lunedì 31 dicembre 2007

Senza titolo 150





Sogni di fine d'anno•


A casa sua con lui, lui quello che canta.

Tranquilli, lui un po' stanco dopo un concerto e io al solito emozionata - che anche alla millesima volta che l'incontro ho sempre il cuore in gola - fumavo una sigaretta e mi guardava con un sorriso sconsolato, scuotendo appena la testa.

Ma sorrideva.

- Voglio farti conoscere una persona, voglio farti conoscere lui.
- Eh ma quando arriva? Che anche io sto aspettando una persona, facciamo uno scambio di casa: viene qui a casa mia e io vado a casa sua per un po'.
- Oh, bello! Allora speriamo arrivino in fretta così prepariamo un caffe e poi si va.

E lui arriva. E mentre arriva il mio ospite dice *sta arrivando quello a cui devo dare la mia casa*.

Era la stessa persona. Era lui.

Ci guardiamo e scoppiamo a ridere. Ma di quelle risate cristalline, vive, che vengono dalla pancia e esplodono in bocca, con gli occhi che ridono e seguono i gesti, hai presente?

E eravamo in tre. Io e i due uomini più belli del mondo.

E maree di parole e sorrisi e tutto. Tutto Pieno.

Io e loro.



Io e te, e lui.





sabato 29 dicembre 2007

Senza titolo 149




♦Piccole cose dimenticate♦


Rileggo quello che ho scritto negli ultimi mesi di quest'anno. Non proprio ultimi...da agosto ad oggi.

Butto molto, tengo qualcosa. Un po' come buttare i piatti dalla finestra all'ultimo dell'anno, e buttare parole pesa di più ma fa spazio. Anche se, come dice il Numero Due [e tu lo sai] *mi sto facendo un po' di posto e che mi aspetto chi lo sa, che posto vuoto ce n'è stato, ce n'è ce ne sarà*.

Un giorno mi hai chiesto *come stai oggi*.

Oggi. Non generico, no. Come stai oggi. Perché hai capito che l'umore varia, altalenante, e con lui i miei pensieri e il mio stato d'animo.

Ti ho risposto così:



Io sono un'onda: a volte mi sento come la spuma bianca, pronta anche a sbattermi contro una roccia.
Altre volte sono la massa d'acqua che sta sotto, che freme per tirarsi su.

Sto così: piena di impeto e di voglia di fare qualunque cosa se credo sia quella di cui ho bisogno, che desidero, che mi faccia andare anche a schiantarmi  contro le rocce e quando sbatto ritorno giù e poi mi ritiro e poi risalgo...sono difficile da gestire anche per me, complicata.

Però come al solito ce la faccio [da sola...], anche se qualche volta mi piacerebbe sentirmi presa per mano; stanotte per esempio non ho dormito NIENTE. Ma sai niente niente? Avevo bisogno di tutto e mi sentivo sconvolta ma mi veniva da ridere a vedermi così agitata. Ho scritto, molto.


E non so perché ma rileggere la tua domanda e la mia risposta mi ha fatto tenerezza. Una sensazione malinconica, lieve, un sorriso appena accennato. Una lucina fragile e tenace.

Mi ero dimenticata di averti detto questo. Ma in fondo ti ho detto tante cose, infinite.
Sei fra le persone che più sanno di me.
Cose rare, difficili, private. Sensibili.


Lucida. Un'onda irruenta a volte. Ma limpida e lucida. E stupita, meravigliata. Sempre.

Che scivola fra le dita, scorre sulla pelle trascinando mille piccole gocce in rivoli fino a quel mare che ho dentro.



venerdì 28 dicembre 2007

Senza titolo 148





No, non è un resoconto di fine d'anno.

Non tiro somme e non trancio giudizi. Che poi mi fotte, quest'anno, che ha ancora quei cinque giorni in cui mi può fare di tutto. No.

Ma.

Ma quante cose sono cambiate. Una vita, è cambiata una vita. Anche di più.

