martedì 9 ottobre 2007

Senza titolo 93










E voglio mani piene e mani calde.
          Le mie mani e le tue mani.
                Voglio mani che sappiano parlare.
                      Che sappiano farmi sospirare.

E voglio mani che sappiano farmi tacere.
          Placare. Rilassare. Esaltare. Giocare.
                Voglio mani a cui insegnare e mani dalle quali imparare.
                      Le voglio così. Le voglio per me.





                     

lunedì 8 ottobre 2007

Senza titolo 92




Wait darl', be quiet and wait .


Attendere, attendere sempre, placare l'impazienza posandoci su dei pesi come facevo da bambina con le foglie da seccare.

Il tempo si dilata, i giorni gocciolano, parole e parole e desideri e voglia e bisogni e necessità.

Tutto.

Ecco: tutto.

Per poi avere  la sensazione di *sentire*, qui e ora, che quello che voglio esiste e deve essere mio.

Quel vago senso di possesso - hai presente? - che fa girare la testa, una sensazione di vertigine incontenibile e i brividi che salgono lungo la schiena e le guance arrossate nel rendermi conto che le parole, le mani, i respiri, i sospiri sono miei.

Quel modo di aggiungere l'aggettivo *mio* a qualunque pensiero che lo contenga - tutti - fino a riaprire gli occhi al mondo e rendermi conto che di mio non c'è altro che quello che posso toccare tutti i giorni: me stessa.

Ma.

Io voglio. E quando voglio immagino, e sogno e ricordo e desidero e mi sfinisco. E vaneggio, viaggio con i miei pensieri, lascio mischiare sorrisi e sospiri e pelle. Pelle.

Tutto.




Pelle: è la tua proprio quella che mi manca
in certi momenti e in questo momento
è la tua pelle ciò che sento nuotando nell'aria.
Odori dell'amore nella mente dolente, tremante, ardente:
il cuore domanda cos'è che manca
perchè si sente male, molto male, amando, amando, amandoti ancora.

Nel letto, aspetto ogni giorno un pezzo di te
un grammo di gioia del tuo sorriso e non mi basta
nuotare nell'aria per immaginarti: se tu sapessi che pena.
Intanto l'aria intorno è più nebbia che altro
l'aria è più nebbia che altro

E' certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile, dovresti credermi,
sentirti qui con me perchè tu non ci sei.
Mi piacerebbe sai, sentirti piangere,
anche una lacrima, per pochi attimi.
Mi piacerebbe sai...

[Marlene Kuntz - Nuotando nell'Aria]

sabato 6 ottobre 2007

Senza titolo 91




E' che oggi è una bella giornata, è che sto bene e sono contenta.

Perchè insomma, ci ho pensato su.

E dico: ma se mi è successa una cosa bella per quale motivo devo pestarmi e pensare a quando inizia e quando finisce e se se se se...se niente! E' bella e basta.

Ho bruciato dieci anni e non ho uno straccio di ricordo. Lo so, è strano. Ma non c'è niente che mi ricordi, che mi faccia arrabbiare o che mi strappi un sorriso. Niente. E in fondo mi spiace perché sono stati dieci anni miei di cui evidentemente pur non volendolo mi sono spossessata.

Sono uscita da questi non-anni un po' strisciando fino allo scatto di reni finale. Ho detto basta. Nel frattempo ho perso energia, voglia, desideri, soprattutto ho confuso l'idea di me stessa in tutta quella pochezza. E poi?

E poi mi sono ritrovata così, magari non con dieci anni in meno - eh be'... - però all'improvviso innamorata, sorridente, ansiosa, maliziosa, presa da mille cose. E allora ci sono, sono sempre io! E sì! E in tutta questa bellezza che piango a fare? Ci sta ogni tanto, ma soprattutto rido e sorrido. E sono felice di quello che sento dentro, di questo spazio tutto occupato, di quello che ho e che ho avuto e che avrò, che ne so.

Stamattina poi mi sono risvegliata che ancora mi girava la testa e avevo una sete che mi sarei attaccata alla canna ma con una voglia di fare tutto ma proprio tutto. Doccia, un briciolo di colore in viso, jeans camicia e via.

