venerdì 5 dicembre 2008

Senza titolo 298






io scelgo per me




C'era una volta il partito radicale.
L'ho votato fino a che è esistito, dal mio primo voto in poi.
Poi è successo il puttanaio e la scissione e ora c'è uno che è diventato baciapile, l'altra che sta gomito a gomito con quella che usa il cilicio (la gogna, la gogna!), l'altro che sopravvive a qualunque privazione ma non ha più voce in capitolo.

E comunque oggi ho sentito parlare Emma Bonino e finalmente ho sentito di nuovo il politico rispecchiare il mio ideale. E parlava di 194 e testamento biologico e diritto costituzionale al rifiuto delle terapie atte alla mera sopravvivenza.

Dunque io scelgo. E lo faccio anche qui.

Nel 1991 trovai in farmacia un dépliant in cui si parlava di donazione d'organi. Lo lessi, mi informai. Compilai la scheda e la spedii al Ministero della Sanità: dopo la morte desidero donare organi e tessuti.
Nel 2000 il medesimo Ministero propose il quesito -si parlava di silenzio assenso, finalmente- e io ho espresso nuovamente il mio parere.
Nel 2003 la regione Piemonte ha fatto autonomamente una sorta di database e ho scelto, ancora una volta, di donare organi e tessuti.

Ora porto sempre con me, nel mio portafogli, queste tre tessere accompagnate da una dichiarazione olografa in cui reitero la mia scelta e in più dispongo che nessun accanimento terapeutico debba essermi riservato; di conseguenza rifiuto il trattamento farmacologico, l'alimentazione e l'idratazione forzata e il mantenimento in vita grazie alle macchine e alle cure stesse nel caso in cui fossi vittima di trauma cerebrale irrevocabile o -peggio ancora- nel caso in cui dovessi a causa di malattia o incidente essere o divenire non autosufficiente.

Chiunque mi conosca lo sa. In ufficio, in famiglia, le mie amicizie: tutti sono a conoscenza della mia scelta.


Ora voglio sapere per quale motivo un insulso ed emerito sconosciuto dovrebbe decidere per me il contrario di quel che io voglio.

Pretendo di disporre di me stessa, in virtù del fatto che la vita per me non è trascendente dalla pura permanenza viva e vitale in terra, non aspiro al paradiso né me ne fotte una beata mazza di sedere alla destra del padre.

Pretendo anche che tutto questo venga accettato senza discussioni tenuto conto che è un diritto sancito dalla Costituzione -oltre che una mia precisa scelta- e che nessuno possa opporsi direttamente o indirettamente a quando da me deciso.


E qui non c'è tristezza. A me fa paura la sofferenza, non la morte.
E che qualcuno mi dica che una sonda in bocca, una nel naso, una nell'intestino e un'altra nella vescica non sia sofferenza.


Io scelgo la dignità, nella vita e nella morte. E a farsi fottere tutto il resto.


mercoledì 3 dicembre 2008

Senza titolo 297





where is my mind?



Non lo so.

Quanta magia, così tanta che mi confonde.

Ci sono periodi, sai, in cui mi sento tirata da tutti quei mille fili che si dipartono da me per ritornare a me raccogliendo frammenti di vita d'altri.

E sento tutto dentro, nonostante il mio cercare di rimanere sufficientemente distaccata da ciò che non sia strettamente mio.

Ma.

Non è esattamente quello che voglio.

Perché mi piacerebbe essere coinvolta o totalmente assente, le vie di mezzo mi sono sempre state strette e  comunque mi lasciano l'amaro in bocca; vorrei non dovermi imporre l'astrazione e l'estraneità e il sorriso di circostanza -ché poi a me le circostanze mi fanno ampiamente indispettire, spesso-





Io ho amato il tuo sorriso, lo svolazzare allegro della tua gonna elegante e dei calzettoni negli stivali.


Ho amato i tuoi capelli corti, morbidi di cure rigorose, le tue mani rapide tra i fornelli,
le occhiate che mi attraversavano per avere sotto gli occhi due palle di pelo.


Ho amato il rock che mi hai offerto sospirando, ricordando, assaporando le note.


Vissuto intensamente la tua sorpresa per i fiori, strana, si regalano i fiori a una donna di classe, mi pare ovvio.


 

Soprattutto ho amato il tuo sguardo serio ai miei racconti, la tua dolcezza premurosa e consapevole,

la tua pelle di latte, il calore giallo della passione sbocciata.


In quel preciso attimo cristallizzato per sempre, ho amato te.







Domani nevicherà.