Ho fatto una marea di scelte, di cui sono soddisfatta. Scelte faticose e a volte anche sofferte ma le ho fatte e ne sono orgogliosa.
Ho scelto di stare da sola. Di non avere un uomo in casa al quale chiedere come stai, di chiudere la porta a chiave prima di andare a letto. Ho scelto di aver paura del buio e anche di vivere nel timore dei ladri in casa.

Ho scelto di avere tutto mio. Mio. Tutto mio.

Miei i contratti di casa. Mie le spese. Mie le soddisfazioni. Mia la fatica di ogni giorno e anche il sorriso nel tornare e sentire solo il mio profumo e vedere solo le mie cose.

In questo anno c'è stato un mese che ha raccolto tutto: Agosto. Amo questo mese. Marchiato a fuoco.

Il culmine della fine, il languore dell'amore, l'emozione dei sensi, l'anima assetata, l'alterazione percettiva, la fame di te.

Fragile come cocci di cristallo che si conficcano nelle piante dei piedi ad ogni passo, decisa ad andare avanti fra sangue e frustrazione ma avanti. Perché a me niente viene facile, niente regali né saldi di fine d'anno. Che non voglio niente di scontato, voglio sudare e avere quello che riesco a prendere.





Tu. Tu lo sai che quello che ho avuto non te lo renderò mai. Che hai un posto speciale. Che per me sei l'essenza di tutto quello che vorrei. Che amo la tua vanità e la tua superbia, le tue capacità e il tuo modo di essere. Mi tengo tutto. Senza dire grazie. Solo che alla prossima vita ti aspetto al varco. Con un sorriso. Che sei bello, anche di più. E mi fai ridere.






Ecco.
Questo è stato il mio anno appena trascorso.
Lo chiudo con l'ultima foto nel bagno dell'ufficio, in virtù del fatto che l'anno lavorativo l'ho terminato quattro ore fa. In omaggio al mio lavoro, al suo bagno e anche allo scovolino in basso a destra.



Tutto il resto, proprio tutto, sono io. In braghette, ma io.






mercoledì 26 dicembre 2007

Senza titolo 147





≈ tornare a casa



Che sono stati giorni pieni di persone sorridenti, ma davvero.

Persone che si alzavano al mattino e venivano verso me - sveglia come al solito, ma insolitamente giocavo con due cani anziché con due gatti - e mi baciavano. Il bacio del risveglio. Strano.

Persone che non vedevano l'ora di conoscermi, dopo aver sentito parlare di me.

Che appena mi hanno vista non sapevano cosa darmi, cosa fare per me, e ho parlato per sei ore perché avevano domande e mi riempivano il piatto e il bicchiere. E Negroamaro e Nero d'Avola (ah, pensavo bevessi roba da signorine! e invece vuoi vino!) e cose buone e tante.

E pacchetti, tanti. Cose che non mi aspettavo anche da persone che non conoscevo.

E affetto.

Quello della piccola di casa era scontato, ma sempre bello. Quello delle *bambine* che mi saltavano nel letto e dormivano appiccicate a me, e dormire con due chihuahua che insieme facevano tre chili da sempre un po' d'ansia. Quello di tutti.

E passi per le vie di Roma. E ritrovare luoghi e percorsi conosciuti. Traffico e gente.



E pensieri in vacanza.



sabato 22 dicembre 2007

Senza titolo 146





Non è domenica pomeriggio ma anticipo la doccia più lunga della settimana, quella che dura almeno un'ora.

Acqua che scorre mentre l'aria calda riempie il bagno, entro dentro e mi pare d'essere ai tropici. E cambia la giornata. Che l'acqua porta via tutto lasciandomi addosso solo la fragranza di cocco e la morbidezza di una pelle pulita, idratata. La mia.

Ho sistemato casa, ho preparato la valigia. Ho lottato contro due felini biondi arrabbiati come bisce - che a vedere la mia valigia verde smeraldo capiscono subito che rimarranno senza me per qualche giorno - e mi sono ricordata di mettere dentro tutto. Forse.

Adesso devo solo sistemare l'umore. Mio e dei gatti, ovviamente.

