domenica 25 ottobre 2009

Senza titolo 370


 



parole buone




>defrag M.*


pochi, pochissimi elementi da prendere in considerazione in questo momento

>accorpare i files utili_eliminare i files corrotti_press a key to start



e ricominciare come ogni giorno da chi ha le parole buone per ogni più piccolo dolore

una bella domenica di venticinque ore, l'aria frizzante riscaldata da un sole ormai stremato e suoni che fanno vibrare ogni fibra di questa struttura di acciaio e cristallo che conserva a vista il meglio dei miei pensieri fra musica e parole

io che non amo le raccolte e il meglio di -ché non esiste raccogliere il meglio, vista la volatilità di quanto è meglio- io posseggo questo giocattolo che mi rigira le parole in bocca e me le mischia a voce alta senza far caso al silenzio che circonda la città

e allora mischio anche io

mischio riunisco e deframmento senza soluzione di continuità e lancio fili così lontani da non vederne più il capo e sì, anche a lei sarebbe piaciuta la versione di quella canzone della ragazza di quando lei era ragazza, e anche a lui che chissà cosa starà facendo ora ma non ci voglio pensare perché in fondo non è importante pur rimanendo sempre il migliore ma il meglio non si può raccogliere e pensare di stringerlo equivale a perderlo

e il concetto di noi si esprime e si comprime diventando silenzio


 

noi sereni e semplici o cupi ed acidi,
noi puri e candidi o un po' colpevoli
per voglie che ardono:

noi cerchiamo la bellezza ovunque.

e noi compresi e amabili o offesi e succubi
di demoni e lupi, noi forti ed abili
o spenti all'angolo:

noi cerchiamo la bellezza ovunque.
e passiamo spesso il tempo così,
senza utilità (quella che piace a voi)
senza utilità (perché non serve a noi)




 

domenica 18 ottobre 2009

Senza titolo 369


 




e poi eccola qui.

in questa notte passata al caldo della mia stanza, con i risvegli che si alternavano ai sogni, avevo la sensazione che stesse accadendo qualcosa. nel silenzio rotto solo dal ronzio costante dei lampioni che illuminavano il parcheggio io sentivo altro.

e stamattina la sorpresa.

in quella luce soffice dell'alba ho visto i tetti coperti dal primo ghiaccio di questo nuovo inverno e poi le montagne.

una marea di bianco candido che ha rinnovato l'amore del mio sguardo verso questa città e la sua storia di freddo intenso che si mischia a cioccolata e gesti moderati e intirizziti scambiati per freddezza dell'animo.

e io lo lascio credere, estranea e disinteressata al giudizio facile e preconcettuale, con un  calore  dentro che solo chi depone altrove sciocchi pregiudizi può avere la speranza di incontrare.

niente è semplice col freddo. neanche io.




 

mercoledì 14 ottobre 2009

Senza titolo 368


 



piccole cose





stamattina all'alba l'omino dell'acqua mi ha chiesto se avevo già messo il naso fuori da casa; un attimo dopo mi ha squadrata e -vedendo che avevo il pigiama addosso- ha capito che no, non lo avevo fatto.

fa un freddo che non le dico, sa? si copra bene, ha detto,  e meno male che mi ha avvisata.

è da lunedì che fa freschino e che patisco il freddo. quindi ho indossato le calze e gli stivali, oggi. ho ufficialmente dichiarato l'inizio dell'autunno. domani la temperatura andrà sotto lo zero, potrei anche valutare di metter su il piumone.

quanto amo questo tempo. oggi, mentre mi spogliavo seduta sul letto di fianco al termosifone, l'ho sentito caldo. ho sorriso che era tanto che non sorridevo così.

 





e sì che sono preoccupata. domani mi bucheranno. ogni volta dico che non ne posso più e in effetti sono stanca di tutti questi controlli. almeno so che non ho -ancora- nessun male che faccia davvero male. il pap test ha detto che va tutto bene e questo mi ha sollevato, visto che ogni volta aspetto il referto come se fosse il giudizio universale. mi si apre un ventaglio di ricordi che non vorrei avere, immagini di sofferenza inaudita e inutile, lamenti e giornate tese e preoccupate, medicine e morfina e qualunque cosa servisse a sedare.
e poi quella domanda. quella. aiutami, solo tu puoi farlo. non posso mamma, non posso.



