla, decisamente.
iniziò quindi a mandarmi messaggi dicendomi che poteva scopare anche me come neanche mi sarei immaginata (...) e che gli andava di conoscermi.
dopo aver riso per strada, da sola, stupendo i passanti e anche me stessa, gli risposi di accontentarsi di sua moglie e di francesca.

va be', oggi squilla il telefono.

- ti ho chiamato perché a me andrebbe di conoscerti.
- eh, capisco. ancora non ti basta tua moglie e francesca?
- no ma che c'entra...mi hai incuriosito e allora mi piacerebbe conoscerti. sempre che tu voglia.
- capisco. io invece penso di non averne voglia.  non ti conosco e va bene così.
- ah...ma posso chiamarti, caso mai tu cambi idea?
- ciao.

che vita avventurosa, la mia!












sabato 4 luglio 2009

Senza titolo 350





momenti di corde tese a gocciolare musica e stille di me
corde bagnate da questo caldo angosciante che fa dell'estate un tormento insopportabile
ma
lo sopporto
ché c'è altro a cui pensare
o non pensare

sotto passano gli ashram e mi è impossibile non lasciare fuggire parti di me altrove, lontano e in altri tempi
sicuramente indimenticabili
segni di niente che si fa certezza
magia e fili che si dipanano da me ad un tempo parallelo
altra vita

così te ne vai
seguito da una bava di stizza, cercando magari senza rendertene  conto di instillarmi il germe del senso di colpa per averti fatto provare sensi di colpa
tu non lo accetti, io non lo accetto
scegli

la bellezza e la vita sporca di cui spesso noi si è parlato sono fatte anche di questo fastidio
ma non possiamo lasciare il passo alle recriminazioni
io non so cosa siano
mi urta anche solo pensare che mi si possa fraintendere
che si possa presupporre un mio desiderio di vendetta, in qualche modo manifesta

se questo è ciò che hai di me
se fra i milioni di parole scritte e dette e sputate in bocca e morsicate e stracciate con le mani e mischiate a carne e sangue e deliziosamente desiderate e avute
se fra desiderio e capogiro è rimasta solo questa amarezza scarna
se

allora sarò io a scegliere

lunedì 29 giugno 2009

Senza titolo 349





il vizio del pensiero



pensiero aperto  a qualunque soluzione, aperto a te e anche alle tue reazioni.

delle quali, peraltro, me ne strafotto.

non perché non ci tenga: i tuoi pensieri, i tuoi modi, atti e fatti, tutto questo non mi scivola via ma è fonte di riflessione.

noto variazioni di tono e di sostanza, di frequenza e di sorrisi aperti. certo, so che non è facile arginare con una  risata la valanga di parole con cui a volte ti sommergo -poche, a dire il vero, ma che hanno l'evidente facoltà di spandersi come macchia d'olio- e che probabilmente ti sei stancato di stare con lo scudo levato.

puoi scegliere la via più facile: mettere fine.
oppure convincerti che anche questo è amore.
o, ancora, prendere atto che questa sono io e che così ero ancor prima di conoscerti.
prendere o lasciare.

amor proprio e presunzione sono ciò che mi fa dire che, comunque, lasciare sarebbe la scelta sbagliata.
non solo per me.
perché se io perdo qualcosa tu perdi quel che io so di avere come valore aggiunto: la franchezza di dire quel che sento, l'onestà di non sbandierare parole a fine propagandistico, l'attenzione a non ferire e la capacità, nonostante la mia irruenza, di non dire niente che non sia pensato e percepito come vero.

mi rincuora il fatto che niente, ora, sia in grado di farmi male.
mi sospendo in bilico fra stanchezza e voglia di fare, fra viaggi brevi e impegni pressanti, fra me e me.


e sì, qualche volta mi sono sentita in colpa anche io.
ma non avevo colpa.







domenica 21 giugno 2009

Senza titolo 348






quale bellezza è questa pioggia.

stamattina mi sono risvegliata in un letto non mio e il vento che filtrava dalla tapparella abbassata accompagnava il ticchettio delle gocce che si schiantavano nel balcone.