E' che prima di ogni partenza mi passa la voglia di andare via.

Mi manca la mia casa, le mie cose, la mia città con il suo cielo grigio e pieno. Poi certo, una volta che sono in aereo e in quota son già contenta. Ma c'è il momento triste, quello della strada verso l'aeroporto, quello che mi dice *ritorna a casa*.

E lo so che poi sto bene, fuori. Che certo mi rimane la voglia di acchiappare i miei gatti e stringerli forte forte però sarò con persone per le quali ho un affetto speciale.

Mi manca sempre qualcosa. Perché io sento la tua mancanza. Ma va bene così, 'chè io cresco.



E vado avanti e oltre.




[poi prometto di afferrare un sorriso e stringerlo fra le labbra per riempirmene la bocca]


giovedì 20 dicembre 2007

Senza titolo 145






Quand'ero piccola...

...ero una bambina bellissima. Un caschetto di capelli biondi che d'estate diventavano color del grano, lisci e sottili. Un musetto bellissimo, con la bocca a bocciolo e il nasino delicato, gli occhioni verdi.

Era difficile credere che dietro questo viso d'angioletto si celasse una peste. Non mangiavo e soprattutto non dormivo, con disappunto di mia mamma ho iniziato a camminare a nove mesi, ho imparato a leggere e scrivere prima d'andare a scuola. Conoscevo tutte le fiabe di Andersen e dei Fratelli Grimm e quando mi mandavano a nanna me le raccontavo.

Al mattino mi svegliavo che era ancora buio e per passare il tempo andavo in terrazzo, mi sedevo per terra e dondolavo le gambe raccontandomi storie, canticchiando e accarezzando il cane (vagabondo, si chiamava) che veniva a farmi compagnia. Ero un tesoro fino a che non si svegliava mia mamma. Poi iniziavo a far capricci, a chiedere di uscire. Volevo indossare le scarpine bianche e i calzettoni traforati, volevo passeggiare e vedere il mondo piccolo, quello che si guarda con gli occhi dei bambini.
Mi sentivo una donnina, avevo il dolceforno e un servizietto da tea in limoges, regalo della nonna.

Ogni tanto mi ammalavo come tutti i bimbi: la tonsillite mi faceva felice perché mangiavo tanti gelati. La febbre era una festa, 'ché mamma mi preparava le patate fritte e comprava le zigulì.
Ho avuto anche il morbillo. Eh sì. Mi ricordo che zompettavo sul letto per guardarmi allo specchio con la faccia tutta puntinata di rosso, sembravo un ranocchio.

E, a parte la vanità bambina e femmina di cui ho scritto finora, questo è il punto: ho avuto le malattie che tutti i bambini hanno avuto. E il morbillo era una malattia esantematica comune, anzi la *filosofia del contagio* pervadeva lo spirito materno al punto che se si veniva a sapere che qualche bimbo era infetto di qualcuna di queste malattie si chiedeva di passare un pomeriggio insieme, 'sì da contagiarsi e prenderle una buona volta.

Ora, io ho fatto solo il morbillo. Che mia mamma era saggia e non si divertiva a vedermi ammalata - soprattutto perché già ero tremenda da sana, figurarsi ammalata! - Ma mai nessuno parlava di epidemia.

Epidemia, capisci? C'è il morbillo? Fila per il vaccino!

Sono eticamente contraria a qualsiasi vaccinazione, soprattutto dal momento in cui mi sono resa conto che altro non è che una volgare messinscena organizzata da chi evidentemente mal cela l'interesse economico con l'amore per la comunità.

Guarda qui, poi dimmi. www.disinformazione.it/paginavaccinazioni.htm

Io comunque rimango l'evoluzione di una bellissima bimba bionda e con gli occhi verdi.
Nonostante il morbillo.


Bah.


mercoledì 19 dicembre 2007

Senza titolo 144





Oggi non ho smesso un attimo d'avere qualcosa in bocca.

E qui blocco subito i simpatici che intendano usare doppi sensi scontati  e triti, dal momento che non mi piacciono.

