sabato 30 maggio 2009

Senza titolo 344





taste of melancholy




e stanno lì affastellate sulla punta della lingua mille parole che non voglio più dire.

come un effetto post atomico, come quando tutto sembra fermarsi o procedere per forza di inerzia.
lascio che sia il niente a scindere e a comprimere.
lascio che sia.

eppure sono giorni pieni.
di persone e di chiacchiere e lavoro.
e non sono altra, non sono ologramma.
sono una raffinazione di me, sublimata.

la bellezza del silenzio si spande  in pensieri raffreddati.
non ricordo più la voce della mia donna amata.
e non voglio ascoltare l'unico messaggio vocale che io abbia conservato.
come si possa dimenticare la prima voce della vita sinceramente non me lo spiego.

e domani sarà giorno di sorrisi.


domenica 24 maggio 2009

Senza titolo 343




wild mood swing



c'erano falchi e colombe che volteggiavano fra soffitto e pavimento, avvicinandosi ogni tanto per dare qualche deliziosa beccata a questo corpo aperto dalle mie stesse mani, spalancato con una perfetta  incisione a Y in modo da offrire quanto di meglio io possa contenere: rabbia, rancore, bile, fastidio, noia, ribrezzo.

lentamente indugiavo con le dita porgendo doni a uccelli mai sazi e, con profonda soddisfazione, mi accorgevo che non erano i falchi quelli più affamati, bensì le candide colombe. così delicate e incisive  nel fare lavoro di cesello non lasciando neanche un frammento di carne o una goccia di sangue, il piccolo muso che diventava rosso acceso non cedeva il passo ad arti ben più possenti.

hai finito? ho domandato ad una di loro. piccoli occhi tondi mi hanno squadrata, espressivi e golosi. 
non ho aspettato risposta.
mi sono alzata dal selvatico desco lasciando svolazzare piume screziate e, abbracciando il meglio di me stessa, ho sorriso. l'anima nettata mi dava sollievo, bella e trasparente e guerriera l'ho vista alzarsi con me  e vestirsi di femmina dimenticata, gocciolante e umida e calda.

è lei che ha letto, è lei che ha scritto, è lei che ha ricevuto risposte attese  ma incredibilmente scontate.

sicura che si possa fare di meglio e di più.



i'm sorry - blame infatuation - blame imagination -
i was sure you'd be the one but i was wrong -
it seems reality destroys our dreams -
i won't forget you - blossom -







strange attraction spreads its wings
it varies but the smallest things
you never know how anything will change





giovedì 21 maggio 2009

Senza titolo 342





maporcaputtana


dunque, accendo la tivi ben poco e neanche tutti i giorni.
guardo il tg regionale perché voglio sapere quel che succede a casa mia e poi in genere ma non esclusivamente  passo su un canale che non va da uno a sei (lasette, ecco) a vedere un nazionale.

è evidente che non c'è una mazza di cui parlare. no?
bene, allora voglio sapere perché già da oggi 21 maggio -e ci manca un mese all'estate- devo passare parte del mio tempo a farmi dire che fa caldo.
cazzo, fa caldo.
me lo ha detto l'arpa.
mi ha detto anche che devo evitare di stare al sole alla mezza, devo arieggiare la casa e eventualmente bagnarmi la nuca alla fontana.
ovviamente evitare gli sbalzi termici e vestirmi con indumenti in fibra naturale.
io aggiungo che sarebbe bene lavarsi, ché il deodorante messo sopra l'ascella pezzata è la morte civile.

sai cosa? fa caldo e a me dà noia ma è previsto che nei mesi centrali dell'anno lo faccia; mi urtano tutte quelle peppie che iniziano a farsi venire le vampate e a dire ah ma è troppo, e non ci siamo abituati e diodddio quest'estate pare che sarà la peggiore degli ultimi 174 anni.

perché c'è da esserne sicuri: ogni anno è il più caldo o il più piovoso o il più umido o il più freddo.
che palle.

prenderei a schiaffoni quelle imbecilli che arrivano in ufficio con gli zoccoli e gonna stile pareo neanche fossimo alle bahamas  e non in piena torino.
o i signorini con i sandali. ché basta guardarne i piedi perché il flusso di feromoni si ficchi  sotto le suole scivolando di nascosto: un uomo con i sandali NON SI PUO' VEDERE.

a proposito di tivi dimenticavo di ringraziare quei pirla che mi chiedono il canone: non vedo i vostri canali, io! e non li vedo non (solo) perché non voglia vederli ma perché NON CI SONO. io voglio il due, oggi, ché c'è annozero. Il due non si vede, qui. voi e il digitale terrestre, tutti a fare in culo. filare.