 





la contraddizione del giorno è stata vedere il personale che si occupa della pulizia nella mia azienda per strada, in sciopero. per contro l'AD è stato intervistato dal tg, a teatro. 
la tramvata vs la traviata.

domenica 11 ottobre 2009

Senza titolo 367


 



rimase seduto così ancora un poco, in reverente silenzio,
e inspirò a pieni polmoni l'aria satura d'incenso.
e di nuovo sul suo volto passò un lieto sorriso di compiacimento:
che odore scadente aveva questo dio!
com'era ridicolmente malcombinato il profumo che questo dio emanava da sé.
non era nemmeno vero profumo d'incenso, quello che esalava dai turiboli.
era un cattivo surrogato, adulterato con legno di tiglio e polvere di cannella e salnitro.
dio puzzava.
dio era un povero puzzoncello.
veniva ingannato, questo dio, oppure lui stesso era un impostore,
non diversamente da grenouille...soltanto molto peggiore!

Patrick Suskind - Il Profumo





stamattina era un sabato pragmatico
fatto di cose semplici e necessarie: un giro al mercato, frutta fresca e peperoncini a mazzetti
le sigarette, forse le ultime di questa serie
un cappuccino al bar
e lì, ad aspettare che l'uomo del vapore facesse la cremina come si fa da noi, iniziano le note di una canzoncina che ho sempre detestato ma che -per estremo paradosso- ascoltavo almeno dieci volte al giorno, ogni volta che mi telefonava
stavo lì ad attendere quella robina tiepida e dolciastra e anziché sentire in bocca il sapore del latte ingoiavo parole melense e nauseanti

e così sono andata via
ho lasciato tutto lì: pensieri e fastidio, cappuccino e canzoncina
me ne sono andata con leggerezza, sapendo di non aver perso niente

ma a casa ho dovuto necessariamente mediare
e mentre -come una felice casalinga mancata- sciacquavo le fogliette di spinaci, jimi hendrix mi saltava addosso

sarà meglio




e poi sì, poi ho dormito



martedì 6 ottobre 2009

Senza titolo 366



 



di notti tormentate ne ho passate abbastanza: volo dal letto con una facilità impressionante, riuscendo a farmi davvero male.

detesto il dolore fisico e queste costole che non smettono di dolermi mi irritano, mi rendono nervosa; placo qualunque movimento inconsulto dei pensieri perché non voglio permettere che qualcosa, qualcuno, io stessa possa farmi del male. il telefono riposa lontano da me, di notte, acceso sempre come da vecchia abitudine ma non a portata di mano.

mi preparo all'inverno: sogno di sorridere a bocca aperta toccando i termosifoni caldi, compro il nuovo piccolo convettore per il bagno, porto gli stivali dal calzolaio a sistemare i tacchi, ricompongo il lettino dei gatti e persino l'amaca in pile da appendere al calorifero è già al suo posto.

ora manca solo il freddo.

che bello, il freddo. che bella la sensazione di essere abbracciata, al ritorno a casa. che bello sentirmi al riparo, protetta, mia, come quando con un libro e una copertina acchiappo le ultime luci del giorno che finisce presto, distesa sul divano. come quando sento il silenzio, lo guardo e lo ammiro.

ho un po' di rabbia da sedare. devo cominciare a ripiegarla su se stessa e avvolgerla in un bozzolo a forma di sorriso. dare alle motivazioni l'importanza che hanno, poca dico io.

oggi tutto ha poca importanza.

perché fra poco farà freddo e Torino sarà esattamente quella che voglio, una volta di più: fredda, distaccata, bianca e altera. ci sarà pioggia a lavar via e nebbia da masticare al mattino presto, ci sarà il ghiaccio nel parco e parole che comporranno nuvole di vapore acqueo.

ci saranno altri interessi, altre storie, altre avventure. altre persone, altri occhi da baciare, altre parole da ascoltare. ci saranno viaggi in treno e cene fra amici e abbracci in cui rifugiarsi. ritornerà la voglia di stringere un corpo caldo e di avere qualcuno vicino, ritornerà quella sensazione impellente e deliziosa di offrire e offrirmi.

così, senza neanche accorgermene, ritornerò in inverno.