giovedì 14 febbraio 2008

Senza titolo 169





Sapore tenero di cosa buona.




Che oggi a mettere qualcosa di rosso si rischia.


Oggi il mondo sarà tutto rosso: fiocchi rossi, biglietti rossi, mutande rosse, rose rosse - accompagnate di tanto in tanto da una blu, che fa figo - e parole rosa, oddioquantotiamo. Oggi.


Ci si porta a cena, ci si lecca i capelli e si indossa il vestitino della festa e le mutande buone - che oggi non si sa mai, se fa il buono gliela do! - che oggi non si sa mai, se è bona gliela prendo - e son sorrisi e baci e carezze e perdoni. E non ne parliamo.


Oh che tremenda sfortuna essere zitella, oggi! Ah qual male posso aver fatto in vita per meritarmi cotanta solitudine affettiva!


Ma vuoi mettere le fragole?
Basta accendere un mutuo e oggi puoi portare a casa fragole, ciliege, frutti rossi a volontà.
Da riempirtene la bocca e gli occhi.
Affondi gli incisivi e lasci colare sulle labbra quel sangue di frutta fresca.
Lecchi ogni stilla posata sulle labbra.
Ne assapori il nettare, il vellutato gusto che dal dolce passa all'aspro.
Te le godi. Tutte.


Con quel che costano. Non disperdere il seme.



lunedì 11 febbraio 2008

domenica 10 febbraio 2008

Senza titolo 167




a fior di pelle




Mi piace il silenzio di questa notte.


Uno scroscio d'acqua calda a tirar via stanchezza e pensieri, i denti freschi dopo una cena a base di sushi e sashimi, chiacchiere scambiate e sguardi indagatori.



Fuori, oggi, l'unico rumore è quello dei lampioni.

Il tempo è sospeso, la città si è eclissata. Dormono tutti, forse.

Sott'acqua pensavo a quante cose mi sono passate addosso. Son piena di graffi, ma non ho una stilla di sangue. Senza respiro, mentre la doccia mi inondava, lasciavo scorrere immagini cercando un modo per confondere le lacrime. Ma no. Nessuna.

E allora forse è vero che non ne ho. Si sono asciugate, evaporate, sublimate.

Anche oggi ho sentito dire *sei sorridente, è bello così*.

E' che mi sento fuori dal tempo. Ho la percezione di quel che mi passa intorno ma lascio che scorra sottotono. Ho sogni e bisogni che mi sembrano d'altri.
Mi sento come se non avessi necessità di niente.
Che forse è vero che meno si mangia e meno si ha fame.

E io ho i sensi sfamati.
Sazi come se li avessi nutriti di latte e pane caldo.


Ma.


No.


giovedì 7 febbraio 2008

Senza titolo 166





Insostituibile.


E sì che ci ho tentato: non ho fumato per una ventina di giorni, fino al 23. Poi basta.
Cambia il mio mondo, riprendo le buone abitudini.



Pensavo ai nomi - sì ho tempo da perdere, ho intere giornate da perdere e devo far di tutto per non perdermi in pensieri *altri*, pensieri di lei, di me e lei, di noi e lei - e alla ricorrenza di questi in persone che conosco.

Due persone  importanti per me si chiamano A
Sono apparentemente diverse fra loro: uno riservato e molto, molto milanese, l'altro stupendamente ingombrante, con una personalità travolgente e per niente, per niente milanese.
Mi sento piena quando riesco a prenderne pezzetti: parole, sorrisi, suoni, voci di bimbe, soddisfazioni o dispiaceri condivisi.
Ma quanto mi piace quando sto con loro!
E quante cose imparo, sempre.
Vi voglio un bene infinito. Sempre.

U
Una delle persone più importanti da sempre. Mi ha fatto crescere mio padre, mi ha coccolata e sgridata e accarezzata e spronata e difesa. Ci sono cose che non ho fatto grazie a lui o per colpa sua.
Non ho mai fatto un lavoro stagionale perché diceva che il mio lavoro era studiare.
Non sono mai andata in giro senza soldi perché ripagava il mio lavoro ad ogni voto buono.
Ho fatto delle cose che lui non avrebbe voluto, dopo che mi ha abbandonata. (lo so, non è stata colpa tua)
Così presto, troppo presto.
E poi, oggi...

