domenica 26 aprile 2009

Senza titolo 336




Non solo ti voglio.
Ma ti voglio così.
Ma non ti voglio solo così.
Chè Tu sei migliaia (milioni? miliardi?) d’altre cose.
Bambina, Donna, Femmina.
Stronzetta, Tenera, Passionale e Lasciva.
Io non voglio rinunciare a nessuna delle tue anime.
Non smettere mai d’esser ciò che sei con me.
Mai, per paura di rompere le palle o d’esser troppo presente.
Semmai accadesse (che uno di noi due pesasse all’altro, con la sua presenza) so che non ci sarebbero problemi a farlo notare.
Io non ti voglio misurata “per paura di…”.
Investimi, cazzo!
Strattonami!
Provocami!
Scuotimi!
Se sapessi che ti trattieni. Che ti freni.
Che, in qualche modo, modifichi il tuo modo d’essere “per paura di…”, io (sappilo) mi incazzo!
Io non mi pongo il problema.
Ti “rompo le palle” (e continuerò a farlo) finchè non mi dirai “Basta!”.
Pretendo lo stesso da te.
Quindi, svegliami se vuoi la buonanotte.
Anche se sospetti ch’io sia crollato.
E svegliami quando sarò da te.
Qualsiasi sia il motivo.
Eccosìsia!
Ti bacio

.
.
.

mi hanno raccontato una favola
era di uno che raccontava la sua vita
nascondendo tutta la verità fra la verità
e io ora non riesco più a capire
quale fosse la verità
e quale la verità

mercoledì 22 aprile 2009

Senza titolo 335





all apologies



oggi ho rivisto l'uomo della mia vita.
voglio dire, l'uomo che vedo più spesso: il mio medico.
che peraltro è un cesso d'uomo, peccato.

va be', dice che devo dormire. gliel'ho detto io, che devo dormire, e lui mi ha dato ragione. dice che non posso dormire  tre ore per notte e per di più a pezzetti, che non va bene che ora faccia anche fatica a prendere sonno, che mi alzi in piena notte e accenda una sigaretta mentre, sul divano, aspetto che mi venga il sonno facendo il conto alla rovescia guardando l'orologio.

dice il mio medico , anzi gliel'ho detto io, che non è normale che io non riesca a dormire proprio quando sono a casa. ché se vado fuori, anche se poco, dormo. ho dormito da barbarella, ho dormito dal topo. poco, è vero, ma ho dormito senza risvegliarmi se non al mattino. dice il mio medico che il problema può essere il fatto che a casa io tenti di dormire  "da sola". gli ho detto che non dormo propriamente da sola, visto che ho i miei gatti. si è messo a ridere, lui.

insomma lui dice che il problema è che sono convinta di essere autosufficiente e invece non dormendo dimostro a me stessa che ho bisogno di altro. di altri. moi?  intanto sono uscita dallo studio con qualche foglietto di prescrizione e ben poche certezze di comprare quel che mi ha dato. che uomo, il mio medico. un cesso d'uomo, sì, ma è forse uno dei pochi che mi conosca davvero.

intanto la nini ha detto che il suo dottore le ha parlato di jim morrison. e pare anche che il dottore della nini non sia un cesso d'uomo. va' che fortuna. poi la nini verrà da me a maggio, e questo mi piace. lacrime e sangue. insomma, robe da ridere con la nini qui.magari riuscirò anche a dormire. mi toccherà avviare la terapia dell'invito per curare l'insonnia.

ma poi, in effetti, si cura l'insonnia? io lo so, lo so che non è un fatto fisico. è una reazione. è una stupida difesa. è un corpo che grida aiuto. ma vaffanculo. ché io mi ascolto ma non è che abbia intenzione di darmi troppa retta. cambieranno le cose, i fatti, le percezioni. e io mi addormenterò come una bimba. come quella bimba bellissima che una notte di marzo ha dormito con le ginocchia attaccate al mio fianco.


martedì 21 aprile 2009

Senza titolo 334





nevermind




è che sono emotivamente instabile e la casualità sembra addirittura studiata.

