mercoledì 30 aprile 2008

Senza titolo 209




}me{


Rallento il ritmo             [it's time to slow down my heartbeat]

Distendo i pensieri su un letto di piume         [let me sight with relief]

Cerco un momento in cui senta il bisogno di niente          [I need to have eyes only for myself]

Incrocio sguardi allo specchio            [and don't look around]




C'è che sono stanca.
Tornare ai ritmi mi costa fatica perché in realtà troppo spesso mi mancano le motivazioni.
Uscire . Lavorare . Uscire . Casa . Uscire . Gente.

E troppo spesso non me ne frega niente. Disinteresse.

In ordine sparso credo che mi servirebbe    [sensation of pleasure]



leggerezza         leggerezza         leggerezza         leggerezza        


[lightness]



Rallento il ritmo.         Lo faccio mio.         Lo faccio io.         Faccio io.         Io.













domenica 27 aprile 2008

Senza titolo 208






{e ti prendo il cuore in mano}


e ti lascio fare e ti lascio parlare

trova le parole che non mi aspetto e sbriciolamele davanti agli occhi

seziona quello che ti dico perché non so quando capiterà di nuovo

e non perdermi di vista se ce la fai

che un pezzo di questo cuore è mio




mi piace non dovermi preoccupare di te, non avere aspettative e sapere di non avere niente in mano - a parte questo piccolo pezzo di cuore, certo -
mi piace non pensare a quel che è né tanto meno a quel che sarà.
non so niente, e mi piace.

oh sì, ti osservo. perché io non ti perdo di vista e tu questo lo sai.
e forse ti imbarazza, ma non ti dispiace.

per quanto si possa essere inarrivabile, irraggiungibile, intoccabile, esiste sempre la forza del caso.
e anche questo mi piace.
ma arrivare significa anche iniziare. partire. continuare.
stringere in mano un pezzo di cuore.

quanta forza ci vuole? io lo so.

e tu?




there's a girl on a ledge . she got nowhere to turn
'cause all the love that she had was just wood that she burned
now her life is on fire . it's no one concern
she can blame the world . prey 'til dawn
but only love will breakerfall

it's like she lost her invitation to the party on earth
and she's standing outside hating everyone here
she's her own disease . crying to her doll
but only love can breakerfall
breakerfall . only love . will breakerfall

pj

venerdì 25 aprile 2008

Senza titolo 207





variazioni sul tema del nero


E' che basta poco, a volte.

Poco, per rispondere a domande reiterate tanto da diventare noiose.

Poco, per farmi ritrovare un'espressione stupita che a volte dimentico di avere.

Poco, per farmi dimenticare un sogno triste fatto di profumo di mamma e acqua in casa.

E allora approfitto del mio temporaneo stato di disordine - di cose e pensieri - per mostrare di me quel che si vede ma troppo spesso non si comprende. O si fraintende.

E  trovo spunti per un sorriso, tenuto dentro ma sentito. L'acqua in casa, mi diceva uno. Tu sei l'acqua in casa. Come dire sei un danno. E nel mio sogno, mentre inginocchiata per terra asciugavo il pavimento - cenerentola rulez - ho ricordato quelle parole e ho riso.

Sdrammatizzo il profumo che mi manca, mi alzo dal letto e vado alla piccola bottiglia di cristallo che contiene il suo profumo. Balenciaga. Fuori dal comune, come lei.
E sto meglio, la sento.

Mi piacciono i contrasti, anche quelli olfattivi. E sull'altro polso metto il mio profumo. Fuori dal comune.
E i colori, il mio nero e il suo azzurro. Il mio rosso e il suo arancio. Il mio grigio e il suo blu.

E con tutto questo - che mi compone in ogni fibra - lascio scorrere l'acqua e ricopro di agrumi la pelle intirizzita e vibrante.

Chiudo gli occhi. Apro un mondo.

 


mercoledì 23 aprile 2008

Senza titolo 206










Ti sento fra le lenzuola fresche e quando mi svegli di notte con il pensiero di te

Ti sento quando ho bisogno di fare capricci

In quel filo di insoddisfazione che mi lega le mani e libera i pensieri

Ti sento camminare sottotraccia fra brividi e paure

In carezze immaginate e parole lanciate come boomerang

E occhi che si confondono e giochi già giocati e sempre nuovi

E piccoli rimorsi che saltano fra le lentiggini giocando a nascondino

Ti sento in lampi di malinconia e profumo di tristezza

In queste mani e fra i capelli

In silenzio

Sento che ci sei



 








martedì 22 aprile 2008

Senza titolo 205




{oplà}



Oggi è primavera.