Per tutto il giorno ho mangiato e fumato. La cosa potrebbe essere normale per la sigaretta, che piacevolmente mi accompagna. Molto meno per il cibo, visto che lo assumo per motivi [a me] ovvi in modiche quantità.

Ma insomma: dopo i miei due caffe del risveglio - tardi neh, sono arrivata in ufficio con assoluto comodo, verso le undici - ho trovato un bel pacchetto sulla scrivania con la torta sbrisolona. Una cosa fottutamente buona, ecco cos'è: burro e burro e burro e mandorle e forse anche qualche altra cosa, ma soprattutto burro e mandorle. Poi pandoro. E cioccolatini. E per pranzo sono andata a prendere una piadina con stracchino e prosciutto crudo e poi ancora caffe e sbrisolona.

Il pancreas sta gridando aiuto.
Se mi fanno le analisi del sangue adesso mi arrestano.
E va be'.

Ovviamente sono tornata a casa e mi sono pesata...peso uguale a ieri, quindi posso mangiare anche a cena. Ecco.

Sono giorni di cose belle. Persone che mi piacciono, incontri piacevoli, telefonate che sono una ventata d'aria fresca, in ufficio il delirio ma tanto mi scappa da ridere quindi passa in fretta.

RadioServa si è allertata, vedendomi così. E cosa è successo, eh? Che c'hai? Niente, normale, no?

Ora, fermo restando il fatto che sento ogni parte del corpo come a se stante - proprio tutti i pezzettini per conto loro e ciascuno con il proprio scricchiolio, sarà che non ho il fisico - sto bene.

E quindi mangio, bevo, fumo, esco, rido, sorrido. E domenica parto.

E oggi gira così, e lascio girare.

domenica 16 dicembre 2007

Senza titolo 143






Luci accese in perenne contrasto con questo buio di cui amo circondarmi.

Luci flebili quelle che mi accompagnano  fino al risveglio. Il letto freddo scaldato da una marea di pensieri e carezze lente ad accendere flash.

E sensazioni e impressioni e pensieri agitati e teneri. Confusione di sensazioni estremamente delicate, fragili e intense. Libere sotto una coltre di piume. Leggera.

Sospiri e respiro univoco, inequivocabile, netto. Amplificato da un lenzuolo rosso risonante, eco piena.

Mai sola se con me stessa.



Nella mia stanza - per altre vie da te ritornerei
Nella mia stanza - da parte a parte il cielo legherei alle mie dita - e crolli il mondo su di me
Nella mia stanza - altro che mie le ore in cui non sei
Nella mia stanza - di carta e inchiostro il tempo vestirei con le mie dita - e crolli il mondo su di me
Se stringi tra le mani la mia voce ti accorgi che tu non sentirai distanza
E' tanto...troppo tempo che vorrei poterti dire che io non sento la distanza
Io non sento la distanza - Nella mia stanza - Io non sento la distanza - Nella mia stanza
Se stringi tra le mani la mia voce ti accorgi che tu non sentirai distanza
E' tanto...troppo tempo che vorrei poterti dire che io...io non sento la distanza
Nella mia stanza

Negramaro - Nella mia stanza








sabato 15 dicembre 2007

Senza titolo 142





Ci sono notti un po' diverse dal solito.

Quelle in cui non succede niente di nuovo  ma semplicemente i miei sensi sono allertati e sento tutto e ripenso a qualsiasi cosa. Il sonno mi porta fino alla sua prima fase, quella in cui i pensieri iniziano a confondersi e a farsi lievi, in cui si mischiano con la fantasia e tutto sembra possibile.
E poi all'improvviso mi sveglio.
Riprendo il filo e inizio l'analisi.
E il sonno va a farsi fottere.

Eppure ci tento. Stesa a pancia in giù spargo me stessa in trasversale, occupando tutto il letto.Le braccia sui cuscini, il piumone che mi sfiora il viso, una gamba piegata; e poi mi rigiro, testa sotto il cuscino, gambe congiunte braccia parallele al corpo e ancora cambio posizione dando il tormento a quei due gattini che provano a sistemarsi fra le mie gambe.

