domenica 12 agosto 2007

Senza titolo 54




Dormire un po', nonostante il sole che filtra dalle tapparelle abbassate,
Non è più tempo, non è più ora; eppure mi lascio andare un po', mi sdraio nel letto fresco, ancora disfatto nonostante sia quasi sera, sposto il groviglio di lenzuola con i girasoli e...non mi accorgo di niente, sono già via.

Non ricordo quale sia stato il mio ultimo pensiero, io che seguo sempre il profilo della coscienza che si perde sul cuscino questa volta sono stata imbrogliata. Mi sono persa in un attimo senza pensieri.

Non sono risentita, sono sorpresa.

Momenti come questi - ad una come me che riesce a far le pulci anche ai pensieri - capitano solo a mente sgombra. Quindi dev'essere successa una magia.

Ho sognato una bambina. Un sogno già fatto anni fa, lo ricordo bene, tant'è che nel mio sogno di oggi dicevo a qualcuno d'aver vissuto in altri tempi la stessa scena e mi lasciavo andare a parole inutili sul deja vu e il biofeedback.

La bambina era stata rapita e nascosta in una una grondaia...era una bambina di misura piccolissima, sei anni racchiusi  in  venti centimetri. L'ho presa fra le mani e l'ho posata a terra, quella piccola me.

L'ho vista crescere, mettersi in piedi, guardarmi e dirmi "ora vado via"; io, inginocchiata davanti a lei che mi accarezza il viso con la sua manina, la osservo mentre va via con la certezza di incontrarla di nuovo e presto.

Un abitino giallo crema, i calzettoni in cotone traforato bianco, le scarpe alla bambola con il laccetto alla caviglia.

E mi sveglio. Serena. Le dieci di sera, è ora di cena.


giovedì 9 agosto 2007

Senza titolo 53





  • Spengo la mia luce, io sono un'ombra nera.

  • Voglio, voglio ora, lasciar spazio a questo grumo di stelle,

  • lasciarle illuminare l'ombra del mio essere.

  • Voglio sentire la percezione elettrica in ogni mio piccolo campo magnetico,

  • voglio ricoprirmi del manto della loro essenza,

  • fremere frizzante fresco di queste gocce che lente scendono

  • a far nascere pozzanghere e laghi e mari,

  • voglio confondere la mia ombra nel buio che scenderà fra breve

  • per mischiarmi ai frammenti di te


martedì 7 agosto 2007

Senza titolo 52



ʊ.spalle al muro, sembra indifesa.ʊ.attendi reazione uguale o contraria.ʊ


Ultime gocce in questo pomeriggio grigio, mi accompagnano a casa picchiettando sull'ombrello stampato con Il Bacio di Klimt.
Pioverà anche stanotte, me lo dicono queste nuvole corpose che hanno coperto tutto il mio cielo e cancellano le montagne, laggiù.
Chiusa in questo nido, ora che la giornata ufficiale è finita e inizia il giorno vero, mi sento protetta; raccolta in me stessa per tutto il giorno  a contenere la stanchezza di anni che non so quanto potrò fare svanire mi lascio andare sotto una doccia tiepida, lunga.
Faccio scorrere l'acqua a tirar via polvere e pensieri e scelgo con cura il profumo di questa sera: agrumi. Bolle di lime e arancia coprono e scoprono centimetri di me mentre le mani scorrono senza fretta, scivolano lungo me stessa in carezze morbide.
Musica oltre il suono dell'acqua, è Jeff Buckley che mi fa compagnia.
 Lover, you should've come over.
Sì.



domenica 5 agosto 2007

Senza titolo 51



Nell'attesa, fumo.




E' che mi viene voglia di saltarti al collo e stracciarti la giugulare ogni volta che applichi alle tue parole il tag sarcasmo, di quello spicciolo, da due soldi.
E' che per te quello è spirito, simpatia, un modo per scherzare.
E' che a me fa incazzare.
Certi giorni sono migliori di altri giorni. Certo.
Non va male ma la mia pazienza vacilla; considerato il fatto che ora che non ci sei sto meglio, aspetto il momento in cui mi dirai "da stasera non ci sarò più". Definitivo, capisci, non come sempre.
Perché non ti voglio stare addosso con le mille cose che mi danno fastidio, detesto le recriminazioni ma può essere che ad un certo punto io smetta di essere razionale e controllata e tiri giù tutto quello che al momento mi gira intorno e te lo rovesci addosso.
Non lo voglio fare. Vai. Ti restituisco al mittente.

sabato 4 agosto 2007

Senza titolo 50





Una Notte


Notte a Torino.
Non c'è traffico, non c'è nessuno forse. Ma anche no. Perchè questa notte appena passata mi ha fatto scoprire dove si annidano i torinesi agostani e notturni. Quando da una via di giorno trafficata di persone e gente che all'imbrunire diventa vuota e silenziosa si svolta l'angolo si apre un altro mondo, di chiacchiere e gelati, di mojito e varia umanità, di fumo e parole.
Camminare incastrando i tacchi nel lastricato e trovarsi scalza e in bilico per non posare a terra il piede nudo; cammino e mi chiedo come facciano quelle sui tacchi a spillo a stare in equilibrio, io che su questi cinque centimetri aggiunti mi sento sull'orlo del baratro; cammino e parlo e fumo.
Un gelato da urlo annoto in questa notte: cioccolato fondente e basta, ne voglio tanto ma il tanto degli altri non è mai abbastanza per me perchè io nel gelato ci vorrei affogare.
Però...
[Mi ricordo di avere un telefono, rimasto al suo posto in borsa per ore. Non sento il fischio della suoneria, non lo sento vibrare, non lo avverto per disattenzione o scelta inconscia, non so. Poi lo guardo. Ah.]




e...

