martedì 15 aprile 2008

Senza titolo 200




Al mio amico hanno rubato i sogni.

Mi chiamava per raccontarmi di porte e finestre, di muri e balconi, di soffitti con le travi a vista e della sua mansarda. Il suo nido.

Stavamo al telefono fino alla zona d'ombra della bassa padana, e gli lasciavo raccontare storie di muratori e di mutui, di casa piccola in cui ormai in tre non potevano più stare; tirava giù improperi quando si parlava di contratti di gas e acqua e luce, di mutuo e lavori fatti nel fine settimana per coprire le spese.

Mi mandava foto di quella che ai miei occhi era un cantiere e per lui era già 'casa'.

E un paio di mesi fa è riuscito a possederla, la casa: lì dentro tutto trasudava fatica e amore, sapeva di vita vincolata ai mutui ma finalmente poteva dire 'è mia'. Il bimbo aveva la sua stanza, lui e la sua compagna organizzavano gli anni a venire, la mansarda...quante risate quando gli dicevo che tempo dieci anni il piccolo l'avrebbe sfrattato e addio ai suoi sogni tecnologici, lassù.

E poi arriva sabato. Un sabato qualunque, di quelli in cui si va a fare la spesa.

E poi si torna a casa, magari hai qualcosa da fare in giardino, o forse vuoi riposarti un po'.

La finestra blindata scardinata dal muro. Entra in casa con il bimbo in braccio e la prima cosa che colpisce gli occhi è il giocattolo preferito dal bambino, schiacciato per terra, distrutto.

E non è l'assenza di alcuni oggetti quel che fa più male. Ti immagino attonito mentre giri in casa guardando tutte le finestre sfondate, le pareti imbrattate con lo spray, i mobili distrutti a martellate, i letti usati come cessi. Le macerie sporche di sangue di chi speri che di quella ferita sia morto dissanguato.
La cucina a pezzi, le porte sfondate, i giocattoli rotti, il lezzo di urina e feci ovunque.

Le due bottiglie di vino che avevi portato da Parigi, sparite.

E chi se ne frega della tv, del videoregistratore.

La cosa che ti fa più male è che non hai più una foto del bimbo: tutte sparite, insieme al portatile.

E senti di non avere più niente.

Lì dentro non ci entrerete più.

Venderai al miglior offerente quella fonte di amore che si è trasformata in poche ore in un cumulo di dolore insormontabile. La mansarda e il tuo sogno non esiste più.

Per quel poco che posso - una goccia nel mare - considerami custode dello stato di avanzamento dei tuoi sogni. Mi ricordo ogni piccolo passo di quel che mi hai raccontato; ti ascoltavo e sorridevo, a volte mi annoiavo che dei muratori non me ne fregava niente ma ti lasciavo parlare.

Hai imparato a bestemmiare e a chiedermi scusa subito dopo. Hai imparato ad odiare.

Io sono con te, con voi. Per quel poco che posso, vorrei darti sollievo.

Conservo in me il tuo sogno.






 

domenica 13 aprile 2008

Senza titolo 199






Sai, oggi ti sento qui.

Poggiato sul plesso solare, un peso lieve ma costante a farmi trattenere il respiro e conto i battiti che voglio uguali ai tuoi.

Sfoglio le immagini che ho negli occhi e le vedo sfuggire; le seguo con lo sguardo vedendole sistemarsi qui, e qui.

Mi respirano dentro confondendosi, lasciandosi trasportare dal rosso e dal bianco e dondolano incostanti in ogni minimo frammento di me.

In ogni piccola stilla di te.







C'è che a volte sentirmi studiata da altri non  mi indispone, e anzi mi rende orgogliosa.

C'è che sapere d'essere interessante soprattutto per lo stile di scrittura - e d'espressione in immagine - mi rende ancor più importante ai miei occhi. E ai miei sensi.

E mi sento onorata e divertita.

Quindi ecco qui: www.perqueneau.splinder.com/post/16708604

Madame a.. ha provveduto a far di me un ritratto verosimile. E la sua capacità di entrare nella tonalità e nel colore, nello specchio e nel dettaglio, nell'uso delle parole e nell'afflato dato dalla punteggiatura la rende immensa ai miei occhi.

Perché io amo l'attenzione, e la cura.

E questo è ciò che do.


sabato 12 aprile 2008

Senza titolo 198






il senso dei sensi



Parlavo con la B. oggi.

Ci sono delle strane coincidenze fra noi, e parliamo la stessa lingua. Diamo alle parole il medesimo significato.

Ci si domandava cosa succeda in certi momenti; quando tutto sembra girare intorno a noi e ci si sente così forti e coraggiose da fare un passo lungo - molto lungo - e poi ci si ritrova di fronte a delle reazioni senza senso.

Parlavamo dell'importanza dei sensi che non si insegnano: vedere l'altro assaporandolo, guardarlo percependone gli odori, disegnarlo con le dita o con la mano aperta.
Ho detto che mi si potrebbe bendare, e io vedrei ugualmente.
Abbiamo parlato di essenzialità.
Con mille parole.

E poi continuo a farmi domande.

Su quello che avrei voluto e non ho avuto. Ma ci ho creduto dal primo momento. Senza aspettative.  Ma con il cuore pieno che non credeva a quel che i sensi dicevano.

