venerdì 24 agosto 2007

Senza titolo 61



Oggi qui dentro c'è il sole.
C'è anche fuori, è vero. Si rispecchia nelle pozzanghere e sulle gocce di brina posate sull'erba, mi viene voglia di camminare a piedi nudi per il parco ma pare che non sia comportamento adeguato, prima d'andare in ufficio.
Il fresco comunque si sente.
Stamattina, calda di letto e caffe, la doccia è stata sferzante.
Una mattinata leggera, quasi serena e addirittura di buon umore. Una di quelle in cui il sorriso non è solo una faccenda diplomatica. Il secondo caffe al bar è riuscito addirittura a farmi increspare gli occhi insieme alle labbra, quando distratta da chissà quali pensieri lievi sono uscita senza pagare; "buona giornata", dice il barista e io vado, per poi fare retro front dieci passi dopo, con un lieve rossore sulle guance e il portafogli in mano. E rido con lui..."tanto fra qualche ora sarà di nuovo qui, mica ho paura che scappi", dice.
Una sigaretta, il caffe coi colleghi, le chiacchiere stile radioserva che al venerdi sono un must, lavoro anche troppo e aspetto la mezza. E scappo.
Che tornare a casa adesso  mi da una sensazione di serenità, appaga il mio senso di possesso, è un abbraccio affettuoso. Sono inquietamente tranquilla.

mercoledì 22 agosto 2007

Senza titolo 60


on air: Leonard Cohen

Alle nove è già buio. Gli occhi si devono abituare a non stare più socchiusi per ripararsi dai raggi del sole tagliente. Lenti scure comunque saranno pronte a proteggere lo sguardo. Oltre c'è tutto.

*truccati, hai le ciglia così chiare*

La notte è illuminata da una piccola lampadina nascosta di fianco all'armadio. Forse è un neon delicato e insistente. Riflette sulla parete l'ombra di chi passa senza farsi sentire. Un oggetto a volte serve a dare serenità. Tentare di dormire. Dormire. Dormire tranquilla.

*quelle ciglia bionde, gli occhi verde cangiante, sottobosco*

Fantasmi in divenire lasciano svanire la notte. Al mattino ancor prima della sveglia si confondono con il respiro. Allungare le mani per sentire quanto freddo faccia oltre il lenzuolo. Mani nude. Soffi di luce tentano di forzare le palpebre. Vaneggio mattutino. La prova di un sorriso.
Like a sleepy golden storm your eyes are soft with sorrow.
Hey, that's no way to say goodbye.

martedì 21 agosto 2007

Senza titolo 59



leggera

[e le senti le vene piene di ciò che sei e ti attacchi alla vita che hai]


Credo stia arrivando l'inverno.
Ho ancora i ventilatori piazzati nei punti strategici - dalla mia parte del letto, che adesso è tutto "la mia parte" e in studio - che fino a domenica mattina stavano accesi ad oltranza. Poi ha iniziato a piovere e ho iniziato la mia nuova vita insieme alla pioggia.
L'acqua che riempie, bagna e rinfresca.
Mi piace sentire le gocce cadere in terrazza, sui tavoli e le sedie, vederla dalle finestre chiuse creare rivoli che scivolano sui vetri, guardare i lampioni in lontananza per percepire il colore dei frammenti delle nuvole basse, cariche, elettriche.
Mi piace l'illusione che sia finita e che poi riprenda all'improvviso, annunciata dal grigio più fondo e uno scroscio improvviso e folle. Un tuono, il diluvio. La sento mischiata alla musica che ascolto, a volte è così forte che si confonde con le note; e poi si placa, rilassata lascia che la terra si abitui alla sua presenza.


[cosa c'è cosa c'è]


Mi piace non avere domande da fare ad altri e non avere risposte pronte.
I gatti stanno anche loro arrotolati, sentono il richiamo della pancia e delle carezze avendo comunque la sensazione dell'inverno; metterò la copertina sul letto stanotte, e ci faremo caldo.
Insieme, con le nostre individuali solitudini da condividere e coccolare.
E intanto la sento svanire o solo nascondersi, dileguarsi o stare in agguato.