credo di aver sorriso, aprendo gli occhi ad un giorno ancora buio.

un sapore delizioso quello dell'erba medica bagnata; il profumo di terra che stemperava l'odore pregnante della bassa reggiana e il caldo che abbassava le ali e si rifugiava altrove.

odio l'estate.

ma poi per strada, oggi, mentre la voglia di casa mi prendeva allo stomaco e mangiavo asfalto tenendo il volante a fatica e il vento tentava di far volare la mia macchina, ho sentito il fascino di questa stagione che ancora deve iniziare e che si preannuncia con un temporale grandioso.

meraviglia il cielo cupo carico e pieno. e la temperatura che va giù veloce e il pavimento che trema mentre i fulmini si sbattono qui di fronte e la pioggia forte e traversa e chiudere le finestre e casa.

casa, finalmente casa.

sabato 13 giugno 2009

Senza titolo 347





quarantacinque e non sentirli

giovedì 11 giugno 2009

Senza titolo 346





essere al mare e non avere modo di toccarlo.

è la seconda volta che mi succede, quest'anno.

la prima volta ero da te. un vento impossibile, un freddo incredibile, no? eppure era fine marzo, non fa sempre estate da voi? ma da una scogliera bianca ne ho sentito il profumo. era arrabbiato, scoppiava di schiuma e di onde e urlava. mi annodava i capelli e i pensieri. tutto addosso.

poi questi giorni.
lo vedevo dalle terrazze del mio albergo. era lì che mi raccontava di misteri e cose segretissime ma io non potevo stare ad ascoltarlo. avevo parole da ingoiare e silenzi da buttar via, e così ho regalato sorrisi e impegno. tanti e tanto.

però la notte sì, la notte lo ascoltavo.

ascoltavo la notte.

giovedì 4 giugno 2009

Senza titolo 345





faithless





notizia: la curia di milano, nel corso del 2008, ha ricevuto duecento domande di sbattezzo. altre duecento le ha ricevute in questi primi  cinque mesi dell'anno in corso.

un coso, un vescovo, ha dichiarato che questo succede perché la religione della chiesa di roma prevede una grande coscienza e, quindi, coloro che hanno chiesto lo sbattezzo sono persone problematiche e confuse che in fondo altro non cercano che d'essere convinti dell'esistenza di dio; compito di questa chiesa sarebbe proprio quello di dare risposte a questi poveri esseri disperati.

è un imbecille.

la raccomandata con ricevuta di ritorno, contenente la mia richiesta di sbattezzo, non nasce da problematiche o confusioni ma da una scelta precisa, meditata; non contiene alcuna richiesta di aiuto alla conversione né volontà di avere chiarimenti. è la mia scelta. non confusa, non problematica.

il problema, semmai, è loro. la palese dimostrazione di allontanamento non solo teorico e ideale dal pensiero religioso rappresentata dallo sbattezzo è indicativa di una volontà specifica e precisa.
non solo distacco dalle rappresentazioni terrene di questa confessione -e, sia chiaro, anche da tutte le altre- ma anche la scelta di non voler mischiare il proprio nome col nome di un dio qualunque.

che già è abominevole pensare che un bimbo nasca col peccato.
che già è assurdo che  si parli di bontà in nome di dio, che fa della sofferenza moneta di scambio per la remissione dei peccati.
che già i ministri di dio possono assumersi con buona pace la responsabilità di un generale allontanamento dalla religione che professano a parole ma non a fatti.

che già aspetto che mi si dichiari apostata e scomunicata.

in nome mio.


sabato 30 maggio 2009

Senza titolo 344





taste of melancholy




e stanno lì affastellate sulla punta della lingua mille parole che non voglio più dire.

come un effetto post atomico, come quando tutto sembra fermarsi o procedere per forza di inerzia.
lascio che sia il niente a scindere e a comprimere.
lascio che sia.

eppure sono giorni pieni.
di persone e di chiacchiere e lavoro.
e non sono altra, non sono ologramma.
sono una raffinazione di me, sublimata.