M detto anche Bambino Prodigio non lo vedevo da anni. L'ho incontrato in questi giorni, la morte pare che raduni anche familiari dispersi. E' uguale! Mi ricordo che il giorno del suo battesimo io giocavo al gioco della bottiglia e mi fidanzavo con un ragazzino coetaneo. Avevamo sei anni.
E l'altro M invece non è uguale. Un giorno mi sono girata dalla sua parte del letto e l'ho visto cambiato. Negli anni, un'altra persona.



Parlo di voi. Penso a voi.
E non solo.
Ma soprattutto.




martedì 5 febbraio 2008

sabato 2 febbraio 2008

Senza titolo 164





¤il guscio rotto¤


in caso di male
hai chiesto cremazione
perché il male
smettesse di mangiare
noi siamo quelli
che hanno sibilato sì o no
a brochure di bare
non c'era bisogno
di fare pace fra noi
quando la cerea spianata frontale
confermava che le guerre
erano tutte inventate

ancora una volta
hai avuto troppo coraggio
ancora una volta
hai deciso tu
chiedendoci regali
per le infermiere
dei tuoi ultimi orgogli
per poi avviarti
i medici con le mani aperte
i mesi scivolati a terra
il guscio rotto

ancora una volta
hai avuto l'ultima parola
cercando di non sporcare
non suonando mai
il campanello del reparto
confessando alla suora
e bestemmiando fino in fondo
che non ti andava di morire
e poi zittirci che avevi sonno
proprio nel giorno della madonna


{Luciano Ligabue . Lettere d'amore nel frigo}



E' strano pensarti.
Questo pomeriggio - quando iniziavo a prendere sonno dopo non so quanto - ti ho vista sorridente.
Non eravamo da nessuna parte, vedevo solo il tuo viso e il mio e giravano intorno, in alto, come se vi vedessi da sdraiata.
Come se tu ed io fossimo davvero sopra me stessa distesa sul divano, a ridere.
Tenere.

E' strano sentire la tua voce.
Tu sapevi che avremmo sentito i tuoi messaggi *dopo*.
Tre telefoni. Mille parole. Registrate nella notte forse, fra un tormento e l'altro approfittando di quei rari momenti in cui avevi respiro. E quel fiato ce lo hai dedicato.
Sappiate che vi ho amato molto.

E' strano vedere le tue foto.
Sapendo che vedrò solo quelle, che non potrò più vedere quel che di te si consumava ora dopo ora. E' strano anche pensare che forse è stato meglio così.
Anzi, sicuro. Per te, almeno. Per me, meno.
Ma io ti capisco. Il tuo dire no, alla fine. Il tuo sibilare *ora chiama*. La tua decisione. La tua paura.
E quel sorriso tirato, alla fine.
Senza più fiato.



venerdì 1 febbraio 2008

Senza titolo 163





{light inside her mum}





Creare una diga fra quel che c'è dentro e il mondo, fuori.


Bloccare la forza dell'acqua, i mulinelli e le correnti. Innalzare un argine che contenga, con forza, l'impeto.

E d'un tratto, arrivata allo sbarramento, l'acqua pare quieta. Silenziosa. Immobile.

E invece.

Crea un vortice invisibile agli occhi, ingloba energia e più appare ferma e più si rafforza.

Minaccia la diga. La spinge, la erode, la bagna, la morde, la forza.

E tu guardi la diga e pensi a quanto sia forte. Cemento armato, cavi d'acciaio, tiranti. Ingegneria pura.

E mentre la guardi non ti chiedi come possa fare. Sai che lo fa e ti basta.

L'argine pare accarezzare l'acqua come una madre affettuosa, presente ma non invadente.

Si lascia stracciare piccoli pezzi di struttura ma non permette di arrivare al ferro. Al nucleo. Alla sua vera forza.

E d'un tratto solleva le chiuse e si libera di una parte di massa lasciando che si disperda e si trasformi.




Quando meno te lo aspetti.