E mi giro e mi rivolto e annodo lenzuola e maglie intorno al corpo fino a sentirmi costretta. E capisco che è l'ora di alzarmi, fare due passi fino al soggiorno, magari fare pipì e riprendo in mano i pensieri e non capisco quale fosse l'ultimo e perché. Perché non dormo.

Eppure mi piace. Questa sorta di tormento a cui mi offro volontaria è una mia caratteristica. Dormire è rubare tempo ai pensieri. Ritorno qui, prendo il libro - che detesto leggere a letto - e ne scorro le pagine con attenzione tentando di stancarmi gli occhi. A volte riesce, altre invece ancora mi distraggo e poso il libro sulla pancia lasciando che i pensieri vaghino e gli occhi vedano oltre.

Che la notte cambia la percezione spazio-temporale, amplifica gli attimi e i rumori. Vado alla finestra e m'accorgo che piove, mentre un sorriso mi si affaccia sulle labbra. Il respiro ad un millimetro dal vetro disegna cerchi di vapore su cui, come una bambina, scrivo il mio nome. Il vento straccia la colonna di vapore acqueo che esce dalla antica ciminiera e dal comignolo del panificio.  Mi incanto a guardar fuori. Sorrido.

Mi accorgo, *sento* che non mi fai più male. Lo sento dal tono dei miei pensieri per te, in cui la malinconia è un sottofondo tenero e non più una lama che incide. Poco per volta non riuscirò più ad analizzare istante dopo istante tutto ciò che è stato e soprattutto quel che avrei voluto fosse. E' una sensazione dolce, è il sapore della camomilla con il miele che calda mi scorre dentro. E' il profumo di vaniglia che si spande per casa. E' l'odore di me che prevale, ancora.

E con un sorriso appena accennato e il calore nello stomaco torno a letto.

E mi addormento.

venerdì 14 dicembre 2007

Senza titolo 141




Prova a vedere la realtà da un altro punto di osservazione.
    Cambia la linea prospettica.
             Modifica quello che vuoi, tira i fili di ciò che ti circonda.

SCEGLI

Per un immenso attimo, dilatato.
    Ascolta. Senti. Avverti.
            Adesso. Volta su te stessa senza gravità e ritrova un centro.

LUCIDA

  Segui le curve di un mondo fatto in tutto tondo.
       Vuoi la neve? Straccia una nuvola in mille coriandoli.
             Vuoi la nebbia? Un soffio gelido sulla terra tiepida.

VUOI? PRENDI

Incurante egoista egocentrica insensibile.
    Interessante disinteressata lievemente inibita.
          Luce dei tuoi occhi e anche dei suoi, e dei suoi e dei suoi.

STANCATI

Vendi orgoglio e rispetto.
    Sputa parole contro chi parla senza ascoltare.
          Non conservare più niente che niente serve a lungo.

TUTTO PASSA

Chiudi il cerchio.
    Riassumi tutte le curve e stringile in mano.
          Modellale a tuo piacimento e assaporale.

ADESSO

Osservazione . Silenzio . Sguardo . Studio .
    Aspirazione scoppio scarico. Motore a non so quanti tempi.   
        Guardare  dietro e affianco e soprattutto davanti.

IN FONDO E OLTRE



         

mercoledì 12 dicembre 2007

Senza titolo 140




Featuring Robert Mapplethorpe



E sì, oggi è stata una giornata strana. Ho detto trentatre  per dieci volte. Ho una katana che mi entra dalla scapola sinistra ed esce proprio qui, qui vedi?

Quindi a casa di corsa, ma prima tappa in farmacia a comprare gli antibiotici e altre cose cattive. Per inciso vorrei sapere perché gli antibiotici devono avere una forma a siluro di almeno due centimetri. E sopra c'è scritto A. A? A che? A chi? A me.