Questa è stata una giornata lievemente intollerante. Io, intollerante, lievemente.

Intolleranza sorridente. Embè?

E quindi in pausa sono andata al parco senza rischiare di scivolare giù a Po, che è ancora agitato dopo i nove giorni di pioggia.

C'è di tutto, appena esce il sole: zingari che s'accampano sotto gli alberi, lucertole affacciate fra i fili d'erba, signori e signore in preda a vampate di calore che già scorrazzano mezzi nudi neanche fosse luglio; i giardinieri tosano l'erba e io mi riempio del profumo della terra bagnata.

E' bello, oggi, e mi serve che sia così.

Che poi ho passato una notte agitata, dormito qualcosa simile a niente separato da pensieri truci e mezzi sogni tristi - ma gliel'ho detto: dai, ora è finita, non ci pensiamo più mutter - e piccole preoccupazioni che stamattina sono scoppiate come bolle di sapone.

Fra mille colori, mille sapori - e fiumi di latte e miele? anche. ecco -

Poi va be', rientro in ufficio.
Leggo e scrivo e faccio la maestrina - no, non siamo dalla stessa parte: tu sei dall'altra parte della scrivania, e vai a capire cosa sia più comodo -

E ci penso, ci penso e ci penso.

E più ci penso più mi piace.


Ecco.



lunedì 21 aprile 2008

Senza titolo 204





*babylight*


Smorfiosetta e mezza nuda.

In fondo non sono cambiata molto, da allora. Sì, in chili e centimetri, ovviamente.

Ma ricordo cose che non mi piacevano e non mi piacciono a tutt'oggi, e altre che invece adoravo e ancora adoro.

Non dormivo mai.
Facevo piccoli sonni a rate e passavo il resto del tempo a passeggiare per casa e a fare dialoghi a più voci, neanche fossi stata Bess Mc Neill. Lo facevo soprattutto per svegliare mia mamma, lo ammetto. Per rompere un po' le balle, insomma. Per me è una vocazione.

A cinque anni volevo fare la suora - mio fratello l'indiano, per disotterrare l'ascia di guerra... - poi subito dopo l'assistente di volo.
Neanche a dirlo non ho fatto nessuna di queste due attività: le suore ho iniziato a odiarle dopo il primo giorno di asilo (ne ho fatto un paio di mesi, e non posso pensare alla quantità mostruosa di bastoncini di pesce che m'avevan propinato in quel periodo) e l'assistente di volo...mah, diceva mio padre che ero poco alta per farlo: mi misurava posandomi sulle piastrelle della cucina, e ancora rido a vedere me stessa appiccicata al muro, a ricordare gli strani modi di misurazione di mio padre. Per esempio, misurava la lunghezza delle cosce a palmi. Va be', fantastico. Solo lui.

Passavo ore davanti ad un piatto di tagliatelle.
La tecnica era quella di prendermi per stanchezza: dopo tre ore davanti ad un piatto di quella roba piatta - visto il mio rifiuto - me lo si propinava anche per  cena. E rimaneva ancora lì. Io in silenzio e a digiuno. Ancora oggi mi fa schifo la pasta piatta e liscia, mi chiedo come si possano mangiare le ruote e le trenette e le bavette e le reginette e le farfallette. Che schifo.

Ho sempre avuto paura del dolore fisico.
Ricordo una fetta di pane burro e marmellata mangiata d'estate, al mare; i baffi di ciliegia avevano attratto una vespa (maledetta!) che mi punse sul labbro. Ho pianto per tre giorni.
O quando avevo un graffio sul petto - non avevo ancora il seno, mi spiace - e un mio amichetto mi ci posò su una cavalletta, dicendomi che la ferita sarebbe guarita subito. Quella puttana di cavalletta - attratta credo dal sapore del sangue - iniziò a strusciare le zampe sulla mia ferita e l'amichetto in questione non voleva togliermela e io piangevo e sanguinavo. Odio quello lì e anche le cavallette.