la bellezza del silenzio si spande  in pensieri raffreddati.
non ricordo più la voce della mia donna amata.
e non voglio ascoltare l'unico messaggio vocale che io abbia conservato.
come si possa dimenticare la prima voce della vita sinceramente non me lo spiego.

e domani sarà giorno di sorrisi.


domenica 24 maggio 2009

Senza titolo 343




wild mood swing



c'erano falchi e colombe che volteggiavano fra soffitto e pavimento, avvicinandosi ogni tanto per dare qualche deliziosa beccata a questo corpo aperto dalle mie stesse mani, spalancato con una perfetta  incisione a Y in modo da offrire quanto di meglio io possa contenere: rabbia, rancore, bile, fastidio, noia, ribrezzo.

lentamente indugiavo con le dita porgendo doni a uccelli mai sazi e, con profonda soddisfazione, mi accorgevo che non erano i falchi quelli più affamati, bensì le candide colombe. così delicate e incisive  nel fare lavoro di cesello non lasciando neanche un frammento di carne o una goccia di sangue, il piccolo muso che diventava rosso acceso non cedeva il passo ad arti ben più possenti.

hai finito? ho domandato ad una di loro. piccoli occhi tondi mi hanno squadrata, espressivi e golosi. 
non ho aspettato risposta.
mi sono alzata dal selvatico desco lasciando svolazzare piume screziate e, abbracciando il meglio di me stessa, ho sorriso. l'anima nettata mi dava sollievo, bella e trasparente e guerriera l'ho vista alzarsi con me  e vestirsi di femmina dimenticata, gocciolante e umida e calda.

è lei che ha letto, è lei che ha scritto, è lei che ha ricevuto risposte attese  ma incredibilmente scontate.

sicura che si possa fare di meglio e di più.



i'm sorry - blame infatuation - blame imagination -
i was sure you'd be the one but i was wrong -
it seems reality destroys our dreams -
i won't forget you - blossom -







strange attraction spreads its wings
it varies but the smallest things
you never know how anything will change





giovedì 21 maggio 2009

Senza titolo 342





maporcaputtana


dunque, accendo la tivi ben poco e neanche tutti i giorni.
guardo il tg regionale perché voglio sapere quel che succede a casa mia e poi in genere ma non esclusivamente  passo su un canale che non va da uno a sei (lasette, ecco) a vedere un nazionale.

è evidente che non c'è una mazza di cui parlare. no?
bene, allora voglio sapere perché già da oggi 21 maggio -e ci manca un mese all'estate- devo passare parte del mio tempo a farmi dire che fa caldo.
cazzo, fa caldo.
me lo ha detto l'arpa.
mi ha detto anche che devo evitare di stare al sole alla mezza, devo arieggiare la casa e eventualmente bagnarmi la nuca alla fontana.
ovviamente evitare gli sbalzi termici e vestirmi con indumenti in fibra naturale.
io aggiungo che sarebbe bene lavarsi, ché il deodorante messo sopra l'ascella pezzata è la morte civile.

sai cosa? fa caldo e a me dà noia ma è previsto che nei mesi centrali dell'anno lo faccia; mi urtano tutte quelle peppie che iniziano a farsi venire le vampate e a dire ah ma è troppo, e non ci siamo abituati e diodddio quest'estate pare che sarà la peggiore degli ultimi 174 anni.

perché c'è da esserne sicuri: ogni anno è il più caldo o il più piovoso o il più umido o il più freddo.
che palle.

prenderei a schiaffoni quelle imbecilli che arrivano in ufficio con gli zoccoli e gonna stile pareo neanche fossimo alle bahamas  e non in piena torino.
o i signorini con i sandali. ché basta guardarne i piedi perché il flusso di feromoni si ficchi  sotto le suole scivolando di nascosto: un uomo con i sandali NON SI PUO' VEDERE.

a proposito di tivi dimenticavo di ringraziare quei pirla che mi chiedono il canone: non vedo i vostri canali, io! e non li vedo non (solo) perché non voglia vederli ma perché NON CI SONO. io voglio il due, oggi, ché c'è annozero. Il due non si vede, qui. voi e il digitale terrestre, tutti a fare in culo. filare.

