lunedì 11 aprile 2011

Senza titolo 426



e poi basta



 



domani si cambia.

non so  se effettivamente sia stanchezza o disgusto, forse semplice insofferenza alla gente  insulsa e fastidiosa.

quindi vi tolgo di mezzo, anzi mi sposto io.

e sto già meglio nel sentirvi ancora più lontani.

 

mercoledì 6 aprile 2011

Senza titolo 425




blood

 





è un passaggio profondo, che mi ha segnato molto. ne avevo parlato nel 2008 su un blog molto bello, l'unico blog non [solo] mio a cui io abbia partecipato.
mi piace, è mio, è qui.
ecco.


 










Apro un varco nello stomaco stando attento a non stracciare la pelle.



 



Incido una Y risalendo verso le cavità glenoidee, a destra e a sinistra.



 



Scosto i lembi e vedo dentro un Universo immobile e attendo il Caos.



 



Non lo aspetto a lungo: mi salta in mano il fegato accompagnato da un reflusso di bile come spinto con forza da mille omini piccoli e ignobili.



 



Si solleva lo sterno e mi scopre i polmoni, contratti e espansi sotto la cassa toracica.



 



                    Oh, il cuore.



 



Tutti corrono intorno al cuore: globuli rossi a iosa, i bianchi che montano di guardia armati di fionde cariche di piastrine, si allungano anche i villi verso il moribondo, l'esofago si stringe e neanche la saliva riesce a passare oltre.



 



Mi guardo le mani. Opera mia, questa vita. Plasmata con queste mani, afferrata e raggrumata fra le dita che si spostano gravi e incidenti sopra ogni cosa.



 



                    Che io segno. Io. Sempre. Segno.



 



Guardo le mani e sono mie. E le guardo mentre si avvicinano a questo enorme buco dal quale inizia a defluire sangue e qualcosa.



 



Si infilano dentro e scavano, scuotono, muovono e scompongono.



 



                    Mischiano dentro.



 



                    E si avvicinano al moribondo. Lo stringono.



 



Apri. Chiudi.



 



Apri. Chiudi.



 



                    Tum. Tum. Tum. Tum. Tum.



 



 



Ora sono pronto.




 



 



<<Sacrosantamente vero>> borbottò Fratellino. <<Nessuno vale i tuoi stivali. Neppure il maresciallo maggiore Edel. Sei il più bel soldato dell'esercito>>




 


.



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di che cazzo stai parlando?: avermi dentro

domenica 27 marzo 2011

Senza titolo 424




il male dentro
 





sono donne e uomini che non hanno niente se non ciò che hanno addosso

guardo le immagini che scorrono sullo schermo e vedo visi con la medesima espressione di dolore profondo misto a stanchezza e speranza

piccoli bambini avvolti nelle coperte che hanno patito -pur senza avere parole- la stessa sofferenza di un viaggio che non riesco neanche ad immaginare, nel freddo di quelle notti passate in acqua con il solo sollievo di una carezza umida

guardale quelle persone

le vedrai uguali a qualunque altra che ti passa accanto ogni giorno, forse con la pelle un po' più chiara, sì, ma con la stessa angoscia di vita

guardale e pensa che se hanno deciso di affrontare un viaggio tragico per giungere chissà dove è perché la scelta era morire affamati, sparati, straziati e stuprati o morire affogati

e allora hanno scelto la probabilità di sopravvivere lontano da tutto, dalle loro famiglie e dalla loro cultura, di fare il sacrificio di elemosinare qualcosa piuttosto che non avere niente

stanno arrivando qui carichi di speranza rischiando di essere fottuti dalla stessa

clandestini, rifugiati, migranti, pezzenti, delinquenti, negher, chiamali come cazzo vuoi

ma non dimenticare che sono persone

con gli stessi tuoi diritti e con i tuoi sogni

uguali identici

e pensare di risarcire i sogni e i diritti con due soldi

pensare di incartare tutte le speranze in una manciata di euro

chiudere gli occhi davanti a quegli occhi

fa di te un assassino

giovedì 24 marzo 2011

Senza titolo 423









ça vas sans dire


 


e sì, ci sono delle cose che mi danno noia.

sono intollerante.

cose minime che si sommano le une alle altre senza riuscire a diventare una cosa grande né importante, no. ma che, nel loro piccolo, sono fastidiose come unghie graffiate al muro. robe che, se mi dovesse girare male, meriterebbero due ceffoni ben dati. così, per fare.