[certi giorni non mi basta quel che vedo sento e tocco]





domenica 19 agosto 2007

Senza titolo 58



...una linea sottile...


{un graffio sulla pelle, un colpo di stiletto, un bisturi che affonda}
{un taglio morbido, una lama affilata, un rasoio}
{una incisione lieve e profonda}
...una linea sottile...



venerdì 17 agosto 2007

Senza titolo 57



¥venerdi diciassette¥


.
Tre, due, uno...
L'inizio della fine, la fine all'inizio, la fine, l'inizio. Il fine.
Iniziare stando quieta, anche sdraiata per terra, al fresco del marmo, a fumare una sigaretta come se fosse l'ultima avendone a disposizione tante e tante.
Conto i giorni e anche le ore, quelle che passando decreteranno il momento che comunque già conosco, che mi aspetto da tempo, che in fondo desidero.



Ho scelto di chiudere con una cena, di darmi ai fornelli nonostante il caldo e la latente mancanza di voglia di fare qualunque cosa che non sia estemporanea. Mare, almeno in cucina: insalata di polpo e patate con semi di sesamo, cozze in tegame con abbondante pepe nero, carpaccio di salmone e pesce spada.
Vino bianco, necessario, bianco e fresco.




Poi non lo so.
Tanto ci sarà di nuovo l'ufficio, le cose da fare, poco tempo a disposizione, tante cose a cui pensare, tutte quelle che restano a prescindere da questa variazione che a tratti è impercettibile. Ma avrò sempre il tempo da riservare a me stessa, ad una sigaretta fumata stando stesa sul pavimento, a guardare il mondo da sotto, a sentire il cuore che batte sul marmo gelato, in contrasto. Con me, per me e con chi saprà entrare qui dentro.

mercoledì 15 agosto 2007

Senza titolo 56



Oplà!
Come se niente fosse anche questa giornata sta scorrendo via.

Nonostante mi sia ben guardata dal mettere naso fuori di casa diverse persone mi hanno espresso il proprio disagio nell'affrontare "per forza" il ferragosto.
Ora dico: chi ve lo fa fare?
La convenzione? Il dovere familiare? La necessità di dire "anche io ho fatto qualcosa"?
E allora ben vi sta.

Se siete andati in ristorante vi hanno spellato dandovi da mangiare duetremila schifezze di scarsa qualità.
Avete fatto la gita fuori porta, la classica scampagnata tutta natura sulla riva del fiume, a respirare l'olezzo della carbonella naturalmente accesa con il derivato del petrolio che sì, certo, il carbone s'accende subito ma va' che bontà sulla carne!
In campagna a casa di amici? Mosche e vespe a far la danza in mezzo alle pietanze, si faccia il pranzo "alla buona" con piatti e bicchieri di plastica e "ognuno porta qualcosa".
Il mare no, non lo prendo neanche in considerazione; chiunque mi dicesse di essere stato in una spiaggia deserta il giorno di ferragosto non potrebbe che suscitare una sfrenata ilarità.

Vi siete meritati la redenzione, comunque: spero abbiate offerto le vostre fatiche al signore (un signore qualsiasi, ça vas sans dire).

domenica 12 agosto 2007

Senza titolo 55


"...perché le occasioni della vita sono infinite
e le loro armonie si schiudono ogni tanto
a dar sollievo a questo nostro pauroso vagare
per sentieri che non conosciamo"
[Pier Vittorio Tondelli - Pao Pao]




Io aspetto, dimenticando la fretta che in genere mi segue e lasciando che questa settimana scorra lenta, quasi inattiva. O forse rallento solo il ritmo, cammino e non corro, metto in un cantuccio quella parte di me frenetica che senza che me ne accorga mi fa filare veloce e mi concedo una pausa.
Da tutto, o quasi.
Una sportina di priorità me la porto sempre appresso, ma dentro ci sono solo gli affetti antichi. Tutto il resto è optional.
Non voglio luci abbaglianti né colori accesi, solo piccoli flash improvvisi, che mi sappiano prendere alla sprovvista. Chiunque avesse in mente di programmare per me anche un solo attimo di questi giorni sarebbe destinato a perdere. A perdermi.
Suzanne di Leonard Cohen, ora, e qualcosa di Nick Cave, a scelta.