è che il piccolo terremoto di ieri ha fatto tintinnare le cose e cadere qualche cd, robe da niente confronto al terremoto che mi porto dentro.

perché basterebbe fare leva per spezzarlo, quel cuore del cazzo.
vedi, ci vuole un attimo. così poco che se ci penso mi spavento.

fuori piove. dentro piove. piove ovunque e piove così tanto che vorrei dormire e le gocce mi farebbero compagnia con il loro suono.

solo che c'è qualcosa che mi urla dentro. mi infastidisco. non mi tollero. mi faccio rabbia. mi manderei a fare in culo a velocità supersonica, mi allontanerei da me stessa per mollarmi, così morbida e malleabile e tenera da fare schifo.

e poi mi guardo, avendo la certezza di essere la mia più grande ricchezza.
io che non ho paura delle parole e le dico tutte, se le sento vere.
io che non ho paura di fare e disfare e cambiare, che sono pronta ad affrontare tutto a muso duro all'occorrenza, a percorrere strade impraticabili, ad andare contro qualunque ostacolo.
io, soprattutto, che sono pronta a crederci.

perché io credo a tutto. credo a ciò che mi si dice, e non solo se mi fa comodo.
sono un sognatore lucido.
se sorrido lo faccio con gli occhi e non solo curvando le labbra all'insù. se dico qualcosa è perché ci credo davvero, fino a prova contraria almeno. non conosco il concetto di utilità, me ne strafotto delle convenzioni, non rileggo le lettere che scrivo e le mando via così, ché le parole una volta che son dette non sono più mie, sono anche tue.

e ascolto. sento. porca puttana se sento. metto via tutto e poi tolgo fuori parola per parola dal cilindro magico, quello in cui tutto si scompone e si frammenta. le esamino e le assaporo, le giro fra le mani, le coccolo mentre le seziono. perché magari le ho interpretate male. magari mi sono sbagliata, il senso non era quello che ho percepito, il significato era diverso. no? no.


NO.


domenica 19 aprile 2009

Senza titolo 333





more bitter than sweet




era una bambina difficile.
mangiava poco e dormiva di meno, stare al centro dell'attenzione era inevitabile per lei: bella, bionda come il grano e con gli occhi verde sottobosco. a nove mesi aveva iniziato a camminare con stupore di coloro che la guardavano mettersi ritta sulle gambine  aspettando che cadesse; ma lei non cadeva, e se cadeva piangeva un po' e poi ricominciava.

aveva cominciato a parlare molto presto, dopo mamma e papà aveva imparato -a modo suo- a dire vagabondo: era il suo cane biondo, lei lo trattava con rispetto nonostante lo strapazzasse un po'. nel pomeriggio, quando la obbligavano ad andare a riposare, la bimba in genere non dormiva; giocava con vagabondo che di riposare avrebbe avuto voglia ma non opportunità. poi, se prendeva sonno, cadeva dal letto. si risvegliava di soprassalto, piangeva un po' e poi si rialzava.

era una ragazza difficile.
aveva facilità di parola e una fascinazione per la vita difficile da sostenere per chi le stava affianco. era interessata, veramente, a tutto ciò che la circondava soprattutto se questo era reietto, bruttino, magari anche un po' scorretto. per qualche tempo faceva di tutto per nascondere la donna che scopriva essere, infagottandosi in camicie rubate dall'armadio del padre. poi lasciò fare.

aveva conosciuto persone, era scappata da casa, aveva fatto danni. ogni tanto piangeva ancora un po', soprattutto quando faceva piangere gli altri. capitava spesso, suo malgrado. aveva iniziato a fumare, non solo sigarette, e a fare altre cose. anche sesso. era cresciuta, credeva. aveva cambiato casa e città, si era fidanzata e quando lui le chiese di sposarla lei, semplicemente, rise di una risata incredula e divertita. e disse no.

è una donna con un senso di famiglia sui generis.
crede che l'appartenenza non sia una linea di sangue ma un sentimento condiviso, non riesce a dare affetto a comando e si rifiuta di pensare che tutto ciò che non sia ricambiato sia solo sprecato. è innamorata della vita nonostante viverla sia per lei difficile. ha progetti distanti nello spazio ma non nel tempo, gli occhi le si illuminano quando sente la vita scorrere, dimentica la mancanza di fiato quando è necessario correre. sorride mai a caso e piange ancora un po'.

a volte i tratti del viso le si irrigidiscono. la tristezza si mangia i sorrisi e la malinconia le ruba le parole.
ma basta un attimo.
una voce al mattino.
due parole scritte.
buonanotte luce.




giovedì 16 aprile 2009

Senza titolo 332






casa è dove è il tuo cuore


lei prende un foglio di carta e scrive di amore sporco di vita e colato di rimmel

lui, nella sua infinita e profonda e insaziabile voglia di rovina, un giorno le ha rubato una lacrima

l'ha mangiata e bevuta impedendo così che evaporasse

lui dice di averla dentro

lei si sente dentro quella lacrima, ma non solo

non basta, non basta mai

e allora prende un foglio di carta e scrive

amor mio, le prime parole di un flusso inarrestabile di legatissimi pensieri, di sentimenti annodati e indissolubili

amor mio -scrive mentre la bocca le si impasta di lucidalabbra e di ricordi- se la vita fosse fatta di se e di e vorrei solo stringere la mano per tenerti qui

qui e ovunque, casa è dove è il cuore e lei lo sa

e la sua casa ora è lontana da casa, legata a un filo sottile e resistente che solo lui -se vorrà- potrà recidere










martedì 14 aprile 2009

Senza titolo 331







smarrita in quei posti che sento miei tanto quanto la mia città, dove non ho bisogno di niente per andare fra i fossi della bassa a respirare aria di nebbia mattutina.