Piccole cose, hai presente?
Eppure le rivedo in me in metafora, allusione, iperbole, climax.




venerdì 18 aprile 2008

Senza titolo 203





presence of mind



l'attenzione su me stessa

l'attenzione per me stessa

è che una preposizione semplice cambia drasticamente il senso di una frase

come mi vedono gli altri e come mi vedo io

e solo quando questi due modi sono non identici ma congruenti e combacianti allora è naturale che le barriere si frantumino

così succede che in una serata di pioggia come questa io mi senta condivisa nonostante tutto

e le voci che mi arrivano non sono solo suoni ma sensazioni articolate e la soddisfazione che sento in altri è  anche soddisfazione mia

e parlare di sorprese e di fate risveglia e fa sublimare il sorriso tenero e raro che conservo per le occasioni speciali





io so come si faccia ad affrontare a muso duro le maree

so come alternare la forza e la fragilità evitando di spezzarmi

e so che devo imparare ancora e di nuovo a colmare anche qui dentro il vuoto dell'assenza

rivestendo di tendini  carne e sangue questa struttura vacillante

usando a mio piacimento quello che mi viene offerto



smettendo di credere di bastare a me stessa

con l'attenzione su me stessa e per me stessa


giovedì 17 aprile 2008

Senza titolo 202






Tu mi piaci così come sei.


Di te non cambierei niente.


Mi piace come sei e come ti porgi a me. Mi piace il tuo essere presente e pressante a volte, sfuggente altre. Mi piace il modulo della tua voce e quel sorriso che sento fra i tuoi denti e la lingua.

Mi piacciono le parole che mi dici anche quando non mi riguardano, sentirti parlare mi da sollievo e anche sentire la tua ansia d'espressione. E io che parlo e parlo e mi pare di non ascoltarti mai abbastanza, ma ti sento, lo sai che ti sento.

Mi piace il tuo esserci e il tuo domandare, il tuo entrare senza chiedere permesso; il modo di pensare dopo alle cose che dici, così simile al mio. La tua spontaneità, il tuo buttarti avanti e riportarti indietro così velocemente da lasciarmi a bocca aperta. E, anche questo, così frequente in me.

Mi piace che tu riesca a stupirmi, a farmi scappare un sorriso imbarazzato prima di rispondere alle tue parole.

Mi piaci perché mi fai ridere, e mi fai riflettere. E mi fai pensare a giorni che verranno, di cui non so.



E sai cosa c'è di bello in tutto questo?

L'assoluta inconsistenza, la materia impalpabile, i suoni che colpiscono alle spalle, il colore che cola davanti agli occhi, il niente in mano.

E mi piace.









mercoledì 16 aprile 2008

Senza titolo 201



•hand in glove•



Quante  volte le mie mani hanno parlato.

Con una carezza, che per me non è semplice. Combattuta fra la voglia di farla e il timore di piangere, perché è ciò che mi succede quando mi lascio andare.

Quando vanno a nascondere il mio viso se sento il rossore arrivare, infido e improvviso, o quando si posano sulle labbra a coprire un sorriso o un'espressione di stupore.

E nascondere gli occhi e scacciare la malinconia con un solo gesto, sapendo di metterla solo da parte.

Sanno conservare i segreti e i sogni. Forse fin troppo. Ma è bene così.

Oggi va così, sottotono. Poi passa.






martedì 15 aprile 2008

Senza titolo 200




Al mio amico hanno rubato i sogni.

Mi chiamava per raccontarmi di porte e finestre, di muri e balconi, di soffitti con le travi a vista e della sua mansarda. Il suo nido.

Stavamo al telefono fino alla zona d'ombra della bassa padana, e gli lasciavo raccontare storie di muratori e di mutui, di casa piccola in cui ormai in tre non potevano più stare; tirava giù improperi quando si parlava di contratti di gas e acqua e luce, di mutuo e lavori fatti nel fine settimana per coprire le spese.

Mi mandava foto di quella che ai miei occhi era un cantiere e per lui era già 'casa'.

E un paio di mesi fa è riuscito a possederla, la casa: lì dentro tutto trasudava fatica e amore, sapeva di vita vincolata ai mutui ma finalmente poteva dire 'è mia'. Il bimbo aveva la sua stanza, lui e la sua compagna organizzavano gli anni a venire, la mansarda...quante risate quando gli dicevo che tempo dieci anni il piccolo l'avrebbe sfrattato e addio ai suoi sogni tecnologici, lassù.

E poi arriva sabato. Un sabato qualunque, di quelli in cui si va a fare la spesa.

E poi si torna a casa, magari hai qualcosa da fare in giardino, o forse vuoi riposarti un po'.

La finestra blindata scardinata dal muro. Entra in casa con il bimbo in braccio e la prima cosa che colpisce gli occhi è il giocattolo preferito dal bambino, schiacciato per terra, distrutto.

