lunedì 31 dicembre 2007

Senza titolo 150





Sogni di fine d'anno•


A casa sua con lui, lui quello che canta.

Tranquilli, lui un po' stanco dopo un concerto e io al solito emozionata - che anche alla millesima volta che l'incontro ho sempre il cuore in gola - fumavo una sigaretta e mi guardava con un sorriso sconsolato, scuotendo appena la testa.

Ma sorrideva.

- Voglio farti conoscere una persona, voglio farti conoscere lui.
- Eh ma quando arriva? Che anche io sto aspettando una persona, facciamo uno scambio di casa: viene qui a casa mia e io vado a casa sua per un po'.
- Oh, bello! Allora speriamo arrivino in fretta così prepariamo un caffe e poi si va.

E lui arriva. E mentre arriva il mio ospite dice *sta arrivando quello a cui devo dare la mia casa*.

Era la stessa persona. Era lui.

Ci guardiamo e scoppiamo a ridere. Ma di quelle risate cristalline, vive, che vengono dalla pancia e esplodono in bocca, con gli occhi che ridono e seguono i gesti, hai presente?

E eravamo in tre. Io e i due uomini più belli del mondo.

E maree di parole e sorrisi e tutto. Tutto Pieno.

Io e loro.



Io e te, e lui.





sabato 29 dicembre 2007

Senza titolo 149




♦Piccole cose dimenticate♦


Rileggo quello che ho scritto negli ultimi mesi di quest'anno. Non proprio ultimi...da agosto ad oggi.

Butto molto, tengo qualcosa. Un po' come buttare i piatti dalla finestra all'ultimo dell'anno, e buttare parole pesa di più ma fa spazio. Anche se, come dice il Numero Due [e tu lo sai] *mi sto facendo un po' di posto e che mi aspetto chi lo sa, che posto vuoto ce n'è stato, ce n'è ce ne sarà*.

Un giorno mi hai chiesto *come stai oggi*.

Oggi. Non generico, no. Come stai oggi. Perché hai capito che l'umore varia, altalenante, e con lui i miei pensieri e il mio stato d'animo.

Ti ho risposto così:



Io sono un'onda: a volte mi sento come la spuma bianca, pronta anche a sbattermi contro una roccia.
Altre volte sono la massa d'acqua che sta sotto, che freme per tirarsi su.

Sto così: piena di impeto e di voglia di fare qualunque cosa se credo sia quella di cui ho bisogno, che desidero, che mi faccia andare anche a schiantarmi  contro le rocce e quando sbatto ritorno giù e poi mi ritiro e poi risalgo...sono difficile da gestire anche per me, complicata.

Però come al solito ce la faccio [da sola...], anche se qualche volta mi piacerebbe sentirmi presa per mano; stanotte per esempio non ho dormito NIENTE. Ma sai niente niente? Avevo bisogno di tutto e mi sentivo sconvolta ma mi veniva da ridere a vedermi così agitata. Ho scritto, molto.


E non so perché ma rileggere la tua domanda e la mia risposta mi ha fatto tenerezza. Una sensazione malinconica, lieve, un sorriso appena accennato. Una lucina fragile e tenace.

Mi ero dimenticata di averti detto questo. Ma in fondo ti ho detto tante cose, infinite.
Sei fra le persone che più sanno di me.
Cose rare, difficili, private. Sensibili.


Lucida. Un'onda irruenta a volte. Ma limpida e lucida. E stupita, meravigliata. Sempre.

Che scivola fra le dita, scorre sulla pelle trascinando mille piccole gocce in rivoli fino a quel mare che ho dentro.



venerdì 28 dicembre 2007

Senza titolo 148





No, non è un resoconto di fine d'anno.

Non tiro somme e non trancio giudizi. Che poi mi fotte, quest'anno, che ha ancora quei cinque giorni in cui mi può fare di tutto. No.

Ma.

Ma quante cose sono cambiate. Una vita, è cambiata una vita. Anche di più.

Ho fatto una marea di scelte, di cui sono soddisfatta. Scelte faticose e a volte anche sofferte ma le ho fatte e ne sono orgogliosa.
Ho scelto di stare da sola. Di non avere un uomo in casa al quale chiedere come stai, di chiudere la porta a chiave prima di andare a letto. Ho scelto di aver paura del buio e anche di vivere nel timore dei ladri in casa.

Ho scelto di avere tutto mio. Mio. Tutto mio.

Miei i contratti di casa. Mie le spese. Mie le soddisfazioni. Mia la fatica di ogni giorno e anche il sorriso nel tornare e sentire solo il mio profumo e vedere solo le mie cose.