a proposito di elezioni: tutti a votare per le europee, eh. c'è da legiferare sulla proporzione fra circonferenza e lunghezza dell'asparago bianco. ho scoperto, poi, che pare in europa si possa fare il succo d'arancia senza succo d'arancia. proprio senza niente. pare anche che il nostro paese abbia ottenuto invece -ovviamente rendiamo grazie, né- di mantenere la soglia minima del 12% di succo di agrumi per potersi chiamare appunto succo. dico il dodicipercento. che cazzo me ne faccio del 12%? e l'altro cos'é? acqua zucchero aromatizzanti coloranti merdaccia varia.
ma vergogna.
in sicilia passano con le ruspe sopra i cumuli di arance, alla faccia di chi muore di fame e di qualunque altra cosa, perché spesso a  immettere la frutta  nel circuito commerciale si guadagna meno di quanto si sia speso per la raccolta della stessa,  visti gli strozzini che si presentano all'acquisto.
e poi facciamo il succo d'arancia senza arancia.

praticamente vi odio.




lunedì 18 maggio 2009

Senza titolo 341




not enough


mai.

mi piace questa terra arida, spaccata dal vento.
mi è piaciuta tutte le volte che l'ho calpestata e l'ultima volta ancora di più.
forse il valore aggiunto sei stato tu.

posso rivedere in fotogrammi ogni attimo trascorso da te.

quella vena di speranza che per un momento ha ricominciato a pulsare e quel senso di amarezza che si mischiava alla setteveli.

l'intimità di una pasta cucinata da te, rivoltare i tocchetti di melanzana, apparecchiare per due, guardare intorno ritrovando piccoli elementi conosciuti in un ambiente mai visto prima e un sorriso che si scioglie ancor prima di sorgere alle labbra chiedendosi perché.

un sottile senso di solitudine nonostante la costante presenza, quella che si apre un varco fra la folla di parole che spingono per essere dette e che vengono trattenute sulla soglia dalla sorveglianza armata che inibisce qualunque estro impulsivo.

ho masticato pistacchi e amore.
ho ingoiato fiotti di orgoglio e rivoli di baci non dati.
ho trattenuto e messo via.
ho avuto e dato.
ma mai niente è abbastanza.


lunedì 11 maggio 2009

Senza titolo 340






quando sente male lei stringe i denti e tenta di sopportare.

si toglie il fiato, si toglie il sonno, si toglie la pelle.

si veste di altro. apre l'armadio delle paure e sceglie l'abito giusto per la bisogna, socchiudendo gli occhi per non rimanere affascinata da quell'urlo che la richiama all'ordine e al massacro.

nuda, allo specchio osserva quel piccolo foro sul plesso solare. ci infila due dita allargandolo un poco. sfila una spina, sanguina appena. e, inutilmente, continua a pungersi la punta delle dita.

lei non sa chiedere aiuto. a volte non sa neanche parlare. lei vaga muta di sensi tacendo il bisogno di sollievo che nessuno riesce a donarle.

lei tace mentre dentro si riempie di spine.

sabato 9 maggio 2009

Senza titolo 339





pensa che credevo di riuscire a dormire.

lavoro in tempi stretti, stamattina, e poi l'emozione di una telefonata.
una voce giovane di un bambino quasi  uomo, parole sputate via in fretta prima che la timidezza riuscisse a prendere il sopravvento e in sottofondo parole urlate, giulive, allegre, piccole.  voci di giochi nuovi e farfalle e cuoricini, fresche e piacevoli come un bicchiere d'acqua con le bollicine.

e poi una sera piena, parole in pubblico, occhi addosso, sensi attenti.
e una notte di passi in città mentre in piazza san carlo, al caval d'bronz, una tipa si schianta a cantare per qualche persona distratta.

in mezzo a tutto questo, pensieri di te.
ricordi di una domenica mattina, di un risveglio sorridente schiacciato da parole che non avrei voluto. gli occhi corrono a rivedere le immagini di allora, estraniandosi da quei corpi fragili e guardandoli con distacco, nell'unico modo che conoscono per non riempirsi di sabbia. in silenzio esaminano e valutano i passaggi inattesi e le sorprese fredde offerte da mani troppo distanti dal cuore per poter essere sopportate.

