mercoledì 30 luglio 2008

Senza titolo 250







Si scioglie tutto, in questo caldo bagnato che mi frena  in movimenti stanchi già al risveglio.

La doccia al mentolo mitiga il fastidio fino all'ufficio, e lì mi accoglie il fresco chimico dei climatizzatori che rendono vivibili le torri di cristallo.

E arrivo lì e si scioglie la voglia.

Ricerco la pazienza in anfratti nascosti, strappo sorrisi alle labbra perché capisco che chi è lì è nelle mie stesse condizioni. Metto le crocette sul calendario ad ogni giorno che inizia, sperando che le ore passino veloci.

La pausa pranzo è un attimo di tortura: uscire dai ventuno gradi asciutti per buttarsi nei trentadue e sentire i vestiti che si appiccicano addosso, il sole che sembra scorrere nelle vene, i sensi che si obnubilano, il fastidio che cresce, la volontà che decade.

Eppure manca ancora tanto, troppo alle ferie.

Quindi quando proprio non riesco a apparire lieve mi eclisso, scendo tutti i gradini che mi portano a due piani sotto terra e guardo i giardini dal basso.

E fumo. Meno quindici, a domani.



venerdì 25 luglio 2008

Senza titolo 249






Pure frigid waters from these eyes that always miss you
Nothing but violence from my empty gun
I'm using silver to light up these blackheart faces
blinding your fingers with my skin that burns for you.
[light feat. Marlene Kuntz]



stazione zeppa di gente che corre
occhi che cercano occhi
movimenti lenti a prendere le misure
parole a valanghe in nuvole di fumo
angoli in uno specchio
libri lattine foto
favole sogni bisogni respiri
perché noi non vogliamo
ma
ma quando mi passa





More Than Words



martedì 22 luglio 2008

Senza titolo 248







E continuo a incantarmi di fronte alla percezione del microcosmo che è mio.

Ho ritagliato un giorno tutto per me, da dedicare al niente, al mio niente fatto di piccole cose.


Un uccellino mangia le briciole in terrazza e si affaccia sul piattino pieno di  miglio, che ogni giorno riempio. E' il servizio privato di tv dei miei gatti: sono comici, con i loro movimenti impercettibili e i denti che digrignano mentre da dietro il vetro osservano la vita alata.




Il mio piccolo giardino aveva bisogno di cure: sveglia all'alba -come al solito- ho indossato i guanti e mi sono dedicata a togliere i fiori ormai appassiti, lasciando spazio alle roselline in bocciolo. L'ortensia viola, la fucsia, la verbena, le margherite, la lavanda.

E il mio allevamento di coccinelle prolifera! Ne ho trovate una decina piccole piccole sulla lantana, una meraviglia.







Questa notte tentavo di prendere sonno imbrogliando i pensieri.

Consideravo tutti i giorni di luglio e mi sono resa conto che ci sono un sacco di date importanti per me, in questo mese; date che probabilmente tendo a dimenticare.

Il 20, compleanno di R.
Il 21, uno dei giorni più pieni che io abbia avuto.
Il 22, compleanno di C.
Il 29, compleanno di mutterschön.




*sì, lo so che a luglio c'è anche un altro compleanno. e quelle non erano parole d'amore: io non le so dire*


E poi, fra tutto questo mio chiudere la porta ai pensieri lasciando però le finestre spalancate, è finita che non ho dormito. Mi sono alzata, sono andata in terrazza al fresco della notte, ho scritto, ho letto, ho fotografato, ho fatto, ho lasciato fare.


...perché le occasioni della vita sono infinite
 e le loro armonie si schiudono ogni tanto
 a dar sollievo a questo nostro pauroso vagare
 per sentieri che non conosciamo.