per esempio mi infastidisce molto collegare Antony Hegarty a quel povero, meschino e lurido topo -niente a che vedere con i topi dell'amico del vostro presidente del consiglio, sia chiaro-
la voce chiama immagini.
fotografie, suoni, parole, case disordinate, vento, mani nell'acqua e capelli bagnati -a proposito: hai fatto sparire feminae dalla rete. hai fatto bene-

vorrei che sentire Antony mi riportasse al concerto in una notte d'agosto alla Reggia della Venaria Reale
agli scritti di un ragazzo che conosco poco ma quel poco che ho visto mi è piaciuto
al silenzio di ore andate bene

e invece no.

ci sono i maneggi sottobanco, che in fondo sono così ingenuamente cretini da farmi ridere.

c'è questa stanchezza che mi porto dietro, ogni giorno di più; stanchezza che sa di stress, che riesco a dimenticare solo caricandola di altre cose da fare, altri impegni, altri pensieri per non pensarci.

e c'è anche una sottile linea di insoddisfazione -ma va'!- che dovrei iniziare ad edulcorare dandomi magari un po' di pace, lasciandomi un po' perdere.

e poi c'è dell'altro, che mi tengo stretto stretto.

lunedì 7 marzo 2011

Senza titolo 422





rewind


 



non c'ero, ero fuori, ero via.

passi che calcavano altri passi e pensavo a niente di divertente, e invece.

lui: signorina (!) vuole polpi vivi?

signorina: no grazie (espressione di terrore mista a pena per l'animale)

lui: e va bene, se vuole glieli uccido!

signorina: disgraziato (e ride)






ché poi davvero allontanarmi da casa per me è sempre un sacrificio, mi sento strappata e.

ma basta partire che le cose cambiano, o forse semplicemente mi rassereno pensando che tutto ciò che lascio temporaneamente rimane lì, immutato, così come l'ho lasciato.

rimane in attesa di me.

mi aspetta.

e quindi rido e giro e parlo e mi scappa anche la voglia di fare foto. a me. di me.



 



per sempre non esiste
esiste sempre
esiste soprattutto mai


-breve dialogo fra un uomo e una donna in una notte di mezza estate-





 

domenica 27 febbraio 2011

Senza titolo 421



pollution level


 



e poi penso che sì, c'è un girotondo di gentaglia che mi si avvicina con un sorriso, con espressioni sibilline, con tono cortese e domande retoriche

e la guardo con compassione, questa povera gente che il senso del pudore e del rispetto l'ha perduto nel cesso, sempre che lo abbia mai avuto

e il fastidio che a volte prevale in me è sostanzialmente quota parte del disprezzo che circonda loro, così convinti di avere la verità in tasca e così pronti a fottere il prossimo appena si volta

così compresi nel ruolo, così tanto nella norma, così mediocri da suscitare cordoglio


be', io non sono parte di voi
non sono adeguata alla vostra pochezza
no, non sono neanche modesta
mai stata
 






 



.
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.
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un giorno, che sia una semplice giornata di 24 ore non è tollerabile
non dev'essere altro che un lungo piacere quasi insostenibile
una giornata
un lungo coito
una giornata
con le buone o con le cattive

 



viaggio al termine della notte
Louis-Ferdinand Céline



 



lunedì 21 febbraio 2011

Senza titolo 420



what do you need, sister?


 



mi stai dando pensiero

non ho bisogno di dirti che questa non è un'accusa, tu lo sai.
perché c'è da dire che mi hai scoperta contro la mia volontà, quando una sera mi hai chiesto di venire da te prima, prima di tutti, prima di tutto, perché c'era evidentemente qualcosa che tu avevi già visto e io no, non ancora.

non lo so come siamo messe, tu ed io.
non so se ci offriamo nella stessa misura perché  non conosco numeri quando si tratta di affetto, so di averne le mani piene per te ma non so se davvero riesco a metterlo nelle tue e a farti comprendere l'importanza che ha per me questo scambio trasversale che prescinde dalla frequenza e dalla frequentazione.

una persona, quella persona, parlava di fili.
ci credo, sai? che ci sia qualcosa che in qualche modo tenga uniti fottendosene allegramente di qualunque diversità, che ci siano fra noi differenze e similitudini che si legano, che si amalgano evitando di sovrastarsi, che soprattutto ci sia una chiarezza d'esposizione di punti di vista a volte diametralmente opposti che però riescono a diventare un sapore unico, come la buccia del limone nella crema.

tu ed io, b*, non sappiamo accontentarci.
ci è impossibile, non fa per noi, è avulso al nostro essere, possiamo anche nasconderci dietro a parole d'attesa e di comprensione del prossimo ma no, non possiamo accontentarci. non lo sappiamo fare, no.

comprendo perfettamente la difficoltà di accettare ciò che non avresti voluto, che non vorresti.
che io stessa non vorrei.
che forse non sarà.

ma se dovesse essere.
semmai, amica mia.
io ci sarò senza alcun se.