a proposito di elezioni: tutti a votare per le europee, eh. c'è da legiferare sulla proporzione fra circonferenza e lunghezza dell'asparago bianco. ho scoperto, poi, che pare in europa si possa fare il succo d'arancia senza succo d'arancia. proprio senza niente. pare anche che il nostro paese abbia ottenuto invece -ovviamente rendiamo grazie, né- di mantenere la soglia minima del 12% di succo di agrumi per potersi chiamare appunto succo. dico il dodicipercento. che cazzo me ne faccio del 12%? e l'altro cos'é? acqua zucchero aromatizzanti coloranti merdaccia varia.
ma vergogna.
in sicilia passano con le ruspe sopra i cumuli di arance, alla faccia di chi muore di fame e di qualunque altra cosa, perché spesso a  immettere la frutta  nel circuito commerciale si guadagna meno di quanto si sia speso per la raccolta della stessa,  visti gli strozzini che si presentano all'acquisto.
e poi facciamo il succo d'arancia senza arancia.

praticamente vi odio.




lunedì 18 maggio 2009

Senza titolo 341




not enough


mai.

mi piace questa terra arida, spaccata dal vento.
mi è piaciuta tutte le volte che l'ho calpestata e l'ultima volta ancora di più.
forse il valore aggiunto sei stato tu.

posso rivedere in fotogrammi ogni attimo trascorso da te.

quella vena di speranza che per un momento ha ricominciato a pulsare e quel senso di amarezza che si mischiava alla setteveli.

l'intimità di una pasta cucinata da te, rivoltare i tocchetti di melanzana, apparecchiare per due, guardare intorno ritrovando piccoli elementi conosciuti in un ambiente mai visto prima e un sorriso che si scioglie ancor prima di sorgere alle labbra chiedendosi perché.

un sottile senso di solitudine nonostante la costante presenza, quella che si apre un varco fra la folla di parole che spingono per essere dette e che vengono trattenute sulla soglia dalla sorveglianza armata che inibisce qualunque estro impulsivo.

ho masticato pistacchi e amore.
ho ingoiato fiotti di orgoglio e rivoli di baci non dati.
ho trattenuto e messo via.
ho avuto e dato.
ma mai niente è abbastanza.


lunedì 11 maggio 2009

Senza titolo 340






quando sente male lei stringe i denti e tenta di sopportare.

si toglie il fiato, si toglie il sonno, si toglie la pelle.

si veste di altro. apre l'armadio delle paure e sceglie l'abito giusto per la bisogna, socchiudendo gli occhi per non rimanere affascinata da quell'urlo che la richiama all'ordine e al massacro.

nuda, allo specchio osserva quel piccolo foro sul plesso solare. ci infila due dita allargandolo un poco. sfila una spina, sanguina appena. e, inutilmente, continua a pungersi la punta delle dita.

lei non sa chiedere aiuto. a volte non sa neanche parlare. lei vaga muta di sensi tacendo il bisogno di sollievo che nessuno riesce a donarle.

lei tace mentre dentro si riempie di spine.

sabato 9 maggio 2009

Senza titolo 339





pensa che credevo di riuscire a dormire.

lavoro in tempi stretti, stamattina, e poi l'emozione di una telefonata.
una voce giovane di un bambino quasi  uomo, parole sputate via in fretta prima che la timidezza riuscisse a prendere il sopravvento e in sottofondo parole urlate, giulive, allegre, piccole.  voci di giochi nuovi e farfalle e cuoricini, fresche e piacevoli come un bicchiere d'acqua con le bollicine.

e poi una sera piena, parole in pubblico, occhi addosso, sensi attenti.
e una notte di passi in città mentre in piazza san carlo, al caval d'bronz, una tipa si schianta a cantare per qualche persona distratta.

in mezzo a tutto questo, pensieri di te.
ricordi di una domenica mattina, di un risveglio sorridente schiacciato da parole che non avrei voluto. gli occhi corrono a rivedere le immagini di allora, estraniandosi da quei corpi fragili e guardandoli con distacco, nell'unico modo che conoscono per non riempirsi di sabbia. in silenzio esaminano e valutano i passaggi inattesi e le sorprese fredde offerte da mani troppo distanti dal cuore per poter essere sopportate.