.
.
essere innamorato non assomiglia a niente altro
una goccia di essere-innamorato diluita in una vaga relazione amichevole
la colora vivacemente
la rende incomparabile

*roland barthes*

.
.



questa è una verità, ad esempio.
sì signore, nient'altro che una verità. scomoda e fastidiosa e ingombrante ma assolutamente innegabile.


fra poco sarò altrove.
altro bagno di genti e persone, altri sguardi e altre parole e altre emozioni e frustrazioni e indecisioni da dover colmare di sostanza utile. altri sospiri da smorzare, altra tristezza da dissimulare, compassione da evitare come fosse la peste. sincerità filtrata e depurata da tutto ciò che potrebbe ferire anime così sottili da non essere quasi palpabili.

saranno ore miste di te, di me, di tutto il resto.
rimane il fatto che tu ci sei.
altrove.

lunedì 4 maggio 2009

Senza titolo 338





e poi mi ritrovo a esaminare dinamiche ormai non più mie con la voglia di non avere memoria e con la malsana sensazione di aver perso molto più di quanto avrei potuto permettermi
a riprendere pensieri che speravo persi mentre, come una nenia intransigente, qualcosa ripete *quanta magia sprecata*
a rivedermi altra rispetto al mio passato recente solo per riuscire a vedere i passi falsi, il momento del decollo e quello del tracollo, il germe della follia sparso in ogni comportamento, l'umanissima voglia di essere preda e possesso, l'orrore e la crudeltà di frasi buttate lì con tono accondiscendente mentre gli artigli si ritraggono porgendo una carezza inutile perché non consolatoria, perché è dei graffi che ho bisogno
c'è che mi sto intossicando di me
mi giro intorno in cerchi sempre più stretti con l'intenzione di urtarmi
c'è che voglio provocare una collisione forte che possa fare esplodere questo nucleo fastidioso e indisponente, che continua a distillarsi in succhi amari e indesiderati
c'è che l'unica salvezza è salvarmi da me stessa
imparare a sottrarre anziché addizionare
dividere anziché moltiplicare
sedare anziché risvegliare
e, in controsenso, urlare anziché sussurrare
aspettando il momento in cui, con una semplicità impressionante, mi volterò indietro guardando amorevolmente  un'altra spoglia di me donata alla terra e al fango; un esserino  esiguo e consunto e bruciacchiato, buttato lì come un vestito stropicciato
mi chinerò a baciarlo parlando d'amore
affrancandomi dall'amore una volta ancora
salva.

venerdì 1 maggio 2009

Senza titolo 337






il risveglio è stato dolce
erano le cinque la prima volta che ho aperto gli occhi, ma l'unico collegamento con la vita è stato quello della vista alla sveglia. senza accorgermene mi sono persa di nuovo in un sonno chimico di cui non avevo conoscenza.

ho sognato che la mia piccola smart all'occorrenza diventava una bicicletta: c'era un pulsante che la rendeva leggera e maneggevole, così maneggevole che uscendo da un negozio semplicemente non l'ho più trovata.

e allora ho iniziato a camminare a piedi in una città che assomigliava un po' alla mia e un po' alla tua; una città in cui le strade erano strette strette e in salita e da un lato c'era il precipizio. chiudevo gli occhi mentre, strisciando contro le macchine parcheggiate non so come, mettevo un piede davanti all'altro con una paura fottuta di perdere l'equilibrio, di cadere ancora una volta.

erano mesi che non sognavo più di avere paura di cadere. eccolo qui, il mio terrore ricorrente.

guardavo verso il basso mentre scendevo da una scala di pietra sistemata nel niente, alla fine di una strada. precipizio a destra e a sinistra. no choice. tieni botta o ti spezzi. non mi sono mai fatta male nei miei sogni, nonostante cadessi. mai una ferita, mai sangue. solo un profondo e dolorosissimo male dentro. ogni volta che mi manca l'equilibrio mi si apre un varco da qualche parte. si spezza il respiro, i brividi condensano il sangue, la pelle intirizzita, i tendini tesi allo spasimo. e poi il niente.


è maggio. ho una marea di impegni condensati in questo mese, così tanti da dovere fare una cosa che mi è sempre sembrata ridicola: segnarli nell'agenda. alcuni sono lavorativi, altri sono di lavoro volontario, altri ancora sono buttati dentro per scelta mia o altrui. mi serve non avere tempo per poter  tenere i pensieri imbrigliati a me, stretti stretti, ché se scappano rischia di scapparmi anche da piangere e allora no. finito il tempo e la pazienza di sopportarmi un po' lagnosa. sì la distanza -in tutti i sensi- sì l'illusorio bisogno di te, sì i sensi e i controsensi necessari. sì tutto. sì ma è necessario sfibrare questo senso di solitudine, sfilacciandolo in mille sottilissimi frammenti di me, di te, di quel che vorrei ma non posso e di ciò che avrei ma non voglio.

mi sporco le mani di fragole e panna.
*su questa credo si siano mosse le nostre dinamiche, ché abbiamo sempre argomentato di vita. e, aldilà del parlarne, l'abbiamo vissuta questa sporca vita, e continuiamo a viverla*