E non è l'assenza di alcuni oggetti quel che fa più male. Ti immagino attonito mentre giri in casa guardando tutte le finestre sfondate, le pareti imbrattate con lo spray, i mobili distrutti a martellate, i letti usati come cessi. Le macerie sporche di sangue di chi speri che di quella ferita sia morto dissanguato.
La cucina a pezzi, le porte sfondate, i giocattoli rotti, il lezzo di urina e feci ovunque.

Le due bottiglie di vino che avevi portato da Parigi, sparite.

E chi se ne frega della tv, del videoregistratore.

La cosa che ti fa più male è che non hai più una foto del bimbo: tutte sparite, insieme al portatile.

E senti di non avere più niente.

Lì dentro non ci entrerete più.

Venderai al miglior offerente quella fonte di amore che si è trasformata in poche ore in un cumulo di dolore insormontabile. La mansarda e il tuo sogno non esiste più.

Per quel poco che posso - una goccia nel mare - considerami custode dello stato di avanzamento dei tuoi sogni. Mi ricordo ogni piccolo passo di quel che mi hai raccontato; ti ascoltavo e sorridevo, a volte mi annoiavo che dei muratori non me ne fregava niente ma ti lasciavo parlare.

Hai imparato a bestemmiare e a chiedermi scusa subito dopo. Hai imparato ad odiare.

Io sono con te, con voi. Per quel poco che posso, vorrei darti sollievo.

Conservo in me il tuo sogno.






 

domenica 13 aprile 2008

Senza titolo 199






Sai, oggi ti sento qui.

Poggiato sul plesso solare, un peso lieve ma costante a farmi trattenere il respiro e conto i battiti che voglio uguali ai tuoi.

Sfoglio le immagini che ho negli occhi e le vedo sfuggire; le seguo con lo sguardo vedendole sistemarsi qui, e qui.

Mi respirano dentro confondendosi, lasciandosi trasportare dal rosso e dal bianco e dondolano incostanti in ogni minimo frammento di me.

In ogni piccola stilla di te.







C'è che a volte sentirmi studiata da altri non  mi indispone, e anzi mi rende orgogliosa.

C'è che sapere d'essere interessante soprattutto per lo stile di scrittura - e d'espressione in immagine - mi rende ancor più importante ai miei occhi. E ai miei sensi.

E mi sento onorata e divertita.

Quindi ecco qui: www.perqueneau.splinder.com/post/16708604

Madame a.. ha provveduto a far di me un ritratto verosimile. E la sua capacità di entrare nella tonalità e nel colore, nello specchio e nel dettaglio, nell'uso delle parole e nell'afflato dato dalla punteggiatura la rende immensa ai miei occhi.

Perché io amo l'attenzione, e la cura.

E questo è ciò che do.


sabato 12 aprile 2008

Senza titolo 198






il senso dei sensi



Parlavo con la B. oggi.

Ci sono delle strane coincidenze fra noi, e parliamo la stessa lingua. Diamo alle parole il medesimo significato.

Ci si domandava cosa succeda in certi momenti; quando tutto sembra girare intorno a noi e ci si sente così forti e coraggiose da fare un passo lungo - molto lungo - e poi ci si ritrova di fronte a delle reazioni senza senso.

Parlavamo dell'importanza dei sensi che non si insegnano: vedere l'altro assaporandolo, guardarlo percependone gli odori, disegnarlo con le dita o con la mano aperta.
Ho detto che mi si potrebbe bendare, e io vedrei ugualmente.
Abbiamo parlato di essenzialità.
Con mille parole.

E poi continuo a farmi domande.

Su quello che avrei voluto e non ho avuto. Ma ci ho creduto dal primo momento. Senza aspettative.  Ma con il cuore pieno che non credeva a quel che i sensi dicevano.

Su quello che improvvisamente mi si dice: cose inaspettate, alcune fuori tempo massimo. E vorrei sapere perché tutto questo accade quando io non ci credo più. E di domani non so niente.

Sull'incredibile calore che avverto certe volte, con certe parole, di certe persone. Magari anche una sola.
E mi faccio domande analizzandone le sfaccettature, affacciandomi oltre le difficoltà oggettive, illuminandole, sentendomele addosso, lasciandole scorrere e all'improvviso stringendole fra le mani.

E le sento. In tutti i sensi.




mercoledì 9 aprile 2008

Senza titolo 197









the world apart






Fuori era buio, stamattina.

Alle cinque sono uscita da un sonno tranquillo, meritato dopo una giornata colma come quella di ieri.

Ho aperto gli occhi e mi ha accolta la lucina degli angeli e un silenzio irreale.