.
.
essere innamorato non assomiglia a niente altro
una goccia di essere-innamorato diluita in una vaga relazione amichevole
la colora vivacemente
la rende incomparabile

*roland barthes*

.
.



questa è una verità, ad esempio.
sì signore, nient'altro che una verità. scomoda e fastidiosa e ingombrante ma assolutamente innegabile.


fra poco sarò altrove.
altro bagno di genti e persone, altri sguardi e altre parole e altre emozioni e frustrazioni e indecisioni da dover colmare di sostanza utile. altri sospiri da smorzare, altra tristezza da dissimulare, compassione da evitare come fosse la peste. sincerità filtrata e depurata da tutto ciò che potrebbe ferire anime così sottili da non essere quasi palpabili.

saranno ore miste di te, di me, di tutto il resto.
rimane il fatto che tu ci sei.
altrove.

lunedì 4 maggio 2009

Senza titolo 338





e poi mi ritrovo a esaminare dinamiche ormai non più mie con la voglia di non avere memoria e con la malsana sensazione di aver perso molto più di quanto avrei potuto permettermi
a riprendere pensieri che speravo persi mentre, come una nenia intransigente, qualcosa ripete *quanta magia sprecata*
a rivedermi altra rispetto al mio passato recente solo per riuscire a vedere i passi falsi, il momento del decollo e quello del tracollo, il germe della follia sparso in ogni comportamento, l'umanissima voglia di essere preda e possesso, l'orrore e la crudeltà di frasi buttate lì con tono accondiscendente mentre gli artigli si ritraggono porgendo una carezza inutile perché non consolatoria, perché è dei graffi che ho bisogno
c'è che mi sto intossicando di me
mi giro intorno in cerchi sempre più stretti con l'intenzione di urtarmi
c'è che voglio provocare una collisione forte che possa fare esplodere questo nucleo fastidioso e indisponente, che continua a distillarsi in succhi amari e indesiderati
c'è che l'unica salvezza è salvarmi da me stessa
imparare a sottrarre anziché addizionare
dividere anziché moltiplicare
sedare anziché risvegliare
e, in controsenso, urlare anziché sussurrare
aspettando il momento in cui, con una semplicità impressionante, mi volterò indietro guardando amorevolmente  un'altra spoglia di me donata alla terra e al fango; un esserino  esiguo e consunto e bruciacchiato, buttato lì come un vestito stropicciato
mi chinerò a baciarlo parlando d'amore
affrancandomi dall'amore una volta ancora
salva.

venerdì 1 maggio 2009

Senza titolo 337






il risveglio è stato dolce
erano le cinque la prima volta che ho aperto gli occhi, ma l'unico collegamento con la vita è stato quello della vista alla sveglia. senza accorgermene mi sono persa di nuovo in un sonno chimico di cui non avevo conoscenza.

ho sognato che la mia piccola smart all'occorrenza diventava una bicicletta: c'era un pulsante che la rendeva leggera e maneggevole, così maneggevole che uscendo da un negozio semplicemente non l'ho più trovata.

e allora ho iniziato a camminare a piedi in una città che assomigliava un po' alla mia e un po' alla tua; una città in cui le strade erano strette strette e in salita e da un lato c'era il precipizio. chiudevo gli occhi mentre, strisciando contro le macchine parcheggiate non so come, mettevo un piede davanti all'altro con una paura fottuta di perdere l'equilibrio, di cadere ancora una volta.

erano mesi che non sognavo più di avere paura di cadere. eccolo qui, il mio terrore ricorrente.

guardavo verso il basso mentre scendevo da una scala di pietra sistemata nel niente, alla fine di una strada. precipizio a destra e a sinistra. no choice. tieni botta o ti spezzi. non mi sono mai fatta male nei miei sogni, nonostante cadessi. mai una ferita, mai sangue. solo un profondo e dolorosissimo male dentro. ogni volta che mi manca l'equilibrio mi si apre un varco da qualche parte. si spezza il respiro, i brividi condensano il sangue, la pelle intirizzita, i tendini tesi allo spasimo. e poi il niente.