Se sorrido la gente sorride. Una signora mi ha abbracciata, anche! Che mi ha chiesto *come stai* e io ho solo sorriso, e lei mi ha stretta forte forte e mi ha detto *non hai bisogno di parole, lo vedo che stai bene e  tu lo sai che se hai bisogno di una mamma in più sto due piani sotto casa tua, vieni quando vuoi*. E a me non serve niente, mi piace solo sapere che c'è chi pensa a me. Così, per farlo. Perché se la sente.

Ho girato al mercato - e quanto mi piace! - ho comprato i fiori e ho la casa piena di rose e girasoli che mi riempiono gli occhi e i pensieri e il cuore. E i sensi, che amo il profumo dei fiori. Ho spedito un pacco. Ma quanta ansia deliziosa in quel pacco! Che mi da i brividi il pensiero di quando verrà recapitato e aperto e quando i colori esploderanno e io me la immagino, l'espressione. E ho anche un pochino di imbarazzo, che le lettere di carta sono un'arma, una bellissima arma.

E' che gira così. E tutto il resto è altro.

giovedì 4 ottobre 2007

Senza titolo 90




Dubliners



Nelle brevi giornate invernali veniva buio prima che avessimo terminato di cenare e, quando ci ritrovavamo nella strada, le case erano già in ombra.

Lo squarcio di cielo sopra di noi era di un colore violetto cangiante, e verso di esso i lampioni alzavano le loro deboli lanterne.

L'aria fredda ci pungeva, pure  continuavamo a giocare finchè ci sentivamo tutto il corpo in fiamme.


Così James Joyce nei primi anni del secolo scorso.




Così Dublino oggi.

Di un cielo sempre schermato dal grigio delle nuvole, che squarciano il cuore quando esplodono stracciandosi in un azzurro strisciato di bianco.

Di pioggia sempre pronta a venir giù in gocce piene, cariche e furenti, di quelle che fanno pensare alla fine di tutto, alla fine del giorno, alla fine della fine quando all'improvviso smettono di esserci.

Di un sole che all'improvviso si permette di asciugare le strade, di spogliare la gente mentre ancora a bocca aperta dallo stupore si domanda dove sia finito tutto quel che c'era un attimo prima.

Di donne dai capelli rossi, di uomini dai capelli biondi, di uomini che sanno di uomini e uomini che sanno di maschi.

Di un accento rauco e una parlata veloce, di una danza tradizionale e di un ballo fatto a piedi nudi, a scansare i cocci per strada.

Di pub pieni di varia umanità, di case abbandonate e fabbriche di birra, di strade immense e mercati del pesce, di persone pronte al sorriso e a scrivere su un pezzo di carta quel che non riescono a spiegare a parole.

Di Liffey che si perde verso il mare portando anche gli sguardi e le parole, di acqua cupa e mai quieta, piena di rabbia e nervosa quasi avesse sdegno a mischiare il dolce con il salato.

Di chiacchiere perse seduti sulla sponda del fiume, di luci che si confondono e di tatm in grà leàt.



Di una dimensione che voglio sia la mia, e la tua quando vuoi. Se vuoi.



mercoledì 3 ottobre 2007

Senza titolo 89






♦Once upon a time♦




Quando tutto sembra sospeso, leggero, senza confini.

La dimensione del sogno è così.

Sognare di essere circondata dalle farfalle, alcune piccole altre grandissime, vederle volteggiare intorno e cercare di osservarle meglio. Studiare i cerchi di colore nelle ali, sfumature e linee nette.

Cercare inutilmente di controllarne il movimento con una sottile striscia di timore, perché anche le farfalle hanno un lato malvagio. E lasciare, infine, che una si posi sulla mano.

Raccoglie le ali e poi le spiega, in movimento morbidissimo. Lento. La mano distesa si ricopre di una polvere argentata.

Un sorriso  rompe il silenzio mentre avvicino a te la mano in cui la farfalla è posata; con lentezza esasperante lei  si scuote e cammina verso te, che ti avvicini. E sento il tuo esserci.