 Pier Vittorio Tondelli - Pao Pao -






sabato 19 luglio 2008

Senza titolo 247




°°°                 °°°
 °°                °°
   °overflow°
°°°°°
°°°
°




{eppur mi infetto di te}



Ché mi capita di leggere parole e di sentirne il tono

Tesoro perdonami era un mix fra l'ilare e il paraculo; hai presente quel tono che vien fuori da una faccia da schiaffi di un bello da morirne, di quelle facce che neanche se ti spellano viva ti passa il sorriso? Ecco.

E insomma mi ha lasciato il sorriso addosso e la voglia di fare.

Cose miste. Cose che oggi non mi lasciano peso. Cose senza fatica.  Oggi è sabato, è un oggi mio, che sento. Senza motivo, lo sento.


Ti voglio bene pronunciato da un viso corrucciato in attesa di una mia risposta che in genere non arriva. Una voce familiare, forse è il caso che io dia un'altra opportunità. Forse dovrei crederci.




{il cuore domanda cos'è che manca}





Noi siamo uguali e io mi spavento ché no, non puoi essere uguale a me, sono danni. Eppure credo sia così, ci credo anche io. E il tono era sospeso, era il mio tono, era la bocca spalancata coperta da una mano ancor più grande. Mantengo la promessa: non butto più niente. Se ci riesco. Credo.




{che alle pareti vanno a dire ti vorrei qua}




Sto pescando a mani nude in questa pozza d'acqua senza fondo.

Conigli, ballerine, confetti, libri, pizzi e merletti, foulard di seta multicolore, sensazioni, emozioni, distrazioni, azioni, ioni.

Continuo a specchiarmi come Narciso e se affogo pazienza.

Intanto ho addosso il profumo di bambina e l'espressione stupita ad ogni repentina variazione, e canto e sorrido e mi sento donna troppo piccola per cose grandi e troppo grande per cose piccole e troppo poco e troppo tanto e mi tengo tutto.


Oggi è tutto mio. Ne vuoi?












giovedì 17 luglio 2008

Senza titolo 246






{the world apart}




Conservo la noia in un posto segreto, magari me la dimentico.


Dopo una notte passata a far scorrere acqua, piegata dal mal di stomaco per chissà quale motivo misterioso (che sia un abuso di coefferalgan?) mi tengo stretta e mi accudisco.

Amo prendermi cura di me stessa e delle mie cose, soprattutto adesso che ho delle cose nuove da scoprire, da conoscere.

Ho da rubare soddisfazioni piccole, da cancellare il bisogno di rivalsa che di tanto in tanto mi coglie di sorpresa.

Ho da sorridermi.


Intanto leggo messaggi che hanno il sapore di scusa. Sai cosa? Non servono. Per quel che mi riguarda (ci canto sopra? ma sì) sappi che dimentico. Anzi conservo. Metto da parte.

Ogni tanto apro casualmente un cassetto e ti trovo dentro. E allora ricordo profumi, sapori, risate in due, la porta di casa che si apre in piena notte. Poi riavvolgo il film e lo metto via.


E poi confondo.
          Mischio le carte.
                     Non ti rispondo.
                               Tengo il tempo.






Avevo la tecnologia contro, fino a ieri.

Il lettore dvd non sputava fuori il cassettino.
Il pc non emetteva suoni.
Non riuscivo a configurare il bluetooth.
La suoneria del telefono non si lasciava trasformare in quella che volevo.
I cavi si ribellavano venendo fuori dal pavimento come meduse nascoste sotto il marmo, inveendo contro la mia casa wireless.
Avevo il tavolo ingombro di manuali e cd e madonne pellegrine sparse qui e lì per la casa.

Poi il miracolo: dovevo averlo dentro, il demone reazionario.

Sputato quello, tutto è andato  a posto.

Però...stavo per chiamare aiuto.

Ma. No.


 


lunedì 14 luglio 2008

Senza titolo 245





...and...

.

.

.



stamattina una camiciola bianca in filo sottile e una gonna nera a pieghine

sulla pelle un velo d'olio per bambini e i capelli bagnati

l'aria fredda addosso e i brividi immediati

mi accompagno a pensieri che si vanno contraendo

distraggo lo sguardo e l'attenzione da tutto ciò che non riesco a toccare

eppure proprio quello che non riesco a raggiungere è quanto più voglio

ti voglio

.