è maggio. ho una marea di impegni condensati in questo mese, così tanti da dovere fare una cosa che mi è sempre sembrata ridicola: segnarli nell'agenda. alcuni sono lavorativi, altri sono di lavoro volontario, altri ancora sono buttati dentro per scelta mia o altrui. mi serve non avere tempo per poter  tenere i pensieri imbrigliati a me, stretti stretti, ché se scappano rischia di scapparmi anche da piangere e allora no. finito il tempo e la pazienza di sopportarmi un po' lagnosa. sì la distanza -in tutti i sensi- sì l'illusorio bisogno di te, sì i sensi e i controsensi necessari. sì tutto. sì ma è necessario sfibrare questo senso di solitudine, sfilacciandolo in mille sottilissimi frammenti di me, di te, di quel che vorrei ma non posso e di ciò che avrei ma non voglio.

mi sporco le mani di fragole e panna.
*su questa credo si siano mosse le nostre dinamiche, ché abbiamo sempre argomentato di vita. e, aldilà del parlarne, l'abbiamo vissuta questa sporca vita, e continuiamo a viverla*


domenica 26 aprile 2009

Senza titolo 336




Non solo ti voglio.
Ma ti voglio così.
Ma non ti voglio solo così.
Chè Tu sei migliaia (milioni? miliardi?) d’altre cose.
Bambina, Donna, Femmina.
Stronzetta, Tenera, Passionale e Lasciva.
Io non voglio rinunciare a nessuna delle tue anime.
Non smettere mai d’esser ciò che sei con me.
Mai, per paura di rompere le palle o d’esser troppo presente.
Semmai accadesse (che uno di noi due pesasse all’altro, con la sua presenza) so che non ci sarebbero problemi a farlo notare.
Io non ti voglio misurata “per paura di…”.
Investimi, cazzo!
Strattonami!
Provocami!
Scuotimi!
Se sapessi che ti trattieni. Che ti freni.
Che, in qualche modo, modifichi il tuo modo d’essere “per paura di…”, io (sappilo) mi incazzo!
Io non mi pongo il problema.
Ti “rompo le palle” (e continuerò a farlo) finchè non mi dirai “Basta!”.
Pretendo lo stesso da te.
Quindi, svegliami se vuoi la buonanotte.
Anche se sospetti ch’io sia crollato.
E svegliami quando sarò da te.
Qualsiasi sia il motivo.
Eccosìsia!
Ti bacio

.
.
.

mi hanno raccontato una favola
era di uno che raccontava la sua vita
nascondendo tutta la verità fra la verità
e io ora non riesco più a capire
quale fosse la verità
e quale la verità

mercoledì 22 aprile 2009

Senza titolo 335





all apologies



oggi ho rivisto l'uomo della mia vita.
voglio dire, l'uomo che vedo più spesso: il mio medico.
che peraltro è un cesso d'uomo, peccato.

va be', dice che devo dormire. gliel'ho detto io, che devo dormire, e lui mi ha dato ragione. dice che non posso dormire  tre ore per notte e per di più a pezzetti, che non va bene che ora faccia anche fatica a prendere sonno, che mi alzi in piena notte e accenda una sigaretta mentre, sul divano, aspetto che mi venga il sonno facendo il conto alla rovescia guardando l'orologio.

dice il mio medico , anzi gliel'ho detto io, che non è normale che io non riesca a dormire proprio quando sono a casa. ché se vado fuori, anche se poco, dormo. ho dormito da barbarella, ho dormito dal topo. poco, è vero, ma ho dormito senza risvegliarmi se non al mattino. dice il mio medico che il problema può essere il fatto che a casa io tenti di dormire  "da sola". gli ho detto che non dormo propriamente da sola, visto che ho i miei gatti. si è messo a ridere, lui.

insomma lui dice che il problema è che sono convinta di essere autosufficiente e invece non dormendo dimostro a me stessa che ho bisogno di altro. di altri. moi?  intanto sono uscita dallo studio con qualche foglietto di prescrizione e ben poche certezze di comprare quel che mi ha dato. che uomo, il mio medico. un cesso d'uomo, sì, ma è forse uno dei pochi che mi conosca davvero.