Insomma questa lama entra dentro e fa male. Respiro - ancora lo faccio, sì - e si infila nel mio costato, si muove e si sfila e continua. A parte A ho messo addosso il pigiamino nero e viola. Come dicevo ad un nuovo amichetto *sono molto fashion con il mio pigiamino nero e viola in micropile, e metterò su la mia giacchina da camera coordinata. Una figata antistupro, però tutto bellino*.

E ho mangiato le stelline in brodo con il formaggino.

Fin qui quello che ho avuto - e ho avuto perché ho voluto e potuto -
Ora quello che vorrei.

Parlando al telefono con lei, per farle dimenticare i suoi mali le ho parlato dei miei. Mamma sai, ho la febbriciattola e la bronchite acuta. Mamma vieni a farmi le patatine fritte. Mamma ho una tosse che non resisto. Mamma ho una katana che mi entra dalla scapola fino a qui. E mamma dice "ciccina, piccola...".
Piccola, a me. Piccola, dice lei.

Perché sì, mi rendo conto che ci sono cose che continuo a cercare in sordina, senza azioni eclatanti, negando in continua antitesi con quel che voglio. Mi assecondo e mi contraddico un attimo dopo.
Ma sì, rimane il fatto che ci siano cose che cerco, e che non trovo.

E cerco qualcuno che mi dica cosa cerco esattamente. Qualcuno che non sia io.

Potrei vaneggiare, la febbre me lo consentirebbe. Sarei giustificata ai miei occhi.
Ma domani potrei anche cancellare i miei vaneggiamenti e ritornare ad essere presente a me stessa. Per quanto possa, ovviamente. Quindi molto presente a me stessa. Quindi non comprensiva. Non indulgente.

Ma.

Oggi non è così.
Oggi chiedo. Domando. Rispondimi.
Dai...


martedì 11 dicembre 2007

Senza titolo 139




Vieni qui, accanto a me.

Ti faccio posto in questo silenzio urlato se mi prometti di essere quello che so.
Perché - che ti piaccia o meno - io so chi sei.
Perché sono intuitiva, e questo lo hai capito subito.
Perché ho i sensi in overclock e tu lo sai.
Non fare finta di non capire. Non pensare di fraintendere.

Vieni qui, accanto a me.

Ti offro una passeggiata sul baratro.
Su questo limite invisibile sul quale regolarmente passeggio in equilibrio precario.
Ti disegno nell'aria e ti soffio addosso fino a confondere le tue fattezze.
Ti lascio riconoscere. Così, sfatto. Scompigliato.
Attonito.

Vieni qui, accanto a me.

Che ho da darti parole pleonastiche e mai vuote.
Reiterate in concetti mai triti.
Ti permetto di ascoltarle ancora e ancora fino a gonfiare il tuo ego.
Perché so che quel che vuoi io non ce l'ho. O forse ne ho troppo.
E so che tu non avrai mai quel che voglio io. O forse lo hai altrove.

Ma non dimenticare mai. Qui, fuori di qui, in sintesi e in analisi.
Non dimenticare mai che io so chi sei, e tu lo sai.
E mi piaci per quel che sei e non per quello che mi dai.

E ora confondimi.

domenica 9 dicembre 2007

Senza titolo 138





Giorni teneri, di un tepore soffice che sfibra il freddo sciogliendolo come un gelato che cola sulle mani e gocciola addosso.

Come mi ero ripromessa - come avevo sperato per me stessa - ho lasciato che tutto scorresse senza che distacco o freddezza prevalessero. E non avrebbe avuto senso: ero sicuramente circondata da *amici*.
Baci e anche abbracci.

E  Giorgio che mi ha abbracciata stretta stretta prendendomi alla sprovvista, e le sigarette fumate in terrazza al freddo, insieme.

E Enza con il senso dell'orientamento ridotto al lumicino.
Ma quanti passi incrociati per le strade di Milano, quante parole infilate come perle in un filo logico solo nostro - quello delle stronzette prime della classe, luogo comune neanche troppo sbagliato - racconti di passato in corso Como, mojito e mandorle salate, messaggi e foto.

E gente e frittelle e zucchero filato. E chiacchiere e risate, e quanto abbiamo mangiato. Quanto. Tanto.