In questo anno c'è stato un mese che ha raccolto tutto: Agosto. Amo questo mese. Marchiato a fuoco.

Il culmine della fine, il languore dell'amore, l'emozione dei sensi, l'anima assetata, l'alterazione percettiva, la fame di te.

Fragile come cocci di cristallo che si conficcano nelle piante dei piedi ad ogni passo, decisa ad andare avanti fra sangue e frustrazione ma avanti. Perché a me niente viene facile, niente regali né saldi di fine d'anno. Che non voglio niente di scontato, voglio sudare e avere quello che riesco a prendere.





Tu. Tu lo sai che quello che ho avuto non te lo renderò mai. Che hai un posto speciale. Che per me sei l'essenza di tutto quello che vorrei. Che amo la tua vanità e la tua superbia, le tue capacità e il tuo modo di essere. Mi tengo tutto. Senza dire grazie. Solo che alla prossima vita ti aspetto al varco. Con un sorriso. Che sei bello, anche di più. E mi fai ridere.






Ecco.
Questo è stato il mio anno appena trascorso.
Lo chiudo con l'ultima foto nel bagno dell'ufficio, in virtù del fatto che l'anno lavorativo l'ho terminato quattro ore fa. In omaggio al mio lavoro, al suo bagno e anche allo scovolino in basso a destra.



Tutto il resto, proprio tutto, sono io. In braghette, ma io.






mercoledì 26 dicembre 2007

Senza titolo 147





≈ tornare a casa



Che sono stati giorni pieni di persone sorridenti, ma davvero.

Persone che si alzavano al mattino e venivano verso me - sveglia come al solito, ma insolitamente giocavo con due cani anziché con due gatti - e mi baciavano. Il bacio del risveglio. Strano.

Persone che non vedevano l'ora di conoscermi, dopo aver sentito parlare di me.

Che appena mi hanno vista non sapevano cosa darmi, cosa fare per me, e ho parlato per sei ore perché avevano domande e mi riempivano il piatto e il bicchiere. E Negroamaro e Nero d'Avola (ah, pensavo bevessi roba da signorine! e invece vuoi vino!) e cose buone e tante.

E pacchetti, tanti. Cose che non mi aspettavo anche da persone che non conoscevo.

E affetto.

Quello della piccola di casa era scontato, ma sempre bello. Quello delle *bambine* che mi saltavano nel letto e dormivano appiccicate a me, e dormire con due chihuahua che insieme facevano tre chili da sempre un po' d'ansia. Quello di tutti.

E passi per le vie di Roma. E ritrovare luoghi e percorsi conosciuti. Traffico e gente.



E pensieri in vacanza.



sabato 22 dicembre 2007

Senza titolo 146





Non è domenica pomeriggio ma anticipo la doccia più lunga della settimana, quella che dura almeno un'ora.

Acqua che scorre mentre l'aria calda riempie il bagno, entro dentro e mi pare d'essere ai tropici. E cambia la giornata. Che l'acqua porta via tutto lasciandomi addosso solo la fragranza di cocco e la morbidezza di una pelle pulita, idratata. La mia.

Ho sistemato casa, ho preparato la valigia. Ho lottato contro due felini biondi arrabbiati come bisce - che a vedere la mia valigia verde smeraldo capiscono subito che rimarranno senza me per qualche giorno - e mi sono ricordata di mettere dentro tutto. Forse.

Adesso devo solo sistemare l'umore. Mio e dei gatti, ovviamente.

E' che prima di ogni partenza mi passa la voglia di andare via.

Mi manca la mia casa, le mie cose, la mia città con il suo cielo grigio e pieno. Poi certo, una volta che sono in aereo e in quota son già contenta. Ma c'è il momento triste, quello della strada verso l'aeroporto, quello che mi dice *ritorna a casa*.

E lo so che poi sto bene, fuori. Che certo mi rimane la voglia di acchiappare i miei gatti e stringerli forte forte però sarò con persone per le quali ho un affetto speciale.

Mi manca sempre qualcosa. Perché io sento la tua mancanza. Ma va bene così, 'chè io cresco.



E vado avanti e oltre.




[poi prometto di afferrare un sorriso e stringerlo fra le labbra per riempirmene la bocca]


giovedì 20 dicembre 2007

Senza titolo 145






Quand'ero piccola...

...ero una bambina bellissima. Un caschetto di capelli biondi che d'estate diventavano color del grano, lisci e sottili. Un musetto bellissimo, con la bocca a bocciolo e il nasino delicato, gli occhioni verdi.