...sono stata bene, ho sciolto qualche nodo e liberato le parole, forse rimanendo sul vago e lasciando sospesi gli approfondimenti;
...mi sono distratta da altri pensieri, ho sorriso divertita, ho messo il lucidalabbra come fossi sola quindi ero serena;
...ho visto posti che non frequentavo da tempo, perchè in questi ultimi anni (anni, sì, questi che non avrò mai più indietro) ho limitato me stessa e mi sono vincolata a scelte d'altri;
...ho passeggiato a  Porta Palazzo di notte, che pare strano a dirlo ma non la vedevo in questa versione da decenni e ne sono uscita indenne;
...ho acchiappato al volo la mia attenzione, che stava andando dietro a parole d'altri, e l'ho riportata con me in quel preciso momento, lasciando lo stato del sogno alla sua evanescenza e ad altri istanti;
...mojito e cioccolato sicuramente mi faranno mettere su ciccia ma ho deciso che a quelli non rinuncio, davvero, tanto se mi guardo allo specchio continuo a dire che in fondo vado bene come sono.




giovedì 2 agosto 2007

Senza titolo 49




Ovunque ci volgiamo nella bufera di rose,
la notte è illuminata di spine
e il rombo del fogliame,
così lieve poc'anzi tra i cespugli
ora ci segue alle calcagna.

[Ingeborg Bachmann - Nella Bufera di Rose]


Non sono poetica, non parlo in rima, non ho conoscenza. Però la Bachmann, lei mi ha incantata.
Il libro mi è caro: porta una dedica in prima pagina, un caro amico con il quale in Via del Corso squadravamo gli uomini scegliendo quali fossero per lui e quali per me; lui diceva di riconoscerli dallo sguardo, quelli per lui, e guarda caso erano i miei preferiti.

Dicevo della dedica:
Settembre '97
Carissima, leggere poesie, a volte, è un esercizio assai complesso. Questo non è un libro di poesie ma un piccolo trattato sul dolore e sull'inquietudine che ci attraversa e che troppo spesso ci rende solo "...morti che camminano non più dichiarati in nessun luogo..."
Con amore, B.

Condividevamo, oltre che il piacere visivo per gli stessi uomini, anche le stesse letture. Ora lui è sparito, lui e le sue contraddizioni, il suo dolore e le sue insoddisfazioni. Io non ho fatto niente per trattenerlo, così presa dalla nuova vita che in quegli anni mi si prospettava davanti. Io ho sbagliato, lui mi ha abbandonata. Aveva un candore, nonostante tutto, che mi lasciava stupita e affascinata; sapeva essere un bambino ma anche consolarmi, mi guardava come se gli piacessi, mi raccontava le sue avventure da stazione, gli incontri nel parco e la storia con il macellaio, si raccontava a me come se parlasse con se stesso, accondiscendente si perdonava con un mio sorriso. Io mi sentivo piena di lui, ho trattenuto per me le sue parole ma non ho imparato a perdonarmi.

Mi piaceva quando gli insegnavo la femmina che sono. Gli raccontavo storie e mi spogliavo davanti a lui con il piacere di piacergli senza altri interessi. Si riempiva gli occhi di quello che avevo io non invidiandolo, mi controllava, gli piaceva la mia biancheria, la cura per il dettaglio, l'abbinamento al resto dell'abbigliamento. Ci perdevamo fra le parole, intrecciando migliaia di storie.


Bocca, che ha pernottato dentro la mia bocca;
occhi, che han sorvegliato i miei occhi;
mano -





mercoledì 1 agosto 2007

Senza titolo 48



¤E' un buon inizio¤


Non che l'umore si sia ristabilito del tutto - ma quando mai sono stata stabile, io? - però nonostante la stanchezza e la voglia di andare dove non so ricomincio a sorridere.
Un sorrisetto stirato, appena accennato, però penso che sia l'accesso ad un sorriso più ampio, a denti scoperti.
Per esempio sto già pensando a cosa fare per riempire alcuni spazi fisici che si sono liberati in casa mia; pochi a dire il vero, solo tratti di pareti in cui oggettivamente non c'era niente di mio o di "nostro", però è quel vuoto che riesce a disturbarmi, che mi da la sensazione dell'eco.
Devo dare il bianco alle pareti e comprare delle cose che ho sempre voluto ma non sapevo dove mettere, voglio dare un taglio ancora più personale a questa casa che è già mia da sempre, piena di me e del mio modo di intendere il bello.
Ma qui viene la nota stonata: come si da il bianco alle pareti?
Mai fatto, mai voluto fare né ho mai pensato di imparare; non è cosa per me, ci sono i lavori da femmina e i lavori da maschio (anything to declare?) e l'unica volta che ho preso un pennello in mano mi sono riempita di smalto nero satinato dalla vita in giù...una delizia il bagnetto con il diluente...ora dunque mi trovo ad avere due soluzioni: imparare (opzione quasi impraticabile) o trovare qualcuno che lo faccia per me.
Quindi, se esiste un'anima pia che si voglia dedicare al bricolage nella settimana di ferragosto, sappia che casa mia attende fiduciosa.
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