intanto la nini ha detto che il suo dottore le ha parlato di jim morrison. e pare anche che il dottore della nini non sia un cesso d'uomo. va' che fortuna. poi la nini verrà da me a maggio, e questo mi piace. lacrime e sangue. insomma, robe da ridere con la nini qui.magari riuscirò anche a dormire. mi toccherà avviare la terapia dell'invito per curare l'insonnia.

ma poi, in effetti, si cura l'insonnia? io lo so, lo so che non è un fatto fisico. è una reazione. è una stupida difesa. è un corpo che grida aiuto. ma vaffanculo. ché io mi ascolto ma non è che abbia intenzione di darmi troppa retta. cambieranno le cose, i fatti, le percezioni. e io mi addormenterò come una bimba. come quella bimba bellissima che una notte di marzo ha dormito con le ginocchia attaccate al mio fianco.


martedì 21 aprile 2009

Senza titolo 334





nevermind




è che sono emotivamente instabile e la casualità sembra addirittura studiata.

è che il piccolo terremoto di ieri ha fatto tintinnare le cose e cadere qualche cd, robe da niente confronto al terremoto che mi porto dentro.

perché basterebbe fare leva per spezzarlo, quel cuore del cazzo.
vedi, ci vuole un attimo. così poco che se ci penso mi spavento.

fuori piove. dentro piove. piove ovunque e piove così tanto che vorrei dormire e le gocce mi farebbero compagnia con il loro suono.

solo che c'è qualcosa che mi urla dentro. mi infastidisco. non mi tollero. mi faccio rabbia. mi manderei a fare in culo a velocità supersonica, mi allontanerei da me stessa per mollarmi, così morbida e malleabile e tenera da fare schifo.

e poi mi guardo, avendo la certezza di essere la mia più grande ricchezza.
io che non ho paura delle parole e le dico tutte, se le sento vere.
io che non ho paura di fare e disfare e cambiare, che sono pronta ad affrontare tutto a muso duro all'occorrenza, a percorrere strade impraticabili, ad andare contro qualunque ostacolo.
io, soprattutto, che sono pronta a crederci.

perché io credo a tutto. credo a ciò che mi si dice, e non solo se mi fa comodo.
sono un sognatore lucido.
se sorrido lo faccio con gli occhi e non solo curvando le labbra all'insù. se dico qualcosa è perché ci credo davvero, fino a prova contraria almeno. non conosco il concetto di utilità, me ne strafotto delle convenzioni, non rileggo le lettere che scrivo e le mando via così, ché le parole una volta che son dette non sono più mie, sono anche tue.

e ascolto. sento. porca puttana se sento. metto via tutto e poi tolgo fuori parola per parola dal cilindro magico, quello in cui tutto si scompone e si frammenta. le esamino e le assaporo, le giro fra le mani, le coccolo mentre le seziono. perché magari le ho interpretate male. magari mi sono sbagliata, il senso non era quello che ho percepito, il significato era diverso. no? no.


NO.


domenica 19 aprile 2009

Senza titolo 333





more bitter than sweet




era una bambina difficile.
mangiava poco e dormiva di meno, stare al centro dell'attenzione era inevitabile per lei: bella, bionda come il grano e con gli occhi verde sottobosco. a nove mesi aveva iniziato a camminare con stupore di coloro che la guardavano mettersi ritta sulle gambine  aspettando che cadesse; ma lei non cadeva, e se cadeva piangeva un po' e poi ricominciava.

aveva cominciato a parlare molto presto, dopo mamma e papà aveva imparato -a modo suo- a dire vagabondo: era il suo cane biondo, lei lo trattava con rispetto nonostante lo strapazzasse un po'. nel pomeriggio, quando la obbligavano ad andare a riposare, la bimba in genere non dormiva; giocava con vagabondo che di riposare avrebbe avuto voglia ma non opportunità. poi, se prendeva sonno, cadeva dal letto. si risvegliava di soprassalto, piangeva un po' e poi si rialzava.

