mercoledì 12 marzo 2008

lunedì 10 marzo 2008

domenica 9 marzo 2008

Senza titolo 180





♦•libera nos•♦





Sassolini scivolano via dalle mie mani mentre prendo atto ancora una volta di averla avuta vinta.

Un periodo pieno di sabbia negli occhi che non era sufficiente sbattere le palpebre a cacciarla via.

E poi inizia a girare. Come per caso.

Sto dormendo poco, come al solito.
Però mi piace riconquistare la mia attività, il continuo movimento che mi caratterizza e che non riesco - non voglio - domare. Ipercinetica, a volte maniacale nel seguire ogni piccola variazione del mio percorso, sopraffatta da pensieri che si mischiano a pensieri, così tanti da non riuscire a contenerli.

Scrivo.

Stamattina molto prima dell'alba ho avuto una risposta, esattamente quella che mi aspettavo d'avere.
Potrei anche parlare di speranza, oggi.
Speranza di non-avere. E infatti non-ho.

Fantastico.

Osservo chi mi circonda con attenzione, critica.
Ho avuto due mesi di quasi totale inattività buoni per studiare comportamenti e atteggiamenti.
Ho scoperto finti buoni, finti presunti amici, finti solo conoscenti, finti indifferenti.
E ho avuto la conferma - ancora una volta - di quanto non sia  necessaria la vicinanza fisica per dimostrare amore, una qualsiasi specie di amore.
Per esempio la Barbara corre qui per accompagnarmi all'ospedale.
E il suo papà ha fatto una cosa che non dimenticherò mai.
Andrea mi racconta le favole.
Marco, Giorgio, Enza e Andrea era come se li avessi qui con me, pronti a prendermi con la forza per portarmi da loro.
E ancora piccole cose, presenze mai assenti, lettere scritte senza fretta, parole offerte con cura.
Per esempio, appunto.

Sono queste le persone dalle quali ho sempre qualcosa da imparare.

Ma imparo anche da quelli con i quali non ho niente in comune - perché non l'ho mai avuto o perché si è perso per strada - imparo il loro modo d'essere affettuosi al limite della leziosità, la loro presenza inutile, la scatola vuota presentata bella infiocchettata, il profumo stucchevole del loro afflato.
Inutile, ma indispensabile per capire quale sia la reale differenza fra gente e persone.


Così com'è. Mi piace.


venerdì 7 marzo 2008

Senza titolo 179






in fondo agli occhi, pensieri




Ci sono delle volte che avrei infinita necessità di avere qualcuno affianco al mio passo, senza niente in cambio se non uno sguardo, e la sicurezza di essere compresa.

Volte in cui mi piacerebbe essere tutelata, qualcuno che ogni tanto pensi alle mie piccole distrazioni - prendermi dalle mani il bagaglio, prendermi per mano attraversando una via trafficata, accendermi una sigaretta e mettermela in bocca, ridere mentre mi si passa una caramella dalle labbra -

A volte mi chiedo dove sia tutto questo.
E semmai un giorno sarò pronta a riaverlo.

Ma anche no. E quindi per ora è no. Forse.
Che mi scappa da ridere se penso a quello stesso no che ripetevo mesi fa, e poi...e ci sorrido su, tenera.





La morte di Tina Lagostena Bassi è passata quasi in sordina.
E' vero che oggi si conoscono più le gesta di "camillo del grande fratello" e io mi sento indietro: possibile non lo conosca? L'ignoranza - la mia, nella fattispecie - dilaga.

Eppure la signora in questione ha contribuito a cambiare la vita di tante persone, la mia compresa - in quanto donna -
E a lei va tutta la mia riconoscenza postuma, oltre  a quella che le ho tributato in vita.








Le primarie negli United States. Massimo rispetto per il coinvolgimento popolare. Quello vero, reale.

Ora, ho scoperto che da noi ogni [pseudo] forza politica deve avere uno slogan. Dev'essere una cosa nuova.

Bella, perché mi fa ridere.

Dunque, quello che era stato definito l'unto dal signore si presenta con uno slogan vagamente religioso: rialzati Italia. Neanche fosse Lazzaro.