Ma quanto mi piace.


 






 



domenica 30 novembre 2008

Senza titolo 296





dedicate to her     




Lei avrebbe scritto un racconto o forse anche costruito una vita fatta di castelli di carta e barchette a vela spaccaghiaccio  e avrebbe disegnato cuori sulla neve e lasciato impronte di piedi gelati sfidando il calore solo trattenuto dall'epidermide sottile e candida, liscia.


Lei avrebbe insegnato la naturalezza delle cose impastando la torta di mandorle, aggiungendo gli ingredienti poco per volta e assaggiando come i bimbi l'impasto intingendoci l'indice dentro e portandolo alla bocca incantandosi poi accovacciata davanti allo sportello del forno a guardare la torta lievitare.


Lei avrebbe parlato con gli alberelli in terrazza che sembravano in montagna, con la neve posata sugli aghi e sulle piccole cime e si sarebbe persa a cercare la forma segreta del ghiaccio e del muschio, avrebbe cercato la cimice che aveva deciso di svernare sulla salvia constatando con sollievo il decesso della stessa e accarezzato i ciclamini trasformati in bucaneve.


Lei avrebbe perduto lo sguardo sulla cascata di luci e stelle colorate neanche fosse stato natale, lampi improvvisi che da terra portavano al cielo carico di speranza di neve ancora neve e freddo, si sarebbe riscaldata davanti ad un fuoco fatto di tronchi secchi e avrebbe portato con sé l'odore di legna bruciata come quello della giacca color della terra.


Lei avrebbe potuto addormentarsi sul letto ancora disfatto, così grande da apparire addirittura immenso e così freddo da sembrare mai usato e così suo da non poter essere confuso con nessun altro letto e così coperto di parole dette e non dette e sussurrate e urlate che a stento non se ne sentiva l'eco, avrebbe nascosto il libro sotto il cuscino e si sarebbe lasciata coprire dai sogni.











 


sabato 29 novembre 2008

Senza titolo 295





a kind of sweetness



così per caso apro gli occhi al mattino rendendomi conto di non aver sentito la sveglia.


forse per via del freddo o della stanchezza, di pensieri che mi sono stati addosso, di cose fatte di fretta ma con attenzione e cura; forse per tutto questo e molto altro, non ho sentito la sveglia ma ho avuto immediata la percezione della neve.


in un attimo scoperta e in piedi davanti alla finestra a vedere il cielo sciogliersi in bianco, i tetti coperti e quel modo che solo la neve ha di rendere ovattata qualunque percezione.


tutto distante e a portata di mano. i sensi addolciti, i rumori smussati, gli occhi pieni e in bocca quel profumo che solo la neve sa dare.


camminarci dentro. sorridendo ogni volta che lo stivale scivola su un piccolo cumulo, preventivando di andare giù sul pavé scivoloso e lasciandomi posare i fiocchi addosso, col sollievo di un desiderio realizzato.





quindici rose rosse





volevo un fiorellino, volevo baci e anche una barchetta di carta.













mercoledì 26 novembre 2008

Senza titolo 294





ego te absolvo



Ma tu pensa: la cattolicissima Spagna decreta che il crocefisso non debba più essere esposto nelle aule.

Ma tu pensa: ho scoperto il neologismo "cristofobia".

Dunque la storia è questa: quel tipo lì, oltre i Pirenei, prima ha autorizzato i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Cioè capisci? Due donne, due uomini, possono contrarre matrimonio e chiamarsi ufficialmente famiglia.

A prescindere da quel che io pensi dell'istituto matrimoniale (ma lo dico: è la contrattualizzazione di un amore e in quanto tale mi fa schifo), esiste il dato di fatto che lo stesso è previsto anche per le coppie omosex e che le stesse -in quanto famiglia- possano accedere a tutti i "privilegi" previsti quale, ad esempio, l'adozione.

Capita altresì che un giudice spagnolo sentenzi che una coppia composta da due  donne non possa adottare un bimbo -le motivazioni leggitele altrove- e in virtù di questa cazzata possa essere condannato a nove mesi di carcere.

Ma ritorno al fatto: il crocefisso deve sparire dalle aule scolastiche.

Perché?

Per rispetto. Rispetto, proprio rispetto per la pluralità culturale e sociale e confessionale.
Perché ricordo che le aule non sono chiese né minareti né moschee né templi ma, appunto, aule atte ad ospitare chiunque studi. Perché ci sono religioni iconoclaste per le quali l'immagine è blasfema, perché lo stato -compreso quello italiano- è laico e quindi aconfessionale e in quanto tale deve fare in modo che nessuno venga turbato e ferito (a meno che non cada un tetto, ovviamente. ma questa è un'altra storia).