.

.



domenica 13 luglio 2008

Senza titolo 244





~Cinderella's Relax~



Eh.

Che qualcuno dovrà pur farlo.






Sai cosa pensavo, un secondo fa. Te lo volevo scrivere in un messaggio, ma poi ho preferito venire a scrivertelo qui.
Non ti ho mai detto che io credo che tu meriti una vita molto più bella di quella che hai adesso.
Che sei davvero una persona eccezionale. Sei bella, paziente, stronza il giusto .
Non credo che ti serva che io  faccia la lista di cose che sai già. E che di certo...non mancheranno persone che te la ricordino.
Quello che voglio dire è che ti meriti davvero il meglio. Che ti rispetto, che sono consapevole di quanto tu sia "grande".






A volte mi sento così tanto spossata che a malapena riesco a percepire le cose belle che mi circondano.

Che sono tante, e troppo spesso sembra che mi passino inosservate.

E' che non riesco mai ad accettare senza storie una gentilezza, un regalo, l'affetto.

Devo sempre fare questioni su tutto. E solo per spiegare quanto mi abbia fatto piacere.


Ma ci sono poi dei casi in cui rimango in silenzio a rileggere parole che non mi aspetto, cercando con tutti i sensi il modo per non credere che sia proprio mio.
Proprio per me. Proprio io.



E poi dico solo grazie.


giovedì 10 luglio 2008

Senza titolo 243





} ready to start {



E' necessario che cerchi di andare oltre i fastidi da due soldi.

Piccole noie, stupide aggressioni senza senso, comportamenti sciocchi e inutili.

Cose che riuscirebbero a farmi innervosire.

E invece, sai cosa? Me ne strafotto.

Intanto perché ho caldo. E poi perché in definitiva non me ne frega davvero niente.

Potete strafottervi, sbattervi, pestarvi, chiacchierare e dire fare baciare.


Ho deciso di dedicare i miei prossimi trentaquattro giorni -tanto manca alle mie ferie- solo al lavoro e al cazzeggio da niente.

E farò il conto alla rovescia, giorno dopo giorno, aspettando le mie prime ferie dal 2003.










Bellezza, tutto mi riporta a te.
Anche il modo di essere flemmatica e apparentemente menefreghista.
Tutti mi chiedono di te, in questi giorni.
E poi si avvicina il tuo compleanno.
Sai, sabato tutti parlavano di  quanto tu fossi bella.
Ma proprio bella bella.
Bella di più.
Ich liebe dich, mutterschön.










domenica 6 luglio 2008

Senza titolo 242






A mezza mattina, quando ancora il sole non è alto, si raccolgono i fagiolini e le zucchine.

Si fa un giro nell'orto in mezzo a piantine di pomodori ancora verdi e cespi di insalata, l'albero delle pere -quelle piccine- e il pesco così carico da piegare i rami.

Si raccolgono i frutti in un cesto di vimini rosso e qualche ape che svolazza qui e lì bisogna pur scostarla con la mano.

Una pausa sull'altalena e poi, quando si avvicina l'ora di pranzo, si torna nell'orto a cogliere due limoni e le fragoline.

Scompare d'incanto la paura degli insetti e si scostano le foglie alla ricerca dei frutti; e quanti ce ne sono: rossi e compatti, profumati da fare sparire in bocca prima ancora d'arrivare al cestino. La meraviglia di una fragola che sappia di fragola.

E poi tutti dentro, al fresco, in questa casa immensa che decine di volte mi ha vista piccola, con i soffitti affrescati altissimi, a volta, le camere ampie, i bagni con le vasche d'epoca liberty.

E sulle scale le foto dei nonni, di zii sconosciuti, noi bambini tutti insieme.