Rassicurarti con un sospiro che invita a non aver paura.



E la prendi tu, quella farfalla. La mia.



E io sorrido, e sorrido con gli occhi lucidi.




martedì 2 ottobre 2007

Senza titolo 88

In nome del popolo che non amo



Imputato si alzi.
Lei e' condannato
ai lavori forzati.
Per aver mercificato la sua fiducia.
Per averla resa accessibile
a chiunque
in nome della paura della solitudine.
Per paura dell'esilio.
Per eccesso di riscatto.
Per questo ed altro
la dichiaro
colpevole.(*)







E' necessario che questa Corte si pronunci in assoluzione o condanna, Vostro Onore?

Non può, almeno per questa volta, evitare di essere così settario e lasciare il giudizio sospeso?

Non può solo guardare con ammonizione o consenso e non giudicare?

Io esigo, Vostro Onore, d'essere lasciata libera di sbagliare.

Di continuare ad avere fiducia nonostante i calci in faccia che il volgo di tanto in tanto mi impartisce.

Esigo di non smettere d'essere me stessa nonostante tutto.

Esigo altresì di continuare a lasciarmi ferire perché se sanguino so di essere viva e vitale, e non un sacco di carne e fluidi che si trascina per le vie.

Io voglio continuare a donare pezzi di me a prescindere dal merito.

Pretendo di disporre di tutti i miei sentimenti e delle emozioni a mio piacimento, a prescindere dal fatto che tutto ciò sia ricambiato.


E' per questo, Vostro Onore, che Vi chiedo:

- di ritrovare in Voi quel che di mortale ancora da qualche parte esiste.

- di mettere di fronte ai Vostri occhi innanzi tutto il respiro, di sentire il battito e di lasciarmi libera di sbagliare, se di errore si vuol parlare.

In alternativa, o Giudice, condannatemi alla pena capitale.

Perché io, sia chiaro, di questo mio essere non mi pentirò mai.(**)



* per gentile concessione di iltitto.splinder.com

**light, me stessa, me myself and I, io. Condannata, forse, ma mai pentita. Mai signore, mai.









 

lunedì 1 ottobre 2007

Senza titolo 87




Ho freddo.


Niente di particolarmente climatico, credo. Il freddo fuori mi piace, è di un delizioso azzurro e in fondo per vincerlo mi basterebbe coprirmi un po' di più [il freddo alle spalle, un altro sentire in comune]

Ieri notte ho rincorso le ore inseguendo l'eco di voce e parole che mi mancavano, le ho contate mentre scorrevano piano, minuto dopo minuto, rilasciando l'attenzione alle piccole cose e accarezzando il mantello morbido dei miei gatti.

E mi sfuggiva il sorriso, che è sempre pronto a lasciarsi andare sulle labbra appena sembra che un soffio ci si possa posare. Un soffio, altre labbra, respiro  caldo.

Stamattina poi Torino mi ha regalato la prima nebbia, le prime nuvolette di vapore acqueo dalla bocca. E camminavo, andando verso il parco, e mi sentivo lieve e sollevata - ma mi basta davvero così poco? -


Ho freddo. Dentro.


Vorrei legare l'affetto d'amicizia pura a lui, che per me ha sempre un pensiero, una preoccupazione nascosta, un interesse tenero. A lui che reputo un amico vero nonostante la distanza e le scarse occasioni di incontro - ma anche in questo caso la distanza non conta, e lo sappiamo bene noi - che oggi ha perso un riferimento importante.

Io, @m@s, ti vorrei tenere stretto, vorrei essere seduta al tuo fianco come venerdi scorso a guardarti giocare e mangiare, tu così magro. Vorrei vedere anche oggi la tua espressione scherzosa mentre mi mostri la funzione slide, con quegli occhi che sembravano prendermi in giro.

Perchè so quale sia la capacità implosiva della sofferenza quando non si è abituati a manifestarla.

Per questo vorrei abbracciarti e dirti con le parole tutto il bene che ti voglio.