L'altro ha scelto invece una cosa davvero divertente: l'imitazione della frase con cui Barack Obama spera di diventare l'uomo più potente del mondo.
Yes, we can!
Perfetto, no? Da speranza, è messaggio di fiducia. Mi piace.
Tradotto in italiano è venuto un °si può fare°

Si può fare! Eppure mi ricorda qualcosa...non yes we can, che è bello e riempie la bocca.
No.
Il ricordo è un altro, ma fa ridere ugualmente: te lo ricordi Frankenstein jr?
Te lo ricordi si - può - fare! Te lo ricordi? E non ti fa ridere?
Quindi il giovanotto intende provare lo stesso procedimento?

Salviamoci la pelle. In Guinea Bissau, o dove volete.
Io me ne vado a Dublino.






mercoledì 5 marzo 2008

Senza titolo 178




♦ s o l l i e v o ♦






Se nonostante la difficoltà oggettiva arrivo dove voglio.

Se con un fascio di foto di me in mano mi siedo e leggo.

Se tengo in mano un foglio e ne assumo immediatamente tutte le negazioni del testo.



Mi basta questo per fare un respiro profondo, mentre mi guardo dentro e penso che ora - ora sì - devo solo imparare di nuovo.
Prendermi per mano e ricominciare a respirare.

Basta un respiro profondo e uno sguardo indagatore d'uno sconosciuto che in realtà sa di me più di quanto io pensi per atteggiare le labbra in sorriso. Le mie. Sorridono.
E gli occhi. Sorridono.

Basta un telefono che non smette un solo attimo di vibrarmi in tasca.
Domande in alcuni casi prevenute dalla mia risposta anticipata. E sollievo che avverto anche in loro.

Basta una marea di telefonate che non mi fanno dormire proprio quando ne avrei bisogno.
Una alluvione di parole e insulti scherzosi da chi davvero ha avuto il mio stesso brivido. Quasi.


E ora che si fa?

Forse - e dico forse - mi privo di una cosa che mi piace. Ma certamente avrò in cambio tanto altro. Cose piccole, quelle che mi piacciono e mi danno sollievo.
Poi ho fatto una promessa e mi tocca mantenerla.


E' che sono di buon umore. E questa è già una motivazione.




lunedì 3 marzo 2008

Senza titolo 177








ri . pensandoci




Con . tatto sto in mezzo alla gente. E a qualche persona.


Forse ri . sento {percepisco}  l'abbandono. E ne risento. Un poco.


Oggi, che non ho potuto sottrarmi alle domande. Riproposte quasi all'infinito. E armata dell'espressione più accondiscendente che abbia in repertorio ho risposto. A tutti.

E andrà avanti così per un po'.

Ma tant'è.

Una solitudine circolare.

In qualche modo mi piace. Come girarmi intorno. In tondo.

Non sedata. Magari implodente. O solo disinteressata al resto.


Che mi piace - mi piace - mi soddisfa - curarmi di me.




sabato 1 marzo 2008

Senza titolo 176





A parlar di donne o con donne troppo spesso mi viene la nausea.



Per una che apprezzo almeno cento ne disprezzo.


Detesto in particolar modo quelle che del piangersi addosso han fatto stile di vita, che non sanno mai quello che vogliono, che quando - ah certo, con infiniti sacrifici! - lo ottengono  si accorgono che no, effettivamente non era così che lo volevano.


Detesto la loro indecisione, il loro voler apparire bisognose d'affetto e di sesso degli angeli.


Detesto l'opportunismo di tante, troppe donne.
La loro facoltà di rigirare gli altri come fossero burattini, violentando la buona fede di chi davvero crede in quella presunta fragilità che altro non è che assenza di carattere.


Quelle che sanno bene di girare armate quando offrono una mano;  quelle che non danno niente per niente, che in cambio di una parvenza di carezza pretendono attenzione eterna, che si sentono spiazzate se avvertono d'essere solo un poco messe da parte e si ripropongono come una lama vestita di piume.


Mi infastidiscono anche le lagnose, quanto le prenderei a schiaffoni. Quelle che non parlano mai chiaro, che pretendono le si legga negli occhi (fantasiose...), quelle che sorridono sempre e hanno una parola buona per tutti.



Curatevi - abbiate cura di voi - ragazze, che prima o poi anche i bambini buoni aprono gli occhi.