Era difficile credere che dietro questo viso d'angioletto si celasse una peste. Non mangiavo e soprattutto non dormivo, con disappunto di mia mamma ho iniziato a camminare a nove mesi, ho imparato a leggere e scrivere prima d'andare a scuola. Conoscevo tutte le fiabe di Andersen e dei Fratelli Grimm e quando mi mandavano a nanna me le raccontavo.

Al mattino mi svegliavo che era ancora buio e per passare il tempo andavo in terrazzo, mi sedevo per terra e dondolavo le gambe raccontandomi storie, canticchiando e accarezzando il cane (vagabondo, si chiamava) che veniva a farmi compagnia. Ero un tesoro fino a che non si svegliava mia mamma. Poi iniziavo a far capricci, a chiedere di uscire. Volevo indossare le scarpine bianche e i calzettoni traforati, volevo passeggiare e vedere il mondo piccolo, quello che si guarda con gli occhi dei bambini.
Mi sentivo una donnina, avevo il dolceforno e un servizietto da tea in limoges, regalo della nonna.

Ogni tanto mi ammalavo come tutti i bimbi: la tonsillite mi faceva felice perché mangiavo tanti gelati. La febbre era una festa, 'ché mamma mi preparava le patate fritte e comprava le zigulì.
Ho avuto anche il morbillo. Eh sì. Mi ricordo che zompettavo sul letto per guardarmi allo specchio con la faccia tutta puntinata di rosso, sembravo un ranocchio.

E, a parte la vanità bambina e femmina di cui ho scritto finora, questo è il punto: ho avuto le malattie che tutti i bambini hanno avuto. E il morbillo era una malattia esantematica comune, anzi la *filosofia del contagio* pervadeva lo spirito materno al punto che se si veniva a sapere che qualche bimbo era infetto di qualcuna di queste malattie si chiedeva di passare un pomeriggio insieme, 'sì da contagiarsi e prenderle una buona volta.

Ora, io ho fatto solo il morbillo. Che mia mamma era saggia e non si divertiva a vedermi ammalata - soprattutto perché già ero tremenda da sana, figurarsi ammalata! - Ma mai nessuno parlava di epidemia.

Epidemia, capisci? C'è il morbillo? Fila per il vaccino!

Sono eticamente contraria a qualsiasi vaccinazione, soprattutto dal momento in cui mi sono resa conto che altro non è che una volgare messinscena organizzata da chi evidentemente mal cela l'interesse economico con l'amore per la comunità.

Guarda qui, poi dimmi. www.disinformazione.it/paginavaccinazioni.htm

Io comunque rimango l'evoluzione di una bellissima bimba bionda e con gli occhi verdi.
Nonostante il morbillo.


Bah.


mercoledì 19 dicembre 2007

Senza titolo 144





Oggi non ho smesso un attimo d'avere qualcosa in bocca.

E qui blocco subito i simpatici che intendano usare doppi sensi scontati  e triti, dal momento che non mi piacciono.

Per tutto il giorno ho mangiato e fumato. La cosa potrebbe essere normale per la sigaretta, che piacevolmente mi accompagna. Molto meno per il cibo, visto che lo assumo per motivi [a me] ovvi in modiche quantità.

Ma insomma: dopo i miei due caffe del risveglio - tardi neh, sono arrivata in ufficio con assoluto comodo, verso le undici - ho trovato un bel pacchetto sulla scrivania con la torta sbrisolona. Una cosa fottutamente buona, ecco cos'è: burro e burro e burro e mandorle e forse anche qualche altra cosa, ma soprattutto burro e mandorle. Poi pandoro. E cioccolatini. E per pranzo sono andata a prendere una piadina con stracchino e prosciutto crudo e poi ancora caffe e sbrisolona.

Il pancreas sta gridando aiuto.
Se mi fanno le analisi del sangue adesso mi arrestano.
E va be'.

Ovviamente sono tornata a casa e mi sono pesata...peso uguale a ieri, quindi posso mangiare anche a cena. Ecco.

Sono giorni di cose belle. Persone che mi piacciono, incontri piacevoli, telefonate che sono una ventata d'aria fresca, in ufficio il delirio ma tanto mi scappa da ridere quindi passa in fretta.

RadioServa si è allertata, vedendomi così. E cosa è successo, eh? Che c'hai? Niente, normale, no?

Ora, fermo restando il fatto che sento ogni parte del corpo come a se stante - proprio tutti i pezzettini per conto loro e ciascuno con il proprio scricchiolio, sarà che non ho il fisico - sto bene.

E quindi mangio, bevo, fumo, esco, rido, sorrido. E domenica parto.

E oggi gira così, e lascio girare.