Mentre tutti dormono il mio mondo si apre. Mentre l'Inghilterra dorme, dice David Leavitt. Che titoli evocativi, i suoi.

E quando ho aperto il mio mondo al giorno ho trovato subito il pensiero di te, e mi sono appoggiata  tenendolo stretto.

Il profumo dei pensieri buoni rende pieno ogni momento.

E caffe, doccia, aromi e vestizione, con il sorriso sulle labbra;  e una giornata convulsa ma variegata da pensieri di te come gocce d'amarena sul gelato.

E un cielo carico e grigio che non riesce a darsi pace e a piovermi addosso.



E in tutto questo ci sono io.



lunedì 7 aprile 2008

Senza titolo 196






light touch ♦ give me a caress








il vento spazza pulviscolo e solleva pensieri che a volte tengo nascosti


me li ritrovo svolazzanti davanti agli occhi questi sogni e desideri come aquiloni


così sfilacciati e leggeri che ho il timore di strapparli mentre cerco di riprenderli a me


e allora lascio che sia


nudi loro, nuda io




domenica 6 aprile 2008

Senza titolo 195






Il profumo di casa mi avvolge.

La penombra, l'essenza di cocco, il silenzio della domenica all'ora di pranzo.

Segni di me.




Lascio tracce del mio passaggio a Milano; giornate all'insegna delle chiacchiere, di confidenze raccontate quasi per necessità, i messaggi arrabbiati e sorpresi di chi non si aspettava che io fossi lì, le parole accarezzate dall'amicizia che ogni giorno sembra nuova, il caffè in terrazza a piccoli sorsi.

E vie percorse con il casco in testa a fotografare in velocità l'immagine di me in vespa e il timore delle ginocchia sbucciate ad ogni curva e le rotaie del tram, che paura!

E sono stata bene. Poche persone che sembravano scelte. Ciascuna con il proprio dolore che fa di una vita la vita, con scelte ed esperienze così diverse da aver bisogno di essere assorbite e metabolizzate con qualche secondo d'attesa, a tratti filtrava ansia da accettazione cancellata da un sorriso, scalzata da una domanda.




E in tutto questo aleggiava il pensiero d'altro, che perfettamente si incastrava con quello che vedevo come se in realtà ci fosse. Come fosse il suo posto. Lì, con me.


E...non devo dirti nulla. Ti scrivo così. Per scriverti. Per scrivere a te. Te che mi manchi...

mercoledì 2 aprile 2008

Senza titolo 194





≈blow my mind≈




E poi io ci credo.

Che credo a tutto, fino a prova contraria.

Oggi credo che tutto sia possibile.

Un viaggio infiocchettato, il respiro che si mischia trasportato dal vento, la confusione dei sensi, il vorrei e posso, il potrei ma non voglio, il voglio e posso.

Emotività.

Una dannazione. Maybe, but.


La mia letteratura è emotiva, le mie storie sono emotive; l'unico spazio che ha il testo per durare è quello emozionale; se dopo due pagine il lettore non avverte il crescendo e si chiede: "Che cazzo sto a leggere?", quello che capisce niente mica è lui, cari miei, è lo scrittore.
Dopo due righe il lettore deve essere schiavizzato, incapace di liberarsi dalla pagina; deve trovarsi coinvolto fino al parossismo, deve sudare e prendere cazzotti, e ridere, e guaire, e provare estremo godimento.
Questa è letteratura.



Il testo emotivo fotte l'inconsolabile solitudine di essere al mondo




Oh, non lo dico io. Lo dice Pier Vittorio Tondelli. Ma lo dico anche io. E ci credo.

Quindi sono emotivamente disastrata, ma tanto. Perché ho chiuso - credo - delle finestre e per contro ho abbattuto dei muri. Sai che corrente che c'è qui?

Fra le pagine di un libro di Carver - che, guarda caso si intitola Di cosa parliamo quando parliamo d'amore - ho ritrovato una cartolina. Un'immagine di David LaChapelle - e ancora, guarda caso! - e a parte il destinatario e l'indirizzo c'è scritto: ancora una volta. a bocca aperta. occhi lucidi. senza respiro. così.

Mai spedita. Mi è rimasta in mano. E va bene.

E insieme alla cartolina ho una marea di altre cose. Come sei bello.
E adoro il fatto che non mi fai più male.

Quand'è che imparerò ad amare, io?
Ora? Oggi? Stanotte?

E se lo sapessi già fare?

E se...


There is a light that never goes out