Su quello che improvvisamente mi si dice: cose inaspettate, alcune fuori tempo massimo. E vorrei sapere perché tutto questo accade quando io non ci credo più. E di domani non so niente.

Sull'incredibile calore che avverto certe volte, con certe parole, di certe persone. Magari anche una sola.
E mi faccio domande analizzandone le sfaccettature, affacciandomi oltre le difficoltà oggettive, illuminandole, sentendomele addosso, lasciandole scorrere e all'improvviso stringendole fra le mani.

E le sento. In tutti i sensi.




mercoledì 9 aprile 2008

Senza titolo 197









the world apart






Fuori era buio, stamattina.

Alle cinque sono uscita da un sonno tranquillo, meritato dopo una giornata colma come quella di ieri.

Ho aperto gli occhi e mi ha accolta la lucina degli angeli e un silenzio irreale.

Mentre tutti dormono il mio mondo si apre. Mentre l'Inghilterra dorme, dice David Leavitt. Che titoli evocativi, i suoi.

E quando ho aperto il mio mondo al giorno ho trovato subito il pensiero di te, e mi sono appoggiata  tenendolo stretto.

Il profumo dei pensieri buoni rende pieno ogni momento.

E caffe, doccia, aromi e vestizione, con il sorriso sulle labbra;  e una giornata convulsa ma variegata da pensieri di te come gocce d'amarena sul gelato.

E un cielo carico e grigio che non riesce a darsi pace e a piovermi addosso.



E in tutto questo ci sono io.



lunedì 7 aprile 2008

Senza titolo 196






light touch ♦ give me a caress








il vento spazza pulviscolo e solleva pensieri che a volte tengo nascosti


me li ritrovo svolazzanti davanti agli occhi questi sogni e desideri come aquiloni


così sfilacciati e leggeri che ho il timore di strapparli mentre cerco di riprenderli a me


e allora lascio che sia


nudi loro, nuda io




domenica 6 aprile 2008

Senza titolo 195






Il profumo di casa mi avvolge.

La penombra, l'essenza di cocco, il silenzio della domenica all'ora di pranzo.

Segni di me.




Lascio tracce del mio passaggio a Milano; giornate all'insegna delle chiacchiere, di confidenze raccontate quasi per necessità, i messaggi arrabbiati e sorpresi di chi non si aspettava che io fossi lì, le parole accarezzate dall'amicizia che ogni giorno sembra nuova, il caffè in terrazza a piccoli sorsi.

E vie percorse con il casco in testa a fotografare in velocità l'immagine di me in vespa e il timore delle ginocchia sbucciate ad ogni curva e le rotaie del tram, che paura!

E sono stata bene. Poche persone che sembravano scelte. Ciascuna con il proprio dolore che fa di una vita la vita, con scelte ed esperienze così diverse da aver bisogno di essere assorbite e metabolizzate con qualche secondo d'attesa, a tratti filtrava ansia da accettazione cancellata da un sorriso, scalzata da una domanda.




E in tutto questo aleggiava il pensiero d'altro, che perfettamente si incastrava con quello che vedevo come se in realtà ci fosse. Come fosse il suo posto. Lì, con me.


E...non devo dirti nulla. Ti scrivo così. Per scriverti. Per scrivere a te. Te che mi manchi...

mercoledì 2 aprile 2008

Senza titolo 194





≈blow my mind≈




E poi io ci credo.

Che credo a tutto, fino a prova contraria.

Oggi credo che tutto sia possibile.

Un viaggio infiocchettato, il respiro che si mischia trasportato dal vento, la confusione dei sensi, il vorrei e posso, il potrei ma non voglio, il voglio e posso.

Emotività.

Una dannazione. Maybe, but.


La mia letteratura è emotiva, le mie storie sono emotive; l'unico spazio che ha il testo per durare è quello emozionale; se dopo due pagine il lettore non avverte il crescendo e si chiede: "Che cazzo sto a leggere?", quello che capisce niente mica è lui, cari miei, è lo scrittore.
Dopo due righe il lettore deve essere schiavizzato, incapace di liberarsi dalla pagina; deve trovarsi coinvolto fino al parossismo, deve sudare e prendere cazzotti, e ridere, e guaire, e provare estremo godimento.
Questa è letteratura.



Il testo emotivo fotte l'inconsolabile solitudine di essere al mondo




Oh, non lo dico io. Lo dice Pier Vittorio Tondelli. Ma lo dico anche io. E ci credo.

Quindi sono emotivamente disastrata, ma tanto. Perché ho chiuso - credo - delle finestre e per contro ho abbattuto dei muri. Sai che corrente che c'è qui?

Fra le pagine di un libro di Carver - che, guarda caso si intitola Di cosa parliamo quando parliamo d'amore - ho ritrovato una cartolina. Un'immagine di David LaChapelle - e ancora, guarda caso! - e a parte il destinatario e l'indirizzo c'è scritto: ancora una volta. a bocca aperta. occhi lucidi. senza respiro. così.

Mai spedita. Mi è rimasta in mano. E va bene.

E insieme alla cartolina ho una marea di altre cose. Come sei bello.
E adoro il fatto che non mi fai più male.

Quand'è che imparerò ad amare, io?
Ora? Oggi? Stanotte?

E se lo sapessi già fare?

E se...


There is a light that never goes out