era una ragazza difficile.
aveva facilità di parola e una fascinazione per la vita difficile da sostenere per chi le stava affianco. era interessata, veramente, a tutto ciò che la circondava soprattutto se questo era reietto, bruttino, magari anche un po' scorretto. per qualche tempo faceva di tutto per nascondere la donna che scopriva essere, infagottandosi in camicie rubate dall'armadio del padre. poi lasciò fare.

aveva conosciuto persone, era scappata da casa, aveva fatto danni. ogni tanto piangeva ancora un po', soprattutto quando faceva piangere gli altri. capitava spesso, suo malgrado. aveva iniziato a fumare, non solo sigarette, e a fare altre cose. anche sesso. era cresciuta, credeva. aveva cambiato casa e città, si era fidanzata e quando lui le chiese di sposarla lei, semplicemente, rise di una risata incredula e divertita. e disse no.

è una donna con un senso di famiglia sui generis.
crede che l'appartenenza non sia una linea di sangue ma un sentimento condiviso, non riesce a dare affetto a comando e si rifiuta di pensare che tutto ciò che non sia ricambiato sia solo sprecato. è innamorata della vita nonostante viverla sia per lei difficile. ha progetti distanti nello spazio ma non nel tempo, gli occhi le si illuminano quando sente la vita scorrere, dimentica la mancanza di fiato quando è necessario correre. sorride mai a caso e piange ancora un po'.

a volte i tratti del viso le si irrigidiscono. la tristezza si mangia i sorrisi e la malinconia le ruba le parole.
ma basta un attimo.
una voce al mattino.
due parole scritte.
buonanotte luce.




giovedì 16 aprile 2009

Senza titolo 332






casa è dove è il tuo cuore


lei prende un foglio di carta e scrive di amore sporco di vita e colato di rimmel

lui, nella sua infinita e profonda e insaziabile voglia di rovina, un giorno le ha rubato una lacrima

l'ha mangiata e bevuta impedendo così che evaporasse

lui dice di averla dentro

lei si sente dentro quella lacrima, ma non solo

non basta, non basta mai

e allora prende un foglio di carta e scrive

amor mio, le prime parole di un flusso inarrestabile di legatissimi pensieri, di sentimenti annodati e indissolubili

amor mio -scrive mentre la bocca le si impasta di lucidalabbra e di ricordi- se la vita fosse fatta di se e di e vorrei solo stringere la mano per tenerti qui

qui e ovunque, casa è dove è il cuore e lei lo sa

e la sua casa ora è lontana da casa, legata a un filo sottile e resistente che solo lui -se vorrà- potrà recidere










martedì 14 aprile 2009

Senza titolo 331







smarrita in quei posti che sento miei tanto quanto la mia città, dove non ho bisogno di niente per andare fra i fossi della bassa a respirare aria di nebbia mattutina.

smarrita nonostante tutto. con tutta l'amicizia del mondo, con chi fra i portici mi salutava riconoscendomi e chi mi guardava immaginandomi; abbracciata a sorrisi di affetto puro e condivisione di interessi e intenti, rubata in parole richieste e interventi futuri, stracciata in promesse fatte con un briciolo di orgoglio e tanto amor proprio.

accudita e circondata, ovunque e comunque. piccoli pensieri, dolci tentativi di corruzione fatti di piatti serviti a tavola e sorprese di uova di cioccolato date a me con naturalezza. una bambola legata al braccio, un po' per sfiorare  pelle di donna e un po' per non dimenticare.

notti passate a dormire avendo, fra un risveglio e l'altro, la consapevolezza di pensieri monopolizzati da un unico grande pensiero di te. nonostante la vita degli altri si appropriasse di me e si facesse mia, nonostante tutto i pensieri erano tuoi.

senza nessuna voglia di cambiarli, né di cambiarmi.
mi tengo così come sono.
e bon.




[sì però va' che a volte sono davvero una bella rottura di balle, né. all'altezza di  piacenza ho visto una nello specchietto retrovisore che sembrava l'avessero presa a schiaffi, con quegli occhi rossi e il rimmel colato. l'ho guardata e poi ho tirato giù gli occhiali. vaffanculo. ma anche no. ecco]