E poi.



David LaChapelle.

Uno dei miei pensieri fissi degli ultimi mesi. La mostra delle sue Opere e il rimando qui dentro - neanche troppo velato - ad altri Artisti che mi si sono fermati nel cuore.

*ma parlare al plurale è tentare di sviare me stessa dalla logica affettiva*

Colori addosso. Entro e mi circonda il rosso, mi entra dentro e mi affoga. Mi lascia senza respiro. E d'un tratto Jeff Buckley in sottofondo.

Inizia la Magia.

Heaven to Hell. Il libro che ho regalato, un soffio  al cuore. Una parete piena di fuoco. Esplosiva di senso.

E pietà, ultima cena, diluvio universale. Richiami blasfemi ad una religiosità pregnante.

E corpi immersi in liquido amniotico, e uomini e donne e violenza visiva e visuale.

Pulsioni, pulsazioni accelerate.

Sangue. Sesso. Arte.

Questo . è . Amore.




 

giovedì 6 dicembre 2007

Senza titolo 137




Ho voglia di cose dolci.

C'è chi le chiama coccole, e io faccio difficoltà ad usare il termine.
Che mi pare di ledere me stessa, di cedere ad una debolezza che non mi riconosco e che magari - ma anche no - fa parte di me.
Tenera e malleabile, burro conservato fuori dal frigo, zucchero filato che messo in bocca si scioglie.

Voglio pensare che è quasi natale come se fosse una cosa normale.
Per una volta senza riandare con il pensiero a quella vigilia di tanti anni fa in cui le feste, tutte le feste, si conclusero con una tavola imbandita sulla quale lui riversava il capo, improvvisamente, portandosi per terra tovaglia e stoviglie.
Tutto è finito lì.

L'ansia buona, il timore di non aver tempo, il bagno di folla per acquistare i regali; le file nei negozi, le idee che non mancavano mai, andare di corsa, libri e libri insieme a cose inutili ma belle per gli occhi. L'albero di natale, che mia mamma faceva ogni anno diverso e passate le feste si andava a piantarlo da qualche parte. E poi aspettare come bambini la mezzanotte, e le ore che si dilatavano fra una portata e l'altra e niente, non passavano. E i baci, e gli auguri. E l'unico momento in cui rivedevo qualche cugino.
Tutto è finito lì.

Voglio pensare che questo sarà un natale diverso. Uno in cui ritroverò almeno un poco di volontà d'accettare quel che ai miei occhi è troppo spesso ipocrisia. Accettare gli auguri dando a questi  un valore positivo. Farmi baciare da chi lo vuole fare senza porgere la mano per mantenere la distanza.
Lasciarmi un po' andare, e non pensare  che tutto sia finito lì.

Voglio che la sensazione d'essere fuori luogo e inopportuna mentre tutti sorridono mi abbandoni e per una volta lasciarmi andare a quella sensazione di lieve allegria che in fondo desidero.
Evitando l'ostentazione della felicità - apparente, troppo spesso - ma accettando e ricambiando il sorriso e le parole degli altri.

Che so di non essere sola, io lo so. Ma mi sento sola troppo spesso.
E allora voglio tentare di aprire cassetti e scrigni, casseforti e diari segreti, cose che ho nascosto da qualche parte dentro di me e tirare fuori lucine colorate, stelle filanti, fiocchi d'argento.
Voglio stendere la glassa di zucchero sopra le piccole tristezze, rivestire di cioccolato fuso la malinconia, caramellare quelle due lacrime che ogni tanto accompagnano le ore in cui dormo, e mi risveglio con il viso sul cuscino bagnato.

La promessa a me stessa è che da domani non mi irrigidirò  in un abbraccio, non mi tirerò indietro ad una carezza. Lascerò fare.

Non so per quanto.

E mi prometto anche che dirò almeno una cosa di quelle che mi si rivoltano addosso troppo spesso. Con un sorriso. Una carezza.


martedì 4 dicembre 2007

Senza titolo 136




Piccoli progetti, piccoli cambiamenti.


