mercoledì 7 novembre 2007

Senza titolo 117






E io ogni tanto vado in giro.

Camminando a due spanne da terra, con il naso per aria e lo sguardo che fila affianco  ai miei pensieri piuttosto che ai passi, a inseguire quel profumo di qualcosa che c'è - e c'è perchè lo sento - offrendo l'impressione d'essere distratta ma no, non lo sono.

Distratta è un termine che non fa per me.

Non lo sono mai, al limite dico di esserlo se voglio addurre inutile giustificazione a chi mi angoscia con domande insulse. Allora *non lo so*. Non c'ero, e se c'ero dormivo.

Ma.

In uno dei miei viaggi alati fra l'etere e l'etereo ho incontrato un posto. No, ho incontrato parole.
Che poi si sono rivelate persona.
E mi hanno incantata.
L'incanto indotto da parole d'ella e di loro, i Marlene Kuntz.
E le sue parole così affini e adatte ad essere suonate in quella musica che mi han lasciato una diffusa sensazione di leggerezza, pesante leggerezza.

Parlo di  concretezza, che potete trovare qui: concretamente .splinder.com

Ma.

Mi ha colpito in particolare il suo ultimo post, e ancor più il file musicale allegato.
Ora stupore: si tratta di una canzone in sardo.
Non una canzone qualunque.

Questa


Non potho reposare amore e coro                                                   Non posso riposare, amore e cuore,
pensende a tie soe donzi momentu.                                                sto pensando a te ogni momento.
No istes in tristura prenda e oro                                                      Non essere triste gioiello d'oro,
né in dispiacere o pessamentu.                                                      né in dispiacere o in pensiero.
T'assicuro ch'a tie solu bramo,                                                        Ti assicuro che bramo solo te,
ca t'amo forte t'amo, t'amo, t'amo.                                                    che t'amo forte t'amo, t'amo, t'amo.

Amore meu prenda de istimare                                                        Amore mio, gioiello da stimare,
s'affettu meu a tie solu est dau;                                                        il mio affetto a te solo e' dato;
s'are iuttu sas alas a bolare,                                                            se avessi avuto le ali per volare,
milli bortas a s'ora ippo bolau;                                                         mille volte all'ora avrei volato;
pro benner nessi pro ti saludare,                                                     per venire almeno a salutarti,
s'attera cosa non a t'abbissare.                                                       o solamente per vederti.

Si m'esseret possibile d'anghelu                                                     Se mi fosse possibile d'angelo
d'ispiritu invisibile piccabo                                                              di spirito invisibile prenderei
sas formas; che furabo dae chelu                                                    le forme; ruberei dal cielo
su sole e sos isteddos e formabo                                                    il sole e le stelle e formerei
unu mundu bellissimu pro tene,                                                       un mondo bellissimo per te,
pro poder dispensare cada bene.                                                    
per poter dispensare ogni bene.



Una canzone dei primi del '900 di una tenerezza disarmante.

Disarmante.

12 commenti:

  1. disarmante, sì,

    e struggente

    come lo è l'amore.



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  2. Disarmante la tenerezza di quelle parole...

    Grazie M* per avermi fatto palpitare il cuore ieri sera alla vista del video... ti abbraccio...

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  3. Grazie grazie e ancora grazie per questo tuo vagare, a volte si trovano delle stelle...


    ..questi versi, tanti ricordi..


    ciao stella

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  4. Beh, è un bel testo davvero! enchantè

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  5. Rouge

    A volte mi pare di non esser mai davvero *senza meta*.

    Mi pare che l'intuito sia un po' come i gatti che seguono la traccia.

    Sono contenta che ti sia piaciuta la mia nuova *scoperta* e che abbia gradito quanto indicato.

    Un bacio, sentito.


    Terminator

    Ti invito a sentirla, però: rende ancora di più.

    Puoi andare sul blog che ho indicato

    o cercarla su google.

    (cerca la versione di Andrea Parodi e Mauro Pagani).

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  6. senti,per caso Parodi è quel bravissimo cantante spentosi qualche mese fa? Se è lui, a parte la voce molto particolare, ricordo un'intervista che mi ha colpito profondamente. Un'umanità splendente la sua,folgorante anche nel colmo della sofferenza per il male che già lo dilaniava. Il sardo è una lingua,la lingua dei tramonti mediterranei,Parodi ne aveva fatto struggente soundtrack di vita. Il tuo post è di nuovo uno scrigno di emozioni autentiche. Mi ci appresso sempre con pudore e imbarazzo. Una scrittura ispirata, alata, pregna di un sentire profondo. In cinque righe intense ti fai riconoscere. Inconfondibili e disarmanti assonanze. Si direbbe che ll vento stesso fughi i dubbi,che angosciano e ti angosciano, sibilando tra i rami il "sì, che c'eri"....ti abbraccio

    Terminator

    ps: va bene, andrò a sentirla

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  7. un saluto! :-D




    (acc... maledetto architetto!)

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  8. ocru de maravillia

    unu bassu léntu ghèmidu

    reflessu de basidu

    de amóri sa amóri

    de amóri guardàssi

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  9. Terminator

    Direi di sì.

    Fra l'altro l'ho scoperto anche io dopo aver girato su google.

    E' comunque una mancanza, non solo per il popolo sardo.


    Arc

    E i baci? Eh? Non era "saluti e baci"?

    Antipatico, ti ripudio..:)


    Ragno

    Non sono riuscita a tradurlo tutto...lo fai tu per me?


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  10. Occhi di meraviglia

    un basso lento gemito

    riflessi di baci

    d'amore l'amore

    d'amore amarsi


    Grazie per questo bellissimo post

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