giovedì 30 dicembre 2010

Senza titolo 415





first of all

domenica 12 dicembre 2010

Senza titolo 414



speechless


 





ma, in effetti, qualche cosa da dire c'è.

domattina avrò un appuntamento importante, preceduto da una telefonata che è riuscita -mio malgrado- ad agitarmi.

dico: no guarda, niente cinema: non è che stia prefigurando chissà quale male, sia chiaro. ché sarà pur vero che c'è la familiarità ma insomma, inopinabilmente ho culo. lo dicono anche le gonne, aggiungo con inequivocabile vis comica.

intanto contatto la collega con particolare esperienza diretta -con la quale, peraltro, trascorrerò a Praga gli ultimi giorni dell'anno e i primi del nuovo- ottenendo il duplice risultato di preoccuparla e farmi commiserare. cazzo.

comunque, domani mattina qualche cosa di più dovrei conoscerla.

e poi vedremo.

 








oggi ho iniziato e terminato un libro, semplice scorrevole piacevole e nuovo.
si intitola accabadora.
parla di una donna che viene chiamata a mettere fine alle sopravvivenze altrui.
e siccome non avevo voglia di fare la donnina di casa, se non per il minimo indispensabile, ho deciso di passare dal divano al letto al pc, seguita inevitabilmente dai mie tre maschi e dal libro.
accompagnata alternativamente da caffè, pistacchi, salatini, acqua per non morire di sete e ancora caffè.

e ora mi lamento per i bruciori di stomaco. bah.

 







 

mercoledì 1 dicembre 2010

Senza titolo 413





il rispetto







Mario Monicelli ieri ha deciso, per l'ultima volta.

Ha scelto, per quanto  poteva e voleva, la sua vita e ha scelto il momento della sua morte.

Ha atteso che gli dicessero come sarebbe stata la sua esistenza da quel momento in poi, un'esistenza già provata da una malattia che non dà scampo né scelta se non quella di attendere la fine con dolore o, molto più semplicemente, di non soffrire oltre.

Ha ringraziato il medico, ha salutato, è rientrato nella sua stanza.

Il tempo di aprire la finestra senza pensare senza pensare senza pensare giù.

L'ultima volta che ho avuto modo di ascoltarlo ha detto: è ora di fare la rivoluzione.

Lui l'ha fatta, per se stesso.


Il rispetto per una vita che non è più vita è avere la possibilità di scegliere senza essere costretti a buttarsi da una finestra.

E' non costringere una madre a chiedere alla propria figlia: ti prego aiutami, tu lo puoi fare.
Non costringerla a sentire un diniego strozzato in gola, affogato dal pianto e dalla rabbia per la mancanza di coraggio.

E' permettere all'uomo di conservare la dimensione umana che consiste, innanzi tutto, nel non dovere avere necessità di assistenza anche per compiere gli atti più intimi.

Il rispetto è permettere ad ogni persona di continuare ad essere tale, con dignità.

O, in alternativa, di smettere di sopravvivere.