Ma proprio piccoli piccoli.

Faccio così: dopo due mesi di chiusura decido di darmi respiro. Vado. Vado a Milano.

Che vuol dire un sacco di cose.

Preparo il mio bagaglio, che dovrebbe contenere due cambi e un pigiamino ma non sono così sicura che riuscirò a contenere il peso dello zaino - e Enza sicuramente non me lo strapperà dalle mani -

Arrivo in stazione centrale, e Enza forse sarà al binario tredici e io al quattro, e magari ci incontreremo al sette.

Non fumo al binario intanto perché non si può più, e poi lei non fuma quindi difficilmente mi direbbe *dai fumiamoci con calma una sigaretta poi andiamo*.

Non vado in albergo. Non ci saranno girasoli né camera 309 - terzo piano - ascensore dietro la colonna -
Vado in giro con la mia amica, non ci perdiamo in viale zara, non mi attacco al telefono per chiamare un taxi, non siamo in settimana della moda.

David Lachapelle. Che brucio da settimane all'idea di immergermi in quell'uomo, di farmi soffocare dai suoi colori e dall'attimo di mancanza di respiro ad ogni scatto.

L'Ultima Cena. Che non so quale mi sembrerà più vera.

La madunina, a piedi, da turista.

Sant'Ambrogio, e ci mancherebbe! Che sopirò la mia anima blasfema perché se si tratta di arte posso entrare anche in chiesa.



E poi non so. Ma sicuramente sorrisi e chiacchiere, cose che fan bene. A me, e non solo.
Cercando di non girare intorno ad un malessere che non so neanche quanto sia concreto.


Perché è vero che l'amarezza da il gusto alla vita, che piaccia o non piaccia. E a volte non mi piace. Altre volte ci nuoto.
E altre ancora non so che fare, e allora mi fermo e galleggio.


lunedì 3 dicembre 2007

Senza titolo 135





Parlare di Libri come parlare di Sensi.

Di Anima e Stati d'animo.





Il silenzio che senti intorno, adesso, è solo invidia. E stupidità.

Hai fatto una cosa grande.

Il recinto di porci tu lo vedi da fuori e ogni tanto cerchi di evitare ad un maiale di essere scannato.




In questi tempi sto facendo letture che mi riempiono. Avevo Carver fra le mani ma fremevo nell'attesa di un libro che aspettavo da tempo [annunciato, previsto, rimandato, sperato, avuto].

Venerdì passeggiavo nel pomeriggio in centro, in una Torino fredda e luminosa, facendo passi sicuri seppur non guidati dallo sguardo. Che gli occhi, e tutto il resto, erano dedicati a sfogliare con golosità centosettantadue pagine di parole che avevano una voce, una tonalità, un calore non comune.
Una cadenza, un accento.

E rubavo frammenti di pagine come una bimba che infila le dita nella nutella e le porta in bocca. Come quando, friggendo le patatine, a tavola ne arrivano sempre meno della metà perché le altre si mangiano con le mani, appena salate. Calde, croccanti, buone per la pancia.

E poi a casa. Oh, a casa!

Che dovevo costringermi a mettere un segnalibro fra le pagine per interrompere la lettura - che il weekend prevede anche l'avvento di cenerentola - per poi ritornarci con la necessità di proseguire.
Di andare avanti.
E riprendere le pagine già lette per ripassare le parole, e risentirle con *quella voce*.


Ricette 'o pappice vicino 'a noce: e mo?  [glossario a pag. 173]

domenica 2 dicembre 2007

Senza titolo 134




Ricomponendomi. Lentamente.



Come una polaroid che scatta improvvisa fermando un attimo che si ricompone sulla pellicola. Gradualmente. 

E il bianco della carta prende colore e forma, assume fattezze e racchiude sensazioni e calore.

Poco per volta.
Senza fretta.

Stando attenta a non farci posare la polvere, tenendola con la punta delle dita per non lasciare impronte, aspettando che si asciughi per poi mostrarla.


Nitida. Pulita.