Signor José Luis Rodrìguez Zapatero, lei ai miei occhi riscatta almeno parzialmente quel che i suoi antenati fecero nei secoli passati in nome di dio -riscatta ma non mi fa dimenticare lo scempio, sia chiaro- e, nonostante sia spagnolo e io non abbia particolare simpatia per il suo popolo, la stimo per questo.

Vivaddio, io al muro ho un uomo: Jim  Morrison. E quella tettina che vedi lì me la mangerei.



domenica 23 novembre 2008

Senza titolo 293




back to the wall




A volte penso che essere donne e femmine sia un compito, una missione.

Credo che comporti una fatica di vivere maggiore, anche grazie -e per colpa- di una sensibilità acuita.

Non mi piacciono le generalizzazioni, non mi piace quindi categorizzare uomini e donne; rimane il fatto che il dato è allarmante: continuano le violenze sulle donne, perpetrate anche da donne.

Guardavo il tg e ho scoperto che l'Italia -detta anche "il bel paese"- ha un record: il maggior numero di infibulazioni in Europa.
L'escissione totale o parziale del clitoride, delle piccole labbra, la chiusura parziale della apertura vaginale è una pratica alla quale vengono sottoposte migliaia di bambine ogni anno.

Perché? Non per motivi religiosi. Non esiste alcun dettato che preveda questo.
Molto più semplicemente è un atto di sottomissione, la negazione del piacere fisico, la discriminazione data dal pensare che una donna non infibulata sia una puttana.
Ecco cosa muove.

E' culturale, sub-culturale. E' tragico, vergognoso, laido. E' senza perdono.

Io credo che la sessualità sia uno dei più potenti motori delle umane relazioni, fatte non solo di atto sessuale crudo ma anche e soprattutto di sensualità, attrazione, interesse, predisposizione verso l'altro.

E il dolore inflitto, il baratro negli occhi di quelle bambine, il fatto che mai più potranno dimenticare e tanto meno tornare indietro mi fa male.

E odio. Odio madri, donne, troie frigide che infliggono alle figlie tanta inutile sofferenza privandole consciamente del piacere, per sempre.

Me ne fotto della cultura, me ne fotto delle tradizioni. Io odio.






 


giovedì 20 novembre 2008

Senza titolo 292



♦close to me♦



Mi tengo stretta stretta, abbracciata forte a me stessa.

Mi cerco in me stessa, ritrovando frammenti di sorrisi e buon umore quanto basta per alzarmi al mattino al buio con poche, veramente poche ore di sonno all'attivo.

Ma tirare su le tapparelle alle prime luci e vedere i tetti bianchi di ghiaccio mi riempie gli occhi il cuore e i sensi. Uscire e esser contenta del vapore acqueo che accompagna il respiro.

Rinchiudermi nella mia nuova sciarpa fiorentina tirando su il bavero del cappotto, mettere i calzettoni sopra i collant, aprire sette scatole di stivali per decidere quali indossare al mattino, sentire il freddo passare sotto la gonna e rabbrividire con piacere.

Coprirmi sempre poco continuando a non avere maglioni nei cassetti ma solo maglie di filo sottile e camicie, ritrovare tutto il nero e le sfumature di grigio, posare la mano sul calorifero che scotta e chiedermi, al solito, come possano i gatti starci sdraiati sopra.

Sono giorni in cui ripenso con distacco a ciò che mi ha urtato ultimamente. Come se fosse l'ennesimo mondo altro, trattenuto a me solo mediante un filo sottile. Un satellite della mia esistenza, un'altra luna su cui posare macerie provando a ricostruire quel castello che sembrava essere. E guardarlo da lontano, senza farmi toccare, come un vissuto andato ma non dimenticato.

Mi confronto con le solitudini altrui convincendomi sempre di più che avere intorno qualcuno non significhi essere meno soli. Parlo di morte dicendo che a me non fa effetto, così frequente intorno a me da sentirla quasi di casa. Parlo di bambini, impartendo lezioni di maternità teorica di cui però sono convintissima. Piccole creature, come sono felice di non avervi mai volute.

Ho bisogno di città. Di traffico e persone sconosciute, di immaginarne la vita e gli impegni, di fare il gioco dei mestieri, di fotografia in bianco e nero proprio ora che i colori predominano anche qui.

Cose piccole. Barchette di carta. Un fiorellino. Cose così.