smarrita nonostante tutto. con tutta l'amicizia del mondo, con chi fra i portici mi salutava riconoscendomi e chi mi guardava immaginandomi; abbracciata a sorrisi di affetto puro e condivisione di interessi e intenti, rubata in parole richieste e interventi futuri, stracciata in promesse fatte con un briciolo di orgoglio e tanto amor proprio.

accudita e circondata, ovunque e comunque. piccoli pensieri, dolci tentativi di corruzione fatti di piatti serviti a tavola e sorprese di uova di cioccolato date a me con naturalezza. una bambola legata al braccio, un po' per sfiorare  pelle di donna e un po' per non dimenticare.

notti passate a dormire avendo, fra un risveglio e l'altro, la consapevolezza di pensieri monopolizzati da un unico grande pensiero di te. nonostante la vita degli altri si appropriasse di me e si facesse mia, nonostante tutto i pensieri erano tuoi.

senza nessuna voglia di cambiarli, né di cambiarmi.
mi tengo così come sono.
e bon.




[sì però va' che a volte sono davvero una bella rottura di balle, né. all'altezza di  piacenza ho visto una nello specchietto retrovisore che sembrava l'avessero presa a schiaffi, con quegli occhi rossi e il rimmel colato. l'ho guardata e poi ho tirato giù gli occhiali. vaffanculo. ma anche no. ecco]




 

giovedì 9 aprile 2009

Senza titolo 330







sai quando ti si appiccica addosso quella strana forma di malinconia.
quella dolciastra, che si addensa in un sorriso che all'apparenza potrebbe sembrare rassegnato.
quella che poi, quando passi davanti ad uno specchio e ti guardi in faccia, ti rendi conto che di sorriso ha solo una vaga impressione e di rassegnazione non c'è neanche l'ombra.

ecco, così.
ho mandato formiche e ricevuto pecore.
ho scritto parole e ricevuto parole.

da domani porterò in trasferta quella che forse si chiama tristezza.
la metterò nelle mani di chi sa come trattarla e magari la baratterò con un po' di vita degli altri.
in fondo lo sto facendo da tempo, mi viene quasi facile.

ho deciso di non nascondere niente di quel che mi prende, di lasciarmi passare tutto addosso e in viso e di non aver alcun ritegno a mostrare e dimostrare sentimenti.
sì, certo: sono necessarie le chiavi di lettura o almeno parole chiare; ma questo serve solo agli altri.

non a te. non a chi fa parte di me.

comunque ti terrò in bocca. avrò il sapore di te mischiato in mandorle e pistacchi. ti terrò segreto fra i denti e la lingua e le mie parole avranno la cadenza dolceamara di zucchero e amor lontano.



giovedì 2 aprile 2009

Senza titolo 329




{tichiamoamoreperchétiamodiunamoretalechedefinirloamoresarebbeamorale}




fermarmi anche solo un attimo ora mi costa fatica
ché so cosa sarà dopo: non appena avrò il silenzio dentro un urlo straccerà l'instabile bilanciamento  che mi è rimasto
e vacillerò
forse fino a cadere
forse a cadere e a rialzarmi, forse a cadere e a rimanere un po' a terra, dove potrò riposarmi
dimenticarmi
o no
oh no
non sono fatta per dimenticare

ho giorni colorati negli occhi
sbavature di rimmel appena corrette da un sorriso limpido
lampi di gioia improvvisa e voci piccole come un cartone animato hanno riempito gli spazi vuoti
di nuovo vuoti un attimo dopo e poi ancora pieni di dolcetti e piccole amarezze e mancanza
profonda mancanza che assomiglia sempre più all'assenza

e tenere tutto conservato in un sottovuoto naturale
mentre folle di parole e di persone assaltano il mio senso di equilibrio
e arrancano tentando di sfinire la mia pazienza
e io che pragmatica guardo loro così distanti da me
così fuori dal mio mondo dentro
così pronta ad aggredire verbalmente tirando fuori dalla sportina i miei no più secchi e decisi
e raccogliere consensi, complimenti, sorrisi e apprezzamenti


così digiuna di te da non sentire più fame d'altro