
Wait darl', be quiet and wait .
Attendere, attendere sempre, placare l'impazienza posandoci su dei pesi come facevo da bambina con le foglie da seccare.
Il tempo si dilata, i giorni gocciolano, parole e parole e desideri e voglia e bisogni e necessità.
Tutto.
Ecco: tutto.
Per poi avere la sensazione di *sentire*, qui e ora, che quello che voglio esiste e deve essere mio.
Quel vago senso di possesso - hai presente? - che fa girare la testa, una sensazione di vertigine incontenibile e i brividi che salgono lungo la schiena e le guance arrossate nel rendermi conto che le parole, le mani, i respiri, i sospiri sono miei.
Quel modo di aggiungere l'aggettivo *mio* a qualunque pensiero che lo contenga - tutti - fino a riaprire gli occhi al mondo e rendermi conto che di mio non c'è altro che quello che posso toccare tutti i giorni: me stessa.
Ma.
Io voglio. E quando voglio immagino, e sogno e ricordo e desidero e mi sfinisco. E vaneggio, viaggio con i miei pensieri, lascio mischiare sorrisi e sospiri e pelle. Pelle.
Tutto.
Pelle: è la tua proprio quella che mi manca
in certi momenti e in questo momento
è la tua pelle ciò che sento nuotando nell'aria.
Odori dell'amore nella mente dolente, tremante, ardente:
il cuore domanda cos'è che manca
perchè si sente male, molto male, amando, amando, amandoti ancora.
Nel letto, aspetto ogni giorno un pezzo di te
un grammo di gioia del tuo sorriso e non mi basta
nuotare nell'aria per immaginarti: se tu sapessi che pena.
Intanto l'aria intorno è più nebbia che altro
l'aria è più nebbia che altro
E' certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile, dovresti credermi,
sentirti qui con me perchè tu non ci sei.
Mi piacerebbe sai, sentirti piangere,
anche una lacrima, per pochi attimi.
Mi piacerebbe sai...
[Marlene Kuntz - Nuotando nell'Aria]