Ci si perde in racconti cresciuti, in vite miste, in risate a volte un po' imbarazzate perché è vero che siamo cugini e siamo cresciuti insieme ma poi a volte ci si perde di vista.
Ma si fa presto a recuperare il tempo perduto.
E si ride insieme.

E' l'ora di pranzo.

Il salone ha una tavola lunga con tovaglie bianche e lilla, i mazzetti di rose sparsi;  noi, ragazzi un po' cresciuti, prendiamo posto.
E le mamme rimaste portano le pietanze.

Insalata di pere, parmigiano e noci.
Chateaubriand con le salse fatte in casa, la bagnetta bianca e quella rossa.
Verdure dell'orto grigliate, i fagiolini appena scottati.
I peperoni con l'aglio fresco e un filo l'olio.
Vino rosso, fermo.

Infine le fragole, e la macedonia di pesche.


E in tutto questo mi sono persa, ritrovando un sorriso nascosto.



venerdì 4 luglio 2008

Senza titolo 241





♦sei più trafficata tu che il Kennedy al 4 Luglio♦




E' un giorno che mi è sempre piaciuto, a prescindere da quel che succeda.

E poi oggi è venerdi e mi piace comunque.

Sai, da piccola avevo un sacco di pensieri.

Strani, alcuni: per  circa un mese avevo dichiarato di voler diventare suora, da grande. E lo so, pare strano ma  è durata un mese: poi mi hanno mandata all'asilo e ho conosciuto le suore.

Avevo una banda di ragazzine (età media 10 anni); neanche a dirlo, io ero il capo.

Si faceva la lotta alle bande di maschi che torturavano le lucertole e giocavano con le biglie. Idioti.

Noi si faceva danza classica sotto i portici. Le mettevo tutte alla sbarra e mi vendicavo in modo soft delle torture che mi impartiva la mia insegnante: quella strega mi colpiva con la bacchetta di bambù sul collo del piede, io pretendevo che le mie adepte imparassero a fare la spaccata. Così, per gradire.

Poi mi sono stancata e loro sono tornate a giocare alla barbie. Io non l'avevo, la barbie, perché mia mamma la detestava. Avevo le bambole di pezza (Francesca, Bimba e Piccia dormivano con me ogni notte, nel mio letto) e una enorme bambola con il tutù rosa acceso e una coroncina che nascondeva i comandi: la tenevo in piedi per la coroncina e lei ballava.

Poi, crescendo, ho lasciato bambole e pupazzi. Detesto i pelouche; quelli che qualche avventata persona m'ha regalato son diventati giochi dei miei gattini.

Ho iniziato ad avere in casa qualunque animale, oltre al cane: porcospini, conigli, cavie peruviane, un fantastico camaleonte, uccelli, topi ballerini.

E poi sono cresciuta ancora.

Ho fatto l'amore per la prima volta a 15 anni e mezzo, era il giorno di natale.

Mi sono innamorata di qualche persona, perdutamente.

Ho fatto innamorare qualche persona, perdutamente.

Mi hanno detto 'riconoscerei il tuo modo di camminare in mezzo alla folla'.
Una quantità industriale di 'ti amo'.
Un ragazzo israeliano -bellissimo- mi ha detto 'I love and kiss the ground on wich you walk'.



Julian mi ha detto, in italiano stentato, portandomi in giro per Londra: sei più trafficata tu che il Kennedy al 4 Luglio.










giovedì 3 luglio 2008

Senza titolo 240







e parole parole parole parole

parole in gocce stillate a denti stretti

parole come cascate che si riversano addosso a me su di me affianco e contro

parole necessarie parole superflue parole di numeri e diplomazia sofferta


e il tempo


ecco, il tempo.

a volte mi domando se esista una sola valutazione possibile del tempo che passa
se l'orologio non sia solo una macchina creata ad uso e consumo sociale al fine di scandire ritmi che naturalmente non ci sarebbero

regole

ora si pranza ora si cena ora si fa pausa ora si dorme

convenzioni


ma


esserci ascoltare sentire volere desiderare avere


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